martedì 27 novembre 2012

«La colpa è di chi non volle la riforma del 1994»

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martedì 27 novembre 2012 – CRONACA – Pagina 55
PENSIONI
«La colpa
è di chi
non volle
la riforma
del 1994»
Desidero rispondere alla signora Delia Rossi che ha scritto il 9 novembre. Io sono del ´53 mia moglie del ´52. Siamo nelle stessa identica situazione sua e la capisco. Ma non se la prenda con la Fornero. Se la prenda con quei politici e sindacati di trenta, quaranta, cinquant´anni fa che mandavano in pensione lavoratori a meno di 40 anni di età e con 16 di contributi, con promozioni all´ultimo mese fra i dipendenti pubblici per avere la pensione più alta per il resto della vita. Se la prenda anche con la Cgil che nel ´94 ha portato 1 milione di lavoratori in piazza per non toccare le pensioni: ancora adesso se ne vantano. Se si fosse cominciato allora, diciotto anni fa, forse saremmo messi un po´ meno peggio. Questa riforma era da fare, punto e basta.
Per quel che riguarda gli scandali di alcuni politici, quelli sono scandali, ruberie, fanno gridare vendetta, ma sono un discorso a parte, non sono quei ! soldi rubati che mancano all´Italia, quelli sono una goccia nel mare.
Una società non può spravvivere mantenendo 60 milioni di cittadini per 40 anni, con i contributi o la tassazione degli unici 20 milioni di lavoratori che abbiamo in Italia. Comunque come dice lei: consoliamoci con la salute
Luigi Sperotto

domenica 18 novembre 2012

Dove sbattono le teste

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domenica 18 novembre 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Dove sbattono
le teste
Negli ultimi tempi una delle frasi più frequenti colte tra i commenti della gente è: «Non sappiamo dove sbattere la testa». A parte i soliti idioti che periodicamente la sbattono contro i manganelli di poliziotti e carabinieri, è una sensazione che condividono in molti. L´orizzonte è nero non soltanto perché non si vedono spiragli di luce nella crisi economica planetaria, ma soprattutto perché non si riescono a individuare i soggetti che potrebbero guidare verso l´uscita. Ieri Gianfranco Fini è venuto a Vicenza per cercare - parole sue - «candidati riformisti». In altre parole, facce nuove e pulite che abbiano voglia di fare politica. Lodevole intento: ma oggi chi può aver voglia di entrare in un sistema nel quale l´incarico di preparare un piano per tagliare i costi della politica viene affidato a Giuliano Amato, che percepisce 31mila euro lordi di pensione al mese? Lo stesso Amato che l´altroieri ha proposto! di garantire un´indennità pari a due anni di stipendio ai parlamentari che non dovessero essere rieletti. «Che cosa dovrebbero fare mentre aspettano di compiere 65 anni? Gli esodati di Stato?», si è chiesto - e ha chiesto agli italiani - polemicamente. E che cosa dovremmo rispondere? Ogni parola sarebbe superflua, inutile, perché è evidente che parliamo lingue diverse. Di fronte a questa voragine tra Paese reale e Paese politico è inevitabile che - salvo rare e lodevoli eccezioni - il campo venga occupato sostanzialmente da due categorie: vecchi arnesi e giovani senza fondamentali. Se la Lega nella sua roccaforte di Treviso non ha di meglio da proporre dell´83enne Giancarlo Gentilini, siamo a posto. Intendiamoci: lo Sceriffo è arzillo, capace, esperto, perfino onesto (dote non proprio diffusa, com´è noto). Ma dobbiamo costruire il futuro o premiare il passato? Se questo è lo spazio che i giovani trovano in un partito "rivoluzionario" come la Lega, figurarsi altrove. Così non ci si deve meravigliare se "la meglio gioventù" se ne sta alla larga. Diverso è il discorso che riguarda i 5 stelle di Grillo: lì i giovani ci sono, peccato che a mancare (sempre con le lodevoli ma rare eccezioni) siano i fondamentali. A partire da quelli democratici. È stato sufficiente andare un po´ oltre il racconto dei divertenti comizi-show del comico genovese e approfondire la vita interna al movimento, per imbattersi in meccanismi, dialettica, contenuti, metodi che in alcuni casi sono perfino peggiori di quelli degli altri partiti. La migliore definizione l´ha data una consigliera a 5 stelle (subito punita): «Sembriamo Scientology». Ecco perché gli italiani non sanno «dove sbattere la testa». In compenso, hanno una certezza: comunque vada, si faranno male.
ARIO GERVASUTTI

sabato 10 novembre 2012

«Scuola, se non vi piace il lavoro lasciatelo a noi»

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sabato 10 novembre 2012 – LETTERE – Pagina 70
«Scuola, se non vi piace il lavoro lasciatelo a noi»
Desidero rispondere alla lettera aperta della signora Brillante, in cui viene apertamente criticato la poca comprensione che si ha verso il mestiere degli insegnanti. Ho 26 anni, laureata quattro anni fa in Statistica a Padova, quindi credo di poter dire di essere uscita dall´ambiente scolastico da un tempo abbastanza ragionevole per poter fare alcune considerazioni attuali basate anche sulla mia esperienza. Sono d´accordo che la scuola è spesso dotata di materiali didattici scadenti e obsoleti: basti pensare al classico esempio delle cartine geografiche così vecchie da non poter neppure essere considerate valide. Sono anche d´accordo che per fortuna ci sono insegnanti validi, che svolgono il loro lavoro con passione e riescono non solo a insegnare la materia ma anche a trasmettere dei valori importanti agli alunni.
Mi permetto di far notare che tuttavia ci sono anche molti insegnanti, più di quanti si ammetta, la cui preparazione, l´impegno e la passione sono scadenti, molto scadenti, tanto che ci si chiede per quale motivo abbiano scelto questa professione. Insegnanti che spesso una scuola è costretta a portarsi avanti comunque, perché spesso l´unica cosa che i genitori riescono a ottenere con le loro proteste è di sballottarli ogni anno da una sezione all´altra per ridurre i danni. Certo, mi verrà fatto notare che in ogni ambiente di lavoro ci sono persone poco competenti e volenterose, e sono certamente d´accordo. Ma se un dipendente di un´azienda non svolge il suo lavoro, dubito abbia il privilegio di essere sballottato continuamente da un ufficio all´altro: dopo un periodo di tempo direi breve si vedrà consegnare la lettera di licenziamento.
Sono anche d´accordo sul far valutare e controllare da un ufficio esterno il tempo di valutazione per ogni compito da correggere: così magari finalmente si capirà perché qualcuno ci mette una settimana e qualcuno più di un mese a portarli in classe, indipendentemente dal periodo in cui ci si trova.
Come impiegata, porto a casa a fine mese circa 1.100 euro, lavorando 40 ore a settimana. Partecipo a corsi di aggiornamento che talvolta si svolgono anche il sabato, le ferie generalmente previste sono un paio di settimane ad agosto, un altro paio per le feste natalizie, alcuni giorni a Pasqua e alcuni giorni sparsi durante l´anno, sempre che non cadano di sabato o domenica. Non ho un salottino dove fare la pausa caffè durante l´orario di lavoro o riposarmi, ma una macchinetta davanti alla quale fermarmi qualche minuto per un paio di volte al giorno dove mi compro con i miei soldi il caffè, quindi niente bevande gratuite. Non ho uno studio personale, ma condivido l´ufficio con altri colleghi e tutti lavoriamo su una comune scrivania con un computer che non possiede per forza i programmi più aggiornati del mercato.
Difficilmente si può pretendere di fare il proprio lavoro in modo sempre uguale! , di non auto aggiornarsi, perché soprattutto con questa crisi chi si permette il lusso di non adeguarsi ai cambiamenti di ogni giorno rischia di restare indietro e di essere tagliato fuori.
Infine, da donna non sottovaluterei l´opportunità di avere un orario flessibile e potermi portare il lavoro a casa, così da poter decidere in quali ore svolgerlo e in quali altre poter stare con i propri figli. Polemica a parte, vorrei far notare che come tutti i lavori anche quello dell´insegnante è un mestiere con i suoi pro e i suoi contro. Mi dispiace che i trasporti pubblici siano così scadenti, ma sono gli stessi per tutta Italia: non tutti hanno una mensa , una cucina o una stanza sul posto di lavoro, molti si ritrovano a mangiare un panino su una panchina aspettando di rientrare al pomeriggio.
In generale, è troppo comodo lamentarsi e sputare continuamente nel piatto dove si mangia: oserei dire che è anche poco rispettoso per i molti che al giorno d'oggi un lavoro non ce l´hanno. Se il lavoro che si ha è così deludente e ingrato, bisogna avere anche l´onestà e il coraggio di cambiare, quantomeno per dare l´opportunità di provare a chi sta aspettando un´occasione per dimostrare quanto vale.
Eleonora Bellorio