martedì 30 marzo 2021

Che bello!


Ma proprio bene non è se devo pagare 26,70 euro di ticket solo perchè

“il problema dell’adeguamento del limite di reddito previsto per l’esenzione dalla partecipazione della spesa sanitaria al crescente costo della vita è, tuttavia, da tempo all’attenzione del Ministero della salute e di tutto il Governo”

ma in 25 anni non sono riusciti a risolverlo e perché siamo regolarmente sposati.

Non è bene se penso che in 15 giorni per questa tassa ho pagato più di 130 €, che per ogni ricetta pago 10 euro per consentire ai furbetti italiani e stranieri di non pagare niente, che niente potrà essere messo in detrazione perché mia moglie guadagna troppo poco per le detrazioni e troppo per essere a mio carico.

Chissà poi perché se i soldi per la sanità non bastano mai si trova giusto tassare solo i “ricchi” malati e non tutti i ricchi o tutti malati.

Scritto 6 dicembre 2019

lunedì 29 marzo 2021

Tassa piatta


"Art. 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita ` contributiva. Il sistema tributario e ` informato a criteri di progressività."

Sempre secondo i soliti ipocriti, la tassa piatta non si può fare perché manca la progressività. Ma mentre affermano questo si scordano di leggere tutto l'articolo. Se si passa allo scaglione superiore dell'irpef o si paga il ticket solo perché grazie all'inflazione si superano limiti mai tempestivamente adeguati vi sarà sì progressività ma non in ragione della capacità contributiva.

Per effetto dell'inflazione infatti il reddito nominale aumenta ma la capacità contributiva può diminuire.

Ma i proclamatori della bellezza e immutabilità della Costituzione fingono di non capire, lasciano immutati i limiti progressivi di reddito e in tempi più o meno lunghi a seconda della percentuale di inflazione tutti si troveranno ad essere considerati fiscalmente ricchi anche se in realtà più poveri e alla fine saranno tutti nello scaglione d'imposta previsto per la capacità contributiva più alta e nessuna progressività.

Scritto 18 aprile 2019



venerdì 26 marzo 2021

Nessuno ne parla

Tutti riconoscono l'impossibilità di vivere come ai tempi della lira con l'equivalente in euro del reddito lordo di allora.

Per anni e anni ho trovato sul sito del Ministero della Salute:

"3. Il limite di reddito cui si fa riferimento per il riconoscimento del diritto all'esenzione viene periodicamente aggiornato?

No, è fissato dalla legge e può essere aggiornato solo con una modifica legislativa. Il problema dell'adeguamento del limite di reddito previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria al crescente costo della vita è, tuttavia, da tempo all'attenzione del Ministro della salute e di tutto il Governo."

Si sono succeduti i governi, si sono succeduti i ministri ma ci stanno ancora pensando.

In base a quanto previsto dalla Legge 537/1993 e successive modificazioni (art. 8, comma 16) hanno diritto a tale tipo di esenzione Cittadini di età inferiore a sei anni e superiore a sessantacinque anni, appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro (CODICE E01)

Da allora sono passati 20 anni e il limite è rimasto sempre quello, il costo della vita NO. E immutati sono rimasti i criteri che penalizzano la famiglia stabilendo un reddito lordo pro-capite non superiore a 36151,99 euro per singoli e unioni di fatto, 18076 euro per una coppia sposata e 9038 euro se questa ha due figli minori.

Chi arriva dall'Africa è di regola esente e magari convinto che le spese per l'assistenza sanitaria siano comprese nell'importo pagato ai trafficanti per farlo entrare nel Paese. Per i residenti il discorso è un po' diverso: pagano imposte quando stanno bene e in più tasse quando si ammalano.

Scritto 24 febbraio 2018


giovedì 25 marzo 2021

Figli

Penalizzare i matrimoni regolari e favorire i matrimoni sterili non può giovare alla natalità.

Dicono che è questione di civiltà, ma se si si favoriscono unioni omosessuali, occasionali o temporanee e si sanzionano pesantemente le coppie naturali sposate non si agevola la nascita di figli.

Desiderare dei figli è un progetto a lungo termine che necessita o almeno è favorito dalla stabilità della cooperazione fra genitori. Se una coppia non è disposta a sopportare i vincoli matrimoniali difficilmente potrà accettare i vincoli genitoriali.

Ma il matrimonio regolare comporta penalizzazioni che le altre unioni non hanno. Il trattamento fiscale considera il matrimonio un vincolo sempre valido se comporta più imposte ma non sempre se ne comporta meno, sempre per la somma dei redditi ma non per quella delle spese.

Mentre i due coniugi concorrono al reddito familiare non succede lo stesso per le spese, quelle dell'uno non sono sempre cumulabili con quelle dell'altro e restano indetraibili per l'incapiente.

Così quando le pensioni minime furono portate a un milione di lire non tutte le sposate ne beneficiarono. C'è esenzione dal ticket sanitario per chi ha meno di 6 anni o più di 65 a condizione che il reddito familiare non superi un limite, immutato da 25 anni. Ma mentre i non coniugati sono esenti con un reddito lordo annuo di 36151 €, i coniugati lo sono solo con reddito medio pro-capite inferiore a 18076 €. Essere sposati non conviene, disincentivare le unioni stabili equivale a disincentivare famiglia e figli.

Scritto 3 marzo 2018

lunedì 22 marzo 2021

Assurdità

.Le leggi, pur originate da logiche politiche diverse, non dovrebbero essere in contrasto con la logica razionale. E invece spesso sono assurde, irrazionali, illogiche e inique.

Limiti di reddito
È assurdo che nel 2018 siano ancora validi valori di reddito calcolati nel 93 del secolo scorso, ai tempi della lira.
L'avvento dell'euro ha cambiato non poco il valore dei redditi percepiti. Per esperienza comune quello che costava 1000 lire è costato da subito 1 euro e per l'indice ISTAT in questi 25 anni il costo della vita è passato da 100 a più di 150.
Ma i limiti di reddito per beneficiare di agevolazioni fiscali sono rimasti esattamente quelli che erano, ovviamente oggi espressi in euro al cambio di 1936,27, come se quello che allora si aveva con mille lire oggi si potesse avere con 52 centesimi di euro.
E così quelli che erano importi evidentemente tondi (70 mln, 5.5 mln, ecc.) sono diventati ridicoli valori "arrotondati" al centesimo che manifestano la loro vetustà: 36151.98, 2840.51, ecc. .
Aspettando
È assurdo che nel 2018 siano ancora validi valori di reddito calcolati nel 1993.
Sul sito del Ministero della Salute per anni c'è stato:
"il problema dell'adeguamento dei limiti di reddito al costo della vita è da tempo all'attenzione di questo ministero e del governo tutto".
Non so se c'è ancora, ma in 25 anni non sono riusciti ad affrontare e tanto meno a risolvere il problema, che tuttavia avrà sempre la loro attenzione chissà per quanto tempo ancora.
La trappola
È assurdo che nel 2018 i limiti di reddito per benefici fiscali siano sempre quelli calcolati in base al costo della vita di 25 anni fa.
Anche se nel 1993 fossero stati correttamente calcolati, nel 2018 non possono che risultare inadeguati perché il valore reale non corrisponde più alla capacità contributiva di allora.
Anche se si vogliono maggiori entrate è assurdo non aggiornare i parametri limitandosi ad aspettare che l'inflazione faccia il suo corso e che la gente diventando in realtà più povera finisca col diventare nominalmente più ricca, superi i limiti e non abbia più diritto alle agevolazioni.
È una trappola, un modo subdolo e vigliacco di affrontare il problema.
La regola è stata "non facciamo niente e tutti quelli con agevolazioni per basso reddito avranno fra 5, 25 o 50 anni il reddito nominale che supererà il limite mentre il reddito reale diminuirà: saranno più poveri ma più tassati".
Se sapendosi più poveri non si accorgeranno di essere diventati ricchi per il fisco e non più esenti, saranno anche considerati evasori "furbetti" e sanzionati.
Per rispetto verso i contribuenti sarebbe meglio dire esplicitamente che si abbassano i limiti (reali) perché i costi aumentano e da tutto il mondo arrivano persone da assistere e curare gratuitamente e che non pagano nemmeno imposte e tasse.
Reddito familiare
Per il calcolo dell'imposta e delle detrazioni si considera il reddito personale. Se uno non supera 8000 € di reddito lordo annuo non può beneficiare delle riduzioni d'imposta per spese detraibili non avendo imposta da pagare. È un modo per favorire i meno poveri fra i poveri, favorire chi ha possibilità e non chi ha necessità.
Se con tale reddito vive solo dovrà rassegnarsi a pagare cose e servizi più cari di chi ha reddito superiore o familiari che possono godere in sua vece dei benefici fiscali.
Ma se quel reddito supera euro 2840,51 nessun familiare puo farlo. In pratica se il reddito di una persona è compreso tra 2840.51 e 8000 euro lordi annui le "spese detraibili" ad essa relative non sono detraibili da nessuno.
È evidentemente un'assurda iniquità. Ma ancor più iniquo e assurdo è il fatto che per determinare il diritto all'esenzione dal pagamento del ticket sanitario non si considera il reddito personale ma quello familiare. Una persona ultra65nne è esente da ticket se il suo reddito lordo annuo non supera 36151,98 € ma non è esente se è sposata e sommando al suo il reddito del coniuge supera quel limite.
Anche se entrambi i coniugi devono pagare i ticket uno solo ha riduzione dell'Irpef per le proprie spese.
Tassa matrimoniale
Due persone conviventi ultra65nni non sposate (fratelli, compagni, amanti o altro) non pagano ticket se singolarmente non superano il limite di reddito previsto mentre due persone sposate lo pagano con reddito medio appena superiore alla metà di quello.
Non so se le nuove unioni sottostanno alla stessa regola valida per le vecchie coppie di sposi: forse no, forse non hanno l'età, forse hanno alti redditi individuali; di fatto non hanno protestato come loro sanno.
È anche assurdo fare la somma dei redditi per avere un importo tassabile e non la somma delle spese detraibili fatte con quella somma per aver l'importo deducibile.
La nostra Costituzione recita
"Art.31 - La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose" e per famiglia intende
"Art.29 - La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa ` naturale fondata sul matrimonio."
e con "matrimonio" i padri costituenti non pensavano a quelle stravaganti, effimere e sterili unioni oggi di moda.
La norma vigente penalizza invece il matrimonio favorendo con una tassa matrimoniale i non sposati e penalizza le famiglie numerose non considerando il numero dei componenti nel calcolo del limite di reddito esente. Una famiglia non ha la stessa capacità contributiva se con 100 deve provvedere a una, tre o a cinque persone.
Non capisco come un Presidente della Repubblica garante del rispetto della Costituzione possa avere avallato una tale assurdità.
.Progressività
"Costituzione della Repubblica Italiana - Art. 53.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita ` contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività"
Sarà per questo che quando il reddito supera anche di un solo centesimo quei limiti eterni di 36151.98 euro le persone prima esenti pagano centinaia di euro di tassa sanitaria, compresi 10 euro fissi per ogni ricetta per consentire le esenzioni a chi non li supera.
Anche a prescindere dall'assurda disparità di trattamento dei coniugati per i quali il limite scende a 18076 di reddito lordo medio pro-capite, mi sembra un modo un po' distorto, esagerato e capzioso di applicare la norma, un'altra assurdità.
Se il reddito lordo è un euro sopra i limiti esenti la capacità contributiva non può essere più di tanto superiore a quella di un contribuente esente. Si dovrebbe quindi pagare non più del netto corrispondente a un euro lordo.
Non considerando netto e detrazioni, se il reddito supera di 500 euro il limite e le tasse da pagare sono 1000 euro chi è tenuto a pagare avrà un reddito di 500 euro inferiore a quello di chi è esente. Non è nemmeno progressività ma solo altra assurdità.
Anche la progressività dell'Irpef comporta aliquote superiori non per aumentata capacità contributiva ma per il mancato adeguamento dei limiti al costo della vita.
Anche questo calcolo è punitivo per le famiglie. A parità di reddito lordo complessivo è più tassata la famiglia in cui uno dei coniugi per badare ai figli deve rinunciare ad un lavoro retribuito o accontentarsi di uno poco remunerativo mentre l'altro sarà tassato con aliquote più alte.
Resta comunque l'iniquo trattamento per i redditi da 2840.51 e 8000 euro annui
Interesse
Nonostante l'attuale norma che per l'esenzione dal ticket fa riferimento a limiti di reddito calcolati 25 anni fa, penalizza le coppie sposate, prevede una tassazione esageratamente progressiva sia palesemente assurda e iniqua, nessuno sembra interessarsene.
I casi sono due: o gli interessati sono tanti o sono pochi.
Se sono tanti porvi rimedio e renderla meno assurda comporta una spesa notevole, insostenibile dal governo e magari sanzionabile da Bruxelles.
Se sono pochi non vale la pena interessarsene perché non comporta molti voti riconoscenti.
Io propendo per quest'ultima ipotesi: il problema riguarda un'esigua minoranza ed è ben più piccolo dei grandi problemi interni o internazionali. Un'inezia di cui non occuparsi. Sarà così, ma resta un'iniqua assurdità e per le poche o tante persone coinvolte è tutt'altro che un piccolo problema.
Ma chi se ne frega.
Scritto 16 maggio 2018

sabato 20 marzo 2021

Progressività

Sempre pronti ad invocare la Costituzione quando gli fa comodo e ad ignorarla bellamente nel resto, notoriamente sono per la progressività dell'imposta.

Per loro deve essere talmente progressiva da aumentare man mano che diminuisce la capacità contributiva. Ed è per questo che per anni si sono rifiutati di rivedere la norma che regola la tassa sanitaria, amorevolmente chiamata ticket.

Credo sia fuori discussione che chi non ha goduto di vincite alla lotteria ma solo di un parziale adeguamento del proprio reddito al costo della vita oggi sia più povero di prima, ma siccome nominalmente è più ricco si trova a superare quel limite di 36151,98 euro calcolato un quarto di secolo fa e quindi va tassato.

Non importa poi se la più bella Costituzione del mondo oltre a dire che

"Il sistema tributario e informato a criteri di progressività"

dica anche che

"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita contributiva"

e che

"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio."

e

" agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia".

Per il criterio della progressività chi diventa più vecchio, più malato, più povero deve essere più tassato mentre per agevolare matrimonio e famiglia penalizzano le coppie sposate.

Per questo una coppia di sposi vecchia maniera, regolarmente sposata, deve pagare i ticket sanitari con un reddito lordo medio pro capite di 18076 euro mentre due persone conviventi (fratelli, amici, amanti) gode dell'esenzione dal ticket con un reddito poco meno che doppio.

Sto parlando di persone ultra65enni, ma il discorso vale anche per figli con meno di 6 anni, mutatis mutandis.

Lo chiamino pure razzismo, se li fa contenti, ma non posso dire di non essere infastidito o irritato vedendo tante persone che mai hanno pagato un euro d'imposta non dovere nemmeno mettersi in fila per pagare il ticket mentre io devo pagare una tassa (nemmeno tanto piccola) per consentire loro di godere dell'assistenza sanitaria gratuita a noi negata.

Arrivano, si presentano all'ospedale, non devono neppure dire il loro vero nome e vengono curati gratuitamente mentre io devo dare il mio nome e conseguentemente pagare.

Infatti sanno che sono sposato, che la pensione di mia moglie negli anni è passato da 430 a 500 euro mensili, che anche la mia è aumentata seppur meno del costo della vita e che sommando i nostri redditi nominali ora superiamo quel limite immutato dal 1994 mentre la nostra capacità contributiva è diminuita.

Chissà se solo io trovo la cosa scandalosa, assurda, iniqua e immorale; sicuramente sull'argomento sono tornato molte volte.

Scritto 23 ottobre 2018

.

giovedì 18 marzo 2021

Quelli che la Costituzione

 martedì 20 novembre 2018


Cosa dicono quelli che la Costituzione italiana la considerano

 la più bella del mondo, che tanto la citano quando gli fa comodo e la ignorano bellamente quando non gli interessa, cosa dicono della norma che regola l'esenzione dalla tassa sanitaria (ticket)?

È in evidente contrasto con la norma costituzionale ma non interessa a nessuno, nessuno ne parla.

Riporto quello che prevede la Costituzione e quello che invece è previsto per l'esenzione dal ticket dei minori di anni 6 e dei maggiori di anni 65 con reddito familiare lordo annuo inferiore a 36151,98 euro (VEDERE )


Costituzione Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.


Esenzioni per reddito.

Mentre per tutti gli altri cittadini il reddito del nucleo familiare è dato dalla somma dei singoli redditi complessivi prodotti dall'interessato e dagli altri familiari fiscalmente a carico, per i cittadini sposati il coniuge fa sempre parte del nucleo fiscale anche se è fiscalmente indipendente o non convivente. In pratica due cittadini non sposati sono esenti da ticket anche con reddito di 36151,97 euro ciascuno mentre quelli sposati solo con reddito medio pro capite inferiore a 18076,99


Costituzione Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa ` naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio e ` ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unita ` familiare.

Costituzione Art. 31.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternita `, l’infanzia e la gioventu `, favorendo gli istituti necessari a tale scopo .

 .

Esenzioni per reddito

Viene penalizzato il matrimonio e conseguentemente la famiglia "fondata sul matrimonio" e non è a garanzia dell'unità familiare privilegiando i coniugi legalmente separati.


Costituzione Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita contributiva. Il sistema tributario e informato a criteri di progressivita.

Esenzioni per reddito

Il limite di reddito cui si fa riferimento per il riconoscimento del diritto all'esenzione è fissato dalla legge e può essere aggiornato solo con una modifica legislativa.

Il problema dell'adeguamento del limite di reddito previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria al crescente costo della vita è, tuttavia, da tempo all'attenzione del Ministro della salute e di tutto il Governo. In 25 anni il limite non è mai stato adeguato, chissà quando tempo ci vuole ancora perchè il problema sia affrontato e risolto. Nel frattempo succede che con un adeguamento inferiore al tasso di inflazione il reddito nominale superi quel limite mentre il reddito reale e la capacità contributiva diminuiscono. Una specie di progressività inversa: diventando più poveri si pagano più tasse.

martedì 16 marzo 2021

Equità all'italiana

Anche per le spese mediche funziona così: se hai abbastanza reddito puoi chiedere il rimborso di una parte della spesa, se non ne hai no.
Magari se sei disoccupato o disoccupata e non hai reddito non devi pagare il ticket nemmeno per il coniuge se guadagna meno di 2840,51euro all'anno. Se ne guadagna di più ma meno di 11362,05 tu sei esente ma la moglie non è a carico, deve pagare ticcket e se guadagna meno di 7500 euro annui non "è capiente" per eventuali detrazioni.
Anche se vivi sola o solo e hai più di 65 anni puoi essere esente da ticket e puoi detrarre parte delle spese se hai reddito lordo tra 7500 e 36151,98 euro annui, ma se sei sposato o sposata e sommando il reddito del coniuge arrivi a 36151,99 euro entrambi dovete pagare il ticket, mentre se guadagni più dt €2840,51 non sei a carico del coniuge che non può detrarre le tue spese e se guadagni meno di €7500 non hai Irpef da pagare su cui effettuare le detrazioni.
Tutto chiaro, semplice ed equo.
Scritto 20 gennaio 2017

Lealtà


Uno stato che non difende il suo territorio dalle invasione straniere ma le favorisce, che si vanta di salvare vite straniere e non difende le vite dei suoi cittadini non può chiedere la loro fiducia.
Uno stato che più i suoi cittadini diventano poveri e più li tassa non ha titolo per chiedere la loro lealtà.
Chi vent'anni fa non doveva pagare tasse sanitarie (ticket) oggi è più povero, più vecchio e più malato e le deve pagare solo perché furbescamente lo stato non ha adeguato al costo della vita il limite di reddito per esserne esenti: uno stato che si comporta furbescamente non ha titolo per chiedere ai cittadini di non fare i furbetti.
Uno stato razzista che antepone il mondo intero ai propri cittadini, che favorisce spudoratamente stranieri e minoranze d'ogni etnia a danno dei propri contribuenti non ha titolo per chiedere loro di accettare entusiasti questa discriminazione o di accusarli di razzismo.
Uno stato in cui i ladri hanno diritto ad essere indennizzati e le vittime rischiano il carcere non è uno stato serio.
Scritto 8 marzo 2017

giovedì 11 marzo 2021

Lotta alla povertà


Ora tutti i politici di ogni colore si riempiono la bocca con "lotta alla povertà" da fare così o cosà. Per il momento si continua invece la lotta ai poveri, come si fa da sempre, con i governi di ogni colore.

Capita tutti i giorni di essere troppo poveri e di non potere conseguentemente beneficiare dei vantaggi concessi a chi è meno povero. Così con un provvedimento definito di equità dai governanti si è dato ottanta euro al mese a chi aveva un certo reddito ma non a chi aveva meno: lotta ai poveri.

Così se uno deve ristrutturare la casa dove vive ma non è abbastanza ricco da pagare abbastanza Irpef per potervi detrarre le agevolazione previste non ha alcuna agevolazione: troppo povero.

E la lotta ai poveri continua con mille altre agevolazioni riservate ai ricchi o ai meno poveri: se uno compra una poltrona, una caldaia, un condizionatore e non so cos'altro lo pagherà di più di chi non è povero quanto lui: lotta ai poveri.

E per potere dare le agevolazioni agli altri deve pagare più di IVA e di tasse: il danno e la beffa. Anche se si ammala non potrà avere i rimborsi concessi ai più ricchi perché troppo povero e nemmeno le esenzioni dalla tassa sulla salute (in italiano detta ticket) concessa ai più poveri o autoproclamatisi tali perché non abbastanza povero.

Se poi ha avuto la malaugurata idea di sposarsi e mettere su famiglia peggio per lui. Se non è abbastanza ricco da potersi permettere le detrazioni potrebbe beneficiarne un familiare ma con più di 2840,51 € all'anno non si può essere a carico di nessuno e nessuno può addossarsi spese e detrazioni.

2840,51 € all'anno sono 7,78 € al giorno, un quinto di quelli che servono per mantenere un finto profugo, un decimo di quelli necessari per un minore straniero: ma per un italiano sono considerati bastanti per poter essere autosufficienti.

Naturalmente se sei un italiano onesto e il reddito è 2840,52 € lo stato lo sa e nessuno avrà i benefici spettanti, ma se sei un africano in Africa nessuno può sapere quanto guadagni e il tuo familiare in Italia continuerà ad avvantaggiarsene.

2840,51 sono il valore in euro di 5.500.000 lire calcolate 25 anni fa e da allora mai aggiornato. Anche ammettendo che fosse congruo allora non lo può essere ora: per potere essere considerati a carico si deve essere più poveri di 25 anni fa.

Risale a quel tempo anche il limite di 36151.98 € di reddito familiare complessivo annuo sotto il quale chi ha meno di 6 anni o più di 65 è esente dalle tasse sanitarie. Erano lire 90.000.000 nel 1994, un limite piuttosto alto per quel tempo ma anche allora iniquo valendo parimenti per famiglie di una, due o più persone: evidentemente quante più persone vivono con un certo reddito complessivo tanto più basso è il reddito medio pro-capite e tanto più povere sono.

Al cambio di 1936,27 lire per un euro quell'importo è ora 36151.98 €, nemmeno arrotondato a 36152, ma con questo reddito si è molto più poveri che nel 1994.

Ma nient'altro è cambiato: una persona non sposata ultrassessantacinquenne con 36151 € di reddito non paga "ticket" mentre due coniugi ultrasessantacinquenni con reddito di 18075 € ciascuno o 30000 € l'uno e 6152 € l'altro lo pagano entrambi. Sempre lotta ai più poveri.

Mi piacerebbe che invece di parlare inutilmente di lotta alla povertà si abolisse la lotta ai poveri.

Scritto 24 maggio 2017

 

lunedì 8 marzo 2021

Vorrei capire

Vorrei capire, vorrei che qualcuno mi spiegasse per quale motivo nessuno si preoccupa di rimediare ad una norma palesemenente ingiusta. Parlo dell'esenzione dal pagamento della tassa sulle prestazioni sanitarie (detta ticket) per i minori di 6 e i maggiori di 65 anni di età.

Ammesso che sia opportuno un trattamento di favore per queste fasce di età, la norma vigente, che fissa in 36151,98 euro il reddito complessivo familiare lordo annuo (RCFLA) superato il quale non spetta l'esenzione, è palesemente ingiusta perché:

  • applica a redditi del 2017 un valore calcolato per redditi anteriori al 1994;

  • dal dicembre 1994 a maggio 2017 l'indice del costo della vita in Italia è aumentato del 53,8% (vedi);

  • il limite che allora era Lit 70 milioni è ora € 36151,98, cioè lo stesso di allora ma espresso in euro (70.000.000/1936,27);

  • un valore anche se giustamente calcolato che era valido per il 1994 non può esserlo nel 2017, o era giusto allora e sbagliato ora o viceversa;

  • tenendo conto dell'inflazione il limite attuale dovrebbe essere € 55600;

  • 36151,98 oltre a non essere rivalutato, anche se "il problema dell'adeguamento al costo della vita è da tempo (10-15 anni) all'attenzione del Ministero della Salute e del governo tutto", è pure ridicolo, non è nemmeno arrotondato e manifesta la sua origine novecentesca pre-euro;

  • una persona o una coppia sposata o una famiglia che nel 1994 era esente perché il suo RCFLA era ben 30% sotto il limite se è ancora viva nel 2017 deve pagare il ticket, bastando avere avuto da allora un aumento del reddito del 45%, insufficiente per adeguarlo al costo della vita ma più che sufficiente per superare il limite mai rivisto, in pratica è diventata più vecchia, più malata, più povera e più tassata;

  • con RCFLA 36151,98 € si è esenti, con 36152 € si paga la tassa e se questa in un anno supera € 0,02 (e lo supera sicuramente) il tassato diventa più povero dell'esentato per tutta l'eccedenza;

  • essendo il limite uguale sia per famiglie di 1, 2 o più persone più queste sono numerose e più basso è il reddito medio oltre il quale sono tassate;

  • un pensionato non sposato è esente con il doppio del reddito medio di una coppia sposata;

  • le coppie regolarmente sposate pagano la tassa mentre non la pagano quelle con uguale reddito non sposate, in disprezzo alla Costituzione della Repubblica Italiana che recita

      "Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio......
      Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose......".

Poiché nessuno parla di modificare questa norma (e altre) vorrei sapere se qualcuno mi può chiarire:

  • se mi sbaglio a ritenerla iniqua essendo invece giusta e non anacronistica;

  • se pur considerandola sbagliata a nessuno interessa renderla più equa in quanto riguarda un numero troppo piccolo di persone, troppo pochi elettori;

  • se, al contrario, non si vuole modificarla perché riguarda un grandissimo numero di persone e renderla equa comporterebbe un enorme costo, insopportabile per le casse statali.

Io sono convinto che ai politici non interessa se una cosa è giusta o sbagliata, non interessa se grava molto o poco sul bilancio statale, interessa solamanete quanti voti può fruttare. E non mi piace.

Scritto 28 giugno 2017


sabato 6 marzo 2021

Dire e fare

Uno apre la Costituzione della Repubblica Italiana e trova:

"Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio......

Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose......".

Pensa sia bene che nella Costituzione sia scritto questo ed è certo che il legislatore abbia fatto e faccia di tutto per osservare il dettato costituzionale.

Ma poi si rende conto che l'unica famiglia di cui i politici attuali si siano occupati per favorirla è quella fondata sul matrimonio uomo-uomo o donna-donna, cui sicuramente settanta anni fa i costituenti non avevano pensato.

Si sono sì occupati anche di quella fondata sul matrimonio cui pensavano i padri costituenti come tutti al mondo, ma certamente non per favorirla.

Settant'anni fa non immaginavano che i figli si scegliessero e ordinassero in internet: è questione di civiltà, ci dicono. Ma i nostri padri costituenti erano incivili, come tutti a quel tempo. A quel tempo tutti ma proprio tutti con matrimonio intendevano quello uomo-donna, quello da cui possono nascere figli; a quel tempo pensavano che il matrimoio dava una certa stabilità alla famiglia e maggior tutela ai minori .

Per la legge italiana vigente quel matrimonio è qualcosa di abominevole da punire quanto più possibile. E così il matrimonio vale per sommare i redditi dei coniugi ed escludere per eccesso di reddito la famiglia dai benefici che senza matrimonio altrimenti avrebbe. Ma non vale per sommare le spese dei coniugi e consentire sempre a carico del coniuge "capiente" le spese sostenute per il coniuge "incapiente".

E così le persone sposate sono penalizzate rispetto a quelle con uguale reddito non sposate: capita per la tassa sanitaria (ticket), per il trattamento pensionistico, per le spese sanitarie, per le spese di ristrutturazione e per tutte quelle che prevedono agevolazioni fiscali (di cui peraltro non godono nemmeno i non sposati a basso reddito).

Considerando che nel matrimonio all'antica spesso capitava che per dedicarsi alla famiglia e crescere i figli uno dei coniugi non potesse prestare normale lavoro retribuito, il matrimonio (per ora) vale per la pensione di reversibilità e gli omossessuali lo pretendono.

L'unica speranza è che gli sposi gay si trovino danneggiati come gli altri, che si facciano sentire come loro sanno ben fare e che quanto subito otterranno sia esteso anche agli sposi all'antica.

Scritto 27 luglio 2017

venerdì 5 marzo 2021

FAQ


Uno va sul sito internet del ministero della salute e trova

"Il problema dell'adeguamento del limite di reddito previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria al crescente costo della vita è, tuttavia, da tempo all'attenzione del Ministro della salute e di tutto il Governo."

Pensa allora: "Ma che bravi quelli del Ministero della Salute e quelli del governo tutto, che bravi la ministra Lorenzin e il primo ministro Gentiloni: si preoccupano per evitare iniquità, per evitare che la progressività dell'imposta significhi che, per colpa dell'inflazione, uno più diventa povero e più tasse deve pagare."

Poi scopre che quella cosa là è sul sito ministeriale almeno da un decennio e che Lorenzin e Gentiloni non sono migliori dei ministri e primi ministri che li hanno preceduti. Come quelli continuano a prenderci in giro e a non fare niente, a meno che i collaboratori del ministero della sanità e del governo non siano talmente pigri o incapaci da impiegare decenni per risolvere un problema non molto complicato.

Ma se davvero la soluzione richiede moltissimo tempo ne spieghino i motivi: di bilancio, di voti o di semplice calcolo proporzionale.

Scritto 3 ottobre 2017


martedì 2 marzo 2021

Questione di civiltà

 Dite questione di civiltà avere trovato tempo e modo di approvare le unioni civili, ma non lo avete trovato per modificare la norma sui ticket sanitari che penalizza il matrimonio esentando dal pagamento le persone singole o non sposate con reddito annuo lordo fino a 36151,98 € mentre per le persone sposate tale limite è raggiunto sommando quelli dei due coniugi.

In pratica le persone sposate sono esenti solo con reddito medio pari alla metà di quello delle persone non sposate, in evidente contrasto con la bella costituzione che dice:
"Art. 29.La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia".
Scritto 19 ottobre 2017

lunedì 1 marzo 2021

Promesse

Caro Berlusconi, in vista delle prossime elezioni lei promette di portare le pensioni minime a 1000 euro mensili per 13 mensilità. A garanzia di questo lei afferma che aveva promesso di portare le pensioni minime a 1 milione di lire mensili e questo il suo governo ha fatto.

Un milione di lire sono 516 € al mese. La mia pensione mensile è di 499,45 € e solo grazie a governo diverso dal suo c'è una "14ma mensilità". Vorrei capire se si tratta di un errore o se non è vero che tutte le pensioni sono state portate a 516 € al mese.
Nel primo caso dovrei far presente l'errore all'INPS e chiedere rettifiche e conguagli, nel secondo caso non posso crederle quando afferma che saranno portate tutte a 1000 €.
Siccome anche mia sorella si trova nella mia condizione, stento a credere alla coincidenza di due errori simili e penso che per altri motivi le nostre pensioni pagate con anni di contributi siano appena confrontabili con quelle di persone che mai ne hanno pagati e magari sono venute qui solo per beneficiare di quelli altrui.
Ma anche ammesso che si avveri la sua promessa, per quelle di noi sposate si presenterà un altro problema.
Salvo errori, per una pensione netta di 1000 € euro quella lorda è 1120 €.
Se il marito ha una pensione lorda di 1665 euro insieme superano i 36151,98 euro lordi annui, limite di reddito oltre il quale non hanno più diritto all'esenzione dal ticket sanitario.
Questo in forza di una norma calcolata ai tempi in cui lei è entrato in politica e mai aggiornata da allora. Norma che non considera la perdita del potere d'acquisto in questo quarto di secolo, punisce le famiglie più numerose non considerando il numero dei componenti e discrimina i coniugi, tassati quando il loro reddito medio supera la metà del limite per i non sposati.
Una vera e propria tassa sul matrimonio e in contrasto con gli articoli 29 e 31 della Costituzione. Le tasse sanitarie non sono poca cosa e crescono col crescere degli anni di età.
Va bene che la Costituzione prevede la progressività della tassazione, ma mi sembra un tantino esagerato che aumenti col diminuire della capacità contributiva e col crescere dell'età.
Ma questo è successo: grazie all'inflazione abbiamo superato il limite di reddito per l'esenzione dal ticket, siamo diventati più poveri ma dobbiamo pagare una tassa prima non dovuta, siamo diventati più vecchi e malati e dobbiamo pagare più ticket.
Paradossalmente lo Stato considera il matrimonio comunione delle entrate ma non delle spese: se la somma dei redditi supera il limite si paga il ticket, ma le spese sostenute per il coniuge con pensione tra 2840,52 e 7750 euro non possono essere da lui detratte perché incapiente né dal coniuge perché non ne è a carico.
Magari, signor Berlusconi, potrebbe anche impegnarsi di rimediare a questi obbrobri, anche se forse non riguardano moltissimi elettori e rimediarvi non costa moltissimo.
Scritto 21 novembre 2017