domenica 1 novembre 2015

Nostalgia - Bike sharing

Nostalgia

A torto o a ragione, quando penso a “Cattedrale” o alla catalana “Seu” penso a sedia, “cadrega”, seggio, sede del vescovo. Giusto quindi trovare nella Cattedrale di Savona un bel maestoso sedile intarsiato, una cattedra vescovile. Fino a qualche tempo fa faceva la sua bella figura alla base della colonna diametralmente opposta al pulpito cinquecentesco, sulla destra del presbiterio, poco più indietro dell’altare odierno. Ora è sistemato sopra i gradini che portano a quello che un tempo era l’altare maggiore, del 1765 e sormontato da un ciborio ottagonale opera del Grassi. Pensavo che tale sistemazione fosse dovuta all’ambizione dell’attuale vescovo di essere al centro della scena; mi sbagliavo. Trovo che dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965) la sistemazione del presbiterio  mostra l’altare al centro, la “sede” dietro l’altare, il tabernacolo sulla destra (dei fedeli) e l’ambone sulla sinistra. Se questo è previsto, questo sia. Le nuove chiese dovranno sicuramente rispettare i nuovi canoni, ma la cattedrale di Savona – come la stragrande maggioranza delle chiese esistenti – è nata molto prima del Concilio Vaticano II e forse un qualche riguardo meritano anche i fedeli che ci hanno preceduti e che tanto si sono sacrificati per costruire le chiese nei secoli passati. Sono anche passati molti anni dal 1965: considerato che fino a qualche mese fa la sede (cattedra, seggio) vescovile si trovava altrove penso che sia possibile rimetterla dov’era e rivedere l’ altare maggiore come l’hanno voluto nel 1765: ho nostalgia del tempio passato.
Se il Concilio Vaticano II ha deciso che il celebrante si rivolga ai fedeli, e non sia il primo dei fedeli rivolto all’altare o a Dio, sarà senz’altro cosa buona e giusta; che per far questo nelle chiese sia stato aggiunto il nuovo altare è ovvia conseguenza; ma forse non si va contro il Concilio se si concilia la nuova esigenza liturgica con le vecchia esistenza architettonica, se non si mettono nuovi altari in piccolissime chiese sacrificando lo spazio dei fedeli o del celebrante o se si lascia la “sede” un po’ decentrata.


P.S. 1 settembre 2015 
Da qualche tempo, non moltissimo, il Seggio Vescovile è tornato dov'era e dove prima l'avevo sempre visto: ne sono lieto

Bike sharing

Un grande manifesto "Bicincittà" informava che anche a Savona c’era "bike sharing" (penso che in questo Paese la lingua ufficale sia tuttora l’italiano, ma sicuramente mi sbaglio). Credo fosse lì da diverso tempo, ma non l’avevo mai notato perché passavo sul marciapiedi, dal lato opposto del tabellone. L’ho letto e riletto; più o meno ho capito di cosa si trattava ma non mi era chiaro come esattamente funzionasse la cosa. Non so se chi fa i manifesti – anche a nostre spese visto che c’entra la pubblica amministrazione – non sa esprimersi in italiano o non vuole farsi capire da chi come me è vissuto in tempi in cui la bicicletta si chiamava bicicletta (e solo più tardi, per brevità, bici); ma ho compreso che doveva trattarsi di qualcosa come condivisione, comunanza, prestito, noleggio, servizio biciclette ovvero bici condivisa, comune, in prestito, a noleggio, di servizio o qualcosa di simile, qualcosa cui c’entravano Comune, biciclette, viabilità, spostamenti. Ma non ero riuscito a capire dove, come, quando.
Casualmente, camminando sulla passeggiata sotto il Priamàr, poco tempo fa sono finito nei pressi di quel parcheggio ed ho visto bici e pala verticale d’istruzioni per l’uso. Ci passo spesso di lì, ma non l’avevo mai notato: se sono in bicicletta sto attento alla strada, se sono a piedi ormai so che il marciapiede finisce senza dare la possibilità di proseguire se non fra le auto della rotonda e, per evitare di mettere a rischio la mia incolumità, passo sempre dall’altro lato della strada

(1). Così quella bella novità mi è passata inosservata.
Ora so cos’è e come funziona, in Internet ho trovato anche quanto costa; ho individuato altre due postazioni e magari in futuro cercherò anche le rimanenti, se mi resterà la curiosità. Quasi sicuramente continuerò ad usare le mie di biciclette, ma non si sa mai.
La cosa potrebbe essere interessante: meno auto e più biciclette. Normalmente mi muovo in bici, ma ho qualche difficoltà a girare per Savona; per spostarmi da quì a lì, diciamo dalla porta di casa al negozio sotto la finestra sull’altra strada, devo: fermarmi al semaforo, arrivare a quello successivo, girare a sinistra e fermarmi al semaforo, girare a sinistra, prendermi gli insulti degli automobilisti se non mi metto nella corsia riservata agli autobus o dai conducenti di questi se lo faccio, fermarmi al semaforo, girare a sinistra e fermarmi al negozio; poi devo fermarmi al semaforo, procedere diritto fino al prossimo, girare a destra, poi ancora a destra, dare la precedenza alle auto sulla via di casa, girare a destra e fermarmi a casa. L’altra possibilità è di prendere la via più breve viaggiando sul marciapiedi, contromano: ovviamente preferisco andare a piedi.
Ottima cosa quindi incentivare l’uso della bici, ma forse prima bisognerebbe permettere anche a chi userebbe volentieri la sua di potere circolare facilmente, senza fare lunghi giri o infastidire i pedoni, che hanno tutto il diritto di usare in esclusiva i marciapiedi, senza l’incubo di auto e moto: sembra che altrove usino "piste ciclabili".
Ritengo che il servizio "bicincittà" si rivolga principalmente a chi viene da fuori: se io che vivo a Savona ho qualche difficoltà a muovermi in centro e non poche a salire le ripide vie verso le colline, forse per loro non va molto meglio.


P.S 1 settembre 2015
Da diverso tempo i disagi dei pedoni alla fine della passeggiata non sono più come allora: si deve fare un giro più lungo ma anche sul lato destro si può arrivare alla darsena su percorsi pedonali. 


sabato 17 ottobre 2015

INFORMAZIONI ALIMENTARI PER IL PAZIENTE CARDIOPATICO

INFORMAZIONI ALIMENTARI PER IL PAZIENTE CARDIOPATICO


Alimenti Consigliati
  • Minestre dì riso o di pasta (brodo vegetale, passato di legumi con pastina glutinata, riso, semolino, tapioca, crema di riso) oppure asciutte, preparate con riso, pasta alimentare comune (senza uova), pastina di grano duro, condite con olio crudo, pomodoro fresco e pochissimo (massimo un cucchiaino raso) formaggio parmigiano.
  • Pane, grissini, gallette, fette biscottate, pane integrale.
  • Latte scremato, yògurt, formaggi freschi e magri (mozzarella, crescenza, fior di latte, robiolina, fontina, stracchino, pastorella, bel paese, ecc.).
  • Carni magre preferibilmente lesse (evitando il brodo) o arrosto senza salse; carne di vitello, manzo, pollo, coniglio.
  • Pesce magro (sogliola, nasello, dentice, trota, triglia, branzino, spigola, orata, ombrina, luccio, merluzzo fresco, ecc.), lesso o ai ferri, condito con olio crudo e agro di limone.
  • Verdure fresche o cotte condite con olio crudo e agro di limone: indivia, lattuga, cipolle, carciofi, carote, rape, barbabietole, patate, pomodori maturi, legumi, ecc.
  • Frutta fresca ben matura, cruda, sbucciata, grattuggiata o spremuta (pere, mele, pesche, arance, mandarini, uva, ciliegie, susine, ecc.), oppure cotta. Gelatina di frutta, torta di frutta, fette biscottate dolcificate, miele, marmellate non eccessivamente dolcificate (evitare quella d'arance).
  • Tè leggero, caffè decaffeinato; spremute di frutta o di agrumi non ghiacciate, infusi aromatíci.
  • Acque oligominerali e mediominerali alcaline.

Alimenti da usare con Moderazione
  • Latte intero, latte condensato, latticini e formaggi grassi (caciotta, grana, provolone, asiago, scamorza, provola, taleggio, ecc.), burro.
  • Il tuorlo d'uovo è da usare con molta limitazione; un uovo alla coque, sodo o in camicia una volta la settimana.
  • Panini all'olio. Minestre di riso o pasta con brodo di carne sgrassato. Pasta all'uovo.
  • Frutta acerba.
  • Uso molto limitato di condimenti e d’erbe aromatiche (basilico, origano, rosmarino, ecc.).
  • Si limiti il vino ad un bicchiere al pasto (specialmente i vini rossi; si preferiscano i vini leggeri, bianchi e asciutti), tè e caffè.

Alimenti Proibiti
  • Minestre con brodo di manzo, oca, agnello, cappone, tacchino, di ossa o di estratti di carne; zuppa di pesce, minestrone con lardo. Pasta o riso con sugo di carne, tortellini, ravioli, agnolotti, gnocchi, polenta.
  • Pane poco lievitato, molto fresco, molto salato, con molta mollica e troppo raffinato.
  • Carni grasse di qualsiasi tipo: di volatili o di animali grassi (maiale, bue, oca, capretto, ecc.), selvaggina e cacciagione stagionata. Carne insaccata (salsicce, zampone, cotechino, ecc.), salumi vari. Cervella, fegato dì agnello, maiale, vitello, manzo; rognone, animelle, cuore, trippa, ecc.
  • Pesci grassi: salmone, anguilla, murena, palombo, tinca, carpa, ecc.; pesci salati: aringhe, sardine, acciughe, stoccafisso, baccalà, ecc. Crostacei: aragosta, gamberetti, gamberi, scampi. Molluschi: calamari, polipi, seppie. Caviale. Frutti di mare: ostriche, vongole, cozze. Scatolame in genere.
  • Formaggi molto grassi e piccanti: mascarpone, gorgonzola, roquefort, caciocavallo, groviera, pecorino umbro, pecorino romano, pecorino sardo, ecc.
  • Uova in polvere; uova fritte o comunque preparate con burro o altri grassi.
  • 0lii cucinati, grassi animali cotti e crudi (strutto, lardo, burro), fritture in genere, salse piccanti, sughi con spezie e sostanze aromatiche, mostarde, senape, paprica.
  • Preparazioni tipo margarina, ottenute con grassi idrogenati, con sego, olii di cocco, palma, soia.
  • Peperoni, cavoli, funghi, tartufi, pomodori acidi, crauti, olive.
  • Frutta acerba, frutta secca (noci, mandorle, nocciole, uva passa, datteri, fichi secchi), castagne, nespole.
  • Caffè forte, tè forte, vini (specialmente se rossi e ad alta gradazione alcolica), liquori, spumanti, aperitivi.
  • Paste e dolci con uova e burro o strutto.

domenica 11 ottobre 2015

Cose savonesi - RILETTURE

Riporto stralci di quattro scritti "savonesi" che magari ai savonesi qualcosa possono interessare ma poco o niente dicono agli altri. Chi volesse comunque leggere tutto l'articolo clicchi sul titolo.

Un nuovo mondo

Sono ormai undici anni che abito a Savona, non sempre ma buona parte dell’anno. Credo essere uno piuttosto curioso: in bici  sono stato in quasi tutti i luoghi del savonese e credevo di conoscere la città. Per mia moglie Savona è quella compresa tra  mare, Letimbro e via Paleocapa: eccezionalmente considera Savona anche il Gabbiano, il lungomare fino ai Giardini Isola della Gioventù, il tratto tra via Paleocapa e Piazza Saffi. Lei si muove a piedi, io movendomi in bici includo tutta la zona pianeggiante e qualche tratto in collina non troppo impegnativa.
Il 18 marzo, festa patronale, sono andato come moltissimi savonesi al Santuario: andato e tornato a piedi. Tornando, in via Torino ho visto uno di quei cartelli che illustrano un itinerario a Villapiana; li avevo visti altre volte, ma non vi avevo prestato particolare attenzione: questa volta però non mi è spiaciuto fermarmi a riposare con la scusa di leggerlo. Così mi sono ripromesso di seguirne le indicazioni, non allora che ero stanco ed affamato, ma il primo giorno senza pioggia.



Una casa da papa

Il suo nome era Francesco della Rovere e nel 1414 certamente non pensava di divenire papa Sisto IV, quello da cui prende nome la Cappella Sistina di Roma e quella di Savona, sepolcro dei suoi genitori.
Sul tratto di Via Aurelia che costeggia il mare da Celle Ligure ad Albisola Superiore, dopo un breve slargo, si vedono a destra le indicazione per " PECORILE " e " CASA NATALE DI PAPA SISTO IV ". Passando di lì in bicicletta avevo notato il cartello e sono salito, faticando non poco, finchè non ho visto un’altra indicazione per la casa del papa puntare su due case un po’ più in basso. Guardate e riguardate nessuna delle due mi pareva potesse risalire ai tempi di Sisto IV, a meno di una totale completa ristrutturazione ancora in atto. Deluso per avere fatto inutilmente quella per me dura salita sono ridisceso sulla litoranea e tornato a Savona, un 6 Km più a ovest.
Ieri ho voluto di ritentare l’impresa: con qualche anno e qualche chilo in più non sono riuscito a salire sempre in sella alla bici, ma alla fine mi sono trovato su, davanti a quel cartello. Guardando con più attenzione ho visto che la stradina sterrata non si fermava nel cortile di quelle due case, ma curvava a sinistra e continuava a scendere.


Piste ciclabili

Un chilometro di pista ciclabile non è molto, ma è pur sempre meglio di niente. Dalla rotonda per Legino fino a Zinola c’è un bel Km di pista riservato alle bici, una per ogni senso di marcia. Piccola ma ottima cosa. Peccato però che quello spazio sia da molti automobilisti considerato uno spazio di sosta: fermarsi sulla corsia per le auto forse lo ritengono inopportuno, ma impedire il passaggio delle bici sulla pista ciclabile è del tutto normale. Analogalmente accade lungo Corso Ricci: lì non sono le vetture ma i pedoni a occupare lo spazio riservato ai ciclisti, che quindi preferiscono restare sulla strada.

Via Venti

Sulla stampa locale trovo:

Savona, sette condanne per la maxi rissa in via Venti

Uno potrebbe pensare che sia una via dove soffiano forti venti, ma non è così: a Savona, come in moltissimi altri luoghi d’Italia esiste una Via XX Settembre, in ricordo della Presa di Roma nel 1870. Credo che in tutte le città quella data abbia perso l’anno, quì ha perso anche il mese: via Venti. Si sa, i liguri sono famosi per non essere spreconi e così si limitano a dire il giorno; potrebbero dire XX (c’è XXMIGLIA e Secolo XIX) o "due zero" o anche solo "due", ma sui giornali (e credo sulle bocche) locali c’è Venti, risparmiando così anche di dire la erre, alla ligure. Certo che per chi non è cresciuto in questa città non è facile trovare un indirizzo: Piazza del Pesce, del Comune, Ex Stazione, Ex Ospedale, Prolungamento sulla mappa e sulle targhe sono rispettivamente Piazza Marconi, Piazza Sisto IV, Piazza del Popolo, Piazza Giulio II, Via Dante Alighieri.


domenica 27 settembre 2015

Quisquilie biellesi - RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no.

A chi credere?

La Strada del Maghetto era una stradina che da poco dopo Ponderano portava a poco prima di Mongrando. Era una strada di curve e  stretti ponti: uno all’inizio e poi due o tre sui quali si passava o in un senso o nell’altro, con precedenza a chi arrivava per primo. Ora sulla Ponderano-Borriana c’è una grande rotonda con altre nuove strade che vanno a Biella, Mongrando e Sandigliano/Cerrione. Della vecchia strada non rimangono che pochi tratti senza più i ponti e la strada del Maghetto è diventata la via indicata per andare a Biella da Mongrando.
Sulla strada del Maghetto, venendo da Mongrando, poco prima del bivio per Occhieppo c’è un cartello che indica "Biella Km 3", un centinaio di metri più avanti ce n’è un altro che indica "Biella Km 7".  A me non interessava, non dovevo andare a Biella; i biellesi non lo vedono neppure, conoscono la strada; ma a un povero forestiero che guarda i cartelli per sapere la via  e si trova che più avanza  più si allontana dalla meta qualche dubbio di essere fuori strada gli viene e non sa se deve credere al primo o al secondo cartello o a nessuno. Se è un italiano sa che non deve contare troppo sulle indicazioni stradali nel nostro Bel Paese, ma se è uno straniero rischia di impazzire.



Pecore

?????????????????????????????????????????????????????????????Siamo alla fine della prima decade del terzo millennio e si pensa che il passato sia ormai passato.
Ma – con piacere – si può constatare che certe antiche abitudini continuano ad esistere.
Nella campagna, nella pianura a sud di Biella si possono ancora vedere greggi di pecore che in ottobre – scendendo dai monti, credo – brucano quel poco che possono trovare fra le stoppie del mais.
Per me un gregge come questo nella foto sembra enorme, guidato da un unico pastore con un paio di cani: sono passato in bici, l’ho visto entrare nel campo e l’ho fotografato. In poco tempo moltisime pecore si sono sparse tra le stoppie, con qualche breve ordine del pastore e qualche corsa dei cani. Quanto vi si siano fermate e dove siano poi andate, non lo so: non le ho più viste.



domenica 16 agosto 2015

Ora solare

Tutti gli anni

Tutti gli anni, due volte all'anno sento elogiare il grande risparmio energetico derivante dall' ora legale.
Tutti gli anni, due volte all'anno (ultima domenica di ottobre e ultima domenica di marzo) brontolo e impreco contro chi mi fa spostare avanti o indietro tanti orologi; non tutti, perché quelli personali (da polso, bici o auto) al tramonto dell'equinozio d'autunno segnano sempre 6 o 18.
La storia del risparmio energetico mi sembra una favola: è ovvio che d'estate si consumi meno energia, tra ferie, vacanze, passeggiate e notti più brevi; con l'ora legale c'è sì un'ora di luce in più dopo le 12, ma anche una in meno prima, non si ferma il sole; chi va per funghi non riesce a farlo prima del lavoro, chi va per locali notturni deve aspettare di più la notte e gli spagnoli si adeguano a ora legale e stare più a ovest posticipando di due ore i loro orari.
E ora che le giornate si accorciano, fanno arrivare notte un'ora prima, mentre forse sarebbe il caso (per quelli come me che non si alzano presto al mattino) di "aggiungere" adesso un'ora di luce serale a compenso della naturale anticipazione del tramonto. Ammettendo che ci "regalino" un'ora di sole, lo fanno quando ce n'è fin troppo e ce lo tolgono quando scarseggia. Mi spieghino poi dove risparmiano energia se luci, macchinari, televisori ed elettrodomestici vari funzionano per lo stesso numero di ore con o senza ora legale.

 

L'ora legale.

Sono decenni che sento dire che con l'ora legale abbiamo un'ora in più di sole, ma mi pare che ben poco possano influire i governi sulla rotazione o inclinazione dell'asse terrestre e le ore di luce restino quelle che sono. Se poi negozi e aziende adottano orari estivi, magari posticipando di un'ora apertura e chiusura, tutto rimane come se nessuno avesse cambiato qualcosa. Se a Madrid aprono alle 10.30 dell'ora legale, è come se a Roma aprissero alle 8.30 dell'ora solare effettiva, considerato che sono circa 15°più a ovest. Se davvero i politici potessero darci un'ora di sole in più, preferirei averla d'inverno quando le ore di luce sono poche piuttosto che d'estate quando sono perfino troppe. Di fatto si ha un'ora di meno di luce prima di mezzogiorno e un'ora di più dopo le 12, un'ora di più da aspettare l'arrivo del tramonto per avere un po' di fresco.
Da decenni sento anche dire si risparmia non so quanta energia elettrica, ma non ho ancora capito il perchè. Per le aziende che lavorano con orario tra le 7 e le 19 hanno luce naturale con o senza ora legale; quelle che lavorano 24 ore al giorno, l'ora di luce in più che guadagnano alla sera la perdono alla mattina. Se risparmiano energia penso sia perchè lavorano meno o perchè naturalmente le ore di luce tra equinozio di primavera e quello d'autunno sono da sempre superiori a quelle tra equinozio d'autunno e quello di primavera. Per le persone probabilmente era vero quando la gente si alzava alle 6 o 7 e si coricava alle 21 o 22, ma mi sembra del tutto improbabile ora con programmi televisivi fino alle 2 del mattino e discoteche aperte fino all'alba.
Mi dicono che se in tutta Europa (o quasi) sono d'accordo nell'adottare l'ora legale, avranno qualche valida ragione: a me sembra che il motivo principale sia quello, comune a molti politici, di illudere la gente.





domenica 2 agosto 2015

Civici rossi e blu - RILETTURE

Civici rossi e blu

Per uno come me (foresto e con qualche problema cromatico) era complicato. Cercavo un indirizzo: via e numero. Vedo un 11, poi  25, 27, 29, 13 e non mi raccapezzo. Penso: stanno rifacendo la numerazione, ma non è ancora completata. Come dicevo, ho qualche problema con i colori; alcuni non li distinguo, molti non li ricordo, a tutti ci bado poco e così non avevo notato che alcuni numeri erano rossi e altri blu, come poi mi hanno detto.
Dalla pubblicità radiofonica avevo sentito di indirizzi tipo Via Taldeitali, 5 rosso – Genova (o visto scritto Via Taldeitali 5r), ma pensavo si trattasse di un 5a o qualcosa del genere, un numero inserito tra il 5 e il 7. Ho chiesto chiarimenti a un vigile, che evidentemente non  poteva capire la domanda essendo per lui del tutto naturale quello che per me invece non era. Così finalmente ho capito: i civici blu segnavano i portoni, i civici rossi i negozi. Ossia i numeri rossi non si riferiscono ad abitazioni  e con civici s’intende numeri civici (ma non mercati, guardie, biblioteche, musei e altri civici), preferendo l’aggettivo al sostantivo come  Vittorio Veneto abbreviato in V.Veneto (ma non C. Ligure, F. Ligure, P. Ligure per Celle Ligure, Finale Ligure, Pietra Ligure).  Io non direi al civico 15 ma al numero 15 e abbrevierei piuttosto Vittorio V. Finale L. Celle L. Pietra L., ma sono foresto.
Numeri rossi, semafori  rossi-gialli-verdi. Non una r (come negli indirizzi) vicino al numero, non un segno distintivo sulle luci dei semafori e i daltonici si arrangino (al semaforo alto=rosso, centro=giallo, basso=verde o anche sinistra=rosso, centro=giallo, destra=verde).
 

Pedoni

Forse qualche volta ce l’ hanno con chi va a piedi, a Savona.
Per esempio, se da Piazza Mameli prendi il lato destro di via Montenotte per andare al mare, rispettando le regole devi passare a sinistra per superare via Corsi, quindi tornare a destra in Corso Mazzini e di nuovo a sinistra per finire a metà di Corso Colombo  (dove
termina il percorso pedonale), aspettando 5 volte il verde ai semafori.  Giunto in qualche modo all’inizio di via Dante, se vuoi andare alla Darsena trovi per un tratto una bella passeggiata diritta e poi un tracciato fantasioso per finire con un marciapiedi tanto stretto da obbligarti a scendere sulla strada se incroci qualcuno. Fino a poco tempo fa solo alla rotatoria dovevi continuare ambiguamente entro il parcheggio; ora vi stanno lavorando: spero bene. Ritornarnado per Via Giuria, in piazza Giulio II ti conviene spostarti sulla destra per evitare il tortuoso cammino tra edicola, auto, moto, spartitraffico, transenne e cassonetti all’ incrocio con via Giacchero.
Altre volte però va meglio: in Corso Ricci per un po’ tutte le auto devono fermarsi e i pedoni possono passare accompagnati da opportuno segnale acustico; sarebbe perfetto se con appropriata segnaletica fosse esplicitamente permesso attraversare in diagonale e se fosse concesso maggior tempo. In merito noto che, a quasi tutti i semafori, se viene arancio quando inizi l’attraversamento raramente puoi terminarlo prima del rosso.


domenica 26 luglio 2015

Piccole cose - RILETTURE

Imposte o tasse?

Ho sentito dire: "non voglio la riduzione delle ‘tasse’ perchè dovrò pagare di più per visite mediche specialistiche, università dei figli, ecc". Forse non sarebbe male chiamare le cose col loro nome, come usava un tempo: imposte le imposte e tasse le tasse, magari precisando se statali o locali. Ora quasi tutti usano sempre e solo la parola ‘tasse’, per semplificare, per adeguarsi, per pigrizia. La frase di cui sopra letteralmente significa "non voglio la riduzione delle tasse perchè dovrò pagare più tasse", un non senso. Se nel caso con ‘tasse’ si intende invece la tassazione nel suo complesso, diminuire le imposte non deve comportare aumento delle tasse nè la minore pressione statale l’aumento di quella locale. Riabituarsi a chiamare le cose con il loro nome italiano forse gioverebbe alla chiarezza, sempre che questo si voglia.

Piccole cose

Credo sia giusto pensare che in una democrazia le istituzioni siano al servizio del cittadino e che per rendere un buon servizio il compito affidato alle istituzioni sia da queste svolto nel modo meno oneroso, ossia col minor dispendio di tempo e denaro. Un banale esempio di come invece vanno le cose mi fa pensare che la realtà sia diversa.
Sarebbe bastato informare il proprietario, facilmente reperibile, che nel posto dove
due settimane prima aveva lasciato l’auto era stato messo momentaneo divieto di sosta per trasloco. Probabilmente, come sempre succede, il divieto era stato messo un paio di giorni prima ma lui non l’aveva visto perchè a causa del maltempo da qualche giorno non aveva effettuato i consueti giri di controllo. L’auto aveva l’apposito contrassegno  che ne permetteva la sosta in quel posto, il contrassegno era stato rilasciato del Comando Polizia Municipale: bastava una telefonata del vigile al suo Comando per sapere a chi era stato rilasciato, bastava  un’altra telefonata o una passeggiata di un cento metri per suonare un campanello e l’ignaro proprietario avrebbe spostato la vettura nel giro di qualche minuto e senza costi. E invece viene chiamato il carro attrezzi e l’auto portata al deposito; il proprietario non trovandola pensa a un furto, va al Comando Polizia Municipale, scopre che furto non è, paga le spese di rimozione, ritira la vettura, vede il verbale di contravvenzione. Vorrebbe chiarimenti ma gli dicono che può solo presentare ricorso al Giudice di Pace e lo fa. Dopo più di due mesi l’Ufficiale Giudiziario lascia nella cassetta della posta l’avviso  di avere depositato la notifica presso il Comune: lui era in casa, ma non ha sentito campanello suonare, forse perché nessuno ne ha premuto il pulsante. Il giorno dopo va in Comune e ritira la notifica della data dell’udienza (sei mesi dopo il ricorso) e il giorno seguente riceve una raccomandata A.R. che lo informa del deposito del documento già ritirato. Dopo altri 20 giorni riceve un’altra raccomandata A.R. dalla Polizia Municipale che gli notifica il verbale contro il quale già da tre mesi ha presentato ricorso e per il quale da tre settimane è già fissata l’udienza. Ogni raccomandata A.R. costa 5.6 euro, più di 10000 lire.
Probabilmente tutte queste procedure sono a tutela del cittadino, ma se l’Ufficiale Giudiziario fa bene il suo lavoro è inutile la raccomandata, se invece basta la raccomandata è inutile il lavoro dell’Ufficiale Giudiziario; se un verbale viene contestato presso il giudice di pace che ne informa l’ente emittente, non vi è dubbio che è stato ricevuto ed è inutile la raccomandata; se per l’ammissione del ricorso è richiesto di non effettuare il pagamento non ha senso chiederlo a ricorso avvenuto.
Sicuramente sono io a non capire la linearità dei procedimenti, ma mi pare che non si badi molto a come si spendono i soldi che in ogni caso sono a carico dei cittadini, di chi ha fatto ricorso o della collettività. Probabilmente 20000 lire di raccomandate inutili sono poco più di niente per qualcuno, ma mi resta il dubbio che se questo succede nelle piccole cose possa succedere in tutto.


domenica 19 luglio 2015

Imposte e Tasse .6

Pubblicato il  

Agenzia delle Entrate.
Sembra che fra i doveri dei cittadini non ci sia solo l’obbligo di pagare imposte e tasse, ma anche quello di farlo nel modo meno semplice. L’Agenzia delle entrate, o chi per essa, trova del tutto normale emettere cartelle esattoriali errate: per male che vada i cittadini contesteranno l’errore, produranno documenti, faranno code, protesteranno; ma se va bene pagheranno più del dovuto, sanzioni comprese. Naturalmente chi ha grossi interessi si premunisce con prove e documenti, si rivolge a fiscalisti esperti; ma il povero cristo che ritiene in tutta buonafede di non dovere al fisco qualche centinaio di euro non ha scampo. Opporsi al fisco gli costa più di quanto possa beneficiare, deve perdere mezze giornate negli uffici che talvolta trova chiusi per sciopero o assemblea, riceve informazioni incomplete, magari solo perchè chi è uso a trattare una materia pensa che gli altri abbiano la stessa famigliarità. Più il tempo passa e più è difficile rimediare a eventuali errori, il tempo gli è contro e la lentezza burocratica torna a vantaggio della burocrazia. In ogni caso sembra che se il cittadino sbaglia paga, se sbaglia il burocrate paga il cittadino, che sia più facile accanirsi contro piccoli evasori ingenui che contro grandi evasori agguerriti. 


domenica 12 luglio 2015

Imposte e Tasse .5

Pubblicato il  

La Legge.
 
Non ne capisco bene il perchè, ma sembra che ogni anno alle spese dell’anno prima si aggiungano nuove spese e conseguentemente si debbano aggiungere nuove entrate, anche se queste aumentano con l’inflazione e il PIL. E così ogni anno alle norme esistenti si aggiungono nuove norme, ogni anno per cercare di fare correttamente la denuncia dei redditi si devono leggere fascicoli sempre più voluminosi, aumenta la possibilità di sbagliare e subire sanzioni, mentre i caratteri di stampa del modulo diventano sempre più piccoli per far stare in una pagina quello che ne richiederebbe due (lo definiscono semplificare).  Ma ci sono anche norme che rimangono immutate per decenni, come quelle che stabiliscono i limiti di reddito superati i quali si hanno meno benefici o maggiori aggravi o fissano importi a favore del contribuente, che di fatto diviene più povero e più tassato. Spesso non è previsto alcun criterio di gradualità, per cui se, esemplificando,  con reddito 100 si paga 20 e con reddito 99 zero, chi ha lavorato e guadagnato di meno finisce con l’avere più soldi. Con quale criterio siano fissati questi limiti per me è un mistero e a volte penso che siano pensati considerando la mia situazione personale per danneggiarmi o forse quella di qualche parente di legislatori, per favorirlo. In questo caso potrei sperare che prima o poi saranno rivisti.
Per legge, il cittadino è tenuto a conoscere la legge. Cosa piuttosto complicata se non impossibile anche a chi di legge vive: probabilmente nessuno conosce TUTTE le leggi italiane. Io mi limitavo a leggere attentamente le istruzioni e cercare di applicarle. Per esempio le istruzioni del mod. 730 sembrerebbero indirizzate a persone non particolarmente esperte di diritto e prive di adeguata biblioteca fiscale. Non è così e se uno crede di capirle come capisce un testo in italiano corrente (pur usando un vocabolario inglese-italiano per quelle parole che non hanno saputo rendere nella nostra lingua) incorre in gravi errori. Per questo motivo esistono appositi enti e studi che provvedono alla compilazione anche di un semplice mod. 730. Anche le istruzioni che accompagnano le cartelle esattoriali indicano procedure del tutto diverse da quelle reali e si è quindi costretti a ricorrere all’aiuto di professionisti. A volte mi sorge il dubbio che le leggi siano fatte apposta per giustificare l’esistenza di questi enti e il loro foraggiamento o rendere indispensabile rivolgersi ai professionisti di cui sopra. Non ci si può meravigliare poi se chi va con il lupo impara a ululare.


domenica 5 luglio 2015

Imposte e tasse .4

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       Liberi professionisti. 

Sono i più accreditati fra gli evasori, salvo per la parte assimilabile a lavoro dipendente. Penso sia capitato a chiunque di sentirsi dire che la prestazione costa 100 e 120 con IVA, con facoltà di scelta più o meno esplicita. La risposta sarebbe ovvia se la spesa fosse detraibile dal reddito: pago 120 invece di 100, ma avrò meno IRPEF per 20. Io sono onesto, il fisco ci guadagna l’ IVA e sicuramente più di 20 di IRPEF dal professionista che considerando le imposte nel calcolo di 100 non ci rimette niente, non ci sarà evasione fiscale e vivremmo in un paese come altri in cui solo delinquenti non pagano le imposte dovute. Per motivi che ignoro, ma che forse potrei immaginare, così non è e il cliente si trova a scegliere. Se è assolutamente onesto e disposto a pagare di più di tanti altri sceglierà 120. Se la sua onestà è pari a quella del professionista vorrà partecipare ai suoi vantaggi  e chiederà di pagare meno di 100. Se fondamentalmente è corretto e onesto ma sa che così non è il fisco con lui, avrà qualche dubbio e qualche rimorso comunque faccia.
Sportivi, artisti, aziende.
 
Naturalmente, potendolo fare, si stabiliscono dove meglio credono nel vasto mondo. Vasto e piccolo. Con gli attuali mezzi di comunicazione si può essere ovunque contemporaneamente in modo immateriale e nello spazio di poche ore di persona. Non vi è quindi motivo di non stabilire la propria residenza dove il clima è migliore, le spiagge più belle, il sole più caldo, la neve più soffice o il fisco meno esoso. Compete ai governi valutare il giusto appetibile equilibrio tra quello che si può avere e quello che si deve dare nel loro Stato, sapendo che “chi troppo vuole, nulla stringe”. 


domenica 28 giugno 2015

Imposte e tasse .3

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Negozianti.
 
Godono fama di essere capaci evasori, cittadini disonesti. In realtà non sempre rilasciano lo scontrino ma se fossero gli unici disonesti, se gli onesti rifiutassero di servirsi da chi non dà lo scontrino, finirebbero per vendersi le merci fra di loro. Il problema non è che tutti i commercianti evadono le imposte, ma che non tutti le pagano nella misura dovuta; il che finisce per favorire i più disonesti. Se non fosse per rispetto del principio che le norme devono valere per tutti, che la legalità deve essere fatta rispettare da tutti, è pressocchè indifferente che tutti i negozianti paghino le imposte o che non le paghi nessuno, alla fine a pagare effettivamente è solo chi non può rivalersi dei maggiori costi. Valga quale esempio quanto è accaduto con l’introduzione dell’euro, quando i nuovi importi si sono ottenuti dividendo gli stipendi per 1936.27 e i prezzi di molte merci per circa 1000: in pratica tutti hanno aumentato il prezzo e il cliente l’ha accettato. Chi aveva concordato il cambio ufficiale sostiene che è tutta colpa del governo seguente non avere impedito ai disonesti di approffittarne: giudizio che sembra conservare una residua mentalità non liberista e ignorare che anche le Coop amiche praticano prezzi non molto diversi da quelli dei concorrenti. Se tutti i negozianti pagassero le imposte, senza la concorrenza sleale di chi non le paga non rinuncerebbero a scaricarne il costo sui clienti, i quali pagherebbero forse meno imposte ma sicuramente di più per gli acquisti. Il contrario succederebbe se tutti non pagassero le imposte, con fattori invertiti e totale invariato ma con evidente danno per l’immagine di equità e legalità.
Credo che, escludendo i venditori immigrati abusivi, almeno dove vivo siano pochi coloro che non pagano le tasse per servizi o diritti e che siano molti di più quelli che non rilasciano scontrino, ma ignoro se siano tutti tenuti a farlo o se vi siano categorie esentate. In ogni caso non mi pare una via percorribile richiedere ai clienti di boicottare gli evasori: anche se l’ignoranza suddetta fosse solo mia, anche se l’onestà fiscale fosse di tutti i clienti, credo che chi non ha cambiato fornitore per evitare aumenti di prezzo che lo colpivano direttamente non lo farebbe per senso civico e ipotetica maggiore equità. Imporre ai cittadini di richiedere la ricevuta sotto pena di sanzioni mi sembra ingiusto e vessatorio; sanzionare, com’è successo, chi non emette scontrino per una caramella regalata a un bimbo o fa una vendemmia con gli amici rende odioso e ridicolo il sistema e alimenta il sospetto che esso si occupi di piccole cose trascurando quelle importanti, sia forte con i deboli e magari corruttibile con i forti. Invece di usare solo bastone e minacce, potrebbe essere anche opportuno rendere in qualche modo conveniente l’onesta denuncia del reddito: se invece di far pagare più tasse, a chi più ha già pagato d’imposta si concedessero più benefici (facilitazione di accesso ai mutui, concessione di licenze o qualsiasi altra cosa gli esperti possano suggerire) sarebbe meno conveniente la falsa denuncia.


domenica 21 giugno 2015

Imposte e tasse .2


L’apparato statale.
 
L’apparato statale per una parte degli italiani è una vacca da nutrire, per un’altra parte è una vacca da mungere, una terza parte è la vacca. Chi la nutre pensa che potrebbe mangiare di meno o non esserci, chi la munge pretende che sia ben nutrita e la vacca è d’accordo con i mungitori.


Lavoratori dipendenti.
Si dice che sono gli unici contribuenti onesti. In realtà chi lavora “in nero”, volente o meno, evade le imposte. Del lavoratore cui viene trattenuta regolarmente l’IRPEF si dice che è un contribuente onesto, se invece questo non avviene è il datore di lavoro che evade il fisco. Capita però che qualche lavoratore accetti di fare straordinario solo a condizione che non sia gravato d’imposta, capita che sia il lavoratore a richiedere di lavorare in nero. Non saranno grandi evasori, ma, nel lor piccolo sono evasori: forse vittime, fose colpevoli, forse complici.
Non è detto poi che chi lavora in aziende serie che mai acconsentirebbero a non effettuare le regolari ritenute sia del tutto onesto. Ci saranno senz’altro lavoratori dipendenti che mai hanno comprato qualcosa da venditori illegali, mai hanno dato soldi a qualcuno senza regolare fattura o scontrino, mai hanno ricevuto somme senza assoggettarle a imposta; ma ce ne sono altri che così non si sono comportati, magari in buona fede, magari perchè non è sempre facile osservare norme complicate, contradditorie, ambigue, magari perchè non se la sentono di inimicarsi il fornitore, magari andando a “lucciole”.


martedì 16 giugno 2015

Caro Presidente Mattarella

Da "Il Giornale di Vicenza"



domenica 14 giugno 2015

Imposte e Tasse .1

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Si sa che le tasse vanno pagate per godere di uno specifico servizio mentre le imposte sono dovute indipendentemente da una effettiva usufruizione; teoricamente le tasse sono in qualche modo volontarie, le “imposte” sono imposte. Quanto più l’imposizione è collegabile e congrua ai servizi forniti in cambio, tanto più è capita e accettata. Anche se mai si abbisognasse di forza pubblica, giustizia, sanità, scuola, politica, eccetera, sapere che all’occorrenza questi servizi verrebbero forniti efficientemente rende del tutto giustificato il pagamento di giuste imposte, per la possibilità di averli. In caso contrario l’imposizione è percepita come un sopruso. Per norma costituzionale il tributo è progressivo, cioè se il reddito di A è il doppio di quello di B, A paga più del doppio di imposta. Lo strano è che più imposte uno paga meno ha diritto ai servizi che sono forniti grazie ad esse; alla progressività dell’imposte si aggiunge quella delle tasse e chi evade le prime viene premiato con una riduzione delle seconde. Sarebbe più semplice, meno iniquo e meno costoso se, una volta fatte pagare adeguatamente le imposte, i servizi fossero forniti a tutti i cittadini alle stesse condizioni, anche a chi grazie al suo reddito mai avrà occasione di utilizzarli. Le risorse disperse per gestire tassazioni e esenzioni potrebbero concentrarsi sulle imposte: più semplice e pratico, ma meno demagogico.

domenica 7 giugno 2015

Agenzia delle Entrate.

Pubblicato il 26 dicembre 2007

Sembra che fra i doveri dei cittadini non ci sia solo l’obbligo di pagare imposte e tasse, ma anche quello di farlo nel modo meno semplice. L’Agenzia delle entrate, o chi per essa, trova del tutto normale emettere cartelle esattoriali errate: per male che vada i cittadini contesteranno l’errore, produranno documenti, faranno code, protesteranno; ma se va bene pagheranno più del dovuto, sanzioni comprese. Naturalmente chi ha grossi interessi si premunisce con prove e documenti, si rivolge a fiscalisti esperti; ma il povero cristo che ritiene in tutta buonafede di non dovere al fisco qualche centinaio di euro non ha scampo. Opporsi al fisco gli costa più di quanto possa beneficiare, deve perdere mezze giornate negli uffici che talvolta trova chiusi per sciopero o assemblea, riceve informazioni incomplete, magari solo perchè chi è uso a trattare una materia pensa che gli altri abbiano la stessa famigliarità. Più il tempo passa e più è difficile rimediare a eventuali errori, il tempo gli è contro e la lentezza burocratica torna a vantaggio della burocrazia. In ogni caso sembra che se il cittadino sbaglia paga, se sbaglia il burocrate paga il cittadino, che sia più facile accanirsi contro piccoli evasori ingenui che contro grandi evasori agguerriti.

domenica 31 maggio 2015

Qua e là

Prodi ha ragione.

Prodi ha ragione. Grazie al presidente Prodi, ho scoperto che chi ha una pensione di 400 euro al mese è ricco. Infatti dovrà pagare di più per il bollo auto, per l’ICI, per le visite specialistiche della ex mutua, per le medicine, per il riscaldamento, per eventuali ricorsi al Pronto Soccorso, per tasse e imposte comunali, per la inevitabile rivalsa delle maggiori imposte pagate da altri, etc. e non potrà beneficiare (per incapienza) di nessuna delle eventuali riduzioni d’imposta annunciate. Ma è troppo ricco per potere essere considerato a carico del coniuge e tale è sicuramente ritenuto dal Presidente Prodi che afferma e conferma che la finanziaria colpirà solo i ricchi. Un presidente non mente, quindi con 400 euro al mese uno è ricco, molto ricco.

Equità e famiglia


Equità e famiglia  Ad ogni occasione la ministra Bindi ha citato "equo" e  "famiglia". Attenzione per le famiglie ed equità vorrebbero che famiglie con reddito lordo uguale e stesso numero di componenti avessero alla fine eguale disponibilità di denaro. Per fare un esempio, se in una famiglia il reddito lordo è di 35 mila euro annui, il denaro disponibile netto dovrebbe essere uguale sia se quel reddito derivasse dal solo marito (o moglie) sia se vi concorresse anche la moglie con 2840 euro (coniuge a carico) o con 2841 (non a carico e senza possibilità di ulteriori detrazioni). Se questo non succede non c’è equità, come non c’è se non si considera prevalente la famiglia nella sua realtà e non in base a burocratiche formalità.  

domenica 19 dicembre 2010

Tempi moderni.

Tutto cambia: un tempo si aggiustavano le cose vecchie con pezzi di ricambio e le persone vecchie erano sostituite dai figli nuovi, ora si aggiustano le persone vecchie con pezzi di ricambio e le cose vecchie vengono sostituite da cose nuove.

sabato 23 maggio 2015

Savona, a piedi o in bici

Da molto tempo dico le stesse cose e inutilmente le ripeto. Non mi aspetto che a qualcuno interessi qualcosa, ma non si sa mai..

 

Bike sharing

Un grande manifesto "Bicincittà" informava che anche a Savona c’era "bike sharing" (penso che in questo Paese la lingua ufficale sia tuttora l’italiano, ma sicuramente mi sbaglio). Credo fosse lì da diverso tempo, ma non l’avevo mai notato perché passavo sul marciapiedi, dal lato opposto del tabellone. L’ho letto e riletto; più o meno ho capito di cosa si trattava ma non mi era chiaro come esattamente funzionasse la cosa. Non so se chi fa i manifesti – anche a nostre spese visto che c’entra la pubblica amministrazione – non sa esprimersi in italiano o non vuole farsi capire da chi come me è vissuto in tempi in cui la bicicletta si chiamava bicicletta (e solo più tardi, per brevità, bici); ma ho compreso che doveva trattarsi di qualcosa come condivisione, comunanza, prestito, noleggio, servizio biciclette ovvero bici condivisa, comune, in prestito, a noleggio, di servizio o qualcosa di simile, qualcosa cui c’entravano Comune, biciclette, viabilità, spostamenti. Ma non ero riuscito a capire dove, come, quando.
Casualmente, camminando sulla passeggiata sotto il Priamàr, poco tempo fa sono finito nei pressi di quel parcheggio ed ho visto bici e pala verticale d’istruzioni per l’uso. Ci passo spesso di lì, ma non l’avevo mai notato: se sono in bicicletta sto attento alla strada, se sono a piedi ormai so che il marciapiede finisce senza dare la possibilità di proseguire se non fra le auto della rotonda e, per evitare di mettere a rischio la mia incolumità, passo sempre dall’altro lato della strada. Così quella bella novità mi è passata inosservata.
Ora so cos’è e come funziona, in Internet ho trovato anche quanto costa; ho individuato altre due postazioni e magari in futuro cercherò anche le rimanenti, se mi resterà la curiosità. Quasi sicuramente continuerò ad usare le mie di biciclette, ma non si sa mai.
La cosa potrebbe essere interessante: meno auto e più biciclette. Normalmente mi muovo in bici, ma ho qualche difficoltà a girare per Savona; per spostarmi da quì a lì, diciamo dalla porta di casa al negozio sotto la finestra sull’altra strada, devo: fermarmi al semaforo, arrivare a quello successivo, girare a sinistra e fermarmi al semaforo, girare a sinistra, prendermi gli insulti degli automobilisti se non mi metto nella corsia riservata agli autobus o dai conducenti di questi se lo faccio, fermarmi al semaforo, girare a sinistra e fermarmi al negozio; poi devo fermarmi al semaforo, procedere diritto fino al prossimo, girare a destra, poi ancora a destra, dare la precedenza alle auto sulla via di casa, girare a destra e fermarmi a casa. L’altra possibilità è di prendere la via più breve viaggiando sul marciapiedi, contromano: ovviamente preferisco andare a piedi.
Ottima cosa quindi incentivare l’uso della bici, ma forse prima bisognerebbe permettere anche a chi userebbe volentieri la sua di potere circolare facilmente, senza fare lunghi giri o infastidire i pedoni, che hanno tutto il diritto di usare in esclusiva i marciapiedi, senza l’incubo di auto e moto: sembra che altrove usino "piste ciclabili".
Ritengo che il servizio "bicincittà" si rivolga principalmente a chi viene da fuori: se io che vivo a Savona ho qualche difficoltà a muovermi in centro e non poche a salire le ripide vie verso le colline, forse per loro non va molto meglio.

 

Finalmente!

Savona. Ho visto con piacere che finalmente si è provveduto ad un tracciato pedonale nella rotonda di Corso Mazzini, quella che si fa per entrare nei posteggi, andare al porto o solo per stare nella “Via Aurelia”: un po’ complicato ma c’è. Sono certo che quanto prima si provvederà anche a ridisegnare le strisce dei – non molti – passaggi pedonali praticamente cancellati dal passaggio dei veicoli. Questo lo dico più da persona che spesso va in bici e talvolta in auto che da pedone. Sono pericolosi: il pedone abituato a passare in quel punto sa di essere sul passaggio pedonale e si comporta di conseguenza, l’automobilista o ciclista di passaggio non vede zebratura e non pensa di dovere dare la precedenza anche se è abituato a farlo e si aspetta che sia il pedone a fermarsi. Quì a Savona sembra poi normale considerare i pedoni dei buontemponi che hanno un sacco di tempo da perdere: sarà anche vero, ma non è detto che abbiano anche buone gambe per allungare volentieri un percorso altrimenti breve. E così anzichè potere andare diritti sul lato destro o sinistro della strada, se vogliono rispettare i percorsi pedonali devono ad ogni incrocio passare da destra a sinistra e viceversa (Via Montenotte) o arrivati ad un certo punto tornare indietro perchè il percorso finisce senza scampo, senza modo di proseguire.  Questo capitava e forse capita sul lato Priamar di Corso Mazzini verso la darsena, questo succede a chi in Lungomare Matteotti va verso la darsena sul lato mare: una volta superata la Torretta proseguendo sul marciapiede si finisce in uno stretto angolino e si deve o tornare indietro o proseguire sulla strada. Mai nulla avverte prima che il marciapiede sta per finire e che se si vuole continuare nella stessa direzione si devono scendere gli scalini o passare sull’altro lato della strada o prendere un altro percorso: chi lo sa lo fa, chi non lo sa torna indietro o va dove non dovrebbe .. e impara.

 

In città

Anche in centro città un tempo le strade servivano principalmente per il transito da un luogo all’altro di veicoli a due o quattro ruote mossi  da uomini o animali e di qualche mezzo a motore; i marciapiedi erano per i pedoni, per la marcia-a-piedi appunto.
Oggi le strade in centro servono principalmente per la sosta dei veicoli a motore e il transito di quelli che l’hanno terminata o cercano di farla: gli altri solitamente evitano di passare per il centro.  Ci passa anche qualche ciclista, a suo rischio e pericolo: i marciapiedi per i pedoni ci sono , le piste ciclabili quasi mai.
Mi immagino come poteva essere il piccolo centro ottocentesco di Savona, con belle strade trafficate e larghe. Ora sono ristrette dalle auto posteggiate e i veicoli possono ancora andare da qui a lì, ma non viceversa per via dei divieti e dei sensi unici.
Savona è una piccola città sul mare; il suo centro storico è in piano ma è cresciuta in piano solo lungo le rive del fiume e del mare, in (ripida) collina altrove: Ospedale, Comando Vigili Urbani, Biblioteca sono su cucuzzoli.
Nel comune è da qualche tempo attivo Bicincittà, un servizio di bici-a-nolo dagli italiani detto “bike sharing”: mi piacerebbe proprio conoscere quale successo ha avuto. Se non vado a piedi uso la bici, quasi mai l’auto: a piedi in centro, in bici in periferia e provincia, in auto altrove. Non so se chi ha voluto il Bicincittà ha provato a usarla, la bici: lo vorrei vedere salire alla Villetta, al Polisportivo o a uno di quei posti in collina. Ma vorrei anche vedere come se la cava in pianura. Uno rispettoso delle regole non dovrebbe viaggiare in senso vietato o sui marciapiedi e così o passa all’illegalità o per andare da un posto a uno lontano 100 metri ne fa almeno 300.
I marciapiedi dovrebbero essere riservati ai pedoni, ma sono spesso usati anche da ciclisti; viceversa le pseudo piste ciclabili sono altrettanto spesso usate dai pedoni. Pericolosità delle strade e sensi vietati invogliano i ciclisti a diventare pedoni su due ruote e usare i marciapiedi, che dai bottegai del centro vengono anche usati come spazio espositivo, vetrina.
Ovunque ci sono cassette della frutta messe sul marciapiedi durante l’orario di apertura del negozio: in via Montenotte c’è perfino una struttura metallica porta-cassette fissata al muro, sul marciapiede sempre, giorno e notte, tutti giorni, festivi compresi. Se i marciapiedi sono sufficientemente larghi tutto può andar bene; ma se non lo sono e scenderne non si può perché ci sono le auto posteggiate e la gente predilige far capannello nei punti più stretti (es.: dove c’è un palo di segnaletica, o una pianta in vaso o un cestino rifiuti o in prossimità di semafori)  l’ingorgo avviene anche lì.
Chissà se un  giorno in questa città potranno circolare automobilisti, ciclisti e pedoni tutti felici e contenti, ciascuno su un percorso apposito intelligentemente tracciato per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo e arrivare dove si vuole per la via più breve e nel minor tempo.

 

Savona, una città pedonale

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C’è da meravigliarsi se molti pedoni non seguono le regole?

A chi arriva a piedi dalla stazione o dai posteggi a NW del centro capita quasi sempre di trovarsi poi in Piazza del Popolo, un parco davanti alla ex-stazione (ora posteggio e/o luogo del mercato del lunedì) con portici sugli altri tre lati. Da lì è normale proseguire per via Paleocapa (la principale via di Savona, tutta affiancata da  portici) e subito trovarsi in Piazza Mameli (quella dove ogni sera alle 18 suona la campana dei caduti ). Se invece di proseguire verso la Torretta (laggiù in fondo alla via)  o girare poco più avanti in Corso Italia (altra importante via pedonale) si vuole andare verso il mare, è possibile prendere Via Montenotte che da Piazza Mameli arriva fino Corso Colombo oltre la quale ci sono solo i giardini (che si vedono) e la spiaggia: basta camminare sempre diritto. Restando sulla destra si arriva al semaforo di Via Corsi  e davanti non c’è passaggio: si deve aspettare il verde e passare a sinistra, poi  aspettare di nuovo il verde per proseguire su quel lato. Arrivati al semaforo di Corso Mazzini si fa il contrario: si aspetta il verde per passare sul lato destro e poi  il verde per andare verso la meta. Attraversata la strada principale per continuare si deve aspettare via libera dal semaforo del controviale. Le palme sono ormai vicine, basta tirar diritto. E invece no: arrivati in Corso Colombo diritti non si può andare, bisogna prima passare sul lato sinistro di Via Montenotte per attraversare sulle strisce. Si passa e si è sullo spartitraffico ma oltre non si va: nessun altro passaggio pedonale. I giardini sono al di là della strada ma non c’è modo di arrivarci rispettando le regole: o tornare indietro e cercare qualche via legittima o ignorare le regole.  Cosa farà la gente?

Mi fanno imbestialire.

Forse perchè abituati a ignorare la segnaletica orizzontale e a sostare in doppia fila, certi automobilisti savonesi quando vedono uno in bicicletta viaggiare sul margine destro della corsia non riservata agli autobus non se la prendono con coloro che, posteggiando fuori luogo, impediscono il normale scorrimento del traffico ma con il ciclista che – secondo loro – viaggia al “centro della strada” mentre dovrebbe viaggiare solo nelle piste ciclabili, cioè starsene a casa considerato dove e quante  sono.
Pur pesando un’ottantina di kg non credo potermi considerare un autobus, ma quegli automobilisti forse sono convinti che io lo sia e vorrebbero che viaggiassi nella corsia riservata ai mezzi pubblici arrogandosi il diritto di superarmi  anche dove le auto in sosta vietata non lo permettono. E non si limitano a suonare il clacson invece di usare il pedale del freno, ma insultano anche: mi è capitato tempo fa con un signore anziano e stamane con una signora molto più giovane ma altrettanto arrogante. Mi fanno imbestialire.

 

Pedoni e ciclisti

Sicuramente in Comune di Savona c’é e ci sarà qualcuno scelto dal sindaco che si occupa di viabilità. Mi piacerebbe che questa persona, o meglio ancora il sindaco stesso, almeno per una volta non usasse l’auto o il motorino ma facesse un piccolo giro a piedi o uno poco più grande in bici.
Non dovrebbe camminare molto partendo dal Comune per accorgersi quanto bistrattati siano i pedoni, quelli che rispettano le regole, passano sulle strisce, aspettano il verde dei semafori, si comportano insomma da bravi cittadini. L’ho già detto inutilmente anni fa e lo ripeto ora.
Mettiamo che arrivato in via Montenotte per via Astengo si soffermi nell’omonima pasticceria e poi, vedendo la palma dei giardini sul mare, gli venga voglia di concedersi una passeggiata fino laggiù. Arrivato all’incrocio di Via Corsi il semaforo è verde ma da quella parte non c’è passaggio pedonale. Molti non se ne curano e passano lo stesso magari anche col rosso, ma un’istituzione non può certo mostrarsi inosservante delle regole: aspetta prima il verde per passare sull’altro lato della strada e poi il verde per attraversare sulle strisce Via Corsi. Arriva così all’incrocio con Corso Mazzini: anche lì il semaforo è verde ma non c’è il passaggio pedonale da questa parte di via Montenotte. Attraversare comunque Corso Mazzini è troppo pericoloso per quasi tutti ma naturalmente il nostro non ci pensa nemmeno: attende il verde per tornare sul lato destro di Via Montenotte e poi aspetta il verde per attraversare Corso Mazzini. Se non è un Mennea forse non ce la fa a superare anche il controviale prima che il semaforo torni rosso e di nuovo deve aspettare che torni verde. Attraversato così Corso Mazzini o aspetta che venga verde per riattraversare Via Montenotte o prosegue sul lato in cui si trova, ma arrivato in Corso Colombo (non c’è semaforo) non troverà le strisce per attraversarlo ma solo per tornare sul lato sinistro di Via Montenotte.  Da lì può attraversare su percorso pedonale mezzo Corso Colombo, arrivare all’aiuola spartitraffico e poi proseguire o volando o violando le norme stradali non essendoci più zebre per attraversare l’altra metà. Più o meno lo stesso succederebbe se preferisse Via Niella-Via Giacchero a Via Montenotte. Se nell’uno e nell’altro percorso non si limitasse a guardare dove mette i piedi e alzasse gli occhi potrebbe capitargli di vedere qualche signora sbattere fuori dalla finestra la polvere del panno con cui fa le pulizie senza neppure accertarsi che almeno non ci sia qualche passante, ma le pulizie non le fanno a tutte le ore. E pensare le sgridate che mi sarei preso mezzo secolo fa da mia madre se avessi fatto così!
Mettiamo che fatto il suo breve giro a piedi qualche giorno dopo il nostro signore o signora provasse a farne uno in bicicletta e sempre partendo dal Comune volesse andare al mare. La cosa più logica è che percorra Corso Italia mirando al monumento di Garibaldi, davanti al mare. Arrivato in Piazza Giulio II o fa il bravo cittadino, gira a destra, giunge in Via Montenotte, la percorre tutta, gira attorno all’aiuola spartitraffico di Corso Colombo, attraversa i giardini e alla fine di riffe o di raffe giunge al munumento equestre oppure fa come fanno quasi tutti: percorre l’ultimo tratto di Corso Italia contromano sul marciapiedi che niente dice essere anche pista ciclabile e non solo pedonale come indica il nome. Se volesse andare alla Torretta non so quale giro dovrebbe fare per rispettare sensi unici e spazi pedonali (Via Montenotte, Corso Mazzini, Via Gramsci?), altrimenti Via Paleocapa  contromano sotto i portici e buonanotte al senso civico. Perchè girare in bicicletta è ancor peggio che andare a piedi: in centro nessuna corsia riservata ai ciclisti, o vanno contromano o fanno grandi giri e meno male che inquinano solo con un po’ di anidride carbonica.
Visto che in centro non ci sono piste ciclabili forse pensa di andare dove ci sono: magari sulla destra Letimbro verso Lavagnola o in Via Nizza verso Zinola. Se uno lungo il Letimbro crede di essere in una pista ciclabile sicuramente può credere anche di essere un elicottero. Quasi sempre i pedoni che la percorrono si spostano se vedono arrivare una bicicletta, ma quasi nessuno ha gli occhi sulla nuca. Semafori senza senso sono rossi anche quando dovrebbero essere verdi: se le auto  che vanno nella direzione del ciclista hanno il verde e la pista è a destra delle auto e nella strada a destra è vietato entrare non c’è alcun motivo perchè il ciclista debba fermarsi, tranne il rosso di un semaforo dispettoso riservato ai ciclisti. In via Nizza la pista ciclabile inizia a più di due Km dal centro, i pedoni hanno il loro marciapiedi ma ogni tanto qualche vettura sosta bellamente sulla pista. Ma non mi dilungo oltre, l’ha già fatto qualcun altro: dico solo che mi piacerebbe che chi in Comune deve occuparsi di questo provi personalmente a fare un giro in bici o un giretto a piedi, magari più d’uno per provare le gioie che pedoni e ciclisti dovrebbero apprezzare, rendersi conto delle palesi assurdità e porvi rimedio con poca spesa.

 

Passaggi pedonali

Dopo molti tentativi, dopo costoso fare e disfare, dopo meno costoso giocare a Lego con le barriere New Jersey pare che alla fine la rotatoria della Torretta abbia da tempo trovato la sua sistemazione definitiva. Ma il preposto al traffico cittadino ha avuto un’altra occasione per giocare lì vicino: il passaggio pedonale. Approfittando dei lavori per il cambio di ponte ha pensato bene di inventarsi un originale passaggio pedonale che attraversa l’Aurelia non perpendicolarmente per la via più breve ma in diagonale, in modo da aumentare il tempo di transito dei pedoni e di attesa delle auto. Forse l’idea era quella di evitare che i pedoni finissero dove passavano i mezzi per i lavori del ponte. Col lavoro di operai per dipingerle e vigili per consentirglielo alla fine una nuova serie di strisce gialle partiva da dove partivano quelle bianche e arrivava dall’altra parte della strada qualche metro più a destra delle precedenti. Prima, passata l’Aurelia, si poteva scendere agevolmente sulla banchina e andare verso la Torretta o verso il ponte, ora dove finiscono le strisce gialle davanti c’è un gradone. Tuttavia, dopo tanto tempo, le strisce gialle non sono più nuove ed evidenti di quelle bianche e così può capitare e capita che qualcuno non sappia quale siano quelle più attuali e, nel dubbio, se poi deve andare a destra sceglie le gialle e se deve andare a sinistra le bianche. Magari il preposto si diverte pure a vedere quelli che, arrivando da verso Albissola sul marciapiede lungomare, superata la Torretta continuano su quella che credono la naturale prosecuzione del percorso pedonale e si trovano a dover fare un tratto nel traffico dell’Aurelia o tornare indietro e trovare l’alternativa. Mi capita spesso di fare a Savona strani percorsi pedonali: chissà se sono una specialità locale, come il chinotto.
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Il multatore

C’è un tale in città che gira con giubbino speciale, blocchetto e penna: un ausiliario del traffico credo si dica.
È solerte, svelto e quando trova una vettura col permesso di sosta scaduto anche da un minuto sembra la persona più felice del mondo. Sorridendo soddisfatto scrive sul blocchetto il verbale, lo stacca, lo infila sotto il tergicristallo e passa a controllare la vettura soccessiva. In tutto il centro cittadino i posteggi o sono riservati ai residenti o sono a pagamento: tutte le auto posteggiate quindi devono esporre un’autorizzazione o un tagliando a tempo, tutte vanno controllate, tutte potrebbero essere sanzionabili: una pacchia per il nostro solerte tutore della legge.
Da una persona così scrupolosa, così inflessibile con le mancanze altrui ci si aspetterebbe un comportamento irreprensibile. E invece …
Invece anche lui, arrivato sul lato destro di Via Montenotte all’incrocio con Via Corsi, si comporta come tanti altri savonesi: non aspetta – come vuole il Comune e impone la segnaletica – il semaforo verde per passare sulle strisce all’altro lato di Via Montenotte e poi aspettare il verde per attraversare via Corsi e poi aspettare il verde per riattraversare via Montenotte, ma attraversa bellamente via Corsi dove non ci sono strisce pedonali, restando sul lato destro di Via Montenotte per proseguire il controllo delle vetture posteggiate su quel lato e allegramente multare quelle che trova in fallo.
«Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare»?

 

A piedi e in bici

Sicuramente il Comune dispone di qualche aggiornato studio certificante che i pedoni savonesi hanno tantissimo tempo da perdere e tanta voglia di camminare, confermato dal fatto che – pensano in Comune – se così non fosse userebbero l’auto: se non la usano non è perché impiegherebbero chissà quanto tempo per trovare chissà dove un posto per fermarsi e se lo trovano magari è a pagamento, ma perché hanno proprio tempo da perdere e voglia di camminare. E pensare che io ero convinto del contrario e che moltissimi mostrino invece di  avere una gran fretta: non aspettano il verde del semaforo pedonale, non attraversano sulle strisce,  passano quando e dove gli pare per non perdere tempo.
Se lo studio suddetto non esiste devo ritenere che l’assessore va a piedi o in bicicletta solo per salutismo o per far passare il tempo, altrimenti i percorsi pedonali e ciclistici in città sarebbero disegnati in modo da potersi spostare rispettando le regole senza dover fare tratti e fermate supplementari.
Per andare a piedi da Piazza Mameli al mare per Via Montenotte si deve passare tre volte da un lato all’altro della strada, fermarsi cinque volte ai semafori e alla fine tornare indietro perché non c’è passaggio per proseguire. Da via XX Settembre verso il centro in via Verzellino i passaggi sono solo a sinistra, in Via Astengo o a destra o a sinistra, in via Corsi sui due lati  ma con attese ai semafori: non sempre uno può essere fortunato e trovarsi sul lato giusto. Immagino che l’assessore sia felice di allungare le passeggiate e godersi le fermate, magari ammirando con calma il tramonto quando – dopo avere premuto il pulsante – aspetta il verde  per attraversare l’Aurelia davanti al Priamar.
La bicicletta penso proprio non l’usi in città: per spostarsi di qualche decametro in centro dovrebbe fare qualche ettometro o non osservare le regole andando contromano o sui marciapiedi, nella pista ciclabile lungoletimbro troverebbe l’intralcio dei pedoni, dovrebbe fermarsi a semafori illogicamente rossi e fare un gradino quando la pista finisce, ma va meglio in quella lungoaurelia dove c’è solo qualche auto ferma e non sempre.
Prima o poi anche a lui potrebbe capitare di andare a piedi o in bici non per diletto ma per necessità e magari di non rispettare norme e percorsi che tanti suoi concittadini ritengono fatti per non essere rispettati. Magari allora potrebbe farci un pensierino.

 

Semafori

2911201416629112014165a29112014164aIn città molte sono le strade a senso unico, molti gli incroci, molti i semafori, per vetture e per pedoni. Il traffico non è continuo ma a singhiozzo, interrotto dal rosso semaforico e può capitare che pur avendo omino rosso un pedone potrebbe senza pericolo attraversare la strada, per buon tratto libera tra un semaforo e l’altro. So di un solo incrocio (con una strada a intenso traffico bidirezionale) in cui per breve tempo tutti i semafori per le vetture sono rossi e quelli dei pedoni sono verdi, in tutte le direzioni. Le strisce pedonali attraversano perpendicolarmente le quattro strade, ma i pedoni – ovviamente – tagliano anche diagonalmente l’incrocio: nel tempo concesso è infatti impossibile attraversare sulle strisce prima una via e poi l’altra e per farlo si dovrebbe aspettare un bel po’ il ritorno del verde pedonale. Non so se attraversare così l’incrocio sia esplicitamente consentito dalle norme vigenti, se non lo fosse io mi aspetterei o tempi pedonali più lunghi o tracciati di attraversamento anche diagonali, per non constatare ancora una volta che il Comune non ama i pedoni o non vuole che si abituino a pensare che anche in Italia le regole siano ben fatte per essere convintamente osservate ed ad attraversare sulle strisce rispettando i semafori . In realtà posso assicurare che quasi tutti i miei concittadini non hanno questo vizio: all’occasione attraversano dove non ci sono i passaggi pedonali e non rispettano i semafori e per non sentirmi strano o stupido spesso mi comporto come loro.
A me pare significativo un fatto accaduto qualche giorno fa.
Strada a senso unico, semaforo veicoli rosso. Un signore in moto è fermo aspettando il verde e nell’attesa parla con un pedone sul marciapiedi. Viene il verde, non c’è nessuno dietro e il motociclista s’intrattiene ancora un po’ col pedone. Naturalmente al semaforo veicolare verde da sud a nord corrisponde il pedonale rosso da est a ovest, ma un uomo e una donna a piedi, provenienti da est, passano davanti al motociclista che quindi, terminato di parlare, non può subito proseguire per la sua strada. Credo che il motociclista si sia lamentato per questo, quello che so è che il pedone, già un po’ avanti sul marciapiede verso ovest, è tornato indietro ed ha inveito contro il motociclista dicendo seccato “Lei stava parlando, ed io dovevo aspettare i suoi comodi?”. Evidentemente che il semaforo per lui fosse rosso non aveva importanza alcuna.

 

 

New York

Ho visto un film in TV, era ambientato a New York e in molte scene si vedeva dall’alto un incrocio stradale. Ecco: mi piacerebbe che il sindaco della mia città fosse come quello di quella. Ma basterebbe che l’assessore che si occupa della circolazione pedonale di questa città ragionasse come quello di quella.
Dall’alto si vedeva l’incrocio di due strade entrambe con marciapiede: quello che mi ha colpito è che i passaggi pedonali erano semplicemente il proseguimento dei marciapiedi, praticamente all’interno del quadrivio. Non c’erano pedoni che li usassero, nel film: tutta la zona era bloccata dalla polizia. Ma se vi fossero stati non dovevano fare complicate manovre come capita ai pedoni della mia città. Meglio, come capiterebbe ai pedoni della mia città se osservassero le regole e i percorsi ideati dal nostro assessore o da chi per lui: in pratica quasi tutti seguono il percorso più breve come quelli di New York, ma non è quello prescritto e non badano ai semafori.
Arrivati all’incrocio, capita (non sempre) che quello prescritto quando va bene imponga di allontanarsi qualche passo da esso per trovare il passaggio pedonale, quando va male di fermarsi, aspettare il semaforo verde, attraversare, fermarsi, aspettare il verde, attraversare, fermarsi, aspettare il verde, attraversare per trovarsi dove a New York (e altrove) sarebbe giunto andando sempre diritto e fermandosi eventualmente una sola volta se c’era il semaforo rosso. Almeno in quell’incrocio visto dall’alto nel film. Non so perchè i nostri amministratori si ostinino a complicare la vita della gente più del necessario e così facendo creare la convinzione che le regole sono solitamente stupide, non sono rispettabili e non vanno rispettate. E poi ci si lamenta dell’illegalità diffusa. Se uno rispetta la legalità non ha la sensazione di essere nel giusto ma quasi sempre di essere pressochè l’unico fesso. E si adegua.

 

Bicincittà

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Già ho detto e ripetuto che nella mia città i pedoni non sempre attraversano le strade sui passaggi pedonali e non sempre per attraversare aspettano il verde dei semafori. Può essere che questa sia la regola, che basti sempre solo guardare se sono prossimi i veicoli in arrivo e qualora così non fosse si passa comunque. M’è sorto anche il dubbio che – come per la numerazione delle case – anche per la circolazione pedonale qui si debbano seguire altre regole e magari ci si debba fermare quando l’omino é verde e passare solo quand’è rosso, ma ho constatato che il colore dell’omino è indifferente: si passa quando si stima che le vetture siano abbastanza lontane o non si vedono. Ho già detto e ripetuto che rispettando quelle che credo siano le regole, per andare a piedi da qui a lì si devono fare molti passi e molte fermate in più e che molto verosimilmente l’assessore che deve occuparsi di queste cose non va mai a piedi. Ma credo anche che non usi nemmeno la bicicletta. ??????????????????????????Ma forse anche in questo caso le regole da osservare in questa città sono diverse da quelle che io credo, magari  in bici si può andare contromano e sui marciapiedi. Perchè se così non fosse per andare in bici da casa mia al fornaio lontano 15 metri (10 a Sud, 5 a Est) e ritorno dovrei fare: 160 m verso Sud, 50 m verso Est, 150 m verso Nord, 45 m verso Ovest e sarei davanti al fornaio e poi ancora 85 m verso Ovest, 80 m  verso Nord, 80 m verso Est, 70 m verso Sud e sarei a casa: circa 720 metri invece di 30. Forse non è il caso di chiedere ai miei concittadini di andare in bicicletta o di rispettare le regole, almeno quelle che io conosco e che forse non sono quelle in vigore.

Usi e costumi

Magari qualcuno può aiutarmi a risolvere i miei dubbi.
Non vivo in questa città da sempre ma “soltanto” da 15 anni e non tutto l’anno.
Noto che in molte cose i concittadini  sono informatissimi e non immaginano nemmeno che altri possano ignorare quello che per loro è del tutto ovvio: ex Ospedale, ex Stazione, Prolungamento, Numeri Rossi tutti i nativi sanno cosa sono e prima o poi lo impara anche il forestiero.
Girando per la città vedo tutti i pedoni attraversare dove non ci sono le strisce e passare con l’omino rosso: bimbi, adulti, italiani, stranieri, giovani svelti, anziani lenti. L’unico che ho visto aspettare pazientemente il verde si è giustificato dicendomi “Io ho paura”.
A questo punto mi sono sorti dei dubbi:
  • Sarà consentito passare anche col verde?
  • Sono l’unico ad osservare i semafori perché sono l’unico stupido o l’unico a rispettare le norme?
  • Non sarà che le norme che conosco non sono quelle vigenti?
  • Se sono vigenti, non sarà che sono superate dagli usi locali?
Trovo
“Nell’ordinamento italiano, l’art. 1 delle Disposizioni sulla legge in generale (approvate preliminarmente al Codice Civile con r.d. 16-03-1942, n. 262) li cita espressamente quali fonti del diritto. L’art. 8 sancisce che Nelle materie regolate dalle leggi e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi richiamati. L’art. 9 inoltre così recita: Gli usi pubblicati nelle raccolte ufficiali degli enti e degli organi a ciò autorizzati si presumono esistenti fino a prova contraria. Perché si possa parlare di usi e consuetudini debbono concorrere due elementi concomitanti: l’elemento materiale, cioè il comportamento osservato reiteratamente, in concreto, da una generalità di soggetti; l’elemento psicologico, cioè la convinzione, la opinio juris, che tale comportamento sia obbligatorio. Gli usi non espressamente richiamati dal Codice civile italiano si chiamano più propriamente consuetudini.
Nell’ordinamento giuridico italiano, in relazione ai rapporti con il diritto positivo, si può individuare una consuetudo secundum legem quando nel rispetto della legge tende a chiarirne, a specificarne o dettagliarne ulteriormente la portata o il significato, come accade per l’uso interpretativo. Oppure si può avere una consuetudo praeter legem, quando concerne ambiti non disciplinati dalla legge. In astratto si può configurare una consuetudo contra legem, quando opera in senso contrario alla norma di legge, ma quest’ultima non è consentita.” (VEDI)
Visto che quando non c’è d’aspettare molti passano col verde ne deduco che probabilmente non è vietato dagli usi oltre ad essere consentito dalla legge.
Probabilmente sono l’unico a non conoscere usi locali aventi forza di legge.
Oppure – ed è quello che sempre penso – le norme italiane non sono fatte per essere rispettate ma per dare agli italiani (e agli stranieri) la sensazione di essere dei furbi evitando di osservarle. Per questo ci sono limiti di velocità di 30 km/ora su strade larghe, in ottime condizioni, senza case e senza lepri o fagiani. Per questo ci sono semafori che restano rossi per lungo tempo anche quando non vi è necessità alcuna e potrebbero magari segnalare lampeggiando la possibilità di pericolo. Ma che soddisfazione darebbe rispettare una norma riconoscendola utile e necessaria? Molto meglio sentirsi a proprio agio violando regole ritenute stupide, sbagliate, inutili e vessatorie: magari a ragione.
Io non aspetto il verde perché ho paura come quel signore e se è giusto adeguarsi agli usi mi adeguo ben volentieri: basta farmelo sapere.
P.S. —————————20.05.2015
Ho cercato ed ho trovato – Codice della strada – Art. 41. Segnali luminosi.
5. Gli attraversamenti pedonali semaforizzati possono essere dotati di segnalazioni acustiche per non vedenti. Le luci delle lanterne semaforiche pedonali sono a forma di pedone colorato su fondo nero. I colori sono:
a) rosso, con significato di arresto e non consente ai pedoni di effettuare l’attraversamento, né di impegnare la carreggiata;
b) giallo, con significato di sgombero dell’attraversamento pedonale e consente ai pedoni che si trovano all’interno dello attraversamento di sgombrarlo il più rapidamente possibile e vieta a quelli che si trovano sul marciapiede di impegnare la carreggiata;
c) verde, con significato di via libera e consente ai pedoni l’attraversamento della carreggiata nella sola direzione consentita dalla luce verde.