Da molto tempo dico le stesse cose e inutilmente le ripeto. Non mi aspetto che a qualcuno interessi qualcosa, ma non si sa mai..
Un
grande manifesto "Bicincittà" informava che anche a Savona c’era "bike
sharing" (penso che in questo Paese la lingua ufficale sia tuttora
l’italiano, ma sicuramente mi sbaglio). Credo fosse lì da diverso tempo,
ma non l’avevo mai notato perché passavo sul marciapiedi, dal lato
opposto del tabellone. L’ho letto e riletto; più o meno ho capito di
cosa si trattava ma non mi era chiaro come esattamente funzionasse la
cosa. Non so se chi fa i manifesti – anche a nostre spese visto che
c’entra la pubblica amministrazione – non sa esprimersi in italiano o
non vuole farsi capire da chi come me è vissuto in tempi in cui la
bicicletta si chiamava bicicletta (e solo più tardi, per brevità, bici);
ma ho compreso che doveva trattarsi di qualcosa come condivisione,
comunanza, prestito, noleggio, servizio biciclette ovvero bici
condivisa, comune, in prestito, a noleggio, di servizio o qualcosa di
simile, qualcosa cui c’entravano Comune, biciclette, viabilità,
spostamenti. Ma non ero riuscito a capire dove, come, quando.
Casualmente,
camminando sulla passeggiata sotto il Priamàr, poco tempo fa sono
finito nei pressi di quel parcheggio ed ho visto bici e pala verticale
d’istruzioni per l’uso. Ci passo spesso di lì, ma non l’avevo mai
notato: se sono in bicicletta sto attento alla strada, se sono a piedi
ormai so che il marciapiede finisce senza dare la possibilità di
proseguire se non fra le auto della rotonda e, per evitare di mettere a
rischio la mia incolumità, passo sempre dall’altro lato della strada.
Così quella bella novità mi è passata inosservata.
Ora so cos’è e
come funziona, in Internet ho trovato anche quanto costa; ho individuato
altre due postazioni e magari in futuro cercherò anche le rimanenti, se
mi resterà la curiosità. Quasi sicuramente continuerò ad usare le mie
di biciclette, ma non si sa mai.
La cosa potrebbe essere
interessante: meno auto e più biciclette. Normalmente mi muovo in bici,
ma ho qualche difficoltà a girare per Savona; per spostarmi da quì a lì,
diciamo dalla porta di casa al negozio sotto la finestra sull’altra
strada, devo: fermarmi al semaforo, arrivare a quello successivo, girare
a sinistra e fermarmi al semaforo, girare a sinistra, prendermi gli
insulti degli automobilisti se non mi metto nella corsia riservata agli
autobus o dai conducenti di questi se lo faccio, fermarmi al semaforo,
girare a sinistra e fermarmi al negozio; poi devo fermarmi al semaforo,
procedere diritto fino al prossimo, girare a destra, poi ancora a
destra, dare la precedenza alle auto sulla via di casa, girare a destra e
fermarmi a casa. L’altra possibilità è di prendere la via più breve
viaggiando sul marciapiedi, contromano: ovviamente preferisco andare a
piedi.
Ottima cosa quindi incentivare l’uso della bici, ma forse
prima bisognerebbe permettere anche a chi userebbe volentieri la sua di
potere circolare facilmente, senza fare lunghi giri o infastidire i
pedoni, che hanno tutto il diritto di usare in esclusiva i marciapiedi,
senza l’incubo di auto e moto: sembra che altrove usino "piste
ciclabili".
Ritengo che il servizio "bicincittà" si rivolga
principalmente a chi viene da fuori: se io che vivo a Savona ho qualche
difficoltà a muovermi in centro e non poche a salire le ripide vie verso
le colline, forse per loro non va molto meglio.
Savona. Ho visto con piacere che finalmente si è provveduto ad un
tracciato pedonale nella rotonda di Corso Mazzini, quella che si fa per
entrare nei posteggi, andare al porto o solo per stare nella “Via
Aurelia”: un po’ complicato ma c’è. Sono certo che quanto prima si
provvederà anche a ridisegnare le strisce dei – non molti – passaggi
pedonali praticamente cancellati dal passaggio dei veicoli. Questo lo
dico più da persona che spesso va in bici e talvolta in auto che da
pedone. Sono pericolosi: il pedone abituato a passare in quel punto sa
di essere sul passaggio pedonale e si comporta di conseguenza,
l’automobilista o ciclista di passaggio non vede zebratura e non pensa
di dovere dare la precedenza anche se è abituato a farlo e si aspetta
che sia il pedone a fermarsi. Quì a Savona sembra poi normale
considerare i pedoni dei buontemponi che hanno un sacco di tempo da
perdere: sarà anche vero, ma non è detto che abbiano anche buone gambe
per allungare volentieri un percorso altrimenti breve. E così anzichè
potere andare diritti sul lato destro o sinistro della strada, se
vogliono rispettare i percorsi pedonali devono ad ogni incrocio passare
da destra a sinistra e viceversa (Via Montenotte) o arrivati ad un certo
punto tornare indietro perchè il percorso finisce senza scampo, senza
modo di proseguire. Questo capitava e forse capita sul lato Priamar di
Corso Mazzini verso la darsena, questo succede a chi in Lungomare
Matteotti va verso la darsena sul lato mare: una volta superata la
Torretta proseguendo sul marciapiede si finisce in uno stretto angolino e
si deve o tornare indietro o proseguire sulla strada. Mai nulla avverte
prima che il marciapiede sta per finire e che se si vuole continuare
nella stessa direzione si devono scendere gli scalini o passare
sull’altro lato della strada o prendere un altro percorso: chi lo sa lo
fa, chi non lo sa torna indietro o va dove non dovrebbe .. e impara.
Anche in centro città un tempo le strade servivano principalmente
per il transito da un luogo all’altro di veicoli a due o quattro ruote
mossi da uomini o animali e di qualche mezzo a motore; i marciapiedi
erano per i pedoni, per la marcia-a-piedi appunto.
Oggi le strade in centro servono principalmente per la sosta dei veicoli
a motore e il transito di quelli che l’hanno terminata o cercano di
farla: gli altri solitamente evitano di passare per il centro. Ci passa
anche qualche ciclista, a suo rischio e pericolo: i marciapiedi per i
pedoni ci sono , le piste ciclabili quasi mai.
Mi immagino come poteva essere il piccolo centro ottocentesco di Savona,
con belle strade trafficate e larghe. Ora sono ristrette dalle auto
posteggiate e i veicoli possono ancora andare da qui a lì, ma non
viceversa per via dei divieti e dei sensi unici.
Savona è una piccola città sul mare; il suo centro storico è in piano ma
è cresciuta in piano solo lungo le rive del fiume e del mare, in
(ripida) collina altrove: Ospedale, Comando Vigili Urbani, Biblioteca
sono su cucuzzoli.
Nel comune è da qualche tempo attivo Bicincittà, un servizio di
bici-a-nolo dagli italiani detto “bike sharing”: mi piacerebbe proprio
conoscere quale successo ha avuto. Se non vado a piedi uso la bici,
quasi mai l’auto: a piedi in centro, in bici in periferia e provincia,
in auto altrove. Non so se chi ha voluto il Bicincittà ha provato a
usarla, la bici: lo vorrei vedere salire alla Villetta, al Polisportivo o
a uno di quei posti in collina. Ma vorrei anche vedere come se la cava
in pianura. Uno rispettoso delle regole non dovrebbe viaggiare in senso
vietato o sui marciapiedi e così o passa all’illegalità o per andare da
un posto a uno lontano 100 metri ne fa almeno 300.
I marciapiedi dovrebbero essere riservati ai pedoni, ma sono spesso
usati anche da ciclisti; viceversa le pseudo piste ciclabili sono
altrettanto spesso usate dai pedoni. Pericolosità delle strade e sensi
vietati invogliano i ciclisti a diventare pedoni su due ruote e usare i
marciapiedi, che dai bottegai del centro vengono anche usati come spazio
espositivo, vetrina.
Ovunque ci sono cassette della frutta messe sul marciapiedi durante
l’orario di apertura del negozio: in via Montenotte c’è perfino una
struttura metallica porta-cassette fissata al muro, sul marciapiede
sempre, giorno e notte, tutti giorni, festivi compresi. Se i marciapiedi
sono sufficientemente larghi tutto può andar bene; ma se non lo sono e
scenderne non si può perché ci sono le auto posteggiate e la gente
predilige far capannello nei punti più stretti (es.: dove c’è un palo di
segnaletica, o una pianta in vaso o un cestino rifiuti o in prossimità
di semafori) l’ingorgo avviene anche lì.
Chissà se un giorno in questa città potranno circolare automobilisti,
ciclisti e pedoni tutti felici e contenti, ciascuno su un percorso
apposito intelligentemente tracciato per ottenere il massimo risultato
col minimo sforzo e arrivare dove si vuole per la via più breve e nel
minor tempo.
Pubblicato il 23 giugno 2012
C’è da meravigliarsi se molti pedoni non seguono le regole?
A chi arriva a piedi dalla stazione o dai posteggi a NW del
centro capita quasi sempre di trovarsi poi in Piazza del Popolo, un
parco davanti alla ex-stazione (ora posteggio e/o luogo del mercato del
lunedì) con portici sugli altri tre lati. Da lì è normale proseguire per
via Paleocapa (la principale via di Savona, tutta affiancata da
portici) e subito trovarsi in Piazza Mameli (quella dove ogni sera alle
18 suona la campana dei caduti ). Se invece di proseguire verso la
Torretta (laggiù in fondo alla via) o girare poco più
avanti in Corso Italia (altra importante via pedonale) si vuole andare
verso il mare, è possibile prendere Via Montenotte che da Piazza Mameli
arriva fino Corso Colombo oltre la quale ci sono solo i giardini (che si
vedono) e la spiaggia: basta camminare sempre diritto. Restando sulla
destra si arriva al semaforo di Via Corsi e davanti non c’è passaggio:
si deve aspettare il verde e passare a sinistra, poi aspettare di nuovo
il verde per proseguire su quel lato. Arrivati al semaforo di Corso
Mazzini si fa il contrario: si aspetta il verde per passare sul lato
destro e poi il verde per andare verso la meta. Attraversata la strada
principale per continuare si deve aspettare via libera dal semaforo del
controviale. Le palme sono ormai vicine, basta tirar diritto. E invece
no: arrivati in Corso Colombo diritti non si può andare, bisogna prima
passare sul lato sinistro di Via Montenotte per attraversare sulle
strisce. Si passa e si è sullo spartitraffico ma oltre non si va: nessun
altro passaggio pedonale. I giardini sono al di là della strada ma non
c’è modo di arrivarci rispettando le regole: o tornare indietro e
cercare qualche via legittima o ignorare le regole. Cosa farà la gente?
Forse perchè abituati a ignorare la segnaletica orizzontale e a
sostare in doppia fila, certi automobilisti savonesi quando vedono uno
in bicicletta viaggiare sul margine destro della corsia non riservata
agli autobus non se la prendono con coloro che, posteggiando fuori
luogo, impediscono il normale scorrimento del traffico ma con il
ciclista che – secondo loro – viaggia al “centro della strada” mentre
dovrebbe viaggiare solo nelle piste ciclabili, cioè starsene a casa
considerato dove e quante sono.
Pur pesando un’ottantina di kg non credo potermi considerare un autobus,
ma quegli automobilisti forse sono convinti che io lo sia e vorrebbero
che viaggiassi nella corsia riservata ai mezzi pubblici arrogandosi il
diritto di superarmi anche dove le auto in sosta vietata non lo
permettono. E non si limitano a suonare il clacson invece di usare il
pedale del freno, ma insultano anche: mi è capitato tempo fa con un
signore anziano e stamane con una signora molto più giovane ma
altrettanto arrogante. Mi fanno imbestialire.
Sicuramente in Comune di Savona c’é e ci sarà qualcuno scelto dal
sindaco che si occupa di viabilità. Mi piacerebbe che questa persona, o
meglio ancora il sindaco stesso, almeno per una volta non usasse l’auto
o il motorino ma facesse un piccolo giro a piedi o uno poco più grande
in bici.
Non dovrebbe camminare molto partendo dal Comune per accorgersi quanto
bistrattati siano i pedoni, quelli che rispettano le regole, passano
sulle strisce, aspettano il verde dei semafori, si comportano insomma da
bravi cittadini. L’ho già detto inutilmente anni fa e lo ripeto ora.
Mettiamo che arrivato in via Montenotte per via Astengo si soffermi
nell’omonima pasticceria e poi, vedendo la palma dei giardini sul mare,
gli venga voglia di concedersi una passeggiata fino laggiù. Arrivato
all’incrocio di Via Corsi il semaforo è verde ma da quella parte non c’è
passaggio pedonale. Molti non se ne curano e passano lo stesso magari
anche col rosso, ma un’istituzione non può certo mostrarsi inosservante
delle regole: aspetta prima il verde per passare sull’altro lato della
strada e poi il verde per attraversare sulle strisce Via Corsi. Arriva
così all’incrocio con Corso Mazzini: anche lì il semaforo è verde ma non
c’è il passaggio pedonale da questa parte di via Montenotte.
Attraversare comunque Corso Mazzini è troppo pericoloso per quasi tutti
ma naturalmente il nostro non ci pensa nemmeno: attende il verde per
tornare sul lato destro di Via Montenotte e poi aspetta il verde per
attraversare Corso Mazzini. Se non è un Mennea forse non ce la fa a
superare anche il controviale prima che il semaforo torni rosso e di
nuovo deve aspettare che torni verde. Attraversato così Corso Mazzini o
aspetta che venga verde per riattraversare Via Montenotte o prosegue sul
lato in cui si trova, ma arrivato in Corso Colombo (non c’è semaforo)
non troverà le strisce per attraversarlo ma solo per tornare sul lato
sinistro di Via Montenotte. Da lì può attraversare su percorso pedonale
mezzo Corso Colombo, arrivare all’aiuola spartitraffico e poi
proseguire o volando o violando le norme stradali non essendoci più
zebre per attraversare l’altra metà. Più o meno lo stesso succederebbe
se preferisse Via Niella-Via Giacchero a Via Montenotte. Se nell’uno e
nell’altro percorso non si limitasse a guardare dove mette i piedi e
alzasse gli occhi potrebbe capitargli di vedere qualche signora sbattere
fuori dalla finestra la polvere del panno con cui fa le pulizie senza
neppure accertarsi che almeno non ci sia qualche passante, ma le pulizie
non le fanno a tutte le ore. E pensare le sgridate che mi sarei preso
mezzo secolo fa da mia madre se avessi fatto così!
Mettiamo che fatto il suo breve giro a piedi qualche giorno dopo il
nostro signore o signora provasse a farne uno in bicicletta e sempre
partendo dal Comune volesse andare al mare. La cosa più logica è che
percorra Corso Italia mirando al monumento di Garibaldi, davanti al
mare. Arrivato in Piazza Giulio II o fa il bravo cittadino, gira a
destra, giunge in Via Montenotte, la percorre tutta, gira attorno
all’aiuola spartitraffico di Corso Colombo, attraversa i giardini e alla
fine di riffe o di raffe giunge al munumento equestre oppure fa come
fanno quasi tutti: percorre l’ultimo tratto di Corso Italia contromano
sul marciapiedi che niente dice essere anche pista ciclabile e non solo
pedonale come indica il nome. Se volesse andare alla Torretta non so
quale giro dovrebbe fare per rispettare sensi unici e spazi pedonali
(Via Montenotte, Corso Mazzini, Via Gramsci?), altrimenti Via Paleocapa
contromano sotto i portici e buonanotte al senso civico. Perchè girare
in bicicletta è ancor peggio che andare a piedi: in centro nessuna
corsia riservata ai ciclisti, o vanno contromano o fanno grandi giri e
meno male che inquinano solo con un po’ di anidride carbonica.
Visto che in centro non ci sono piste ciclabili forse pensa di andare
dove ci sono: magari sulla destra Letimbro verso Lavagnola o in Via
Nizza verso Zinola. Se uno lungo il Letimbro crede di essere in una
pista ciclabile sicuramente può credere anche di essere un elicottero.
Quasi sempre i pedoni che la percorrono si spostano se vedono arrivare
una bicicletta, ma quasi nessuno ha gli occhi sulla nuca. Semafori senza
senso sono rossi anche quando dovrebbero essere verdi: se le auto che
vanno nella direzione del ciclista hanno il verde e la pista è a destra
delle auto e nella strada a destra è vietato entrare non c’è alcun
motivo perchè il ciclista debba fermarsi, tranne il rosso di un semaforo
dispettoso riservato ai ciclisti. In via Nizza la pista ciclabile
inizia a più di due Km dal centro, i pedoni hanno il loro marciapiedi ma
ogni tanto qualche vettura sosta bellamente sulla pista. Ma non mi
dilungo oltre,
l’ha già fatto qualcun altro:
dico solo che mi piacerebbe che chi in Comune deve occuparsi di questo
provi personalmente a fare un giro in bici o un giretto a piedi, magari
più d’uno per provare le gioie che pedoni e ciclisti dovrebbero
apprezzare, rendersi conto delle palesi assurdità e porvi rimedio con
poca spesa.
Dopo molti tentativi, dopo costoso fare e disfare, dopo meno
costoso giocare a Lego con le barriere New Jersey pare che alla fine la
rotatoria della Torretta abbia da tempo trovato la sua sistemazione
definitiva. Ma il preposto al traffico cittadino ha avuto un’altra
occasione per giocare lì vicino: il passaggio pedonale. Approfittando
dei lavori per il cambio di ponte ha pensato bene di inventarsi un
originale passaggio pedonale che attraversa l’Aurelia non
perpendicolarmente per la via più breve ma in diagonale, in modo da
aumentare il tempo di transito dei pedoni e di attesa delle auto. Forse
l’idea era quella di evitare che i pedoni finissero dove passavano i
mezzi per i lavori del ponte. Col lavoro di operai per dipingerle e
vigili per consentirglielo alla fine una nuova serie di strisce gialle
partiva da dove partivano quelle bianche e arrivava dall’altra parte
della strada qualche metro più a destra delle precedenti. Prima, passata
l’Aurelia, si poteva scendere agevolmente sulla banchina e andare verso
la Torretta o verso il ponte, ora dove finiscono le strisce gialle
davanti c’è un gradone. Tuttavia, dopo tanto tempo, le strisce gialle
non sono più nuove ed evidenti di quelle bianche e così può capitare e
capita che qualcuno non sappia quale siano quelle più attuali e, nel
dubbio, se poi deve andare a destra sceglie le gialle e se deve andare a
sinistra le bianche. Magari il preposto si diverte pure a vedere quelli
che, arrivando da verso Albissola sul marciapiede lungomare, superata
la Torretta continuano su quella che credono la naturale prosecuzione
del percorso pedonale e si trovano a dover fare un tratto nel traffico
dell’Aurelia o tornare indietro e trovare l’alternativa. Mi capita
spesso di fare a Savona strani percorsi pedonali: chissà se sono una
specialità locale, come il chinotto.
C’è un tale in città che gira con giubbino speciale, blocchetto e penna: un ausiliario del traffico credo si dica.
È solerte, svelto e quando trova una vettura col permesso di sosta
scaduto anche da un minuto sembra la persona più felice del mondo.
Sorridendo soddisfatto scrive sul blocchetto il verbale, lo stacca, lo
infila sotto il tergicristallo e passa a controllare la vettura
soccessiva. In tutto il centro cittadino i posteggi o sono riservati ai
residenti o sono a pagamento: tutte le auto posteggiate quindi devono
esporre un’autorizzazione o un tagliando a tempo, tutte vanno
controllate, tutte potrebbero essere sanzionabili: una pacchia per il
nostro solerte tutore della legge.
Da una persona così scrupolosa, così inflessibile con le mancanze altrui
ci si aspetterebbe un comportamento irreprensibile. E invece …
Invece anche lui, arrivato sul lato destro di Via Montenotte
all’incrocio con Via Corsi, si comporta come tanti altri savonesi: non
aspetta – come vuole il Comune e impone la segnaletica – il semaforo
verde per passare sulle strisce all’altro lato di Via Montenotte e poi
aspettare il verde per attraversare via Corsi e poi aspettare il verde
per riattraversare via Montenotte, ma attraversa bellamente via Corsi
dove non ci sono strisce pedonali, restando sul lato destro di Via
Montenotte per proseguire il controllo delle vetture posteggiate su quel
lato e allegramente multare quelle che trova in fallo.
«Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare»?
Sicuramente il Comune dispone di qualche aggiornato studio
certificante che i pedoni savonesi hanno tantissimo tempo da perdere e
tanta voglia di camminare, confermato dal fatto che – pensano in Comune –
se così non fosse userebbero l’auto: se non la usano non è perché
impiegherebbero chissà quanto tempo per trovare chissà dove un posto per
fermarsi e se lo trovano magari è a pagamento, ma perché hanno proprio
tempo da perdere e voglia di camminare. E pensare che io ero convinto
del contrario e che moltissimi mostrino invece di avere una gran
fretta: non aspettano il verde del semaforo pedonale, non attraversano
sulle strisce, passano quando e dove gli pare per non perdere tempo.
Se lo studio suddetto non esiste devo ritenere che l’assessore va a
piedi o in bicicletta solo per salutismo o per far passare il tempo,
altrimenti i percorsi pedonali e ciclistici in città sarebbero disegnati
in modo da potersi spostare rispettando le regole senza dover fare
tratti e fermate supplementari.
Per andare a piedi da Piazza Mameli al mare per Via Montenotte si deve
passare tre volte da un lato all’altro della strada, fermarsi cinque
volte ai semafori e alla fine tornare indietro perché non c’è passaggio
per proseguire. Da via XX Settembre verso il centro in via Verzellino i
passaggi sono solo a sinistra, in Via Astengo o a destra o a sinistra,
in via Corsi sui due lati ma con attese ai semafori: non sempre uno può
essere fortunato e trovarsi sul lato giusto. Immagino che l’assessore
sia felice di allungare le passeggiate e godersi le fermate, magari
ammirando con calma il tramonto quando – dopo avere premuto il pulsante –
aspetta il verde per attraversare l’Aurelia davanti al Priamar.
La bicicletta penso proprio non l’usi in città: per spostarsi di qualche
decametro in centro dovrebbe fare qualche ettometro o non osservare le
regole andando contromano o sui marciapiedi, nella pista ciclabile
lungoletimbro troverebbe l’intralcio dei pedoni, dovrebbe fermarsi a
semafori illogicamente rossi e fare un gradino quando la pista finisce,
ma va meglio in quella lungoaurelia dove c’è solo qualche auto ferma e
non sempre.
Prima o poi anche a lui potrebbe capitare di andare a piedi o in bici
non per diletto ma per necessità e magari di non rispettare norme e
percorsi che tanti suoi concittadini ritengono fatti per non essere
rispettati. Magari allora potrebbe farci un pensierino.




In città molte sono le strade a senso unico, molti gli incroci,
molti i semafori, per vetture e per pedoni. Il traffico non è continuo
ma a singhiozzo, interrotto
dal rosso semaforico e può capitare che pur avendo omino rosso un
pedone potrebbe senza pericolo attraversare la strada, per buon tratto
libera tra un semaforo e l’altro. So di un solo incrocio (con una strada
a intenso traffico bidirezionale) in cui per breve tempo tutti i semafori
per le vetture sono rossi e quelli dei pedoni sono verdi, in tutte le
direzioni. Le strisce pedonali attraversano perpendicolarmente le
quattro strade, ma i pedoni – ovviamente – tagliano anche diagonalmente
l’incrocio: nel tempo concesso è infatti impossibile attraversare sulle
strisce prima una via e poi l’altra e per farlo si dovrebbe aspettare un
bel po’ il ritorno del verde pedonale. Non so se attraversare così
l’incrocio sia esplicitamente consentito dalle norme vigenti,
se non lo fosse io mi aspetterei o tempi pedonali più lunghi o
tracciati di attraversamento anche diagonali, per non constatare ancora
una volta che il Comune non ama i pedoni o non vuole che si abituino a
pensare che anche in Italia le regole siano ben fatte per essere
convintamente osservate ed ad attraversare sulle strisce rispettando i
semafori . In realtà posso assicurare che quasi tutti i miei
concittadini non hanno questo vizio: all’occasione attraversano dove non
ci sono i passaggi pedonali e non rispettano i semafori e per non
sentirmi strano o stupido spesso mi comporto come loro.
A me pare significativo un fatto accaduto qualche giorno fa.
Strada a senso
unico, semaforo veicoli rosso. Un signore in moto è fermo aspettando il
verde e nell’attesa parla con un pedone sul marciapiedi. Viene il
verde, non c’è nessuno dietro e il motociclista s’intrattiene ancora un
po’ col pedone. Naturalmente al semaforo veicolare verde da sud a nord
corrisponde il pedonale rosso da est a ovest, ma un uomo e una donna a
piedi, provenienti da est, passano davanti al motociclista che quindi,
terminato di parlare, non può subito proseguire per la sua strada. Credo
che il motociclista si sia lamentato per questo, quello che so è che il
pedone, già un po’ avanti sul marciapiede verso ovest, è tornato
indietro ed ha inveito contro il motociclista dicendo seccato “Lei stava
parlando, ed io dovevo aspettare i suoi comodi?”. Evidentemente che il
semaforo per lui fosse rosso non aveva importanza alcuna.
Ho visto un film in TV, era ambientato a New York e in molte
scene si vedeva dall’alto un incrocio stradale. Ecco: mi piacerebbe che
il sindaco della mia città fosse come quello di quella. Ma basterebbe
che l’assessore che si occupa della circolazione pedonale di questa
città ragionasse come quello di quella.
Dall’alto si vedeva l’incrocio di due strade entrambe con marciapiede:
quello che mi ha colpito è che i passaggi pedonali erano semplicemente
il proseguimento dei marciapiedi, praticamente all’interno del
quadrivio. Non c’erano pedoni che li usassero, nel film: tutta la zona
era bloccata dalla polizia. Ma se vi fossero stati non dovevano fare
complicate manovre come capita ai pedoni della mia città. Meglio, come
capiterebbe ai pedoni della mia città se osservassero le regole e i
percorsi ideati dal nostro assessore o da chi per lui: in pratica quasi
tutti seguono il percorso più breve come quelli di New York, ma non è
quello prescritto e non badano ai semafori.
Arrivati all’incrocio, capita (non sempre) che quello prescritto quando
va bene imponga di allontanarsi qualche passo da esso per trovare il
passaggio pedonale, quando va male di fermarsi, aspettare il semaforo
verde, attraversare, fermarsi, aspettare il verde, attraversare,
fermarsi, aspettare il verde, attraversare per trovarsi dove a New York
(e altrove) sarebbe giunto andando sempre diritto e fermandosi
eventualmente una sola volta se c’era il semaforo rosso. Almeno in
quell’incrocio visto dall’alto nel film. Non so perchè i nostri
amministratori si ostinino a complicare la vita della gente più del
necessario e così facendo creare la convinzione che le regole sono
solitamente stupide, non sono rispettabili e non vanno rispettate. E poi
ci si lamenta dell’illegalità diffusa. Se uno rispetta la legalità non
ha la sensazione di essere nel giusto ma quasi sempre di essere
pressochè l’unico fesso. E si adegua.
Pubblicato il 10 aprile 2015
Già ho detto e ripetuto che nella mia città i pedoni non sempre
attraversano le strade sui passaggi pedonali e non sempre per
attraversare aspettano il verde dei semafori. Può essere che questa sia
la regola, che basti sempre solo guardare se sono prossimi i veicoli in
arrivo e qualora così non fosse si passa comunque. M’è sorto anche il
dubbio che – come per la numerazione delle case – anche per la
circolazione pedonale qui si debbano seguire altre regole e magari ci si
debba fermare quando l’omino é verde e passare solo quand’è rosso, ma
ho constatato che il colore dell’omino è indifferente: si passa quando
si stima che le vetture siano abbastanza lontane o non si vedono. Ho già
detto e ripetuto che rispettando quelle che credo siano le regole, per
andare a piedi da qui a lì si devono fare molti passi e molte fermate in
più e che molto verosimilmente l’assessore che deve occuparsi di queste
cose non va mai a piedi. Ma credo anche che non usi nemmeno la
bicicletta.
Ma
forse anche in questo caso le regole da osservare in questa città sono
diverse da quelle che io credo, magari in bici si può andare contromano
e sui marciapiedi. Perchè se così non fosse per andare in bici da casa
mia al fornaio lontano 15 metri (10 a Sud, 5 a Est) e ritorno dovrei
fare: 160 m verso Sud, 50 m verso Est, 150 m verso Nord, 45 m verso
Ovest e sarei davanti al fornaio e poi ancora 85 m verso Ovest, 80 m
verso Nord, 80 m verso Est, 70 m verso Sud e sarei a casa: circa 720
metri invece di 30. Forse non è il caso di chiedere ai miei concittadini
di andare in bicicletta o di rispettare le regole, almeno quelle che io
conosco e che forse non sono quelle in vigore.
Magari qualcuno può aiutarmi a risolvere i miei dubbi.
Non vivo in questa città da sempre ma “soltanto” da 15 anni e non tutto l’anno.
Noto che in molte cose i concittadini sono informatissimi e non
immaginano nemmeno che altri possano ignorare quello che per loro è del
tutto ovvio: ex Ospedale, ex Stazione, Prolungamento, Numeri Rossi tutti
i nativi sanno cosa sono e prima o poi lo impara anche il forestiero.
Girando per la città vedo tutti i pedoni attraversare dove non ci
sono le strisce e passare con l’omino rosso: bimbi, adulti, italiani,
stranieri, giovani svelti, anziani lenti. L’unico che ho visto aspettare
pazientemente il verde si è giustificato dicendomi “Io ho paura”.
A questo punto mi sono sorti dei dubbi:
- Sarà consentito passare anche col verde?
- Sono l’unico ad osservare i semafori perché sono l’unico stupido o l’unico a rispettare le norme?
- Non sarà che le norme che conosco non sono quelle vigenti?
- Se sono vigenti, non sarà che sono superate dagli usi locali?
Trovo
“Nell’ordinamento italiano, l’art. 1 delle Disposizioni sulla legge
in generale (approvate preliminarmente al Codice Civile con r.d.
16-03-1942, n. 262) li cita espressamente quali fonti del diritto.
L’art. 8 sancisce che Nelle materie regolate dalle leggi e dai
regolamenti gli usi hanno efficacia solo in quanto sono da essi
richiamati. L’art. 9 inoltre così recita: Gli usi pubblicati nelle
raccolte ufficiali degli enti e degli organi a ciò autorizzati si
presumono esistenti fino a prova contraria. Perché si possa parlare di
usi e consuetudini debbono concorrere due elementi concomitanti:
l’elemento materiale, cioè il comportamento osservato reiteratamente, in
concreto, da una generalità di soggetti; l’elemento psicologico, cioè
la convinzione, la opinio juris, che tale comportamento sia
obbligatorio. Gli usi non espressamente richiamati dal Codice civile
italiano si chiamano più propriamente consuetudini.
Nell’ordinamento giuridico italiano, in relazione ai rapporti con il
diritto positivo, si può individuare una consuetudo secundum legem
quando nel rispetto della legge tende a chiarirne, a specificarne o
dettagliarne ulteriormente la portata o il significato, come accade per
l’uso interpretativo. Oppure si può avere una consuetudo praeter legem,
quando concerne ambiti non disciplinati dalla legge. In astratto si può
configurare una consuetudo contra legem, quando opera in senso contrario
alla norma di legge, ma quest’ultima non è consentita.” (
VEDI)
Visto che quando non c’è d’aspettare molti passano col verde ne
deduco che probabilmente non è vietato dagli usi oltre ad essere
consentito dalla legge.
Probabilmente sono l’unico a non conoscere usi locali aventi forza di legge.
Oppure – ed è quello che sempre penso – le norme italiane non sono fatte
per essere rispettate ma per dare agli italiani (e agli stranieri) la
sensazione di essere dei furbi evitando di osservarle. Per questo ci
sono limiti di velocità di 30 km/ora su strade larghe, in ottime
condizioni, senza case e senza lepri o fagiani. Per questo ci sono
semafori che restano rossi per lungo tempo anche quando non vi è
necessità alcuna e potrebbero magari segnalare lampeggiando la
possibilità di pericolo. Ma che soddisfazione darebbe rispettare una
norma riconoscendola utile e necessaria? Molto meglio sentirsi a proprio
agio violando regole ritenute stupide, sbagliate, inutili e vessatorie:
magari a ragione.
Io non aspetto il verde perché ho paura come quel signore e se è
giusto adeguarsi agli usi mi adeguo ben volentieri: basta farmelo
sapere.
P.S. —————————20.05.2015
Ho cercato ed ho trovato – Codice della strada – Art. 41. Segnali luminosi.
5. Gli attraversamenti pedonali semaforizzati possono essere dotati
di segnalazioni acustiche per non vedenti. Le luci delle lanterne
semaforiche pedonali sono a forma di pedone colorato su fondo nero. I
colori sono:
a) rosso, con significato di arresto e non consente ai pedoni di effettuare l’attraversamento, né di impegnare la carreggiata;
b) giallo, con significato di sgombero dell’attraversamento pedonale e
consente ai pedoni che si trovano all’interno dello attraversamento di
sgombrarlo il più rapidamente possibile e vieta a quelli che si trovano
sul marciapiede di impegnare la carreggiata;
c) verde, con significato di via libera e consente ai pedoni
l’attraversamento della carreggiata nella sola direzione consentita
dalla luce verde.