sabato 10 dicembre 2011

Scuole materne, Veneto contro Italia

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sabato 10 dicembre 2011 – REGIONE – Pagina 8
IL CASO. La Giunta regionale, su iniziativa del governatore, ha messo in mora lo Stato. La legge di stabilità configurerebbe un palese squilibrio
Scuole materne, Veneto contro Italia
Gli istituti paritari per l´infanzia ricevono la metà dei contributi delle strutture pubbliche. Zaia: «Sperequazione inaccettabile»
LUCA ZAIA
VENEZIA
Ci aveva provato quest´estate l´assessore regionale Remo Sernagiotto a mettere il dito nella piaga sulla questione delle scuole materne parificate. Numeri alla mano, Sernagiotto dimostrava, in maniera provocatoria, che sarebbe stato conveniente addirittura chiudere le materne statali. «Le paritarie autonome - spiegava - gestiscono oltre 90 mila bambini a un costo pro capite di 2.800 euro, mentre quelle comunali seguono 6.500 iscritti a 5.120 euro l´uno, e quelle statali ne hanno oltre 45 mila a 6.300 euro a testa. «Ecco perchè vorrei eliminare le statali - sparava Sernagiotto - o il ministro mi dà retta o avvierò una battaglia campale per far passare questo modello».
Il ministro Gelmini, malgrado le promesse di interessamento, non ha fatto in tempo a spingere questo concetto e adesso il Veneto mette in mora lo Stato proprio sulla questione delle scuole paritarie per l´infanzia, che costituiscono il 68 ! per cento del totale presente nel territorio regionale rispetto al 32 per cento di scuole pubbliche.
La giunta regionale, su iniziativa del presidente Luca Zaia che l´aveva preannunciata all´incontro organizzato in novembre dalla Conferenza Episcopale del Triveneto, ha infatti dato incarico alle competenti strutture dell´analisi giuridica della normativa in materia, con lo scopo di individuare eventuali profili di illegittimità costituzionale poter ricorrere avanti la Corte Costituzionale nei confronti dello Stato contro la Legge di stabilità 2012. L´eventuale ricorso alla Corte Costituzionale sarà patrocinato dal professor Mario Bertolissi dell´Università di Padova.
«La scuola dell´infanzia - ha sottolineato Zaia - costituisce una tappa fondamentale nel percorso formativo dei bambini e svolge un importante ruolo di supporto alle famiglie. In Veneto, a differenza di altre Regioni, questo ruolo essenziale è svolto da 1.183 scuo! le paritarie con ben 94.500 alunni, mentre gli istituti statal! i accolgono 45 mila frequentanti. La consistenza dei dati e il fatto che in molte zone della regione non c´è alternativa alla scuola paritaria, pone la questione del rispetto del principio di parità di trattamento delle famiglie venete in riferimento al principio sulla parità di accesso al diritto allo studio».
«Le nostre scuole dell´infanzia paritarie, inoltre, hanno registrato negli ultimi anni un grave stato di sofferenza finanziaria - ha aggiunto Luca Zaia - e denunciano evidenti sperequazioni rispetto alle scuole dell´infanzia statali: a fronte di 3.200 euro pro capite di media nazionale, il Veneto riceve solo 1.900 euro, come se il servizio garantito dalla Regione Veneto fosse erogato con un costo pari a circa la metà di quello fornito dallo Stato. Per contro, il dato contabile della quota pro capite risulta nettamente antitetico rispetto alla qualità ed efficienza del servizio erogato. A fronte di questa situazione, la Legge statale di sta! bilità autorizza "la spesa di 242 milioni di per il 2012" ma, anzichè definire le finalità dell´impegno finanziario, fa riferimento ad una norma dichiarata incostituzionale nel 2006 - ha concluso Zaia - ponendo una concreta ipoteca sull´effettiva attuabilità della disposizione di cui si tratta».

venerdì 2 dicembre 2011

Adesso basta cattivi esempi

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venerdì 02 dicembre 2011 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Adesso basta
cattivi esempi
Forse Lorsignori non hanno ancora capito che la piccola, grande questione dei vitalizi sarà l´ultimo banco di prova della loro serietà.
Non hanno capito che, a fronte dei pesanti sacrifici che si prospettano per il cittadino-comune-mortale in procinto di pensione, e che dovrà invece inseguire il sogno di anno in anno dopo aver versato decenni di contribuzione, l´annunciata modifica del trattamento riservato agli onorevoli in Parlamento appare semplicemente ridicola. Certo, finirà (finirà?) lo sconcio di periodi offensivi (un tempo bastava un giorno solo di legislatura!) previsti per guadagnarsi il diritto alla previdenza vita natural durante. Così come finirà la vergogna della soglia bassissima di età minima richiesta quale requisito per poter incassare subito l´assegno d´oro. Dal prossimo gennaio - giurano i legislatori - occorreranno almeno sessant´anni d´età e cinque di attività passata tra i ! banchi per poter invecchiare economicamente in pace. Il che resta comunque imparagonabile rispetto ai quarant´anni di lacrime e sangue prospettati per tutti gli altri italiani, e con l´ipotesi degli almeno 65 anni di fatica per tutti prima di lasciare il lavoro. L´onorevole vitalizio resterà un privilegio incomprensibile e intollerabile, nonostante le ultime rassicurazioni di cambiamento anticipate dalle presidenze di Camera e Senato. Il Parlamento avrebbe dovuto e dovrebbe fare quel che ha già fatto la regione Emilia-Romagna: abolire il vitalizio dei suoi consiglieri fin dalla prossima legislatura. Abolirlo, non decurtarlo o cercare di renderlo più soave agli occhi degli italiani. Anche perché ai 945 onorevoli (più i senatori a vita) non mancano i mezzi né le informazioni su come farsi una pensione integrativa o assicurativa. Invece assistiamo all´assurdo. Pare che un folto gruppo di parlamentari sia addirittura pronto a una sorta di disubbidi! enza di massa: dimettersi dalle Camere di appartenenze prima d! el 31 dicembre di quest´anno, in modo da poter ancora godere del generoso trattamento in vigore. Non solo. Qualcuno già azzarda un possibile ricorso contro lo Stato per il supposto «cambiamento in corsa» delle regole. Come se il diritto a fare casta fosse immutabile: poiché ieri i parlamentari andavano in pensione ancora giovani e con contributi irrisori, qualunque correzione «in peggio» sarebbe incostituzionale.
Da non credere! Si spera che deputati e senatori, i quali dovranno presto approvare col voto lo sforzo di risanamento immenso, ma necessario del governo-Monti, avranno l´accortezza di non esagerare. Di non esagerare nell´indifendibile difesa di ingiustizie sociali, di iniquità che nessuna società moderna può più tollerare. Chi si prepara a chiedere misure pesantissime, e non solo in campo previdenziale, deve dare il primo esempio.

giovedì 1 dicembre 2011

Il parco giochi Pozza abbaglia la capitale

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giovedì 01 dicembre 2011 – ECONOMIA – Pagina 11
COMMESSE. La Provincia di Roma dà un milione all´azienda di Recoaro
Il parco giochi Pozza abbaglia la capitale
La Provincia capitolina ha ordinato le giostrine illuminate con un sistema fotovoltaico brevettato
Karl Zilliken
RECOARO
Il parco giochi fotovoltaico conquista Roma. Energia pulita, ricerca e contenimento dei costi. La ricetta europea per risollevare l´economia? No, è il metodo Pozza per battere la crisi e diventare leader nel settore dei giochi per parchi e dell´arredamento urbano. L´azienda di Recoaro raccoglie i frutti del suo lavoro sull´innovazione: ad un anno dalla presentazione del sistema fotovoltaico per gli scivoli, con un investimento sulla ricerca di circa 100 mila euro, la Provincia di Roma le ha affidato la realizzazione di 30 parchi gioco dotati del sistema brevettato Pozza, per una commissione che si aggira attorno al milione di euro.
Il sistema che sta alla base del "Parco che si illumina da solo" fa della semplicità e della versatilità i suoi punti di forza, con pannelli fotovoltaici integrati sui tetti delle strutture gioco, luci a led, una batteria per auto e un sensore di luminosità. ! Quando calano le tenebre, il parco giochi cambia volto: «L´idea dell´illuminazione è nata dopo aver visto diversi atti vandalici notturni nei parchi - racconta Dario Pozza, direttore commerciale - Un parco illuminato è anche un parco sicuro, ma non bastava illuminare le giostre servendosi della rete elettrica. Serviva qualcosa di più per rispondere alle esigenze ambientali di questi tempi: ecco, quindi, la scelta dei pannelli solari e delle luci a led a bassissimo consumo. In più abbiamo fatto in modo che i nostri parchi accumulassero più energia di quella essenziale: in questo modo, potranno essere collegati a sistemi d´allarme, di videosorveglianza e, perché no, a giochi elettrici. Diventeranno produttori di energia pulita».
A questo punto, viene da chiedersi quale sia il costo cui vanno incontro le amministrazioni pubbliche per questa innovazione: «Dal 20% al 30% in più rispetto ai parchi tradizionali, diciamo intorno ai 25 mila euro a par! co». Il 6 dicembre, il presidente della Provincia di Roma in! augurerà il primo di questi parchi "a impatto zero", quello installato in Largo Pettazzoni, nel quartiere di Torpignattara.
«I nostri punti di forza sono le certificazioni di qualità sui materiali e la lavorazione italiana, perlopiù vicentina (le batterie, ad esempio, arrivano dalla Fiamm di Montecchio Maggiore) - conclude Dario Pozza - Abbiamo perfino ottenuto una certificazione relativa al legno, che è estratto in modo equo e solidale».
La commissione da 1 milione arrivata dalla Provincia di Roma è una bella soddisfazione per una piccola azienda, con un fatturato che si aggira sui 5 milioni e con 20 dipendenti.

giovedì 17 novembre 2011

«Sono ingegnere parlo sette lingue e non trovo lavoro ..»

Il Giornale di Vicenza Clic
giovedì 17 novembre 2011 – LETTERE – Pagina 54
IMMIGRATI & NOI
«Sono ingegnere
parlo sette lingue e non trovo
lavoro perché
sono... vecchio»
Ho letto attentamente l´articolo sul Giornale del 7 novembre dell´ottima Chiara Roverotto e le informazioni precise e circostanziate date. Mi permetto alcune considerazioni.
È evidente che su una popolazione di immigranti di alcune decine di migliaia di persone è possibile ci siano, anzi è sicuro, molte persone di studio e di cultura.
È anche sicuro che hanno fatto una scelta, della quale potremmo anche trarre vantaggio, loro e noi.
È sicuramente meglio, esempio, avere una badante con laurea in medicina che una mamma con esperienza di cucina o di casa.
La Roverotto si ferma sul discorso che gente con lauree faccia il portiere. Direi ringrazi il cielo di avere un lavoro, oggi come oggi.
Esamina abbondantemente il discorso del brain gain del brain losing eccetera. Forse queste persone potrebbero essere molto utili nel loro paese di origine, credo.
Non abbiamo visto la capacità educativa dell´Università di! Bujumbura o di Kigali verso la Sorbona o la Bocconi, ma sicuramente sono ottime università. Dobbiamo dire che questi immigranti parlano almeno la lingua inglese o quella francese, non è poco.
Bene, non potendo parlare di altri parlo di me, così sono sicuro di quel che dico:
Sono laureato in ingegneria elettrotecnica con varie specializzazioni, parlo sette lingue, ho esperienze di vario tipo, facilmente dimostrabili. Quando sono andato a cercare lavoro mi hanno risposto che sono vecchio. Bene loro fanno i portieri, io faccio volantinaggio a circa 4 euro l´ora senza Tfr, malattia e ammenicoli vari. Sono dispostissimo ad andare anche a Benghazi o in Ruanda così facciamo pari con il brain gain, ma nessuno mi viene a cercare.
Non ho niente contro i signori oggetto dell´articolo, anzi: però veniamo a fare un´analisi anche dei nostri, e ho portato il mio esempio, ma credo non sia difficile trovarne molti. Questo per par condicio.
Ing. Alessandro! Santini
Volantinatore
Isola Vicentina

venerdì 11 novembre 2011

«Il latino? Utilissimo»

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SANDRIGO. Al via il corso ad Ancignano

«Il latino? Utilissimo»
E il parroco lo insegna

Giulia Guidi

Don Pierangelo: «Le lezioni di inglese ormai sono dappertutto La lingua antica fa capire la storia ed è una palestra della mente»

venerdì 11 novembre 2011 PROVINCIA, pagina 40
Il latino come riscoperta delle proprie radici, storiche e religiose, ma anche come eccezionale esercizio per la mente. È la proposta di don Pierangelo Rigon che ha il corso sulla lingua dei Cesari nella sua parrocchia di Ancignano. «Questo corso è una sfida e una provocazione - spiega l´intraprendente parroco - Chi può avere interesse per una lingua considerata “morta”? I corsi di inglese sono promossi    ovunque, affiancati da altre lingue europee e adesso si stanno affacciando pure l´arabo, il cinese, il russo, l´ucraino e chi più ne ha più ne metta».
«Sono scelte legate alla multiculturalità, al crogiuolo di etnie che formano ormai anche la società italiana - prosegue Rigon - Proporre il latino è certo in controtendenza, ma non significa affatto che sia una stravaganza, un´offerta per i buontemponi o per qualche nostalgico. È una lingua che aiuta a comprendersi meglio dentro questo grande flusso della storia, al quale è impossibile sfuggire. Ci riappropriamo delle nostre radici - continua - Per dialogare a pari con le civiltà che sono arrivate nei nostri territori. Difendere la propria identità non è opporsi alle altre, ma dialogare da pari a pari con chi usa altri idiomi, ha tradizioni e usanze diverse. Non c´è arricchimento reciproco se quasi ci si vergogna dei nostri valori e si tende ad esaltare gli altri semplicemente perché sono “degli altri” e, in qualche modo, rappresentano il progresso, il nuovo». Non solo: «Il latino è una palestra formidabile per la mente - sottolinea il parroco - Destreggiarsi un po´ tra declinazioni e coniugazioni, casi e complementi, tiene in esercizio il cervello e perciò fa rimanere giovani». Rigon non dimentica inoltre che il corso di latino è finalizzato anche alla crescita spirituale, il latino è la lingua delle grandi preghiere liturgiche: «Certo - argomenta - si possono recitare anche in lingua moderna, ma pronunciate nella lingua originale è tutt´altra cosa. Conoscere il latino aiuta ad avvicinarsi senza paura o preconcetti anche alla forma straordinaria del rito romano, a quella che la gente chiama comunemente “messa in latino”: una possibilità che il Papa ha dato a sacerdoti e fedeli, per attingere anche da qui l´alimento per la loro fede. Ed è giusto che un prete si preoccupi anche di questo».

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mercoledì 9 novembre 2011

Un alibi in meno

Il Giornale di Vicenza
mercoledì 09 novembre 2011 – PRIMAPAGINA – Pagina 1

Un alibi in meno
È finita come ormai tutti prevedevano, e molti speravano. Silvio Berlusconi si è arreso all´evidenza di un parlamento senza più maggioranza e di una pressione internazionale che confida nel suo abbandono per fermare la speculazione della finanza mondiale che sta dando l´assalto all´Italia. È difficile che il passo indietro del Cavaliere basti a invertire la rotta di un sistema che ha deciso di punire il nostro Paese a prescindere dal reale stato dei fondamentali economici: le dimissioni daranno un po´ di euforia alla Borsa per qualche giorno, poi la crisi mondiale ricomincerà a macinare i suoi bersagli.
Ma è comunque importante che l´“alibi Berlusconi“ venga tolto dalla scena principale. Ora, infatti, la strada è chiara ed è quella che anche ieri disegnavamo: il premier darà le dimissioni un minuto dopo aver chiesto al Senato e poi alla Camera l´approvazione della prima tranche di provvedimenti c! he l´Europa ha chiesto all´Italia (giova ripeterlo: all´Italia, non solo a Berlusconi). I partiti e i parlamentari che avevano proclamato a gran voce la propria disponibilità a votare ciò che ci viene chiesto dalla Ue a patto che il premier facesse un passo indietro, avranno l´occasione di dimostrare la loro coerenza. Ciò permetterà al Cavaliere di uscire da Palazzo Chigi dalla porta principale per consegnare la lettera di dimissioni a Napolitano forte di una maggioranza finta alla Camera, ma di una maggioranza vera al Senato. Avrà quindi ancora la forza di dettare qualche condizione in cambio della resa.
La prima: nessun governo “di larghe intese“ o tecnico. Berlusconi chiederà (lo ha già annunciato) di andare subito alle elezioni per ribadire la supremazia del bipolarismo rispetto ai giochi di palazzo.
La seconda: se, com´è probabile, Napolitano dovesse decidere di affidare un incarico esplorativo per un governo “di tregua" i! ncaricato di far approvare in pochissimi mesi le riforme impos! te dall´Europa per poi andare alle elezioni, il candidato dovrà essere quello proposto dal partito che è ancora di maggioranza relativa in questo parlamento: ovvero il Pdl. E in quel caso la scelta cadrà su Gianni Letta, l´unica persona dalla quale Berlusconi non tema uno scherzetto “alla Dini“: incarico transitorio divenuto infinito.
Ed ora, che Paese sarà senza Berlusconi al governo? Questo sarà il suo ultimo mese da presidente del Consiglio: non ci sarà un altro giro di giostra. E questa certezza toglie dalla scena il grande alibi degli ultimi quindici anni: quello che ha impedito al campo moderato di esprimere un progetto liberista e non libertino, quello che ha impedito al campo progressista di far nascere solo un progetto “anti“ qualcuno. Ma chi è convinto che il Cavaliere tolga il disturbo, commette un errore. Resterà alla guida del partito con intatte capacità di condizionamento e leadership. Per il giudizio storico, c´è ancora tempo.

martedì 25 ottobre 2011

La Tav opera strategica Manette a chi viola i cantieri

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La Stampa 25/10/2011

La Tav opera strategica Manette a chi viola i cantieri

Il sito della discordia equiparato a quelli militari: si rischia l’arresto fino a un anno

MASSIMO NUMA
TORINO

Svolta nella ventennale vicenda della linea Torino-Lione. Nel decreto sviluppo passa la linea bipartisan, sostenuta anche dal Pd e da altre forze politiche dell’opposizione, relativa all’istituzione del presidio di interesse strategico nazionale per il cantiere di Chiomonte (Torino) della linea ferroviaria Torino-Lione.

Il provvedimento, non appena sarà esecutivo, non limiterà in alcun il diritto al dissenso pacifico da parte di chi, in Val Susa, si oppone ancora alla Tav. Cambiano però le norme per chi si ostinerà a utilizzare la zona della Maddalena di Chiomonte come teatro per inscenare ulteriori episodi di guerriglia come è avvenuto dal 23 maggio al 9 settembre scorso, quando sono avvenuti gli ultimi incidenti, con 323 feriti tra le forze dell’ordine. Il cantiere Ltf diventerà intangibile, protetto da misure assai più severe, in materia di sicurezza. E anche le procedure per gli espropri dei terreni di Clarea, necessari alla fase due dei lavori, ormai imminente, saranno di fatto molto semplificate. Sarà possibile l’arresto da tre mesi fino ad un anno per chi entra abusivamente nel cantiere. Lo prevede una bozza del provvedimento sullo Sviluppo all’esame del governo. «Per assicurare la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione e garantire, a tal fine, il regolare svolgimento dei lavori del cunicolo esplorativo de La Maddalena, le aree ed i siti del Comune di Chiomonte, individuati per l’installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse strategico nazionale», si legge nel provvedimento. «Fatta salva l’ipotesi di più grave reato - recita il testo - chiunque si introduce abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale di cui al comma 1 ovvero impedisce o ostacola l’accesso autorizzato alle aree medesime è punito a norma dell’articolo 682 del codice penale. Nella relazione al testo si legge che «dalla dichiarazione di area di interesse strategico nazionale discende, per coloro che vi si introducono abusivamente ovvero ne impediscano o ne ostacolino l’accesso autorizzato, la stessa sanzione prevista dall’articolo 682 del codice penale - arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da 51 a 309 euro - per l’ingresso arbitrario in luoghi ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato». Il ruolo dell’Esercito sarà molto più importante, sempre in sintonia con le forze dell’ordine. Il presidio interforze continuerà nella tutela del cantiere ma con a disposizioni norme giuridiche molto più severe.

Le reazioni. Alberto Perino, uno dei portavoce del movimento No Tav: «Hanno gettato la maschera, ma adesso non potranno più raccontare all’Unione Europea la bugia di un’opera condivisa con la popolazione, adesso il mondo capirà come l’Italia intende portare avanti le opere pubbliche. La nostra linea non cambia, porteremo avanti la lotta come abbiamo sempre fatto. E domenica, ancora una volta, abbiamo dimostrato che la Valle di Susa non è d’accordo». Stefano Esposito, parlamentare Pd: «Sia chiaro che questo provvedimento non significa che la Val Susa sia militarizzata. Le gente potrà continuare a protestare ma adesso basta con le violenze organizzate».

lunedì 17 ottobre 2011

L’impunibilità dei furbi

 L’impunibilità dei furbi

Pane al pane

LORENZO MONDO

C’ è una donna a ore, chiamiamola Rosaria, che ogni mattina prende il bus per recarsi a sbrigare i lavori di casa presso una famiglia torinese. Bisogna sentirla con quale veemenza, con quali pittoreschi improperi se la prende con i passeggeri che non pagano il biglietto, insensibili al memento della macchinetta obliteratrice (e obliterata). Rappresentano un campionario di genti arrivate da ogni dove - volti bruni o di color ocra, donne velate ma non mancano tra loro i rampolli ben vestiti e attrezzati di buone famiglie nostrane. Rosaria ha talvolta l’impressione di essere la sola a pagare il pedaggio o di appartenere a una esigua minoranza di sprovveduti, si dà della pavida e della stupida, sentendosi vittima di una iniqua sopraffazione.

Bene, da oggi nutre qualche speranza (e noi con lei) che le cose possano cambiare. Perché il Comune di Torino ha deciso di introdurre sui mezzi pubblici il bigliettaio dismesso tanti anni fa. Ed ha scelto, in via sperimentale, un tram che taglia la città da Nord a Sud centrando il quartiere topico di Porta Palazzo. In un solo giorno i controllori hanno individuato 600 persone salite senza biglietto e hanno recuperato 900 euro, nonostante il fuggi fuggi dei più lesti. Il provvedimento, promettono, sarà esteso tra sei mesi a tutte le linee della città.

Non occorreva la giustificazione delle esauste finanze comunali per adottare una simile risoluzione. Esiste innanzitutto un problema di equità, che impone un trattamento paritario per gli utenti di un mezzo per sua natura popolare (sul quale è difficile operare distinzioni di censo). Sento già montare il mugugno e la protesta di chi vorrebbe accreditare a un intangibile Welfare il diritto al tram. Mentre abbonamenti di favore e ragionevoli esenzioni possono ovviare a situazioni di particolare disagio o di penuria.

L’importante è impedire ai furbi di farla franca, di abusare delle risorse comuni, richiamandoli all’osservanza delle regole. Questa vale anche per le situazioni che possono apparire di minore entità ma assumono un significato, per così dire, germinale. Vogliamo trascurare l’educazione negativa che viene impartita da comportamenti irrispettosi del vincolo sociale, ripetuti ogni giorno davanti a una così grande platea di cittadini? Non saranno indotti, questi «piccoli» trasgressori, a concedersi più estese licenze, approfittando dell’impunità garantita dalle istituzioni? Anche sulle rotaie di un tram si misura il percorso di una crescita civile. Anche un biglietto timbrato può dare testimonianza di un’etica condivisa.


(da "La Stampa" del 16 ottobre 2011)

«L'impossibile cassonetto regalato alla vecchina»

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 16 Ottobre 2011 CRONACA Pagina 62
AIM

«L'impossibile
cassonetto
regalato
alla vecchina»


Mi è capitato di assistere a un fatto singolare. Un paio di addetti dell'Aim ha consegnato a una anziana signora il nuovo cassonetto per la raccolta delle immondizie a domicilio. Innovazione mirabile, se non fosse per qualche piccola incongruenza.
La novità, unica nel suo genere, risiede nel fatto che viene consegnato un cassonetto per ogni famiglia con tanto di codice personalizzato. Lei chiederà: anche per i singoli? Ma certamente e con le stesse identiche, mastodontiche dimensioni standard, tanto che la signora in questione ha esclamato che per riempirlo tutto ci avrebbe impiegato non meno di 50 anni, perchè quel termine residuo non comprende tutto il Secco, bensì un Secco che può essere Umido e un Umido che può essere Secco.
Sembrava di assistere alle elucubrazioni di Plotino sulla c! ostituzione dell'anima che sarebbe un corpo quasi spirito, anzi uno spirito quasi corpo. Tanto per fare un esempio: un attaccapanni (non compreso nell'elenco della Guida informativa) ricadrebbe in questa voce perchè ha l'anima di ferro.
A questo punto sarebbe necessario che l'amministrazione fornisse a ogni famiglia anche uno spettrofotometro ad assorbimento atomico in modo da poter evidenziare se sotto ogni scorza di plastica ci sia qualche metallo raro. Certo, è una faccenda molto complicata che solo intelligenze superiori possono risolvere...
La tragedia però è che quel cassonetto l'anziana non poteva lasciarlo in strada, ma doveva portarselo nell'unica stanza dove abitava, altrimenti sarebbero scattate sanzioni a ripetizione. Così mestamente se l'è preso e zoppicando ha iniziato a salire le due rampe di scale. E per fortuna che era vuoto e che, tra 50 anni, quando sarà finalmente pieno, la vecchina riposerà finalmente feli! ce tra i più.
Ho una strana sensazione, come quella a! vvertita pochi anni fa quando ho partecipato ad una assemblea che doveva trattare alcune cosuccie del quartiere Italia.
Si è presentato il solito illuminato di turno, altro colore politico, ma stessa prosopopea: bello, aitante, ben vestito, molto profumato e dal sorriso smagliante. Ha parlato per circa mezz'ora a una vasta assemblea. Un discorso forbito, solenne, quasi aulico con spunti sapienziali di elevato valore estetico, esoterico e soteriologico.
Alla fine, tra un silenzio tombale, una vecchietta osò chiedere: "Scusi, giovanotto, io ho insegnato per 40 anni al liceo, ma di ciò che ha detto non ho capito nulla!" Allora mi sono fatto avanti e ho spiegato che in poche parole il politico illuminato aveva voluto comunicare ai presenti che l'amministrazione delle loro lamentele se ne fregava.
Lei non ci crederà, ma il giovane rampante si è arrabbia-
to moltissimo e se ne è anda
to sbattendo la porta. Ora con questa faccenda de! l Resi
duo avverto la stessa sensazione.
Giorgio Rigno

martedì 11 ottobre 2011

L'ultimo italiano del palazzo

IL GIORNALE DI VICENZA






Martedì 11 Ottobre 2011 PROVINCIA Pagina 29





LA STORIA. L'esperienza di “frontiera” raccontata dall'anziano presidente del Comitato benefico di Cornedo





L'ultimo italiano del palazzo



Antonio Salmaso, 80 anni, vive in uno stabile con cinque famiglie di immigrati: «Abitudini diverse ma sempre con grande rispetto»



«A questo punto mi devo considerare io un extracomunitario». Lo dice sorridendo Antonio Salmaso, 80 anni appena festeggiati, “fotografando” la sua situazione: «È come se fossi da solo, in mezzo agli indiani». L'anziano è un autentico personaggio, molto noto in città perché è presidente del Comitato beneficio del carnevale cornedese, che da 25 anni mantiene vive le feste tradizionali e folcloristiche del paese. Abita con la moglie in via 25 Aprile, al piano terra di una palazzina di 6 appartamenti a due passi dal centro: «È come essere all'Onu: abitudini diverse ma sempre con grande rispetto, nel segno dell'integrazione», confida. In effetti, il suo è l'unico nucleo italiano: in poco meno di dieci anni, via via, le altre famigli! e “autoctone” hanno lasciato il loro posto ad altre cinque, ognuna di una nazionalità diversa.

«Sopra di me c'e una famiglia albanese, al secondo piano una ghanese; sull'altro lato, alloggiano le altre tre famiglie: una marocchina, una seconda indiana e una terza cinese».

Uno spaccato della realtà sempre più multietnica, in un paese in cui la popolazione immigrata raggiunge la soglia del 10%. Ognuna con le sue abitudini, i suoi usi ed i suoi costumi, in una convivenza «animata da scambi culturali che arricchiscono».

Dai davanzali dello stabile sono stese coperte e lenzuola e indumenti dai colori sgargianti, che indicano la provenienza dei proprietari.

«Non ci sono mai stati problemi di convivenza -aggiunge Salmaso- Del resto, conto sul mio spirito di adattamento che mi ha fatto superare ogni difficoltà. Mi sono adattato ai diversi odori delle spezie che i miei vicini utilizzano per cucinare; profumi dei ! loro Paesi, ben differenti dai nostri e in alcuni casi anche p! iù “pungenti”».

E poi non esita ad aggiungere: «I modi di fare e di comportarsi della vita privata sono diversi dai nostri: loro sono più esuberanti, più rumorosi. Ormai ho imparato a distinguere la nazionalità delle famiglie non tanto dalle lingue straniere che non conosco, ma da come salgono e scendono le scale: ad alcuni piace avere stereo al seguito con cui sentire la musica originaria del loro paese. Ma tutto prosegue secondo le regole del buon vicinato».

sabato 24 settembre 2011

«I manifestanti all'arrivo a Montecchio erano inutili e non democratici»

IL GIORNALE DI VICENZA

Sabato 24 Settembre 2011 LETTERE Pagina 73
GIRO DI PADANIA

«I manifestanti
all'arrivo
a Montecchio
erano inutili
e non democratici»


Sabato 10 settembre arriva a Montecchio Maggiore il “Giro di Padania”. Amante del ciclismo, sono a venti metri dal traguardo per gustarmi l'arrivo della tappa e anche la conclusione del giro. È evidente che la scelta del nome “Giro di Padania” dà alla manifestazione un significato che supera i confini dello sport, ma è pur sempre una scelta e come tale mi sembra civile rispettala. Purtroppo non mi riesce di vedere l'arrivo, in quanto manifestanti hanno completamente invaso di bandiere tricolori, di fischi e insulti organizzatori, atleti e chiunque facesse parte della carovana. Vedere alle premiazioni atleti come Ivan Basso e altri coperti da fischi e grida come “buffone” e quant'altro, faceva nascere in me un miscuglio fra vergogna e rabbia. Vergogna perch&#2! 33; non ho ricordi di un'arrivo di una tappa così qualificata nel nostro Comune; sentire insulti e offese mi ha fatto sentire profondamente a disagio.
Rabbia perché non riuscivo a capire. Vedevo infatti tra le fila dei contestatori il nostro ex sindaco di Montecchio e altri attuali consiglieri dell'opposizione mischiati ai vari “No Dal Molin” ai “No Tav” ai “No global”.
Ora la mia riflessione è: ma era opportuno creare una contro-manifestazione? È stato intelligente ? È stato cosí democratico? Democrazia è la possibilità di avere le proprie idee politiche, le proprie credenze religiose, i propri gusti. La ricchezza di un contesto sociale nasce dalla diversità di idee, dalla creatività, dalle differenze di ogni tipo anche politiche. La libertà è imprescindibile, ma la “tua libertà finisce là dove inizia la mia”. Tu hai la libertà di creare una manifestazi! one che esprima il tuo pensiero e io avró la libertà! di organizzare un evento che esprima il mio pensiero.
Tu organizzi la tua festa mussulmana ed io organizzo la mia sagra parrocchiale. Tu organizzi la tua festa del Prosecco e io la mia festa del Durello. Tu organizzi la tua festa a Pontida e io organizzo la mia festa dell'Unità. Io non vengo ad insultarti a Pontida e tu evita di fischiarmi a Bologna. O no? Da appassionato di ciclismo mi auguro che anche il prossimo anno Montecchio riveda una manifestazione così ben organizzata, ma con l'augurio che non ci siano i contro-manifestanti. Che poi si chiami Giro di Padania, Tour Democratico o la corsa della Libertà poco importa... se avremo l'intelligenza di avere rispetto per la libertà altrui. W il ciclismo “ciclato”!
Claudio Parise
Montecchio Maggiore

lunedì 19 settembre 2011

Le colonie Usa e la lezione sul debito

17/9/2011
Le colonie Usa e la lezione sul debito
MARTA DASSU'
Echi della storia: distanti ma istruttivi. Il dibattito europeo sulla crisi del debito ricorda una delle dispute più accese della vita iniziale degli Stati Uniti.

A un decennio circa dalla formazione dell’Unione (1781), il primo segretario del Tesoro americano, Alexander Hamilton, condusse la sua battaglia per trasferire a livello federale parte del debito accumulato dalle 13 colonie durante la guerra di indipendenza. Hamilton propose un piano in due fasi.

La prima prevedeva appunto che il governo federale si accollasse il debito contratto dagli Stati. La seconda prevedeva la creazione di una Bank of America, un embrione di Banca Centrale. Queste proposte si scontrarono però - lo ricostruisce su Aspenia un articolo di «Germanicus» - con un’opposizione feroce. Contro di esse si mosse l’allora segretario di Stato Thomas Jefferson, uno dei padri della Dichiarazione di indipendenza. Le sue obiezioni erano di carattere costituzionale. Secondo Jefferson, il piano del segretario del Tesoro costituiva un’aperta violazione dei diritti degli Stati, a tutto vantaggio del governo federale. E soprattutto costituiva un pericoloso precedente: non vi era nulla, infatti, nella Costituzione che autorizzasse la creazione di una Banca degli Stati Uniti. Si tenga conto che quando il governo federale cominciò ad emettere banconote (solo a metà dell’800, per finanziare la guerra civile), la Corte suprema dichiarò in prima battuta incostituzionale l’emissione dei «biglietti verdi». Più che le obiezioni di Jefferson, era però l’opposizione di alcuni Stati ad ostacolare il piano di Hamilton.

Il più risoluto era la Virginia, Stato ricco del Sud che all’epoca includeva anche gli attuali West Virginia e Kentucky. Le sue finanze erano relativamente sane, e i suoi abitanti non avevano nessuna intenzione di pagare di tasca propria per le «scelleratezze» finanziarie dei puritani del Nord. La Virginia, alla fine, dette il proprio assenso al piano di risanamento. In cambio, però, ottenne da Hamilton la promessa che la capitale federale sarebbe stata spostata in un territorio ritagliato fra la stessa Virginia e il Maryland, sui terreni lambiti dal Potomac. Dove appunto sorgerà Washington. La collocazione del Campidoglio a poche ore di distanza dalle tenute patrizie della Virginia avrebbe simboleggiato la leadership politica dell’Old Dominion all’interno dell’Unione originaria. A parti geograficamente rovesciate (il Sud americano dell’epoca come il Nord europeo di oggi) e al di là di tutte le differenze (abbiamo già la Bank of Europe, senza avere una gestione federale del debito), le analogie con quel primo dibattito sono interessanti, se viste «across the Atlantic»; e non del tutto accidentali. Le difficoltà dei neonati Stati Uniti, così come quelle dell’Unione Europea, confermano infatti una «legge» molto semplice: in un’Unione di Stati ancora poco strutturata - come era l’Unione iniziale delle colonie americane e come è oggi l’Ue - si creano sempre forti tensioni distributive. Che possono essere superate, almeno temporaneamente, se gli Stati più ricchi e competitivi si assumono responsabilità commisurate al loro status, accettando di contribuire più degli altri al funzionamento dell’Unione. È quello che fece la Virginia, decidendo di barattare qualche Bot dell’epoca con una posizione di guida all'interno dell’Unione americana delle origini.

Nel caso dell’Unione Europea, questo ruolo può essere svolto solo dalla Germania. Ma Berlino appare restia a farsene carico. Negli Anni Novanta, una leadership tradizionalmente favorevole all’integrazione ha cominciato a mettere in discussione l’entità del proprio contributo netto al bilancio comunitario. Oggi, stigmatizza il rischio che l’Ue si trasformi in una costosa «Transfer-Union» respingendo proposte, come gli eurobond, che potrebbero alleviare le pressioni sull’euro. Si dirà: perché meravigliarsi se i tedeschi esitano a pagare per rimediare ai problemi altrui? È un’osservazione corretta in un’ottica contabile ma lo è meno in una visione strategica. La Germania è stata storicamente un grande contributore (il «paymaster», si sarebbe detto a Richmond) ma anche uno dei grandi beneficiari dell’Ue, traendone vantaggi tangibili sia sul piano politico che su quello economico. Berlino ne ha anche tratto vantaggi indiretti, immateriali: per esempio politiche regolatorie e standard che hanno quasi sempre finito col mutuare modelli tedeschi. Il punto vero in discussione è se questi benefici siano esauriti, o siano diventati inferiori ai costi, come sembra ritenere una parte dell’élite tedesca a più di due decenni dalla riunificazione del Paese. La risposta razionale è che non sia così. L’ormai famoso studio di Ubs sui costi di una spaccatura dell’euro dimostra che sarebbero molto superiori, per i contribuenti tedeschi, ai costi del salvataggio combinato di Grecia, Irlanda e Portogallo. Angela Merkel ne è sicuramente consapevole. Ma ha scelto di muoversi, dall’esplosione della crisi greca in poi, per piccoli passi, data la debolezza interna della coalizione di governo e visti i paletti fissati da una Corte costituzionale apparentemente più vicina all'eredità di Jefferson che non a quella di Hamilton. Il rischio è che questa logica politica gradualista, combinata a una visione economica che forza gli Stati in debito a misure drastiche di austerità, faccia saltare l’Unione monetaria prima di farla decollare come Unione politica.

Teniamo quindi conto degli echi della storia. La solidarietà fiscale è una delle battaglie fondative, una battaglia esistenziale, per le Unioni fra Stati. Può essere vinta solo a condizione che gli Stati più forti abbiano il coraggio di scelte costose ma vantaggiose: è il prezzo della leadership. D’altra parte, gli Stati più deboli devono a loro volta accettare vincoli sostanziali, costituzionali ma non solo, alle proprie politiche di bilancio, come avviene del resto in un assetto americano (la quasi totalità dei singoli Stati della Federazione si sono dati leggi più o meno strette sul «balanced budget») di cui stiamo prendendo alcuni pezzi ma non l’insieme. Questo è lo «scambio» originario della storia travagliata degli Stati Uniti. Vedremo se sarà lo scambio alla base del futuro europeo.

domenica 18 settembre 2011

L'italiano medio

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 18 Settembre 2011 PRIMAPAGINA Pagina 1

L'italiano medio

L'italiano medio - quello che osserva i fatti della vita senza il paraocchi dell'ideologia, del pregiudizio o della faziosità partitica - assiste basìto alle cronache degli ultimi tempi. E giunge all'amara constatazione che sia largamente diffusa la convinzione di poterlo facilmente prendere per i fondelli.
Le telefonate del Presidente del Consiglio con il suo compagno di bagordi Tarantini, ad esempio, non aggiungono nulla di nuovo a quanto già si sapeva: l'uomo è contento - come spiega efficacemente al telefono con linguaggio forbito - se «gira la patonza». Berlusconi continua a ripetere - non senza qualche ragione - che non c'è nulla di illecito in tutto ciò: ma è sconcertante che non si renda conto che il problema non sta nella (presunta) illegalità di certi comportamenti, ma nel fatto che il Presidente del Consiglio italiano tr! ascorra al telefono più tempo con i Tarantini, i Lele Mora e centinaia di squinzie che con la Merkel, Sarkozy e gli altri capi di governo impegnati a salvare la baracca mondiale che sta crollando.
L'italiano medio - quello che non è legato a nessun carro - si sente preso per i fondelli anche da certi magistrati che rifiutano sdegnati l'ipotesi che ci sia un disegno politico dietro certe inchieste, e per i quali è una cosa normale in un Paese democratico la registrazione di centomila (centomila!) intercettazioni per un'inchiesta su una presunta induzione alla prostituzione. L'italiano medio pensa che arriverà il giorno in cui Berlusconi non sarà più un alibi utile a non affrontare lo sfascio del nostro sistema giudiziario.
L'italiano medio (e perfino il padano medio) si sente preso per i fondelli dal capo del partito che doveva rivoluzionare il Paese a colpi di federalismo, riforme e tagli agli sprechi, e che è ridotto a difendere le ! Province, le Comunità montane, i micro enti del sottobosc! o politico perché sono sì poltrone inutili, ma ci sono seduti i fedelissimi e lui ha già il problema di piazzare il figlio Trota per doversi occupare anche del destino di altre migliaia di persone come ad esempio l'ex ministro Castelli, quello che si lamenta per essere «diventato povero dopo aver fatto politica, dovendo accontentarsi di 145 mila euro l'anno». Testuale.
L'italiano medio si sente preso per i fondelli da Bersani, Di Pietro, Vendola, che dopo 15 anni propongono per il dopo-Berlusconi la rinascita dell'Ulivo. E resta in attesa di veder ricomparire Diliberto, Pecoraro Scanio, Visco e compagnia tassante. Magari anche Prodi: così, giusto per far recuperare qualche voto al centrodestra.
L'italiano medio si convince che anche gli organismi dello Stato lo credano un fesso. Ad esempio quando l'Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza annunciano ogni settimana i risultati di una spettacolare operazione antievasione. È un lav! oro che merita il plauso: ma davvero credono che l'italiano medio si beva il fatto che solo a Vicenza si cerchi il modo di pagare meno tasse? E che siano solo singolari coincidenze il fatto che a Roma si vara una manovra basata a parole sulla lotta all'evasione, o il fatto che a Vicenza la Finanza ha fatto pulizia in casa propria e ora deve dimostrare che il marcio non c'è più? L'italiano medio si domanda: se tutto emerge solo a Vicenza, vuol forse dire che nel resto d'Italia c'è ancora del marcio?
L'italiano medio si è fatto l'idea che tutti lo credano fesso. Invece è solo inevitabilmente, clamorosamente, fortunatamente estraneo e superiore a tutto questo. E perciò terribilmente e pericolosamente infuriato e sfiduciato.

giovedì 8 settembre 2011

Il coraggio e la normalità

IL GIORNALE DI VICENZA

Giovedì 08 Settembre 2011 PRIMAPAGINA Pagina 1

Il coraggio
e la normalità


La cosa che spaventa di più, nella situazione che sta attraversando l'Italia, è la progressiva e diffusa perdita del senso della realtà e della logica. Il cattivo esempio viene, come al solito, dall'alto: il caso più eclatante è l'ammissione resa dal ministro Calderoli in una riunione di presidenti provinciali veneti - e svelata ieri dal Giornale di Vicenza - del fatto che le Province non saranno abolite nonostante l'avvio delle procedure parlamentari. In pratica il ministro ha candidamente ammesso che si ripeterà la farsa del ministero dell'Agricoltura, cancellato da un referendum popolare e fatto rinascere con il nome di ministero delle Politiche agricole.
Come sia possibile sperare che un provvedimento così concepito e una manovra basata su simili presupposti possa essere ritenuta credibile e seria dai mercati, &#! 232; un mistero. Non si fanno fessi gli italiani, figuriamoci gli europei.
Ma i danni provocati da questa disarmante mancanza di credibilità non si limitano alle Borse o all'immagine del Paese: hanno effetti a cascata anche sugli italiani e determinano la progressiva rottura del patto di mutua fiducia tra Stato e cittadini. Il devastante fenomeno dell'evasione è solo l'aspetto più macroscopico di questa frattura: se non c'è fiducia nel sistema, è evidente che viene meno la volontà di contribuire al suo mantenimento. È sbagliato, non è condivisibile: ma è così. E la stessa scelta della Cgil di scioperare segue interessi di parte, non certo collettivi.
Se però scendiamo su una scala più piccola ci accorgiamo che la frattura tra Stato e cittadino produce effetti incresciosi. Nel giorno in cui il governo vara la manovra da lacrime e sangue, i presidi delle scuole vicentine rispondono picche alla richiesta di unif! ormare in due soli orari gli ingressi nelle scuole. L'appello ! era motivato dal fatto che anche le casse comunali piangono, e all'Aim la moltiplicazione delle corse degli autobus negli orari d'inizio delle lezioni costa 100 mila euro l'anno. Insomma, se si fossero decisi due ingressi, ad esempio uno alle 7.45 e uno alle 8.20, l'Aim avrebbe potuto risparmiare 100 mila euro. La risposta dei presidi è stata di 6 (sei) orari d'ingresso: alle 7.40, 7.45, 7.50, 7.55, 8.10 e 8.20. Una presa in giro.
I presidi sicuramente invocheranno l'autonomia scolastica, le norme, gli obblighi e qualsiasi altra legittima giustificazione: ma è difficile pensare che cinque minuti in più o in meno non valgano 100 mila euro. A meno che non si pensi - ed è questo il punto - che quei 100 mila euro li debba mettere lo Spirito Santo. In realtà sono soldi di tutti noi, bruciati sull'altare dell'egoismo. Il Paese va a rotoli, ma ciascuno pensa che tocchi agli altri fare il primo passo per rimettere in piedi la baracca. Vale per Lorsignori! e le Province, per gli evasori, per gli insegnanti e gli studenti, per tutti noi che abbiamo dimenticato che la vera prova di coraggio, oggi, è l'essere normali.

lunedì 29 agosto 2011

BAGARRE PER UN FUNERALE.

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 28 Agosto 2011 BASSANO Pagina 34
BAGARRE PER UN FUNERALE. Forze dell'ordine per placare gli animi

Folla di ghanesi
in obitorio
Ed è il finimondo
In 150 arrivano quasi alla rissa perché qualcuno vuol vedere il deceduto, un connazionale morto due mesi prima, temendo uno scambio di casse
Un funerale tra il caos, con l'intervento di polizia, carabinieri e vigili urbani arrivati in forze a sedare gli animi troppo surriscaldati di un folto gruppo di ghanesi che s'erano ritrovati ieri mattina verso le 9 nel piazzale dell'obitorio di via dei Lotti per accompagnare nell'ultimo viaggio un connazionale quarantenne morto suicida lo scorso giugno a Rosà.
Fra grida, strepiti e spintoni, nella struttura sanitaria si sono verificati infatti momenti di tensione tra gli stessi extracomunitari, circa 150 persone, radunatesi per partecipare alla cerimonia funebre.
Alcuni di loro però, dopo che la bara del poveretto era stata chiusa con il consenso dei familiari del poveretto, hanno preteso di vedere la salma ritenendo, chissà per quale motivo, che potesse non essere quella ! del connazionale deceduto un paio di mesi prima. Gli altri ghanesi al contrario non nutrivano alcun dubbio sull'identità del deceduto ed erano pronti ad accodarsi al corteo funebre che doveva raggiungere Riese Pio X, il paese del Trevigiano nel quale la vittima abitava. Si è di conseguenza scatenata una bagarre, anche sotto gli occhi del dott. Maurizio Sforzi, il responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Ulss 3, che per motivi di lavoro era all'obitorio. Vista la mal parata che ha rischiato di coinvolgere lo stesso professionista e gli addetti della struttura, sono state allertate le forze dell'ordine.
Primi ad arrivare gli agenti del Commissariato che di fronte alla folla chiassosa ma soprattutto al rischio che la disputa si tramutasse in una vera e propria rissa, incontrollabile dato il numero delle persone coinvolte, hanno preferito chiedere rinforzi. Sul piazzale dell'obitorio sono arrivate così anche pattuglie dei carabinieri di Bassano e del! la polizia locale. Le forze dell'ordine cercato di calmare le ! acque evitando che la situazione degenerasse. Alla fine è stato raggiunto un compromesso: i ghanesi che volevano vedere la salma sono stati accontentanti.
Non è stata però un'operazione semplice perché nelle celle mortuarie si trovavano altre salme pronte per essere accompagnate alle cerimonie funebri. Per evitare ulteriore confusione, il dott. Sforzi ha preso in mano la situazione e ha deciso di posizionare la bara con il corpo del ghanese nella chiesetta interna allo stesso obitorio e di far entrare i numerosi visitatori divisi per piccoli gruppo. Il corpo del povero ghanese, trasferito poco prima nella cella mortuaria dopo essere rimasto per un paio di mesi nelle stanze del servizio mortuario, al secondo piano interrato del monoblocco ospedaliero, come immaginabile, era tutt'altro che integro.
Non si conoscono i motivi che hanno indotto parte del gruppo di ghanesi a ritenere che vi fosse stato uno scambio di salme, anche perché la bara era ! stata chiusa dopo che i familiari avevano dato il benestare agli addetti dell'impresa funebre ieri mattina.
Alla fine, il corteo è partito per Riese Pio X con notevole ritardo. Nonostante il caos, tuttavia, non sono scattate denunce.

venerdì 29 luglio 2011

«Ai rifugiati mille e 200 euro Ai pensionati 450 al mese»?

IL GIORNALE DI VICENZA

Venerdì 29 Luglio 2011 LETTERE Pagina 46
EMIGRANTI

«Ai rifugiati
mille e 200 euro
Ai pensionati
450 al mese»?


Mi scuso con i lettori che non la penseranno come me, ma non posso stare zitta dopo aver letto l'ultima frase della lettera del sig. Pigatto pubblicata il 19 luglio scorso. Diceva testualmente: pensare di accogliere chi fugge per salvarsi la vita, solo se ci torna utile e obbligarlo a lavorare, alla lunga può risultare un boomerang. Intanto non capisco quale possa essere questo boomerang, poi mi sembra di capire che dovrebbe mantenerli gente come noi con le tasse e con gli aumenti della benzina, cittadini con uno stipendio di 1200 euro al mese con famiglia a carico, mutuo, bollette da pagare, oppure come me con una pensione di 450 euro circa al mese, dopo aver lavorato e pagato i contributi volontari con sacrificio per poter prendere questa misera somma. Agli extracomunitari invece 1200 euro al mese senza farli lavorare perchè sono rifugiati? Non è certo colpa nostra se i loro paesi sono in guerra, dimentichiamo forse che la guerra c'è stata per tanti anni anche in Italia?
Maria Pozzer

mercoledì 27 luglio 2011

«Su quel voto io ho qualche interrogativo»

IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 27 Luglio 2011 LETTERE Pagina 62
PARLAMENTO

«Su quel voto
io ho qualche
interrogativo»


In seguito alle polemiche per il voto più o meno segreto sull'arresto di Alfonso Papa, mi è sorto un dilemma: perché se io vado alle urne a votare non posso liberamente farmi una fotografia mentre metto la mia crocetta sul partito prescelto, mentre se alla Camera c'è una votazione segreta i burloni di turno possono palesarlo liberamente? Fini dice che la segretezza del voto non è un obbligo, bensì una facoltà alla quale un parlamentare può liberamente rinunciare; egregio Presidente della Camera, io cittadino qualunque non posso liberamente rinunciare a tenere segreto il mio voto?
Allora sconcertato concludo che chi vota per l'arresto di Alfonso Papa perché davanti alla legge siamo tutti uguali (e mi sta bene), lo fa con una modalità che rivela il contrario, ovvero che davanti alla legg! e non siamo tutti uguali (e non mi sta bene).
Alessandro Marte
Vicenza

martedì 26 luglio 2011

«La gente sceglie l'ospedale»

IL GIORNALE DI VICENZA

Martedì 26 Luglio 2011 CRONACA Pagina 18
SANITÀ. Il responsabile dei camici bianchi risponde a chi accusa i sanitari di base l'intasamento nei reparti d'emergenza

«La gente sceglie l'ospedale»
«I pazienti si sentono più sicuri in pronto soccorso, spesso ci vanno proprio durante l'orario di apertura degli ambulatori»
«Dare la colpa ai medici di famiglia per l'intasamento del pronto soccorso o per il fatto che i codici bianchi vanno in ospedale non è giusto. Non è vero che affollano l'ospedale perché non ci trovano o non hanno risposte dalla guardia medica». Michele Valente, presidente dell'Ordine dei medici e medico di medicina generale di lunga milizia, interviene sulla querelle a difesa della categoria. «Si ricorre al pronto soccorso per un problema di insicurezza, di angoscia, di ansia. La gente in ospedale si sente protetta. Chi va in pronto soccorso ha gli accertamenti garantiti in tempo reale e al di là delle liste di attese, la visita cardiologica, l'elettroencefalogramma, gli esami del sangue e dei parametri respiratori, le radiografie, per cui anche se è stato visto d! al medico di famiglia corre in ospedale perché si sente più tranquillo».
La prova ? «In Inghilterra avevano applicato un metodo diretto a ridurre gli accessi dei codici bianchi in pronto soccorso. Agli inizi ha avuto un parziale successo, ma successivamente i codici bianchi in ospedale sono aumentati. Il fenomeno non è sempre controllabile dalla pratica medica. Si è abbassata l'asticella sintomatica della popolazione, la soglia sotto la quale scatta l'allarme». Ma c'è anche una prova molto più vicina. Una ricerca condotta nel Vicentino dagli specializzandi in medicina generale sotto la supervisione di Valente. «Per 6 mesi sono stati verificati gli orari di accesso al pronto soccorso con quelli di apertura degli ambulatori dei medici di famiglia. La conclusione è stata che si va in pronto soccorso proprio durante gli orari di apertura degli studi dei medici di medicina generale o dopo essere passati da noi. Il motivo! è il solito: in ospedale si sentono più sicuri&#187! ;.
Il problema-anziani - dice Valente - ha acuito il fenomeno. «Sono persone fragili, deboli. Né sul territorio e neppure nelle case di riposo si sentono sufficientemente protetti. Appena scatta qualche insicurezza, anche se il medico di medicina generale va a visitarli a casa, i familiari li portano in pronto soccorso, magari 2-3 volte la settimana. Mettiamo che l'anziano abbia uno scompenso. Se con la terapia che gli ordino migliora, va bene, ma poi se la situazione peggiora e deve fare degli accertamenti per i quali passano dai 20 ai 30 giorni, deve aspettare ogni volta 5-6 ore, deve essere portato con la macchina su e giù, ecco che si utilizza la scorciatoia sicura del pronto soccorso».
C'è anche la mai risolta questione delle liste di attesa, e l'affollamento del pronto soccorso da parte degli stranieri, che secondo Valente ha una spiegazione logica: «La moglie non si muove senza il marito, che è libero solo al termine del lav! oro. Da noi arriva con tutta la famiglia nell'ultima mezz'ora di apertura dell'ambulatorio, ovviamente ci sono accertamenti da fare, non è contento, e allora, ecco, che la sera, ancora meglio nei fine settimana, va in pronto soccorso».
Secondo il presidente dell'ordine, occorre educare la gente: «Non è assolutamente vero che il territorio non sia coperto. Noi siamo quasi tutti organizzati in associazione: c'è sempre uno di noi al mattino e al pomeriggio, poi entra in funzione la guardia medica. La continuità assistenziale è garantita 24 ore su 24. Devono essere le Ulss a distribuire fra i cittadini le carte dei servizi perché la gente sappia come utilizzare correttamente il 118 o il pronto soccorso».

Il magnate dal nome storpiato

IL GIORNALE DI VICENZA

Martedì 26 Luglio 2011 CULTURA Pagina 39
LINGUA. Le cronache recenti portano alla ribalta un problema antico, del resto molto diffuso anche a parti invertite

Il magnate dal nome storpiato
Il “tycoon” dell'editoria diventa Màrdoc, mentre si dovrebbe dire Mê.doc. Del resto, anche gli anglofoni fanno svarioni con i nostri nomi e i francesi con tutti
Lo strazio delle pronunce inglesi si è acuito in questo scorcio d'estate. Oltre a rivelare le bassezze del suo impero giornalistico, tutte le TV - gli annunciatori in studio, ma anche i corrispondenti in loco - ci hanno ininterrottamente straziato le orecchie con la storpiatura del suo cognome, una vera tortura: sempre e dappertutto Màrdoc. Invece, secondo le regole, Murdoch si pronuncia Mê.doc, con una e chiusa e cupa, un po' alla francese, e la erre sfumata, quasi inesistente (qui e di seguito indicata dal punto fermo).
Chi può mai pensare che Churchill si pronunci Ciarcil e non Cê.cil? O dubita sulla pronuncia di nurse? Il grande attore e fine dicitore shakespeariano, oltre che cinematografico, due volte marito della bella Liz Taylo! r, Richard Burton, viene egualmente, chissà perché, chiamato Barton: una fissazione (anche lì si pronuncia Bê.ton). Idem per il frizzante Tony Curtis (Kê.tis, non Cartis), e per il magnifico compositore Henry Purcell (Pê.sel, semmai con l'accento sulla seconda): se lo pronuncio Pàrsel, corrisponde a parcel, pacco. Egualmente, il nome comune murder (assassinio) va pronunciato mê.da, non marder, quasi (scusate) come il nostro merda. Non so poi quale follia faccia diventare Eliot, Iliot, o Edward, Iduard (e infatti si sa che l'abbreviazione del nome è Ed, non Id).
Lo stesso succede ai Mondiali di calcio o alle partite di Champions League coi nomi dei calciatori britannici inesorabilmente storpiati dai supponenti cronisti televisivi anche quando si sente in sovrapposizione o in sottofondo la pronuncia corretta dei cronisti natii. Perché non ascoltarli o chiederglielo prima? Sembra quasi che alla TV ci si arroghi il diritto di! determinare la pronuncia dei nomi propri come vuole, alla fac! cia della tanto conclamata “diversità”.
QUANDO SACCHI ERA SACI. Perché non sembri un mio puntiglio o una mia insofferenza uditiva, è come se la BBC, per esempio - fatte le debite differenze sul piano istituzionale ed etico - pronunciasse il nome del nostro Presidente, per convinzione o per vezzo, Niapolitaino. Del resto, è rimasto celebre e fu uno spasso ai Mondiali di calcio americani che il nostro commissario tecnico Sacchi diventasse sempre Saci. Potere, anche lì, dell'autoconvinzione, o una licenza, diciamo, poetica?
E anche se i nomi propri e i cognomi riservano sorprese nella pronuncia, dovute all'usura dei suoni nei secoli, a cui non corrispondono modifiche della grafia (vedi Maugham pronunciato Môm), esistono dizionari della pronuncia, molti bilingui la indicano, e sull'inglese è bene sfatare una leggenda che a troppi sembra far comodo. Ha regole di pronuncia piuttosto precise - sì, precise - e da come si pron! uncia una parola dipende la sua grafia (e viceversa).
Se sento dire tim (con una i breve che sfuma in e) scriverò tim, se sento taim scriverò time (la e finale muta è di posizione, proprio per indicare il dittongamento della i); se sento tiim (con una i netta e appena più lunga) avrò il dubbio se scrivere team o teem, ma me lo risolverà il senso o il contesto della frase. Se sento la.k, sarà lark, l'allodola, se sento lê.k, sarà lurk, annidarsi. Purr (= pêr) è quello che fa il gatto, le fusa; par, detto e scritto così, è quello che sogna di fare ad ogni buca il golfista medio.
Ciò vale, si badi, per le vocali toniche, ossia accentate, che permettono di riconoscere la parola: le altre, quelle senza accento, si equivalgono e si confondono nella pronuncia, hanno un suono che è detto indistinto. E infatti shire (contea) si pronuncia shai(r) quand'è da solo, ma messo come suffisso ha la vocale ! indistinta: Yorkshire si pronuncia Yók.shi(r). Potrei fare altri e! sempi.
IL PROBLEMA DELL'ACCA. Altre note dolenti riguardano consonanti che noi ci ostiniamo a considerare inesistenti o equipariamo a vocali. Invece no, fanno un'enorme differenza. L'acca in inglese è una gutturale a pieno titolo, come la kappa o la g dura, e infatti corrisponde al c duro del latino o dell'italiano: head (caput), horn (corno), hide (cute). Allora, high è sempre meglio pronunciarlo come il glorioso nome del CAI, piuttosto che ài, come si dice quando ci pestano i piedi. Hook (uncino) si distingue pochissimo da cook (cuoco), horse (cavallo) da coarse (rozzo), hop (saltare) da cop (poliziotto). La pronuncia di Hudson - fiume di New York o nome dell'attore - si avvicina a quello di Casson, se pronunciato come fanno gli snob con l'accento sulla prima sillaba.
Se il nome dello stato americano Ohio lo pronuncio senza l'acca, forte quasi a togliere il fiato, è come se un inglese pronunciasse Liuria invece di Liguria, saltando la g dura in! termedia: chi lo capirebbe? E già che ci siamo, come l'inglese, e a differenza di altre nostre parlate, per fortuna il veneto distingue bene fra esse sonora (o dolce) e esse sorda. Se dico caso, è una cosa; se dico casso, senza la doppia, come fanno i veneti (scusate ancora), è ben altro. La confusione sarebbe nociva. Perciò, secondo le regole: se uno mi dice feizbuk (con la esse sonora o dolce) io devo scrivere phasebook; se lo pronuncia feisbuk (con la esse sorda) scriverò facebook: non c'è scampo, ma una parola significa fase, l'altra faccia.
MONOSILLABI. Come noi, l'inglese non pronuncia le doppie (tranne le poche dovute a prefissi o suffissi. dis-satisfaction). Kennedy si pronuncia Kenedy, con una enne sola, non con tre come fanno i nostri televisivi; il cognome Miller corrisponde a quello del nostro compianto Massimo Mila. Guai, inoltre, legare le parole inglesi fra loro come si fa in italiano (il tiggì): vanno anzi il più po! ssibile separate, con emissione di fiato ogni volta. Il più celebr! e verso inglese è una sequela di monosillabi (tranne l'ultimo) da separarsi nettamente fra loro: to / be / or / not / to / be: / this / is / the / question: sarebbe un disastro legarli assieme (tubbì ornot tubbì). Per converso, come ho scritto altrove, il più celebre verso italiano un inglese tende a pronunciarlo nelme-zodèl-camìn-dinòs-travìta. E data la propensione al monosillabo, massimo il bisillabo, il nome della Columbia University di New York diventa in pratica Klambia. Sono particolarità senza le quali non ci si fa capire.
Strazi di pronuncia, specie per i nomi propri, li fanno naturalmente anche le altre lingue, e non solo alla televisione. Ne abbiamo subiti dall'augusta e un po' decaduta BBC. I più incalliti e protervi, va detto, appaiono i francesi. A un convegno ho sentito pronunciare più volte Ghet - e solo alla fine ho capito che era Goethe. Melville è sempre Melvìlle. Scesp&#2! 36;r, da come lo pronunciano, sembrerebbe nato in Francia, un autore francese tout court. Non si fa, no, proprio non si fa: i nomi hanno una certa sacralità, e oggi abbiano imparato a rispettarli, anche per le lingue più lontane.
CONTROBATTERE. L'unico modo di controbattere è ripagarli della stessa moneta. Cominciate a pronunciare, come ho fatto una volta Ràsin (per Racine), Flòbert (per Flaubert), Bòdler (per Baudelaire). Strabuzzeranno gli occhi, la costernazione sarà abissale - ma sarà un modo per far risaltare gli strazi di pronuncia che hanno tormentato le mie orecchie in questo scorcio d'estate, e non solo, e che in futuro sarà meglio evitare per il bene di tutti.

lunedì 25 luglio 2011

Pensioni

IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 25 Luglio 2011 CRONACA Pagina 39
PENSIONI

«È vero che l'Inps paga anche gli stranieri?»

Mi è capitato di leggere da qualche parte che è ancora in vigore la legge n. 388 del 2000 inserita nella finanziaria 2001 dell'allora governo Amato per mezzo della quale agli stranieri extracomunitari, senza reddito, viene riconosciuta la pensione sociale di 550,50 euro mensili.
Gli stranieri residenti in Italia chiedono il ricongiungimento familiare, fanno venire nel nostro paese i parenti ultrasessantenni, fanno far loro domanda di pensione all'INPS e quando gli viene erogato l'assegno se ne tornano al loro paese d'origine nel quale con questa piccola somma vivono da nababbi. Chiedo a qualche funzionario dell'INPS di dare una spiegazione plausibile a quanto asserito poco sopra e magari se c'è qualche parlamentare vicentino che mi può dire perchè non si interviene a modificare questo stato di cose. ! Va bene che l'INPS dopo la guerra per molti anni ha erogato pensioni ad assassini ed infoibatori ma quelli erano altri tempi.
Renato Pilastro

mercoledì 29 giugno 2011

MAGISTRATI

IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 29 Giugno 2011 LETTERE Pagina 62
MAGISTRATI

«Qualcuno
dà l'idea
di essere
schierato
politicamente»


Pur non essendo un esperto di codici e di legge, ho letto con attenzione l'articolato ragionamento del dottor Dario Crestani, riportato mercoledì 25 maggio nella rubrica “Dura Lex Sed Lex” a pag. 62. Sappiamo che alcuni politici, il premier Berlusconi in testa, hanno avanzato la proposta di creare una commissione parlamentare che possa esaminare il comportamento di qualche magistrato, ritenuto a torto o a ragione non super partes: il dottor Crestani asserisce che questa proposta è incostituzionale e avvalora il suo giudizio con una serie di riferimenti alla Carta Costituzionale e di ragionamenti tecnicamente accettabili, come del resto ci si aspetta da chi ha alle spalle una lunga ed onorata carriera di uomo di legge.
Sono convinto che anche fra la gente comune (non solo fra gli uomini di leg! ge) ci sia la capacità di giudicare le cose col buonsenso. È per questo che mi permetto di fare qualche osservazione sull'impostazione data al problema dal dottor Crestani. Siamo tutti d'accordo, penso, che la Costituzione prevede un ordinamento dello Stato basato sulla separazione dei tre poteri principali: legislativo, esecutivo e giudiziario. Nello stesso tempo l'uomo di legge fa capire che solo “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Mi sembra che questa non sia una corretta interpretazione della volontà dei padri costituenti. Diciamo piuttosto che un po' alla volta è il potere giudiziario ad avere invaso il terreno degli altri due poteri, con il culmine raggiunto ai tempi di “Mani Pulite”, quando si sono eliminate alcune forze politiche, colpendo indiscriminatamente nel mucchio colpevoli e non colpevoli.
Non riesco a capire il filo logico di un ragionamento del dottor Crestani: &#1! 47;È difficile ritenere ammissibile - ha scritto - che il! potere legislativo possa indagare sul potere giudiziario. Così come sarebbe certamente inammissibile che l'autorità giudiziaria aprisse un'indagine sull'attività del parlamento o del governo come istituzioni”. Il ragionamento sottintende che governo e parlamento mirassero a processare la Magistratura come istituzione e non ad esaminare i comportamenti di alcuni singoli magistrati, che danno l'impressione di essere schierati politicamente. A me, invece, sembra difficile credere che persone esperte di legge (e sicuramente in buona fede) possano non riconoscere che, almeno in parte, ci sono alcuni magistrati arruolati “armi e bagagli” nella lotta politica; altri invece commettono mancanze gravi e non vengono puniti.
Sulla fiducia che il Consiglio Superiore della Magistratura abbia la volontà di sanzionare quei pochi magistrati che agli occhi della gente comune non hanno fatto il loro dovere, vorrei porre al dottor Crestani alcune domande ! che gli avevo posto ancora il 24 novembre 2009 (Giornale di Vicenza pag. 58) e alle quali non ho avuto risposta.
“Qualcuno ha pagato per il danno all'immagine dell'Italia procurato dall'incauto invio di un avviso di garanzia al premier nel 1994, mentre a Napoli presiedeva un convegno internazionale? Quanti sono e chi li ha pagati i miliardi spesi per risarcire le persone innocenti incarcerate per marchiani errori o dimenticanze di qualche magistrato?
Perché la classe (oppure casta) dei magistrati si considera “sopra la Legge” e non “al servizio della Legge”, nonostante un referendum popolare si sia espresso in senso contrario? Perché? Perché? Perché?”. Si potrebbe andare ancora avanti con molti altri “perché?”.
Pieraldo Ferracin
Villaverla

domenica 26 giugno 2011

Caserma Italia

IL GIORNALE DI VICENZA
Domenica 26 Giugno 2011 PRIMAPAGINA Pagina 1

Caserma
Italia

È difficile non ridere di fronte alla sconcertante massa di telefonate private che in questi giorni abbiamo il piacere di leggere trascritte sui giornali. Grazie all'inchiesta della Procura di Napoli abbiamo scoperto che: Tremonti non è simpatico a Frattini, la Carfagna è odiata dalla Prestigiacomo, Fini sta sulle scatole a Berlusconi, e l'intero Pdl è preoccupato perché il Cavaliere non è più quello di una volta ed è preso più dai suoi problemi con la giustizia e con le donne (non si sa bene in quale ordine) che da quelli del suo partito e del Paese. Ma va?
Diciannovemila pagine di intercettazioni di questo tipo, per dimostrare che a Roma c'è un chiacchierone amico di tutti che riceve e dispensa dritte, consigli, opinioni. Ovvero che fa quel che fanno migliaia di altre persone, magari a livelli più bassi, in tutte le citt&#2! 24; del globo. Anche a Vicenza, statene pur certi. Anche a Bassano e a Schio. E anche qui ci sono politici, imprenditori, avvocati, magistrati, semplici cittadini che parlano al telefono tra di loro o con questo e quel giornalista per scambiarsi opinioni, dare e ricevere notizie, cercare di convincere o blandire, raccomandare. È possibile, anzi probabile che in mezzo a migliaia di telefonate ci sia qualche elemento di scorrettezza, o anche di illiceità. Così come nell'inchiesta napoletana su 19 mila pagine di telefonate ce ne siano alcune decine che potrebbero avere un risvolto giudiziario: lo deciderà il giudice. Ma è normale che nel frattempo le chiacchiere private diventino pubbliche?
Sia chiaro: i giornalisti fanno il loro dovere. Se origliano una chiacchierata in Transatlantico tra Berlusconi e Di Pietro, o nel Comune di Vicenza tra Variati e Franzina, devono pubblicarne i contenuti. Se entrano in possesso di una telefonata tra un ministro e! un suo amico, la devono trascrivere. Fa parte del gioco, e un! a legge che impedisse la pubblicazione di qualsiasi cosa in possesso dei giornali sarebbe liberticida. Quel che invece non è normale, ed è indegno di un Paese civile, è che vengano trascritte da una Procura, finiscano in un fascicolo e questo finisca dritto ai giornali, le telefonate private palesemente prive di valenza processuale. A meno che non ci sia qualcuno che davvero ritiene penalmente rilevante la telefonata di un tizio che dice all'altro: «Secondo me quel ministro è un mignottone». Nelle caserme, nelle redazioni, nei bar e nelle case private si sente di peggio: ma nessuno di coloro che frequenta questi posti si sente colpevole.
Sono telefonate rilevanti politicamente, anche se non svelano niente di nuovo. Non è però compito della magistratura assumere un ruolo politico: questo accade solo in qualche Paese del Terzo mondo o nelle dittature. Impedire le intercettazioni sarebbe criminale, un favore alla malavita; non impedir! e che quelle irrilevanti diventino pubbliche, sarebbe la dimostrazione che nè la maggioranza nè l'opposizione di questo Parlamento possiedono più un minimo senso civico.

venerdì 29 aprile 2011

Autocertificazione

IL GIORNALE DI VICENZA

Venerdì 29 Aprile 2011 NAZIONALE Pagina 4

SANITÀ. Partono le misure anti-evasione


Autocertificazione:
stop a ricette facili,
ma medici in rivolta

Permessa l'esenzione dal ticket solo se il dottore fa da «garante»

ROMA
A partire dal primo maggio le autocertificazioni sul reddito per ottenere l'esenzione dal pagamento del ticket per visite ed esami specialistici dovranno essere validate dai medici. Lo prevede un decreto del 2009 del ministero dell'Economia. Ma i medici non ci stanno e chiedono che siano le Asl ad effettuare i controlli, mentre tra i cittadini regna la confusione.
A pochi giorni dalla nuova scadenza, denuncia il segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Giacomo Milillo, «c'è grande disagio tra i medici, che per rispondere a tale incombenza dovrebbero sottrarre tempo a visite e pazienti, ma anche tra i cittadini, spesso confusi sul da farsi, anche considerando le diverse indicazioni da parte delle differenti regioni». Per questo, i medici di famiglia, annuncia Milillo, «in assenza di una ! certificazione delle Asl, non inseriranno l'esenzione nelle prescrizioni degli esami. Solo a questa condizione accetteremo, in via transitoria e per venire incontro agli assistiti, di trascrivere l'esenzione per reddito, ma riteniamo che tale procedura a regime debba avvenire per via automatica».
Obiettivo delle nuove norme è combattere l'evasione in questo settore considerando che, secondo alcune stime, ammonta ad oltre un miliardo di euro l'anno l'evasione sui ticket sanitari e sarebbe esentato senza diritto circa il 40% dei malati. A godere dell'esenzione dei ticket dovrebbero essere le fasce con reddito più basso e per questo è richiesta una autocertificazione per non pagare la tassa su visite ed esami.
Insomma, «la confusione regna sovrana», conclude il segretario Fimmg Milillo.

giovedì 7 aprile 2011

Chissà perché

Chissà se qualcuno mi sa dire perché ritiene offensivo o spam il testo sottoriportato?
"Sotto sotto
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Forse ho capito com'è andata la faccenda. Quando il ministro Maroni paventava l'arrivo di migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di africani l'opposizione diceva che fantasticava. Quando sono arrivate le prime migliaia affermava che non erano decine di migliaia; quando sono arrivate le prime decine di migliaia afferma che non sono centinaia di migliaia.
Così diceva, ma sotto sotto si augurava che davvero arrivassero decine di migliaia di persone, magari milioni, tutte nel primo giorno come le cavallette. Non per dar ragione al ministro ma per poter dire - come infatti dice - che il ministro sapeva e non provvedeva. Sapeva che dovevano arrivare decine di migliaia di tunisini e non ha provveduto a requisire le navi di Costa Crociere, MSC, Grimaldi e altre compagnie di navigazione, mandarle nei porti africani a imbarcare chiunque volesse onde evitare all'Italia l'orribile spettacolo di barconi strapieni di ragazzotti in piedi per occupare meno spazio e di una piccola isola strapiena di ragazzotti accampati alla meno peggio dove capita capita. Imbarcarli e fargli fare la classica crociera settimanale nel Mediterraneo e nel frattempo requisire alberghi (a Venezia, Genova, Rimini, Viareggio, Cortina, ovunque) per accogliere degnamente le persone rimaste a bordo, quelle non sbarcate a Marsiglia o in uno degli altri porti toccati."

domenica 6 marzo 2011

La bandiera, una signora con due pensioni

IL GIORNALE DI VICENZA


Domenica 06 Marzo 2011 CRONACA Pagina 25


LA CURIOSITÀ. Il tricolore della città di Vicenza percepisce un vitalizio annuale di oltre 4 mila euro in virtù della medaglia d'oro al Valor Militare. Ora si chiede il secondo


La bandiera, una signora con due pensioni

«Il drappo per legge è stato equiparato ad una vedova di guerra. E dunque ha il diritto di ricevere una rendita annuale»

La nostra gentile signora, la Bandiera di Vicenza, per lo Stato è vedova di guerra e si mantiene, non ricca ma con dignità, grazie ad un assegno vitalizio annuale di 4.169,64 euro che percepisce dal Ministero del Tesoro.
Un gruzzoletto un poco più che simbolico che le basta per garantirsi le spese di decoro e gli eventuali spostamenti, rigorosamente in prima classe se viaggia su treni o vola con la compagnia di bandiera.
È L'UNICA BANDIERA COMUNALE. Ricapitoliamo dunque le puntate precedenti. Vicenza è l'unico comune d'Italia a possedere una bandiera, tricolore, al posto del Gonfalone, ed è il solo Comune decorato con due medaglie d'oro al valor militare, datate 1866 e 1994.
Certo, la bandiera di Vicenza non sta incollata lì a bearsi della sua storia e a raccon! tarsi che con i suoi 145 anni d'età potrebbe ritirarsi a vita privata. Nossignori. Sta ora sul riposo, ora sull'attenti: a disposizione dell'Amministrazione comunale 365 giorni l'anno. Ed è sempre rigorosamente accompagnata, in alta e storica uniforme, nei suoi spostamenti. Riverita e omaggiata, va in passerella nelle feste comandate con predilezione per il 2 giugno e il 4 novembre, anche se ora sarà chiamata ad gli straordinari in vista del prossimo giovedì 17, quando si festeggerà il 150° dell'Unità d'Italia.
È SEMPRE IN PRIMA FILA. Anche il cerimoniale la porta in palmo di mano: cede il passo solo alle bandiere di guerra dei Reggimenti in armi. Tiene anche due gemelle sempre al vento: nel pennone di Piazza dei Signori e in quello di Monte Berico. Veste di verde-bianco-rosso in rigoroso ordine di comparizione. E il suo "caposcorta" Daniele Andreose, capo ufficio del cerimoniale e degli eventi istituzionali del Comune di Vicenza ! non s'arrabbi per questa ardita comparazione. La "nostra" vedo! va di guerra, così la chiama affettuosamente Andreose, è un'arzilla vecchietta che porta cucite due medaglie al valore militare. E proprio per questo motivola Bandiera gode di una tutela particolare da parte dello Stato.
DICE ANDREOSE. «In effetti - spiega Andreose - essendo stata attribuita alla città di Vicenza una medaglia d'oro al valor Militare il 19 ottobre del 1866 - la bandiera per legge è stata equiparata ad una vedova di guerra. E dunque ha il diritto di percepire una piccola rendita. Il fatto è che le vedove o i vedovi, ahiloro, seguono per forza di madre natura il destino dei loro coniugi eroi. La bandiera no. Sopravvive sempre: e dunque continua a guadagnarsi il suo modesto ma utile vitalizio».
TORNA IN STAMPA IL LIBRO. Quest'anno il denaro verrà utilizzato per coprire le spese di ristampa della pubblicazione sulla Bandiera, un volumetto di 74 pagine giunto alla quarta edizione, inserito nella collana de "I Quadern! i" del Comune di Vicenza. Il testo, di Mario Michelon è un piacevole ed intenso viaggio nella storia della città e dei suoi vessilli che sventolarono addirittura nella famosa battaglia di Legnano, nel 1176, nella quale le forze comunali sconfissero l'esercito dell'Imperatore Federico I di Svevia, il "Barbarossa".
Attraverso foto e documenti il libricino ricostruisce la storia della Bandiera cittadina, che riassume in sè la memoria del gesto di chi, nelle diverse epoche, si sacrificò per la patria.
La copertina, rigorosamente color verde-bandiera, conserverà la grafica originaria, realizzata dall'indimenticato Franco Tizian, che stilizzò il puntale della Bandiera con lo stemma del Comune. Saranno 2.500 le copie stampate, parte delle quali destinate a tutte le scuole, dove troveranno spazio nelle biblioteche scolastiche, nelle quali la Bandiera del Comune si è recata con gli amministratori per la raccolta dei frammenti distribuiti nel! le classi che hanno partecipato al progetto del 150° anniversario.!
UN'ALTRA PENSIONE? «A proposito - incalza Andreose, e non scherza - l'idea è quella di chiedere un secondo vitalizio. Visto che le medaglie d'oro sono due, l'intenzione è quella di... raddoppiare. Ora dobbiamo istruire la pratica, non nascondo che sarà complicato e i tempi d'attesa lunghi. Ma noi ci proviamo». Anche perchè la Bandiera un sacrificio per l'Italia lo ha fatto. Era il dicembre del 1935 quando la sua prima medaglia d'oro venne per l'appunto donata alla patria con delibera del podestà Giambattista Cebba e quindi sostituita con una medaglia coniata col bronzo dei cannoni tolti al nemico.
Capitolo seconda medaglia d'oro: quella che varrebbe l'ulteriore vitalizio, concessa il 5 novembre del 1994 per l'attività partigiana. Venne consegnata alla città esattamente 16 anni fa, era l'11 marzo del 1995, dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Al tempo, ad avere ri-avanzato la domanda, dopo avere raccolto ! una rigorosa documentazione, era stato, con delibera del 19 maggio del 1993 (la numero 760) l'allora ed attuale sindaco, Achille Variati.
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Costituzione in difesa

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 06 Marzo 2011 PRIMAPAGINA Pagina 1

Costituzione
in difesa

La politica-spettacolo di questi ultimi lustri ha costretto molti protagonisti a corsi accelerati di chiarezza. Purtroppo, non tutti hanno prodotto risultati. Prendiamo i magistrati. D'accordo, chi si forma leggendo tomi di diritto e codici di procedura ha tutte le giustificazioni del caso: ma a lasciare perplessi non è tanto la forma, quanto il contenuto del pensiero esposto da alcuni alti esponenti della corporazione. Ad esempio Ugo De Siervo è il presidente della Corte Costituzionale, mica l'ultimo dei legulei, e nelle ultime settimane si è distinto per una serie di dichiarazioni che val la pena di riportare: «Il Parlamento fa errori a raffica»; «Il Parlamento si dovrebbe occupare “di mettere le gambe al titolo V” e poi magari modificarlo nei singoli punti»; «Quello che si può dire tranquillamente è che quello di! cui si sta parlando non è federalismo»; «Il federalismo municipale è una bestemmia». Tutte opinioni legittime. Il punto però è un altro: chi le pronuncia fa o non fa politica? Secondo il De Siervo medesimo, non la fa.
Sfugge evidentemente la differenza tra le medesime considerazioni espresse da un cittadino qualunque al bar e da un presidente della Corte Costituzionale. Il quale poi si meraviglia se qualcuno lo accusa di far politica: «Macchè, sono solo l'estremo difensore della Costituzione». Perché invece non parlare chiaro e ammmettere che si sta giocando una partita nella quale l'obbiettivo non è stabilire se una legge rispetti o meno la Costituzione, ma stabilire se abbia più potere la casta giudiziaria o quella parlamentare?
È questa la partita che si sta giocando da quasi vent'anni, e che da vent'anni paralizza il Paese. Per mesi si è discusso di legittimo impedimento del Premier a part! ecipare ai processi a suo carico. Poi una mattina Berlusconi a! nnuncia: «Va bene, sono pronto a organizzare la mia agenda di capo del Governo di questo Paese in modo da essere presente tutti i lunedì in tribunale». E cosa rispondono i magistrati? «No, lunedì non va bene; preferiamo il sabato». E cos'è questo se non un braccio di ferro su chi ha più potere? I contenuti, le riforme, gli scandali, le accuse, le difese, sono solo i mezzi attraverso i quali si cerca di raggiungere il vero fine: stabilire la supremazia sull'altra parte.
Perché non dirlo chiaramente? Perché non abbandonare la finzione? Tonino Di Pietro pur con qualche incertezza grammaticale fu più sincero e diretto nei confronti di Berlusconi: «Io a quello lo sfascio». I cittadini avrebbero così modo di scegliere se hanno ragione i De Siervo di turno o i Berlusconi di turno. Con un'avvertenza: il turno dei Berlusconi, come quello di tutti coloro che devono passare attraverso le elezioni, prima o poi fin! irà. Quello dei De Siervo non finirà mai, per il semplice motivo che non sono eletti dai cittadini e di conseguenza non possono da questi essere mandati a casa. Lo dice la Costituzione, quella difesa dai De Siervo.

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Wikio

giovedì 13 gennaio 2011

Regioni e Province italiane

PROVINCIE

    1  Piemonte
AL  1 Alessandria
AT  1 Asti
BI  1 Biella
CN  1 Cuneo
NO  1 Novara
TO  1 Torino
VB  1 Verbano-Cusio-Ossola
VC  1 Vercelli
 

    2  Valle d'Aosta
AO  2 Valle d'Aosta
    

    3  Lombardia
BG  3 Bergamo
BS  3 Brescia
CO  3 Como
CR  3 Cremona
LC  3 Lecco
LO  3 Lodi
MN  3 Mantova
MI  3 Milano
PV  3 Pavia
SO  3 Sondrio
VA  3 Varese
BL  5 Belluno

 
    4  Trentino-Alto Adige
BZ  4 Bolzano
TN  4 Trento

 
    5  Veneto
VI  5 Vicenza
VR  5 Verona
TV  5 Treviso
VE  5 Venezia
PD  5 Padova
RO  5 Rovigo   
 

    6  Friuli-Venezia Giulia
UD  6 Udine
GO  6 Gorizia
PN  6 Pordenone
TS  6 Trieste
 

    7  Liguria
GE  7 Genova
SV  7 Savona
SP  7 La Spezia
IM  7 Imperia
 

    8  Emilia-Romagna
PC  8 Piacenza
PR  8 Parma
RE  8 Reggio nell'Emilia
MO  8 Modena
BO  8 Bologna
FE  8 Ferrara
RA  8 Ravenna
RN  8 Rimini
FO  8 Forl-Cesena
 

    9  Toscana  
MS  9 Massa Carrara
LU  9 Lucca
PT  9 Pistoia
FI  9 Firenze
PO  9 Prato
LI  9 Livorno
PI  9 Pisa
AR  9 Arezzo
SI  9 Siena
GR  9 Grosseto
 

   10  Umbria        
PG 10 Perugia
TR 10 Terni
   11  Marche        
PS 11 Pesaro e Urbino
AN 11 Ancona
MC 11 Macerata
AP 11 Ascoli Piceno
 

   12  Lazio
VT 12 Viterbo
RI 12 Rieti
RM 12 ROMA
LT 12 Latina
FR 12 Frosinone
 

   13  Abruzzo       
AQ 13 L'Aquila
TE 13 Teramo
PE 13 Pescara
CH 13 Chieti
 

   14  Molise        
IS 14 Isernia
CB 14 Campobasso
 

   15  Campania      
CE 15 Caserta
BN 15 Benevento
NA 15 Napoli
AV 15 Avellino
SA 15 Salerno
 

   16  Puglia
FG 16 Foggia
BA 16 Bari
TA 16 Taranto
BR 16 Brindisi
LE 16 Lecce
 

   17  Basilicata    
PZ 17 Potenza
MT 17 Matera
 

   18  Calabria      
CS 18 Cosenza
KR 18 Crotone
CZ 18 Catanzaro
VV 18 Vibo Valentia
RC 18 Reggio di Calabria
 

   19  Sicilia       
TP 19 Trapani
PA 19 Palermo
ME 19 Messina
AG 19 Agrigento
CL 19 Caltanissetta
EN 19 Enna
CT 19 Catania
RG 19 Ragusa
SR 19 Siracusa
 

   20  Sardegna
SS 20 Sassari
NU 20 Nuoro
OR 20 Oristano
CA 20 Cagliari
 

20.05 05/09/2005
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