IL GIORNALE DI VICENZA
Martedì 11 Ottobre 2011 PROVINCIA Pagina 29
LA STORIA. L'esperienza di frontiera raccontata dall'anziano presidente del Comitato benefico di Cornedo
L'ultimo italiano del palazzo
Antonio Salmaso, 80 anni, vive in uno stabile con cinque famiglie di immigrati: «Abitudini diverse ma sempre con grande rispetto»
«A questo punto mi devo considerare io un extracomunitario». Lo dice sorridendo Antonio Salmaso, 80 anni appena festeggiati, fotografando la sua situazione: «È come se fossi da solo, in mezzo agli indiani». L'anziano è un autentico personaggio, molto noto in città perché è presidente del Comitato beneficio del carnevale cornedese, che da 25 anni mantiene vive le feste tradizionali e folcloristiche del paese. Abita con la moglie in via 25 Aprile, al piano terra di una palazzina di 6 appartamenti a due passi dal centro: «È come essere all'Onu: abitudini diverse ma sempre con grande rispetto, nel segno dell'integrazione», confida. In effetti, il suo è l'unico nucleo italiano: in poco meno di dieci anni, via via, le altre famigli! e autoctone hanno lasciato il loro posto ad altre cinque, ognuna di una nazionalità diversa.
«Sopra di me c'e una famiglia albanese, al secondo piano una ghanese; sull'altro lato, alloggiano le altre tre famiglie: una marocchina, una seconda indiana e una terza cinese».
Uno spaccato della realtà sempre più multietnica, in un paese in cui la popolazione immigrata raggiunge la soglia del 10%. Ognuna con le sue abitudini, i suoi usi ed i suoi costumi, in una convivenza «animata da scambi culturali che arricchiscono».
Dai davanzali dello stabile sono stese coperte e lenzuola e indumenti dai colori sgargianti, che indicano la provenienza dei proprietari.
«Non ci sono mai stati problemi di convivenza -aggiunge Salmaso- Del resto, conto sul mio spirito di adattamento che mi ha fatto superare ogni difficoltà. Mi sono adattato ai diversi odori delle spezie che i miei vicini utilizzano per cucinare; profumi dei ! loro Paesi, ben differenti dai nostri e in alcuni casi anche p! iù pungenti».
E poi non esita ad aggiungere: «I modi di fare e di comportarsi della vita privata sono diversi dai nostri: loro sono più esuberanti, più rumorosi. Ormai ho imparato a distinguere la nazionalità delle famiglie non tanto dalle lingue straniere che non conosco, ma da come salgono e scendono le scale: ad alcuni piace avere stereo al seguito con cui sentire la musica originaria del loro paese. Ma tutto prosegue secondo le regole del buon vicinato».
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