Col tempo alcune cose cambiano, altre no -
Torno su un argomento che volevo considerare chiuso.
Imposte e Tasse. Si sa che le tasse vanno pagate per godere di uno
specifico servizio mentre le imposte sono dovute indipendentemente da
una effettiva usufruzione; teoricamente le tasse sono in qualche modo
volontarie, le "imposte" sono imposte. Quanto più l'imposizione è
collegabile e congrua ai servizi forniti in cambio, tanto più è capita e
accettata. Anche se mai si abbisognasse di forza pubblica, giustizia,
sanità, scuola, politica, eccetera, sapere che all'occorrenza questi
servizi verrebbero forniti efficientemente rende del tutto giustificato
il pagamento di giuste imposte, per la possibilità di averli. In caso
contrario l'imposizione è percepita come un sopruso. Per norma
costituzionale il tributo è progressivo, cioè se il reddito di A è il
doppio di quello di B, A paga più del doppio di imposta. Lo strano è che
più imposte uno paga meno ha diritto ai servizi che sono forniti
grazie ad esse; alla progressività dell'imposte si aggiunge quella
delle tasse e chi evade le prime viene premiato con una riduzione delle
seconde. Sarebbe più semplice, meno iniquo e meno costoso se, una
volta fatte pagare adeguatamente le imposte, i servizi fossero forniti a
tutti i cittadini alle stesse condizioni, anche a chi grazie al suo
reddito mai avrà occasione di utilizzarli. Le risorse disperse per
gestire tassazioni e esenzioni potrebbero concentrarsi sulle imposte:
più semplice e pratico, ma meno damagogico.
L'apparato statale. L'apparato statale per una parte degli italiani è
una vacca da nutrire, per un'altra parte è una vacca da mungere, una
terza parte è la vacca. Chi la nutre pensa che potrebbe mangiare di meno
o non esserci, chi la munge pretende che sia ben nutrita e la vacca è
d'accordo con i mungitori.
Contribuenti.
Lavoratori dipendenti. Si dice che sono gli unici
contribuenti onesti. In realtà chi lavora "in nero", volente o meno,
evade le imposte. Del lavoratore cui viene trattenuta regolarmente
l'IRPEF si dice che è un contribuente onesto, se invece questo non
avviene è il datore di lavoro che evade il fisco. Capita però che
qualche lavoratore accetti di fare straordinario solo a condizione che
non sia gravato d'imposta, capita che sia il lavoratore a richiedere di
lavorare in nero. Non saranno grandi evasori, ma, nel lor piccolo sono
evasori: forse vittime, fose colpevoli, forse complici.
Non è detto
poi che chi lavora in aziende serie che mai acconsentirebbero a non
effetturare le regolari ritenute sia del tutto onesto. Ci saranno
senz'altro lavoratori dipendenti che mai hanno comprato qualcosa da
venditori illegali, mai hanno dato soldi a qualcuno senza regolare
fattura o scontrino, mai hanno ricevuto somme senza assoggettarle a
imposta; ma ce ne sono altri che così non si sono comportati, magari in
buona fede, magari perchè non è sempre facile osservare norme
complicate, contradditorie, ambigue, magari perchè non se la sentono di
inimicarsi il fornitore, magari andando a "lucciole".
Negozianti. Godono fama di essere capaci evasori, cittadini
disonesti. In realtà non sempre rilasciano lo scontrino ma se fossero
gli unici disonesti, se gli onesti rifiutassero di servirsi da chi non
dà lo scontrino, finirebbero per vendersi le merci fra di loro. Il
problema non è che tutti i commercianti evadono le imposte, ma che non
tutti le pagano nella misura dovuta; il che finisce per favorire i più
disonesti. Se non fosse per rispetto del principio che le norme devono
valere per tutti, che la legalità deve essere fatta rispettare da tutti,
è pressocchè indifferente che tutti i negozianti paghino le imposte o
che non le paghi nessuno, alla fine a pagare effettivamente è solo chi
non può rivalersi dei maggiori costi. Valga quale esempio quanto è
accaduto con l'introduzione dell'euro, quando i nuovi importi si sono
ottenuti dividendo gli stipendi per 1936.27 e i prezzi di molte merci
per circa 1000: in pratica tutti hanno aumentato il prezzo e il cliente
l'ha accettato. Chi aveva concordato il cambio ufficiale sostiene che è
tutta colpa del governo seguente non avere impedito ai disonesti di
approffittarne: giudizio che sembra conservare una residua mentalità non
liberista e ignorare che anche le Coop amiche praticano prezzi non
molto diversi da quelli dei concorrenti. Se tutti i negozianti pagassero
le imposte, senza la concorrenza sleale di chi non le paga non
rinuncerebbero a scaricarne il costo sui clienti, i quali pagherebbero
forse meno imposte ma sicuramente di più per gli acquisti. Il contrario
succederebbe se tutti non pagassero le imposte, con fattori invertiti e
totale invariato ma con evidente danno per l'immagine di equità e
legalità.
Credo che, escludendo i venditori immigrati abusivi,
almeno dove vivo siano pochi coloro che non pagano le tasse per servizi o
diritti e che siano molti di più quelli che non rilasciano scontrino,
ma ignoro se siano tutti tenuti a farlo o se vi siano categorie
esentate. In ogni caso non mi pare una via percorribile richiedere ai
clienti di boicottare gli evasori: anche se l'ignoranza suddetta fosse
solo mia, anche se l'onestà fiscale fosse di tutti i clienti, credo che
chi non ha cambiato fornitore per evitare aumenti di prezzo che lo
colpivano direttamente non lo farebbe per senso civico e ipotetica
maggiore equità. Imporre ai cittadini di richiedere la ricevuta sotto
pena di sanzioni mi sembra ingiusto e vessatorio; sanzionare, com'è
successo, chi non emette scontrino per una caramella regalata a un bimbo
o fa una vendemmia con gli amici rende odioso e ridicolo il sistema e
alimenta il sospetto che esso si occupi di piccole cose trascurando
quelle importanti, sia forte con i deboli e magari corruttibile con i
forti. Invece di usare solo bastone e minacce, potrebbe essere anche
opportuno rendere in qualche modo conveniente l'onesta denuncia del
reddito: se invece di far pagare più tasse, a chi più ha già pagato
d'imposta si concedessero più benefici (facilitazione di accesso ai
mutui, concessione di licenze o qualsiasi altra cosa gli esperti possano
suggerire) sarebbe meno conveniente la falsa denuncia.
Liberi professionisti. Sono i più accreditati fra gli evasori, salvo
per la parte assimilabile a lavoro dipendente. Penso sia capitato a
chiunque di sentirsi dire che la prestazione costa 100 e 120 con IVA,
con facoltà di scelta più o meno esplicita. La risposta sarebbe ovvia se
la spesa fosse detraibile dal reddito: pago 120 invece di 100, ma avrò
meno IRPEF per 20. Io sono onesto, il fisco ci guadagna l' IVA e
sicuramente più di 20 di IRPEF dal professionista che considerando le
imposte nel calcolo di 100 non ci rimette niente, non ci sarà evasione
fiscale e vivremmo in un paese come altri in cui solo delinquenti non
pagano le imposte dovute. Per motivi che ignoro, ma che forse potrei
immaginare, così non è e il cliente si trova a scegliere. Se è
assolutamente onesto e disposto a pagare di più di tanti altri sceglierà
120. Se la sua onestà è pari a quella del professionista vorrà
partecipare ai suoi vantaggi e chiederà di pagare meno di 100. Se
fondamentalmente è corretto e onesto ma sa che così non è il fisco con
lui, avrà qualche dubbio e qualche rimorso comunque faccia.
Sportivi, artisti, aziende. Naturalmente, potendolo fare, si
stabiliscono dove meglio credono nel vasto mondo. Vasto e piccolo. Con
gli attuali mezzi di comunicazione si può essere ovunque
contemporaneamente in modo immateriale e nello spazio di poche ore di
persona. Non vi è quindi motivo di non stabilire la propria residenza
dove il clima è migliore, le spiagge più belle, il sole più caldo, la
neve più soffice o il fisco meno esoso. Compete ai governi valutare il
giusto appetibile equilibrio tra quello che si può avere e quello che si
deve dare nel loro Stato, sapendo che "chi troppo vuole, nulla
stringe".