domenica 18 dicembre 2016

Coerenza | Ricatti | Reminiscenze - RILETTURE

Reminiscenze

Forse dovrei preoccuparmi: è la terza volta in pochi giorni che rammento cose di molti, moltissimi anni fa. Dopo mia nonna e i miei genitori, ricordo anche mio fratello bimbo. Avevano macellato il maiale, il "nino" come dicevano ai bambini. E il bimbo andava dalla madre tutto triste e quasi piangendo diceva "nino morto, povero nino" e poi tornava in cucina. Per tre quattro volte la scena si è ripetuta, alla fine la madre l'ha seguito per vedere cosa facesse: si mangiava salame del "nino".
Questo mi è venuto in mente sentendo personaggi ben retribuiti con il pubblico denaro lamentare la triste situazione degli "appartenenti alle classi più deboli": li compiangono e pretendono che altri li aiutino, ma non considerano o restano insensibili al fatto che il proprio ricco stipendio sia prelevato dall'altrui misero salario.



domenica 11 dicembre 2016

Merce introvabile - RILETTURE

 Quando non c'è la possibilità di trovare sul mercato quello che ti serve, se ne sei capace lo fai da te. Fino a non molti decenni fa le donne facevano le tagliatelle in casa, ora lavorano in qualche posto e le tagliatelle le comprano al supermercato: è più comodo e vantaggioso. E così per molte altre cose che uomini o donne facevano da sè nell'impossibilità di averle altrimenti e ben lieti di poterle ora trovare belle e pronte a minor costo e magari di migliore qualità.
Non diversa è la cosa parlando di giustizia: escludendo delinquenti e violenti, la gran parte dei cittadini è ben felice di avere giustizia dallo Stato. Non si aspettano Giustizia assoluta ma che sia fatto quanto umanamente possibile per far osservare le regole, senza eccezioni per bianchi, neri o altro. Anche per questo si pagano le imposte, a questo dovrebbero servire polizia, carabinieri, caserme, magistrati, tribunali, guardie carcerarie, carceri e tutto il resto.
Ma se chi non rispetta le regole rimane impunito e si sente incoraggiato a persistere, se lo Stato nonostane il costoso apparato non fornisce la merce "giustizia", allora, per avere ciò che si cerca e non si trova, si tenta con il fai da te.



domenica 20 novembre 2016

Oro, argento, bronzo e euro | Causa ed effetto | Non sono inglesi - RILETTURE

Non sono inglesi

Chissà perché si ostinano a pronunciare i cognomi veneti terminanti in "an", "on", "in" come se fossero nomi inglesi con l'accento tonico sulla prima sillaba. Ora si riparla della legge Mèrlin come sempre si parla di Bènetton o di Bàllan. Il fatto che sia caduta la vocale finale non comporta lo spostamento dell'accento: un trevisàno (o trevigiano) è trevisàn, un trentìno è trentìn, un balcòne è balcòn. Allo stesso modo si avrà Marangòn (=falegname), Furlàn (=friulano), Favrin(=piccolo fabbro) e le varianti dei cognomi con accrescitivi o dimnuitivi (es: da Francesco si potranno avere i Francescòn e i Franceschìn) oltre ai Maculàn, Cumàn, Bassàn o anche Sartòr, Trevisiòl ecc. E' chiedere troppo volere considerare italiani anche i veneti e pronunciare i loro cognomi come si pronunciano in italiano, esclusa la vocale finale?



domenica 13 novembre 2016

Prodezze - RILETTURE

- Col tempo alcune cose cambiano, altre no

Prodezze

Del governo Prodi ci mancava l'ultima prodezza e Visco, in nome della trasparenza, ha pensato bene di far sapere a tutti non come vanno giustamente spesi i soldi dei contribuenti ma quanto questi denunciano all'Agenzia delle Entrate.
Che il fisco debba sapere quanto guadagno è più che giusto, ma non mi spiego perché lo debba sapere tutto il mondo.
Non serve a chi deve applicare discriminazioni basate sul reddito, che anche senza questa novità, mi pare, poteva accedere ai dati direttamente evitando al cittadino autocertificazioni, magari false o errate.
Non serve a migliorare il rapporto dei cittadini con lo Stato e non serve a combattere l'evasione fiscale ma serve egregiamente a soddisfare la curiosità di pettegoli e malintenzionati.
Sarebbe grave se lo scopo fosse di combattere l'evasione perchè mentre non si perde occasione per rivendicare allo Stato le sue prerogative ed a condannare la giustizia fai da te, si istigano i cittadini a sostituirsi agli organi preposti, a farsi giudici della congruità dell'altrui denuncia reddituale o dell'altrui stipendio.
Trasparenza sarebbe far sapere ai cittadini quanto costa il servizio che ricevono, quanto pagano i pubblici dipendenti, anche a livello individuale per i più importanti.
Credo che ben pochi riescano a stimare se redditi di 5, 10, 100 milioni di euro siano congrui col tenore di vita dei dichiaranti. Molto più facile valutare i conoscenti con un reddito più simile al proprio, chiedersi perchè Pietro che è più stupido di me abbia una volta e mezza il mio stipendio, dubitare se Giovanni ha dichiarato il falso o vive al di sopra delle sue possibilità.
Se pubblicare il reddito dichiarato da tutti gli italiani deve servire solo a soddisfare la curiosità della gente mi resta il dubbio che ne valesse la spesa.
Non vorrei che invece lo scopo fosse quello di fare dell'Italia un paese di delatori e spioni, di vicini sospettati e sospettosi, di invidiosi, di arrivisti, di persone che si sentono giudici e polizia tributaria, di denunce anonime vere o false, con cittadini innocenti che magari non finiscono in Siberia, ma solo in rovina. Non vorrei che qualcuno sognasse per l'Italia di oggi quello che fu un incubo in altri tempi, in altri luoghi.



domenica 23 ottobre 2016

Strasse, ossi ... - RILETTURE







martedì 18 ottobre 2016

Equità fiscale


Ad ogni occasione la ministra Bindi ha citato "equo" e "famiglia". Attenzione per le famiglie ed equità vorrebbero che famiglie con reddito lordo eguale e stesso numero di componenti avessero alla fine eguale disponibilità di denaro. Per fare un esempio, se in una famiglia il reddito lordo è di 35 mila euro annui, il denaro disponibile netto dovrebbe essere uguale sia se quel reddito derivasse dal solo marito (o moglie) sia se vi concorresse anche la moglie con 2840 euro (coniuge a carico) o con 2841 (non a carico e senza possibilità di ulteriori detrazioni). Non so se è così, ma se così non è non c'è equità.

Coppie e copie


Discriminazione - RILETTURE

In questo Stato (che alcuni dicono condizionato della Chiesa Cattolica) le "coppie di fatto" sono ingiustamente discriminate. Nelle Regioni che conosco, per potere essere esenti da tasse sulla salute (ticket) si deve avere un reddito familiare lordo non superiore a 36151.98 euro. Già l'importo preciso al centesimo denuncia la sua arcaicità, il suo riferimento al molto più tondo 70 milioni di lire. Una cifra considerevole quando è stata calcolata, ma che rimanendo immutata nei secoli finirà per essere superata anche dalle famiglie che, come si dice, non arrivano alla quarta settimana; un modo per mimetizzare l'aumeto di tasse. Naturalmente se il reddito familiare è di 36151.99 euro si dovrà invece pagare, con tanti saluti all'equità. Si dirà che un limite si deve pure mettere, ma con le possibilità offerte dall'informatica non sarebbe difficile fare in modo che chi guadagna un solo centesimo in più non finisca con disporre di molti euro in meno. Personalmente penso che sarebbe meglio non esistessero limiti a danno di chi paga più imposte: incentivano l'evasione, premiano i furbi e sono iniqui. Se tutti concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, non capisco perché tutti non possano benificiarne allo stesso modo se non per demagogia.
Si fa riferimento al reddito familiare, cioè quello che si ottiene sommando al proprio reddito quello del coniuge e dei familiari considerati a carico avendo un reddito inferiore a 2840.51 euro (5,5 milioni del secolo scorso), col risultato, se non sbaglio, che per una famiglia composta di padre, madre e due figli minori vi è diritto all'esenzione se il reddito annuo medio pro capite non supera 9038 euro, mentre sale a 18076 per una coppia regolarmente sposata e a 36151.98 per un singolo o una coppia di fatto. Evidentemente le coppie di fatto sono discriminate, a danno di quelle legalmente sposate e delle famiglie.

E' giusto | E' opinione diffusa - RILETTURE

E' opinione diffusa

E' opinione diffusa che gli unici a pagare tutte le imposte siano i lavoratori dipendenti. Guardando come stanno realmente le cose si deve però ammettere che gli unici contribuenti onesti sono i datori di lavoro onesti. Credo che al lavoratore interessi meno sapere quanto costa all'azienda del sapere quanto denaro può spendere, avere le ferie, la tredicesima, la pensione, un buon servizio sanitario e altri servizi sociali. Tutto questo è a carico del datore di lavoro che versa il contante al dipendente, i contributi all'INPS, le imposte allo Stato non solo per i propri dipendenti ma, indirettamente, anche per quelli pubblici e i pensionati. Che formalmente paghi la retribuzione lorda trattenendo su questa parte dei contributi e le imposte è solo un utile artificio contabile per poter calcolare pensioni e l'imposta progressiva che penalizza chi lavora e guadagna di più. Se tutto fosse dato al lavoratore, questi potrebbe disporre di circa 2000 euro per un mese di lavoro invece dei 900 mensili ma dovendo pagare contributi, imposte, tutto il resto e anche il commercialista, forse anch'egli troverebbe troppo onerosi i servizi offerti dallo Stato e cercherebbe di dare per quello che valgono.



Criteri di progressività

Ogni qual volta devo dichiarare il "reddito lordo famigliare" lo faccio con apprensione, temendo di incorrere in qualche errore, involontario ma sanzionabile da un sistema che premia i furbi e penalizza gli ingenuamente onesti, e di superare senza accorgermi i limiti previsti.
Molti anni fa ritenevo 70 milioni di lire una cifra del tutto irraggiungibile, ma col passare del tempo, mentre il tenore di vita diminuiva, l'importo delle nostre pensioni aumentava avvicinandoci sempre più agli equivalenti 36151,98 euro. Non credo che gli aumenti della pensione siano tali da pareggiare l'inflazione, ma prima o poi ci faranno superare la soglia oltre la quale si veniva (a ragione?) e si viene (a torto) considerati ricchi. I limiti sono iniqui se comportano grosse disparità di trattamento con minime differenze di reddito, se non sono aggiornati al valore corrente, se non considerano l'effetto delle imposte sul netto spendibile, se si riferiscono alla somma dei redditi senza tenere conto della somma delle spese. Anche se fossero stati equi, i limiti fissati nel secolo scorso non possono esserlo ora: dopo 15 anni con inflazione all'1%, 2% o 3% dovrebbero essere rivalutati del 16%, 35% o 55%. Ma i nostri governanti, sempre pronti ad adeguare le loro indennità all'aumentato costo della vita, non si sognano nemmeno di rivederli.
E' vero che la costituzione recita "Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.", ma io pensavo che la progressività fosse in relazione con l'aumento del reddito e non con il semplice passare del tempo, credevo che la tassazione dovesse aumentare con la capacità contributiva e non col numero degli anni.

Come aiutare le famiglie a basso reddito - RILETTURE


Come aiutare le famiglie a basso reddito a diminuire il loro potere d'acquisto.
Non so se ringraziare i legislatori o i giudici. Al prezzo, per loro irrisorio, di 5-6 mesi della mia pensione, ora so quanto segue.
  • Le norme sono tante e tali da consentire ai disonesti furbi di usare tutte le astuzie per pagare di meno e da costringere gli ingenui onesti a pagare di più.
  • Solo un bravo fiscalista sa difendersi dal fisco, una persona comune no.
  • Chi è ricco può permettersi un bravo fiscalista, chi è povero no.
  • E' dovere di tutti contribuire alla spesa pubblica in ragione alla propria capacità contributiva, ma il rischio di dovere pagare più del giusto si compensa pagando meno del giusto: chi può lo fa, un pensionato non può.
  • Le agevolazioni fiscali per la conservazione del patrimonio edilizio possono essere una trappola per far pagare interessi e sanzioni.
  • Chi ha un reddito tanto basso da non avere imposta da pagare non può avere agevolazioni, ma può beneficiarne colui il quale lo ha fiscalmente a carico.
  • Se però non può essere a carico perché il reddito non è sufficientemente basso, le agevolazioni possono spettare anche a parente convivente.
  • Il marito non è presunto convivente e forse nemmeno parente.
  • Convivente non è chi convive ma chi ha la residenza anagrafica nello stesso Comune, anche se a chilometri di distanza.
  • Il marito che per esigenze di lavoro o altro non ha la stessa residenza anagrafica della moglie pur se vive e dorme sempre con lei, non è parente convivente.
  • Mi resta il dubbio se un certificato di residenza vale quanto un matrimonio o una sentenza di separazione o di divorzio e se comporti altre ignote conseguenze.
  • In una famiglia di lavoratori dipendenti, con tre figli, senza aiuti esterni, uno dei coniugi può non arrivare ad avere una normale pensione.
  • Una famiglia in cui uno dei coniugi ha una pensione tale da non dovere pagare imposte e l'altro ha una pensione non molto elevata non mi pare una famiglia ricca.
  • Legislatori e/o magistrati non consentono a questa famiglia di beneficiare delle agevolazioni concesse a quelle con più alto reddito complessivo, anzi la gravano di spese e sanzioni aiutandola così a ridurre ancor più le sue possibilità economiche, conformemente all'art. 31 della Costituzione che recita "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose."
  • Chi sfrutta i cavilli legali per pagare di meno del giusto fa elusione nei confronti del Fisco.
  • Il Fisco per far pagare di più del giusto fa elusione nei confronti del contribuente.



Il matrimonio - RILETTURE

Per alcuni era un sacramento, per la Costituzione italiana era il fondamento della famiglia, per tutti il matrimonio era una cosa seria, un contratto impegnativo.
Oltre a un'occasione di far festa, mangiare in compagnia ed esibire stravaganze, c'è ancora il matrimonio nell'ordinamento italiano?
Mi par di capire che la risposta sia SÍ e NO.
SÍ: quando si deve stabilire se il reddito familiare supera i limiti oltre i quali non si godono più certi benefici va sempre sommato il reddito del coniuge.
NO: quando per spese detraibili dall'IRPEF non c'è imposta sufficiente la detrazione non spetta al coniuge ma a parente convivente. In questo caso convivente non significa chi vive insieme, come dice il vocabolario, ma chi ha la residenza anagrafica nello stesso Comune.
Più in generale la risposta è:
SÍ, quando comporta un aggravio per la famiglia;
NO, quando potrebbe comportare dei benefici;
NO, quando la residenza anagrafica prevale su situazione reale, matrimonio o divorzio.
Ovviamente - escludendo motivi religiosi o patrimoniali - il matrimonio conviene evitarlo: comporta solo svantaggi.
Se, come si dice, anche per i futuri aiuti alle famiglie varrà solo la residenza anagrafica spero che, almeno nei chiarimenti per la gente comune, lo si scriva in italiano e non in politichese, legalese o inglese.



Giuseppe e Maria - RILETTURE

Giuseppe è scontento e si lamenta perché nella sua casa voleva fare lavori di risparmio energetico e non potrà far gravare sulla comunità il 55% della spesa ma solo il 36%.
Maria per gran parte della sua vita ha dovuto badare ai suoi tre figli e così non ha potuto avere allora più denaro per la famiglia ed ora una pensione decente. E' proprietaria della casa, acquistata con i sacrifici della famiglia giusto per compensarla in qualche modo del poco reddito. Anche lei vorrebbe fare quei lavori, almeno per risparmiare sul riscaldamento: ma non avrebbe nessuna agevolazione perché, sui miseri proventi, non ha abbastanza imposta da cui detrarre il 55, il 36 o l'1%. Non può farlo nemmeno il marito; la sua famiglia non avrà benefici e lei dovrà ancora faticare per fare economia: troppo povera. E' doppiamente scontenta: questa è la tutela della donna e della famiglia in Italia, checché ne dica la Costituzione.
Se farà quei lavori, non si sentirà in colpa pagandoli in nero per risparmiare qualcosa. Non mi sento di biasimarla.
Verosimilmente il caso di Maria non riguarda il grande pubblico e quindi i politici non se ne occupano: un'ingiustizia per pochi non è ingiustizia. Eppure, appunto perché riguarda pochi, non dovrebbe essere gravoso porvi rimedio, ma pare che mentre lo Stato può concedere a pochi privilegiati trattamenti speciali perché non gravano molto sul bilancio statale (parlamentari in primis) non possa concedere trattamenti equi a pochi discriminati.

domenica 16 ottobre 2016

Bella scoperta - RILETTURE


Bella scoperta!

Bella scoperta! E' notizia di questi giorni che chi sta peggio non sono gli anziani pensionati ma i "giovani" con figli. Per quanto ne so, non mi pare una novità. Quarant'anni fa non ero giovane (avevo già trent'anni), avevamo tre figli, mia moglie non "lavorava", cioè non percepiva retribuzione pur avendo il suo bel da fare per badare ai figli e cercare di far quadrare il bilancio ed io soffrivo nell'impossibilità di poter guadagnare il sufficiente. Già da allora lamento la persecuzione fiscale contro la famiglia, l'ingiustizia di non applicare il quoziente familiare, di sommare i redditi familiari per escludere da benefici e non le spese per averne. Ora ho una pensione sufficiente, mia moglie una di 430 euro mensili, non dobbiamo più provvedere ai figli e possiamo vivere, anche perchè viviamo con poco: per necessità prima, per abitudine dopo. Non pretendo che i giovani quarantenni rinuncino come abbiamo fatto noi a pizza, cinema, divertimenti, abiti firmati, telefonini di ultima generazione e mille altre cosette che non esistevano, ma non chiedeteci di vergognarci o di sentirci in colpa se finalmente possiamo respirare un po': abbiamo già dato e dato molto. Mi scuso se parlo al plurale, ma credo di poterlo fare a nome di molti. Non chiedeteci di sentirci in colpa perchè i "giovani" devono lavorare per pagarci la pensione; non so come siano stati usati i nostri soldi, ma il diritto alla pensione ce lo siamo guadagnato con i contributi versati iniziando presto a lavorare, 48 ore settimanali per 50 settimane all'anno, magari in lavori ora considerati adatti solo per gli ultimi immigrati. E il coniuge che ci ha permesso di poter lavorare e per il bene dei figli ha dovuto rinunciare a farsi una pensione propria deve pur poter contare sulla pensione di reversibilità, ora pretesa per compagni o compagne di piacere. Equità fiscale e aiuto per le famiglie arriverà sicuramente quando ci saranno solo famiglie straniere, per dovere di ospitalità; per ora i cittadini italiani che pagano le tasse da generazioni si consolino pensando che fra 4-5 lustri i figli se la caveranno da soli e sperare di trovare nel frattempo trovare un lavoro meglio retribuito. Gli anziani pensionati possono solo sperare di morire prima che l'inflazione si mangi quanto è stato risparmiato dall'euro o di essere considerati straricchi in base a obsoleti parametri fiscali.




domenica 9 ottobre 2016

Indennità - RILETTURE

  Col tempo alcune cose cambiano, altre no

Indennità

La Ministra Rosy Bindi, richiesta di quanto percepiscono i parlamentari, dice:"5000 euro mensili come indennità personale e il resto (quanto?) è rimborso spese per far bene politica. 5000 euro sono più degli 800 di un precario o dei 450 di un pensionato, ma pari allo stipendio di molti dirigenti pubblici e privati e meno di tanti altri". Evidentemente, sebbene spesso dicano di lavorare per il bene del Paese, i politici lavorano principalmente per la propria carriera professionale; se così non fosse si accontenterebbero di uno stipendio decente per il tempo limitato che sono disposti a dedicare al bene comune, non rimettondoci e non guadagnandoci. In realtà possono sempre trovare qualcuno con stipendio più alto con cui confrontare il proprio e giustificare quello e questo. Dicono che se così non fosse la politica sarebbe appannaggio dei soli ricchi. E'vero il contrario: se gli stipendi fossero più bassi sarebbero appetibili dalle persone con basso reddito ma non da quelle con reddito più elevato, un male nel caso che "reddito" sia sinonimo di "capacità".
Per quanto riguarda i dirigenti privati sono affari privati e le aziende che pagano troppo o inutilmente rischiano il fallimento. In ogni caso sono le aziende a fissare i limiti accettabili. Per i dirigenti pubblici, magistrati, parlamentari eccetera, il comune cittadino che li paga ha poca voce in capitolo sia sulla misura dello stipendio che sull'efficienza del servizio. Nessuna azienda pagherebbe i suoi dirigenti più di quanto le sia possibile e l'aumento di stipendio avviene solo quando aumentano gli utili per l'azienda. Analogalmente gli aumenti ai dipendenti pubblici dovrebbero avvenire solo come conseguenza dell'aumento degli "utili" ottenuti dai contribuenti. Nessun aumento se non vi è stato aumento per gli "azionisti": se non ci sono soldi per aumentare le disponibilità dei cittadini comuni o il loro benessere non devono esserci per i dirigenti pubblici, perchè evidentemente non hanno fatto bene il loro lavoro.
Sulle indennità personali, dice la signora, si può comunque discutere, ma i rimborsi "per far bene la politica" sono irrinunciabili. A questo punto non capisco a cosa serve dare soldi pubblici ai partiti, ai giornali di partito, ai clienti di partito se i politici già godono di molti benefici (benefit) o privilegi e di rimborso delle spese "politiche". Ben venga la proposta che questo non sia in maniera eguale e forfettaria per attivi e cattivi ma a "piè di lista", in modo chiaro e giustificato. Ma la proposta non basta.



domenica 2 ottobre 2016

Pensieri sul Fisco - RILETTURE





domenica 25 settembre 2016

La Legge.- RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no -
La Legge.
Non ne capisco bene il perchè, ma sembra che ogni anno alle spese dell'anno prima si aggiungano nuove spese e conseguentemente si debbano aggiungere nuove entrate, anche se queste aumentano con l'inflazione e il PIL. E così ogni anno alle norme esistenti si aggiungono nuove norme, ogni anno per cercare di fare correttamente la denuncia dei redditi si devono leggere fascicoli sempre più voluminosi, aumenta la possibilità di sbagliare e subire sanzioni, mentre i caratteri di stampa del modulo diventano sempre più piccoli per far stare in una pagina quello che ne richiederebbe due (lo definiscono semplificare). Ma ci sono anche norme che rimangono immutate per decenni, come quelle che stabiliscono i limiti di reddito superati i quali si hanno meno benefici o maggiori aggravi o fissano importi a favore del contribuente, che di fatto diviene più povero e più tassato. Spesso non è previsto alcun criterio di gradualità, per cui se, esemplificando, con reddito 100 si paga 20 e con reddito 99 zero, chi ha lavorato e guadagnato di meno finisce con l'avere più soldi. Con quale criterio siano fissati questi limiti per me è un mistero e a volte penso che siano pensati considerando la mia situazione personale per danneggiarmi o forse quella di qualche parente di legislatori, per favorirlo. In questo caso potrei sperare che prima o poi saranno rivisti.
Per legge, il cittadino è tenuto a conoscere la legge. Cosa piuttosto complicata se non impossibile anche a chi di legge vive: probabilmente nessuno conosce TUTTE le leggi italiane. Io mi limitavo a leggere attentamente le istruzioni e cercare di applicarle. Per esempio le istruzioni del mod. 730 sembrerebbero indirizzate a persone non particolarmente esperte di diritto e prive di adeguata biblioteca fiscale. Non è così e se uno crede di capirle come capisce un testo in italiano corrente (pur usando un vocabolario inglese-italiano per quelle parole che non hanno saputo rendere nella nostra lingua) incorre in gravi errori. Per questo motivo esistono appositi enti e studi che provvedono alla compilazione anche di un semplice mod. 730. Anche le istruzioni che accompagnano le cartelle esattoriali indicano procedure del tutto diverse da quelle reali e si è quindi costretti a ricorrere all'aiuto di professionisti. A volte mi sorge il dubbio che le leggi siano fatte apposta per giustificare l'esistenza di questi enti e il loro foraggiamento o rendere indispensabile rivolgersi ai professionisti di cui sopra. Non ci si può meravigliare poi se chi va con il lupo impara a ululare.
Agenzia delle Entrate.
Sembra che fra i doveri dei cittadini non ci sia solo l'obbligo di pagare imposte e tasse, ma anche quello di farlo nel modo meno semplice. L'Agenzia delle entrate, o chi per essa, trova del tutto normale emettere cartelle esattoriali errate: per male che vada i cittadini contesteranno l'errore, produranno documenti, faranno code, protesteranno; ma se va bene pagheranno più del dovuto, sanzioni comprese. Naturalmente chi ha grossi interessi si premunisce con prove e documenti, si rivolge a fiscalisti esperti; ma il povero cristo che ritiene in tutta buonafede di non dovere al fisco qualche centinaio di euro non ha scampo. Opporsi al fisco gli costa più di quanto possa beneficiare, deve perdere mezze giornate negli uffici che talvolta trova chiusi per sciopero o assemblea, riceve informazioni incomplete, magari solo perchè chi è uso a trattare una materia pensa che gli altri abbiano la stessa famigliarità. Più il tempo passa e più è difficile rimediare a eventuali errori, il tempo gli è contro e la lentezza burocratica torna a vantaggio della burocrazia. In ogni caso sembra che se il cittadino sbaglia paga, se sbaglia il burocrate paga il cittadino, che sia più facile accanirsi contro piccoli evasori ingenui che contro grandi evasori agguerriti.


domenica 18 settembre 2016

Legge elettorale -RILETTURE


domenica 11 settembre 2016

Punire | Pedalando - RILETTURE





domenica 4 settembre 2016

Tasse - RILETTURE





domenica 28 agosto 2016

Date a Cesare .. | Faccia di bronzo - RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no -




domenica 21 agosto 2016

Norme e sanzioni | Servizio Militare - RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no - e



domenica 14 agosto 2016

Chi è senza peccato | I costi della politica - RILETTURE





domenica 7 agosto 2016

Parole, tempi, luoghi - Ora legale - RILETTURE


L'ora legale.

Sono decenni che sento dire che con l'ora legale abbiamo un'ora in più di sole, ma mi pare che ben poco possano influire i governi sulla rotazione o inclinazione dell'asse terrestre e le ore di luce restino quelle che sono. Se poi negozi e aziende adottano orari estivi, magari posticipando di un'ora apertura e chiusura, tutto rimane come se nessuno avesse cambiato qualcosa. Se a Madrid aprono alle 10.30 dell'ora legale, è come se a Roma aprissero alle 8.30 dell'ora solare effettiva, considerato che sono circa 15°più a ovest. Se davvero i politici potessero darci un'ora di sole in più, preferirei averla d'inverno quando le ore di luce sono poche piuttosto che d'estate quando sono perfino troppe. Di fatto si ha un'ora di meno di luce prima di mezzogiorno e un'ora di più dopo le 12, un'ora di più da aspettare l'arrivo del tramonto per avere un po' di fresco.
Da decenni sento anche dire si risparmia non so quanta energia elettrica, ma non ho ancora capito il perchè. Per le aziende che lavorano con orario tra le 7 e le 19 hanno luce naturale con o senza ora legale; quelle che lavorano 24 ore al giorno, l'ora di luce in più che guadagnano alla sera la perdono alla mattina. Se risparmiano energia penso sia perchè lavorano meno o perchè naturalmente le ore di luce tra equinozio di primavera e quello d'autunno sono da sempre superiori a quelle tra equinozio d'autunno e quello di primavera. Per le persone probabilmente era vero quando la gente si alzava alle 6 o 7 e si coricava alle 21 o 22, ma mi sembra del tutto improbabile ora con programmi televisivi fino alle 2 del mattino e discoteche aperte fino all'alba.
Mi dicono che se in tutta Europa (o quasi) sono d'accordo nell'adottare l'ora legale, avranno qualche valida ragione: a me sembra che il motivo principale sia quello, comune a molti politici, di illudere la gente.



domenica 31 luglio 2016

Strano Paese - RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no -
E' uno strano Paese questa nostra Italia; un Paese dove le Ferrovie non rispettano gli orari, gli Enti pubblici non rispettano i cittadini e i cittadini non rispettano la legge, i governanti sprecano il pubblico denaro e i governati evadono le imposte, l'innocente sta in carcere in attesa di giudizio e il giudicato colpevole non sconta la pena; un Paese dove la disoccupazione si combatte con l'immigrazione, la delinquenza con l'indulto e magari l'attesa per le prestazioni sanitarie estendendole ai marziani; un Paese dove si presume che i giudici sbaglino due volte su tre e che non debbano pagare per i loro errori, dove Costituzione e referendum sono da rispettare quando fa comodo e disattesi altrimenti, dove i lavoratori hanno le retribuzioni fra le più basse d'Europa e i parlamentari le più alte.
Gli orari ferroviari non servono per sapere quando un treno parte o arriva, ma solo all'incirca quando potrebbe o dovrebbe arrivare o partire e le coincidenze sono eventualità non certe.
Sulle strade molti limiti di velocità sono posti in modo da renderne impossibile il rispetto e certa la multa, altri sono immotivati e anche il più diligente degli automobilisti deve ammettere che è da stupidi rispettarli: limiti di 50 Km/h su strade non trafficate, in aperta campagna, bene asfaltate, senza case o incroci o di 30 km/h dimenticati dopo lavori stradali e senza il segnale di fine limite. Certe assurde limitazioni sembrano fatte non per garantire la sicurezza ma per essere violate, per incentivare comportamenti illegali, per fruttare soldi ai Comuni. Per limitare la velocità dove serve, basterebbero i dossi artificiali ben segnalati: funzionano, ma non incrementano le entrate comunali. Se troppo spesso le norme non sono fatte rispettare o sono evidentemente insensate e inutili, non vengono osservate nemmeno quelle più che giustificate e necessarie.
Giustamente si depreca l'evasione fiscali, ma quando il pubblico denaro viene sprecato o usato per privilegi alla classe politica e ai suoi clienti, non può meravigliare che il cittadino non si senta moralmente impegnato a fornirlo. Dando per certa l'evasione, lo Stato aumenta l'imposizione e il cittadino, adeguandosi, se può evade. E' più riprovevole chi non contribuisce alle spese dello Stato o chi quelle spese le fa malamente, immoralmente pretendendo e sprecando i soldi dei cittadini? Entrambi defraudano i contribuenti che pagano, ma il comportamento dei governanti può motivare quello dei cittadini e non viceversa. Non tutti comprendono il dovere di rinunciare a sudati guadagni perchè i politici, con voto unanime, possano "adeguare" le loro competenze; non tutti capiscono perchè invece debbano rimanere immutati e sempre più inadeguati i limiti di reddito oltre i quali si è indegni di benefici e agevolazioni, perchè mentre diventano sempre più poveri lo Stato li consideri sempre più ricchi.



domenica 24 luglio 2016

Rotatorie - Auto vecchie | RILETTURE

Col tempo alcune cose cambiano, altre no 

Rotatorie

Le rotatorie alla francese a molti piacciono a molti altri no, ma ormai sono ovunque e tutti le conoscono. Ma non a tutti è chiaro come ci si debba comportare: qualcuno pensa che semplicemente si deve dare la precedenza a chi viene dalla strada a sinistra o comunque da sinistra anzichè da destra mentre qualcun altro pensa invece che la precedenza l'abbia chi si trova nella rotatoria su chi deve entrarvi. Per i primi chi proviene da una strada alla loro destra deve comunque dargli la precedenza ed entrano a tutta velocità nella rotatoria, spesso accodandosi ai veicoli che li precedono, preoccupandosi solo di avere la sinistra libera. Gli altri pensano che entrare nella rotatoria sia come immettersi in una strada con diritto di precedenza, rallentano, ma sono convinti che chi sta per entrarvi da una strada a sinistra non ha diritto di precedenza. Sarebbe opportuno chiarire chi ha torto.


Auto vecchie

Non sono più giovane e la mia auto ha la sua età. Tra assicurazione e bollo mi costa la tredicesima. Poi ogni due anni il collaudo e ogni anno il controllo dei fumi di scarico, il bollino blu. Ciò nonostante non potrò circolare in città perchè la mia auto inquina (credo tuttavia di inquinare meno io in un anno che altri in un giorno). La uso pochissimo, ma qualche volta è comodo averla per andare da figli e nipoti o a cercar funghi.
Ora devo scegliere tra:
. spendere un bel po' di quattrini per comperare un'auto EuroX ,di cui non sento alcun bisogno, da usare per qualche giorno all'anno e lasciare sulla strada per tutto il resto del tempo e che forse l'anno prossimo sarà inutilizzabile perchè non è EuroX+1;
. portare alla demolizione la mia cara vettura e privarmi di una costosa comodità;
. sopportare gli aumenti imposti da un governo, che dopo la finta di colpire i ricchi possessori di fuoristrada ha poi colpito i poveri pensionati con vecchie auto e già ora con un costo altissimo per chilometro percorso, e rischire qualche multa qualora avessi necessità di andare in centro.