Non sono entusiasta della Giustizia italiana e, al contrario di molti,
non mi sentirei di dire "ho fiducia nella giustizia", fosse anche solo
per la sua lentezza. Trovo tuttavia stucchevole che venga ritenuta
degna di rispetto quando le sentenze coincidono col proprio parere e
vergognosa quando non coincidono.
Pare che per alcuni le regole siano le seguenti.
La
Giustizia é giusta se assolve quelli che altri ritengono colpevoli e
noi innocenti, ingiusta se li condanna; giusta se condanna quelli che
altri ritengono innocenti e noi colpevoli, ingiusta se li assolve.
I nostri sono sempre innocenti e gli altri sempre colpevoli, in ogni caso.
"Le sentenze vanno sempre rispettate", per nemici condannati o amici assolti.
"La sentenza è una vergogna", per nemici assolti o amici condannati.
Coerentemente.
Sicuramente sono il meno adatto ad essere obiettivo, considerato che
da sempre non riesco a capire come la visibilità, la rumorosità e
magari l'arroganza e la prepotenza di pochi possano prevalere sulle
contrapposte ragioni dei molti. Da sempre mi infastidisce vedere che
solo chi urla ottenga, giusto o ingiusto che sia, mentre chi non urla,
non sfascia, non impreca, non insulta quasi sempre debba subire
ingiustizie e vedersi costretto, suo malgrado, a urlare - se ne è
capace. Da sempre mi indigna vedere gente che distrugge beni altrui
(privati o pubblici) non solo non costretta a espiare il reato ma
nemmeno a pagare i danni, gente che conculca libertà altrui - in nome
della illimitata, egoistica, cieca libertà propria - senza doverne
ripondere, solo perché é masnada.
Pur ammettendo la mia parzialità,
il comportamento dei malfattori che rapiscono le persone per ottenere
benefici personali non mi pare molto diverso da quello dei pochi o tanti
che bloccano migliaia di persone negli aeroporti impedendo loro la
libertà di andare dove desiderano, per lavoro o per diletto: per me si
tratta sempre di RICATTO.
Se ci si rassegna al ricatto prevale il diritto della forza sulla forza
del diritto, la legge del più forte sulla Legge e penso che ciò non
sia da paese civile.
Forse dovrei preoccuparmi: è la terza volta in pochi giorni che rammento cose di molti, moltissimi anni fa. Dopo mia
nonna e i miei
genitori,
ricordo anche mio fratello bimbo. Avevano macellato il maiale, il
"nino" come dicevano ai bambini. E il bimbo andava dalla madre tutto
triste e quasi piangendo diceva "nino morto, povero nino" e poi tornava
in cucina. Per tre quattro volte la scena si è ripetuta, alla fine la
madre l'ha seguito per vedere cosa facesse: si mangiava salame del
"nino".
Questo mi è venuto in mente sentendo personaggi ben
retribuiti con il pubblico denaro lamentare la triste situazione degli
"appartenenti alle classi più deboli": li compiangono e pretendono che
altri li aiutino, ma non considerano o restano insensibili al fatto che
il proprio ricco stipendio sia prelevato dall'altrui misero salario.
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