26 dicembre 2007
Si sa che le tasse vanno pagate per godere di uno specifico servizio
mentre le imposte sono dovute indipendentemente da una effettiva
usufruizione; teoricamente le tasse sono in qualche modo volontarie, le
“imposte” sono imposte. Quanto più l’imposizione è collegabile e congrua
ai servizi forniti in cambio, tanto più è capita e accettata. Anche se
mai si abbisognasse di forza pubblica, giustizia, sanità, scuola,
politica, eccetera, sapere che all’occorrenza questi servizi verrebbero
forniti efficientemente rende del tutto giustificato il pagamento di
giuste imposte, per la possibilità di averli. In caso contrario
l’imposizione è percepita come un sopruso. Per norma costituzionale il
tributo è progressivo, cioè se il reddito di A è il doppio di quello di
B, A paga più del doppio di imposta. Lo strano è che più imposte uno
paga meno ha diritto ai servizi che sono forniti grazie ad esse; alla
progressività dell’imposte si aggiunge quella delle tasse e chi evade le
prime viene premiato con una riduzione delle seconde. Sarebbe più
semplice, meno iniquo e meno costoso se, una volta fatte pagare
adeguatamente le imposte, i servizi fossero forniti a tutti i cittadini
alle stesse condizioni, anche a chi grazie al suo reddito mai avrà
occasione di utilizzarli. Le risorse disperse per gestire tassazioni e
esenzioni potrebbero concentrarsi sulle imposte: più semplice e pratico,
ma meno demagogico.
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