domenica 26 luglio 2015

Piccole cose - RILETTURE

Imposte o tasse?

Ho sentito dire: "non voglio la riduzione delle ‘tasse’ perchè dovrò pagare di più per visite mediche specialistiche, università dei figli, ecc". Forse non sarebbe male chiamare le cose col loro nome, come usava un tempo: imposte le imposte e tasse le tasse, magari precisando se statali o locali. Ora quasi tutti usano sempre e solo la parola ‘tasse’, per semplificare, per adeguarsi, per pigrizia. La frase di cui sopra letteralmente significa "non voglio la riduzione delle tasse perchè dovrò pagare più tasse", un non senso. Se nel caso con ‘tasse’ si intende invece la tassazione nel suo complesso, diminuire le imposte non deve comportare aumento delle tasse nè la minore pressione statale l’aumento di quella locale. Riabituarsi a chiamare le cose con il loro nome italiano forse gioverebbe alla chiarezza, sempre che questo si voglia.

Piccole cose

Credo sia giusto pensare che in una democrazia le istituzioni siano al servizio del cittadino e che per rendere un buon servizio il compito affidato alle istituzioni sia da queste svolto nel modo meno oneroso, ossia col minor dispendio di tempo e denaro. Un banale esempio di come invece vanno le cose mi fa pensare che la realtà sia diversa.
Sarebbe bastato informare il proprietario, facilmente reperibile, che nel posto dove
due settimane prima aveva lasciato l’auto era stato messo momentaneo divieto di sosta per trasloco. Probabilmente, come sempre succede, il divieto era stato messo un paio di giorni prima ma lui non l’aveva visto perchè a causa del maltempo da qualche giorno non aveva effettuato i consueti giri di controllo. L’auto aveva l’apposito contrassegno  che ne permetteva la sosta in quel posto, il contrassegno era stato rilasciato del Comando Polizia Municipale: bastava una telefonata del vigile al suo Comando per sapere a chi era stato rilasciato, bastava  un’altra telefonata o una passeggiata di un cento metri per suonare un campanello e l’ignaro proprietario avrebbe spostato la vettura nel giro di qualche minuto e senza costi. E invece viene chiamato il carro attrezzi e l’auto portata al deposito; il proprietario non trovandola pensa a un furto, va al Comando Polizia Municipale, scopre che furto non è, paga le spese di rimozione, ritira la vettura, vede il verbale di contravvenzione. Vorrebbe chiarimenti ma gli dicono che può solo presentare ricorso al Giudice di Pace e lo fa. Dopo più di due mesi l’Ufficiale Giudiziario lascia nella cassetta della posta l’avviso  di avere depositato la notifica presso il Comune: lui era in casa, ma non ha sentito campanello suonare, forse perché nessuno ne ha premuto il pulsante. Il giorno dopo va in Comune e ritira la notifica della data dell’udienza (sei mesi dopo il ricorso) e il giorno seguente riceve una raccomandata A.R. che lo informa del deposito del documento già ritirato. Dopo altri 20 giorni riceve un’altra raccomandata A.R. dalla Polizia Municipale che gli notifica il verbale contro il quale già da tre mesi ha presentato ricorso e per il quale da tre settimane è già fissata l’udienza. Ogni raccomandata A.R. costa 5.6 euro, più di 10000 lire.
Probabilmente tutte queste procedure sono a tutela del cittadino, ma se l’Ufficiale Giudiziario fa bene il suo lavoro è inutile la raccomandata, se invece basta la raccomandata è inutile il lavoro dell’Ufficiale Giudiziario; se un verbale viene contestato presso il giudice di pace che ne informa l’ente emittente, non vi è dubbio che è stato ricevuto ed è inutile la raccomandata; se per l’ammissione del ricorso è richiesto di non effettuare il pagamento non ha senso chiederlo a ricorso avvenuto.
Sicuramente sono io a non capire la linearità dei procedimenti, ma mi pare che non si badi molto a come si spendono i soldi che in ogni caso sono a carico dei cittadini, di chi ha fatto ricorso o della collettività. Probabilmente 20000 lire di raccomandate inutili sono poco più di niente per qualcuno, ma mi resta il dubbio che se questo succede nelle piccole cose possa succedere in tutto.


domenica 19 luglio 2015

Imposte e Tasse .6

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Agenzia delle Entrate.
Sembra che fra i doveri dei cittadini non ci sia solo l’obbligo di pagare imposte e tasse, ma anche quello di farlo nel modo meno semplice. L’Agenzia delle entrate, o chi per essa, trova del tutto normale emettere cartelle esattoriali errate: per male che vada i cittadini contesteranno l’errore, produranno documenti, faranno code, protesteranno; ma se va bene pagheranno più del dovuto, sanzioni comprese. Naturalmente chi ha grossi interessi si premunisce con prove e documenti, si rivolge a fiscalisti esperti; ma il povero cristo che ritiene in tutta buonafede di non dovere al fisco qualche centinaio di euro non ha scampo. Opporsi al fisco gli costa più di quanto possa beneficiare, deve perdere mezze giornate negli uffici che talvolta trova chiusi per sciopero o assemblea, riceve informazioni incomplete, magari solo perchè chi è uso a trattare una materia pensa che gli altri abbiano la stessa famigliarità. Più il tempo passa e più è difficile rimediare a eventuali errori, il tempo gli è contro e la lentezza burocratica torna a vantaggio della burocrazia. In ogni caso sembra che se il cittadino sbaglia paga, se sbaglia il burocrate paga il cittadino, che sia più facile accanirsi contro piccoli evasori ingenui che contro grandi evasori agguerriti. 


domenica 12 luglio 2015

Imposte e Tasse .5

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La Legge.
 
Non ne capisco bene il perchè, ma sembra che ogni anno alle spese dell’anno prima si aggiungano nuove spese e conseguentemente si debbano aggiungere nuove entrate, anche se queste aumentano con l’inflazione e il PIL. E così ogni anno alle norme esistenti si aggiungono nuove norme, ogni anno per cercare di fare correttamente la denuncia dei redditi si devono leggere fascicoli sempre più voluminosi, aumenta la possibilità di sbagliare e subire sanzioni, mentre i caratteri di stampa del modulo diventano sempre più piccoli per far stare in una pagina quello che ne richiederebbe due (lo definiscono semplificare).  Ma ci sono anche norme che rimangono immutate per decenni, come quelle che stabiliscono i limiti di reddito superati i quali si hanno meno benefici o maggiori aggravi o fissano importi a favore del contribuente, che di fatto diviene più povero e più tassato. Spesso non è previsto alcun criterio di gradualità, per cui se, esemplificando,  con reddito 100 si paga 20 e con reddito 99 zero, chi ha lavorato e guadagnato di meno finisce con l’avere più soldi. Con quale criterio siano fissati questi limiti per me è un mistero e a volte penso che siano pensati considerando la mia situazione personale per danneggiarmi o forse quella di qualche parente di legislatori, per favorirlo. In questo caso potrei sperare che prima o poi saranno rivisti.
Per legge, il cittadino è tenuto a conoscere la legge. Cosa piuttosto complicata se non impossibile anche a chi di legge vive: probabilmente nessuno conosce TUTTE le leggi italiane. Io mi limitavo a leggere attentamente le istruzioni e cercare di applicarle. Per esempio le istruzioni del mod. 730 sembrerebbero indirizzate a persone non particolarmente esperte di diritto e prive di adeguata biblioteca fiscale. Non è così e se uno crede di capirle come capisce un testo in italiano corrente (pur usando un vocabolario inglese-italiano per quelle parole che non hanno saputo rendere nella nostra lingua) incorre in gravi errori. Per questo motivo esistono appositi enti e studi che provvedono alla compilazione anche di un semplice mod. 730. Anche le istruzioni che accompagnano le cartelle esattoriali indicano procedure del tutto diverse da quelle reali e si è quindi costretti a ricorrere all’aiuto di professionisti. A volte mi sorge il dubbio che le leggi siano fatte apposta per giustificare l’esistenza di questi enti e il loro foraggiamento o rendere indispensabile rivolgersi ai professionisti di cui sopra. Non ci si può meravigliare poi se chi va con il lupo impara a ululare.


domenica 5 luglio 2015

Imposte e tasse .4

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       Liberi professionisti. 

Sono i più accreditati fra gli evasori, salvo per la parte assimilabile a lavoro dipendente. Penso sia capitato a chiunque di sentirsi dire che la prestazione costa 100 e 120 con IVA, con facoltà di scelta più o meno esplicita. La risposta sarebbe ovvia se la spesa fosse detraibile dal reddito: pago 120 invece di 100, ma avrò meno IRPEF per 20. Io sono onesto, il fisco ci guadagna l’ IVA e sicuramente più di 20 di IRPEF dal professionista che considerando le imposte nel calcolo di 100 non ci rimette niente, non ci sarà evasione fiscale e vivremmo in un paese come altri in cui solo delinquenti non pagano le imposte dovute. Per motivi che ignoro, ma che forse potrei immaginare, così non è e il cliente si trova a scegliere. Se è assolutamente onesto e disposto a pagare di più di tanti altri sceglierà 120. Se la sua onestà è pari a quella del professionista vorrà partecipare ai suoi vantaggi  e chiederà di pagare meno di 100. Se fondamentalmente è corretto e onesto ma sa che così non è il fisco con lui, avrà qualche dubbio e qualche rimorso comunque faccia.
Sportivi, artisti, aziende.
 
Naturalmente, potendolo fare, si stabiliscono dove meglio credono nel vasto mondo. Vasto e piccolo. Con gli attuali mezzi di comunicazione si può essere ovunque contemporaneamente in modo immateriale e nello spazio di poche ore di persona. Non vi è quindi motivo di non stabilire la propria residenza dove il clima è migliore, le spiagge più belle, il sole più caldo, la neve più soffice o il fisco meno esoso. Compete ai governi valutare il giusto appetibile equilibrio tra quello che si può avere e quello che si deve dare nel loro Stato, sapendo che “chi troppo vuole, nulla stringe”. 


domenica 28 giugno 2015

Imposte e tasse .3

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Negozianti.
 
Godono fama di essere capaci evasori, cittadini disonesti. In realtà non sempre rilasciano lo scontrino ma se fossero gli unici disonesti, se gli onesti rifiutassero di servirsi da chi non dà lo scontrino, finirebbero per vendersi le merci fra di loro. Il problema non è che tutti i commercianti evadono le imposte, ma che non tutti le pagano nella misura dovuta; il che finisce per favorire i più disonesti. Se non fosse per rispetto del principio che le norme devono valere per tutti, che la legalità deve essere fatta rispettare da tutti, è pressocchè indifferente che tutti i negozianti paghino le imposte o che non le paghi nessuno, alla fine a pagare effettivamente è solo chi non può rivalersi dei maggiori costi. Valga quale esempio quanto è accaduto con l’introduzione dell’euro, quando i nuovi importi si sono ottenuti dividendo gli stipendi per 1936.27 e i prezzi di molte merci per circa 1000: in pratica tutti hanno aumentato il prezzo e il cliente l’ha accettato. Chi aveva concordato il cambio ufficiale sostiene che è tutta colpa del governo seguente non avere impedito ai disonesti di approffittarne: giudizio che sembra conservare una residua mentalità non liberista e ignorare che anche le Coop amiche praticano prezzi non molto diversi da quelli dei concorrenti. Se tutti i negozianti pagassero le imposte, senza la concorrenza sleale di chi non le paga non rinuncerebbero a scaricarne il costo sui clienti, i quali pagherebbero forse meno imposte ma sicuramente di più per gli acquisti. Il contrario succederebbe se tutti non pagassero le imposte, con fattori invertiti e totale invariato ma con evidente danno per l’immagine di equità e legalità.
Credo che, escludendo i venditori immigrati abusivi, almeno dove vivo siano pochi coloro che non pagano le tasse per servizi o diritti e che siano molti di più quelli che non rilasciano scontrino, ma ignoro se siano tutti tenuti a farlo o se vi siano categorie esentate. In ogni caso non mi pare una via percorribile richiedere ai clienti di boicottare gli evasori: anche se l’ignoranza suddetta fosse solo mia, anche se l’onestà fiscale fosse di tutti i clienti, credo che chi non ha cambiato fornitore per evitare aumenti di prezzo che lo colpivano direttamente non lo farebbe per senso civico e ipotetica maggiore equità. Imporre ai cittadini di richiedere la ricevuta sotto pena di sanzioni mi sembra ingiusto e vessatorio; sanzionare, com’è successo, chi non emette scontrino per una caramella regalata a un bimbo o fa una vendemmia con gli amici rende odioso e ridicolo il sistema e alimenta il sospetto che esso si occupi di piccole cose trascurando quelle importanti, sia forte con i deboli e magari corruttibile con i forti. Invece di usare solo bastone e minacce, potrebbe essere anche opportuno rendere in qualche modo conveniente l’onesta denuncia del reddito: se invece di far pagare più tasse, a chi più ha già pagato d’imposta si concedessero più benefici (facilitazione di accesso ai mutui, concessione di licenze o qualsiasi altra cosa gli esperti possano suggerire) sarebbe meno conveniente la falsa denuncia.


domenica 21 giugno 2015

Imposte e tasse .2


L’apparato statale.
 
L’apparato statale per una parte degli italiani è una vacca da nutrire, per un’altra parte è una vacca da mungere, una terza parte è la vacca. Chi la nutre pensa che potrebbe mangiare di meno o non esserci, chi la munge pretende che sia ben nutrita e la vacca è d’accordo con i mungitori.


Lavoratori dipendenti.
Si dice che sono gli unici contribuenti onesti. In realtà chi lavora “in nero”, volente o meno, evade le imposte. Del lavoratore cui viene trattenuta regolarmente l’IRPEF si dice che è un contribuente onesto, se invece questo non avviene è il datore di lavoro che evade il fisco. Capita però che qualche lavoratore accetti di fare straordinario solo a condizione che non sia gravato d’imposta, capita che sia il lavoratore a richiedere di lavorare in nero. Non saranno grandi evasori, ma, nel lor piccolo sono evasori: forse vittime, fose colpevoli, forse complici.
Non è detto poi che chi lavora in aziende serie che mai acconsentirebbero a non effettuare le regolari ritenute sia del tutto onesto. Ci saranno senz’altro lavoratori dipendenti che mai hanno comprato qualcosa da venditori illegali, mai hanno dato soldi a qualcuno senza regolare fattura o scontrino, mai hanno ricevuto somme senza assoggettarle a imposta; ma ce ne sono altri che così non si sono comportati, magari in buona fede, magari perchè non è sempre facile osservare norme complicate, contradditorie, ambigue, magari perchè non se la sentono di inimicarsi il fornitore, magari andando a “lucciole”.


martedì 16 giugno 2015

Caro Presidente Mattarella

Da "Il Giornale di Vicenza"