Oggetto: Un articolo da Il Giornale di Vicenza
IL GIORNALE DI VICENZA
Mercoledì 24 Marzo 2010 PRIMAPAGINA Pagina 1
La scelta
è tra
hamburger
e regole
I genitori di otto alunni di una scuola elementare di Montecchio non pagano la retta della mensa, e il Comune mette i bambini a pane e acqua. Raccontata così, questa storia non si presta neanche ad un commento, perché il pensiero corre d’istinto verso quei piccoli incolpevoli costretti a subire una discriminazione. Ma una volta stabilito l’ovvio, ovvero che i bambini non possono in nessun caso subire le conseguenze di eventuali errori dei genitori, è forse opportuno riflettere su alcuni aspetti della questione che vanno oltre la solita disputa tra Guelfi e Ghibellini.
Innanzitutto chiarendo alcune cose. Ad esempio, che in Italia esiste il diritto allo studio ma non esiste il diritto al pasto gratuito. Esistono però strumenti che i servizi sociali di molti Comuni utilizzano per venire incontro a famiglie con necessità economiche: strumenti che il Comune di Montecchio ha peraltro attivato nei confronti di un’ottantina di bambini. Perché non anche verso quegli otto? Perché nonostante sollecitazioni proseguite per mesi, i loro genitori non hanno ritenuto di dover dare risposta alle richieste delle strutture pubbliche che volevano sapere se intendevano chiedere il servizio di mensa per i figli, e se era no in grado di pagarlo o meno. Nessuna risposta, nè si ne no.
Qual è il messaggio che passa da questo comportamento? Che il bambino è un pacco consegnato alla "società" al mattino e ritirato a fine pomeriggio, e tutto ciò che avviene in mezzo è dovuto per diritto divino. È la stessa mentalità che porta altri genitori a disprezzare ciò che viene messo nel piatto dei propri figli in mensa non per la qualità, ma per il "gusto".
Se la scuola deve fornire insegnamenti, deve anche essere un luogo nel quale si apprendono alcuni fondamentali della convivenza civile: tra questi, c’! è l’esistenza dei diritti ma anche dei doveri.
Chi ha frequentato le scuole elementari qualche decennio fa non ha goduto dell’opportunità - e sottolineo opportunità - di avere un servizio mensa: nè la merenda a ricreazione era a carico del sistema scolastico. Non ricordo che si siano provocate ondate di ragazzini traumatizzati.
Senza dubbio il Comune di Montecchio è tenuto ad aiutare chi è davvero in difficoltà economica. E avrebbe potuto perseguire il risultato con altri mezzi, magari inviando l’esattore dai morosi veri, o muovendo l’ufficiale giudiziario, o spedendo in ognuna delle otto famiglie i funzionari dei servizi sociali almeno per costringere i genitori a degnarsi di rispondere: avrebbe evitato di coinvolgere direttamente i bambini in un gioco più grande di loro, e si sarebbe risparmiato le inevitabili contumelie identiche a quelle che quattro mesi fa avevano investito un altro Comune veneto, quello di Padova. Una vicenda identica, con una famiglia che si rifiutava di confrontarsi con il Comune e un assessore esasperato (del Pd, non leghista) che alla fine ha ordinato di chiudere il rubinetto dei pasti non foss’altro che per rispetto nei confronti di tutti gli altri genitori - abbienti e meno abbienti - che avevano seguito le regole.
Se tutto si riduce a una questione di principio, si deve stabilire se è prioritario garantire a tutti un hamburger invece di un “misero" panino col formaggio oppure se le regole vanno rispettate. Quelle stesse - peraltro - che impongono a ogni Comune italiano di non far morire di fame i suoi cittadini. Hamburger o regole: ciascuno scelga.

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