Col tempo alcune cosee cambiano, altre no - Scritto il 09/10/2006 alle 15:56
Fatico
a capire con quale autorità morale il ministro delle finanze possa
chiedere, anzi pretendere che i cittadini italiani sentano l'obbligo
civile di pagare imposte e tasse. Pur tralasciando la rapina notturna
sui conti correnti dell'amato ministro, non pare proprio che il fisco
voglia fondare sulla corretteza il rapporto con i cittadini.
Se il fisco è palesemente iniquo e esoso, se dà informazioni ambigue o errate e si accanisce contro chi le segue, se non da certezze e ricatta il contribuente onesto costringendolo a rinunciare a un suo diritto per non rischiare pesanti sanzioni, se non fornisce chiarimenti sulle sue decisioni, se tartassa chi non sa o non può difendersi, se obbliga il cittadino comune a rivolgersi ad esperti per non essere ingiustamente depredato, se serve per dare ai politici uno stipendio dieci volte il tuo, per mantenere una burocrazia spesso inefficiente e talvolta arrogante, per fornire una giustizia lenta e servizi carenti, allora non si può pretendere che i cittadini sentano il dovere civile di contribuire alla spesa pubblica e può succedere che chi per tutta una vita ha cercato di pagare il giusto se ne vergogni e chi non paga il dovuto se ne compiaccia, che si cerchi di evitare di lavorare più per il fisco che per la propria famiglia.
Chi in tutta la vita ha pensato che bastasse comportarsi onestamente per essere trattato onestamente può trovarsi vittima della perfidia del fisco e pentirsene.
Quando a chi chiede semplicemente di pagare nè più nè meno di quanto dovuto si impedisce di beneficiare delle opportunità offerte dalla legge, quando a chi ne avrebbe reale diritto si negano benefici concessi invece a chi si precostituisce le opportune condizioni, allora si comprende chi si difende attaccando, chi per non pagare più del dovuto trova il modo di pagare meno del dovuto.
Non meraviglia se chi può cerca di sfuggire alla rapacità di un fisco che non aiuta certo il cittadino a pagare il giusto. Questo favorisce chi intende frodare i suoi concittadini, gli dà un alibi morale altrimenti inesistente. Di fatto pare che il fisco possa colpire solo chi pensa di non avere niente da nascondere mentre nulla può contro chi molto occulta o dissimula. Nel primo caso fa pagare in più poche migliaia di euro, nulla per le casse statali molto per quelle del povero cristo tartassato; nel secondo ne lascia pagare in meno centinaia di migliaia.
Quando, troppo tardi, il cittadino onesto si accorge che non basta la sua onestà per pagare il giusto e sentirsi al riparo da sanzioni, allora finalmente si rassegna a rivolgersi a persone di lui più smaliziate. Ma questo costa; pagare il dovuto costa più del giusto; prima troverà equo pagare meno del dovuto per bilanciare il costo e alla fine troverà gusto a non pagare il giusto.
Da anni si parla della possibilità di detrarre dall'imponibile le spese sostenute, unico modo, a detta di molti, per consentire la concorrenza fra i contribuenti, un salutare conflitto di interessi tra chi paga e chi riceve che consentirebbe la trasparenza delle transazioni e una più equa imposizione. Non se ne fa niente: forse perchè troppo semplice, forse perchè colpirebbe troppi interessi, forse perchè comunque il fisco italiano troverebbe il modo di infierire sugli onesti e premiare i furbi, di riconoscere spese artatamente inventate e sanzionare la detrazione di spese realmente sostenute e dal fisco artatamente considerate "non imputabili al contribuente", di punire chi dichiara senza falsità una spesa reale, anzichè limitarsi a non ammetterla, se non la ritiene detraibile.
Se il fisco è palesemente iniquo e esoso, se dà informazioni ambigue o errate e si accanisce contro chi le segue, se non da certezze e ricatta il contribuente onesto costringendolo a rinunciare a un suo diritto per non rischiare pesanti sanzioni, se non fornisce chiarimenti sulle sue decisioni, se tartassa chi non sa o non può difendersi, se obbliga il cittadino comune a rivolgersi ad esperti per non essere ingiustamente depredato, se serve per dare ai politici uno stipendio dieci volte il tuo, per mantenere una burocrazia spesso inefficiente e talvolta arrogante, per fornire una giustizia lenta e servizi carenti, allora non si può pretendere che i cittadini sentano il dovere civile di contribuire alla spesa pubblica e può succedere che chi per tutta una vita ha cercato di pagare il giusto se ne vergogni e chi non paga il dovuto se ne compiaccia, che si cerchi di evitare di lavorare più per il fisco che per la propria famiglia.
Chi in tutta la vita ha pensato che bastasse comportarsi onestamente per essere trattato onestamente può trovarsi vittima della perfidia del fisco e pentirsene.
Quando a chi chiede semplicemente di pagare nè più nè meno di quanto dovuto si impedisce di beneficiare delle opportunità offerte dalla legge, quando a chi ne avrebbe reale diritto si negano benefici concessi invece a chi si precostituisce le opportune condizioni, allora si comprende chi si difende attaccando, chi per non pagare più del dovuto trova il modo di pagare meno del dovuto.
Non meraviglia se chi può cerca di sfuggire alla rapacità di un fisco che non aiuta certo il cittadino a pagare il giusto. Questo favorisce chi intende frodare i suoi concittadini, gli dà un alibi morale altrimenti inesistente. Di fatto pare che il fisco possa colpire solo chi pensa di non avere niente da nascondere mentre nulla può contro chi molto occulta o dissimula. Nel primo caso fa pagare in più poche migliaia di euro, nulla per le casse statali molto per quelle del povero cristo tartassato; nel secondo ne lascia pagare in meno centinaia di migliaia.
Quando, troppo tardi, il cittadino onesto si accorge che non basta la sua onestà per pagare il giusto e sentirsi al riparo da sanzioni, allora finalmente si rassegna a rivolgersi a persone di lui più smaliziate. Ma questo costa; pagare il dovuto costa più del giusto; prima troverà equo pagare meno del dovuto per bilanciare il costo e alla fine troverà gusto a non pagare il giusto.
Da anni si parla della possibilità di detrarre dall'imponibile le spese sostenute, unico modo, a detta di molti, per consentire la concorrenza fra i contribuenti, un salutare conflitto di interessi tra chi paga e chi riceve che consentirebbe la trasparenza delle transazioni e una più equa imposizione. Non se ne fa niente: forse perchè troppo semplice, forse perchè colpirebbe troppi interessi, forse perchè comunque il fisco italiano troverebbe il modo di infierire sugli onesti e premiare i furbi, di riconoscere spese artatamente inventate e sanzionare la detrazione di spese realmente sostenute e dal fisco artatamente considerate "non imputabili al contribuente", di punire chi dichiara senza falsità una spesa reale, anzichè limitarsi a non ammetterla, se non la ritiene detraibile.
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