Scritto il 02/08/2009 - Col tempo alcune cose cambiano, altre no.
Secondo il vocabolario inflazione è:
"1 econ. Processo di costante e generalizzato rialzo dei prezzi"
"2 fig. Aumento quantitativo, eccessiva diffusione di qlco. che ne determina la perdita di valore".
Mentre
nel primo significato l'inflazione a luglio in Italia è stata la più
bassa dal 1959, nella seconda accezione credo che per moltissime cose
non sia mai stata così alta nel mondo.
Radio, televisione,
giornali, telefonini, PC, notebook, palmari c'inondano con un mare di
notizie in cui è anche difficile pescare quelle interessanti fra le
tante banali, inutili, ripetitive. Stupro era una parola che pochi
conoscevano, oggi non passa giorno senza averne notizia. Magari
succedeva anche un tempo, ma oggi si beve caffè e notizia di stupro: o
ci si abitua o non si beve più il caffè. E lo stesso vale per furti,
rapine, omicidi con le armi più varie compresa l'automobile, anche se in
questo caso si parla di "auto impazzita", forse in circolazione grazie
alla legge Basaglia. Poi ci raccontano di Tizia che ha lasciato Caio per
mettersi con Sempronio che s'è stufato di Sarah che ora "esce" con
Fermo, cugino di Lucrezia ex 1^ moglie di Pietro e 3^ di Paolo e attuale
compagna di Tommaso detto Didimo, appunto. E ogni estate ci dicono che
fa caldo e la gente fa la coda in autostrada per andarsi a riposare, in
inverno che fa freddo e la gente fa la coda in autostrada per andare a
sciare, in primavera e in autunno che non ci sono più le mezze stagioni,
e mai un giorno che la temperatura sia esattamente quella media del
mese (scandaloso!).
Non meno inflazionate sono le fotografie.
Comprare la pellicola, farla sviluppare, fare stampare le foto
richiedeva una certa spesa e i soldi erano pochi: tranne quelli che di
foto vivevano e quelli che di soldi ne avevano, non erano moltissimi a
avere una macchina fotografica e tanti di questi facevano foto con
parsimonia, se proprio ne valeva la spesa, e non tutte riuscivano. Ora
le foto si fanno e si mandano anche telefonando, se ne possono fare
migliaia solo spendendo per l'attrezzatura (magari costosa) o per la
stampa: poi si scaricano sul PC e - volendo - in rete dove tutti possono
vederle. Ce ne sono milioni, di bellissime, di belle, di così e così e
di brutte e ognuno può scegliere secondo i suoi gusti. Per secoli il
problema è stata la scarsità di cose, la carestia; abbondava solo
quello che non si voleva: malattie, fatica, patimenti. Ora il "problema"
è la sovrabbondanza che complica la scelta, l'inflazione che fa perdere
valore. Una foto era una cosa preziosa, da conservare con amore: oggi è
una cosa senza valore, si dà un'occhiata e si passa a un'altra,
tralasciando molte che nel frattempo si sono rese accessibili. Resta il
piacere di scattare foto per se stessi, potendo sbagliare senza pagare.
Lo stesso vale per i filmati, un tempo praticamente inesistenti e oggi
alla portata di chiunque, da chi va all'asilo infantile a chi è in
quello per anziani (ma più bravi sono i primi).
Passando dalle pietre
scolpite, alle tavolette incise, ai papiri, alla pergamena, alla carta,
dagli amanuensi alla stampa, dagli incunaboli ai giornali stampati, la
quantità di parole scritte e lette è via via aumentata e la fatica
materiale di scriverle diminuita. Con l'avvento del computer, dei
programmi di gestione dei testi, di Internet la possibilità di scrivere è
esplosa: è estesa a tutti, abbiano o no qualcosa da dire, sappiano o no
dirla. Così gli scriventi sono diventati innumerevoli e gli
"scrittori" numerosi. Col crescere delle parole scritte forse sono
aumentate anche quelle lette, ma in mezzo a tanta abbondanza il lettore
ha il non piccolo imbarazzo della scelta: ci sono più aghi nel pagliaio,
ma questo è diventato immenso. Nonostante gli aiuti di Google, se non
si beneficia di qualche dritta ci vuole molto più tempo per scartare
l'inutile che per leggere l'utile. La vita si allunga, ma le giornate
restano di 24 ore, e ogni giorno si deve mangiare, dormire, distrarsi,
fare sport, tante altre cose e magari anche scrivere, come sto facendo
io, come stanno facendo tantissimi altri, ogni giorno sempre più
seppellendo in una montagna di testi terrosi i pochi testi preziosi che
non si avrà il tempo di trovare.
"Chi trova un amico trova un
tesoro", si diceva un tempo. E un amico era un tesoro, un vero amico era
ed è un raro tesoro. Si ha invece l'inflazione dei cosiddetti o
sedicenti amici, soprattutto grazie ad Internet e ai suoi derivati.
Entri in un qualche sito, ti registri e puoi chiedere o accettare di
diventare amico con un qualsiasi altro registrato. Da cosa nasce cosa e
diventi amico dei suoi amici e degli amici degli amici, tutte persone di
cui non conosci nemmeno il nome, non sai dove abitino, chi siano e se
quello che dicono sia vero o falso: insomma gente di cui non ti puoi
fidare, e possono essere migliaia. Un amico è raro, ma la parola "amico"
in certi contesti ha perso ogni valore, inflazionata più del
Reichsmark.
Si poteva leggere un'intero romanzo come "I promessi
sposi" senza trovarvi se non un accenno al rapporto sessuale ("la
sventurata rispose"). Ora difficilmente si può leggere anche un piccolo
racconto che non contenga almeno una dettagliata descrizione di coito.
Pure considerando le variazioni, è un tema antico e la storia
necessariamente ripetitiva e decisamente inflazionata, così perdendo il
discutibile valore iniziale. La stessa cosa vale per il sesso parlato e
praticato, diventato talmente abituale e banale da non valere e
soddisfare molto più di qualsiasi altra quotidiana funzione corporale
come mingere o defecare. Una forma nobilitata del sesso viene definita
"Amore", anche questo inflazionato sia come definzione sia nella
sostanza. Può essere egocentrico, egoistico, tirannico, dispotico,
ossessivo, possessivo e viene sempre detto amore, mentre un amore
rispettoso, recicproco, disinteressato, generoso può durare un niente ed
essere sostituito da un altro amore equivalente. Molti amori, quindi,
un'inflazione di amori svalutati.
Per molti - ma non per tutti -
c'è sovrabbondanza di cibo, un'inflazione di merendine e altro cibo
pronto che non fa più desiderare e apprezzare un semplice pezzo di
pane-burro-marmellata o pane-e-olio. Magari desideriamo il piatto che la
mamma ci faceva per il nostro compleanno, ma tutto il resto è
indifferente, di valore solo pecuniario, privo del grande valore del
desiderio: quello che vogliamo lo vediamo e lo comperiamo,
semplicemente e banalmente. E non cè più il piacere dell'attesa, di
aspettare, di desiderare (essere "promosi", diceva mia mamma) di un
frutto di stagione, di un piatto un tempo fatto raramente: gnocchi,
"fugassa", sopressa, e anche baccalà alla vicentina o i semplicissimi
"bigoli con la sardela" (o forse sì, se fatto da mamma come un tempo).
Anche per i bambini - i nostri - c'è l'inflazione dei giocattoli: ne
hanno moltissimi, non fanno a tempo a desiderarne di nuovi che subito
arrivano. Non aspettano la Befana o il compleanno. Il "valore" di un
giocattolo fra i tanti non può essere pari a quell'unico giocattolo, a
lungo atteso che forse arrivava e forse no, alla bicicletta sognata per
anni. Forse solo quando saranno più grandi dovranno attendere qualche
mese per avere la motoretta: adesso hanno la stanza piena di giocattoli,
vuota di fratelli e giocano con la play-station o un pezzo di legno.
Scritto il 02/08/2009
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lunedì 14 agosto 2017
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