domenica 16 settembre 2012

Occhiali della memoria

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domenica 16 settembre 2012 – CRONACA – Pagina 20
SALUTE. Sono comparsi sugli scaffali dopo un lungo percorso tra mille ostacoli: il merito è tutto dell´intuizione dei professori Adolfo Porro e Francesco Ferro Milone
Occhiali della memoria, boom in farmacia
Lo strumento ideato da due medici del San Bortolo è un grande successo: l´Alzheimer fa meno paura grazie ai flash che diradano le nebbie del cervello
Gli occhiali che diradano le ombre di un cervello rinchiuso nel porto delle nebbie. All´inizio flash rapidi ma intensi che illuminano ricordi oscurati, poi luci sempre più nitide e allungate che riaprono il guscio della memoria, ridanno senso a cose che rischiavano di non averne più, restituiscono la storia di una vita che sembrava perduta.
Ora gli occhiali della memoria brevettati con il metodo Mnemosline si possono trovare nelle farmacie. Il percorso è stato lungo, dalla prima intuizione di quella che sarebbe diventata un´autentica scoperta scientifica fino all´ingresso nelle vetrine e alla commercializzazione, fra non poche difficoltà e altrettanti ostacoli, fra gli inevitabili scetticismi e la resistenza di un mercato in questo momento troppo frenato dalla crisi economica per dare spazio a prodotti pure molto innovativi che possono avere un certo costo.
Alla fine, però, l´interesse che stanno suscitan! do in Italia e all´estero, in Canada, in Australia, in Asia, grazie anche al trampolino della Fiera medica di Dusseldorf, questi speciali occhiali terapeutici da viaggio nello spazio, rende giustizia a tutti i protagonisti di un´operazione di alto spessore tutta di marca berica. Qui siamo davanti a qualcosa che può essere una prima tappa nella cura dell´Alzheimer, che ravviva le funzioni cerebrali e blocca la depressione con effetti benefici sull´umore e sul sonno.
Il primo merito va a due medici, grandi maestri di quella vecchia guardia del San Bortolo ormai quasi estinta a cui si deve lo straordinario sviluppo dell´ospedale di Vicenza fra gli anni Settanta e Novanta. Uno non c´è più. Adolfo Porro. Primario di una geriatria da lui fondata come reparto e cultura assistenziale in anni in cui la medicina degli anziani era ancora un magma informe. Un pioniere. Un entusiasta. Che agli occhiali della memoria ha dedicato gli ultimi 10 ! anni della sua esistenza.
L´altro è Francesco Fer! ro Milone. Primario di una neurologia da lui portata ai massimi livelli come approccio curativo articolato e scuola plurispecialistica. Era la fine degli anni Novanta. L´Alzheimer cominciava a farsi conoscere nell´alfabeto della sanità. Una malattia fra le più misteriose e impenetrabili. Porro e Ferro Milone, accomunati dall´ansia della scienza, partirono dagli studi di alcuni ricercatori, i quali avevano provato come la stimolazione luminosa intermittente da 8 a 12 hertz provochi un innalzamento delle onde alfa del cervello e il riassetto delle sinapsi, i punti di contatto fra cellule nervose da dove scattano gli impulsi. L´idea fu di verificare se questi stimoli abbaglianti lanciati su pazienti anziani potessero riattivare una memoria ferita. «Sì - spiega il Milone - le onde alfa giocano un ruolo fondamentale nel collocare i ricordi nell´archivio della mente. La curiosità fu di capire come avrebbero reagito agli stimoli luminosi». Così! si costruì una prima versione artigianale degli occhiali, un prototipo fornito di scheda elettronica, roba fatta in casa ma perfettamente funzionante, e poi, dal 2002 al 2007, si condusse una sperimentazione su un gruppo di 200 persone scelte in modo omogeneo per età, sesso e scolarità. La metà, un centinaio, venne sottoposta in ambulatorio ogni giorno alla stimolazione luminosa intermittente. E i risultati diedero ragione. Un elettroencefalogramma di controllo dimostrava che il 60 per cento dei pazienti trattati avevano avuto seri benefici. Ritornava la memoria. Si affievoliva la depressione. Si domava l´insonnia. La controprova? Disturbi peggiorati in chi era fuori dall´esperimento.

La primavera senza fiori

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domenica 16 settembre 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
La primavera
senza fiori
Un filo rosso lega l´omicidio del giovane tunisino in campo Marzo a Vicenza durante la festa dei Oto e la rivolta anti occidentale che infiamma in queste ore il mondo islamico. Il filo rosso è la cosiddetta “primavera araba“ che un anno fa doveva liberare le migliori risorse dei Paesi soffocati per decenni da sistemi più o meno dittatoriali. In realtà le risorse liberate sono quelle che prima albergavano in galera per reati comuni. L´omicidio di Vicenza è maturato negli ambienti dello spaccio di droga e l´assassino prima della “libertà“ tunisina stava in carcere. L´occidente continua a cadere nell´errore di sempre: inserire nelle proprie categorie storiche e culturali fenomeni che hanno un´origine e una logica completamente diversa. Ha sbagliato quando ha ipotizzato di “esportare la democrazia“ in Iraq o in Afghanistan imponendo a quei popoli di saltare dal Medioevo al ! Duemila senza passare per l´Illuminismo, confidando nel fatto che il “Bignami“ culturale offerto da internet e dall´informazione su larga scala potesse sostituire secoli di evoluzione sociale vissuta sulla propria pelle. Ha sbagliato quando ha sostenuto e alimentato la primavera araba nella convinzione che potesse evolvere in un sistema democratico, per poi ritrovarsi con regimi integralisti nel cuore del Mediterraneo. Siamo sbigottiti di fronte alla follìa demenziale degli invasati che assaltano le ambasciate e i negozi occidentali, ma non ci rendiamo conto che il nostro sbigottimento è maturato dopo secoli nei quali l´occidente si è scannato in guerre, rivoluzioni, massacri, terrorismi. Oggi non ci capacitiamo di come sia possibile che avanzi di galera tunisini pretendano di venire a casa nostra a dettare le proprie leggi malavitose, ma cent´anni fa nessuno in occidente si poneva il dubbio se fosse possibile o meno andare ovunque nel! mondo a imporre i propri stili di vita. Abbiamo invaso, e ade! sso che abbiamo ripudiato quei metodi siamo a nostra volta a rischio invasione. Di fronte a questa situazione ci sono due strade: arrendersi all´ineluttabilità del corso della storia, o alzare un muro in attesa che il resto del mondo si metta al passo con i nostri tempi. O arrendersi, o difendersi. Non serve fare la voce grossa là: ma è doveroso farla qua, a casa nostra. Senza indulgenza, falsi moralismi o comprensioni verso chi non si adegua qui alle nostre regole. Quest´estate uno spacciatore tunisino a Vicenza nel giro di 20 giorni è stato preso, processato e rilasciato due volte per aver venduto droga allo stesso cliente: è ancora a spasso. Non sono certo questi i messaggi utili a far capire agli assatanati islamici quanta strada devono fare.
ARIO GERVASUTTI

domenica 19 agosto 2012

«La Cassazione è contro i ciclisti»

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domenica 19 agosto 2012 – LETTERE – Pagina 46
«La Cassazione è contro i ciclisti»
Se ti tirano sotto “in itinere” l´Inail non ti paga nemmeno. Ci si mette pure la Cassazione a rendere sempre più dura la vita di chi si sposta in bicicletta: non considera indennizzabile un infortunio in itinere se l´incidente è avvenuto fuori dalle “regolamentari” piste ciclabili. Ma insomma, ci mettiamo d´accordo o no? La bicicletta è un veicolo o cosa? E allora bisogna spiegarlo al solerte poliziotto che ti fa scendere dal marciapiede o ti blocca se vai contromano giudicando che a tutti gli effetti sia un veicolo. Bisogna spiegarlo poi agli autisti sdegnosi, che ti obbligano ad andare - quando ci sono - su quei dieci metri di pista ciclabile che s´interrompono ogni tre passi per l´ingresso carrabile, per una via trasversale, per un albero che ha spaccato il cemento, per la fine del territorio urbanizzato, nel caso ti fossi lamentato che ti stavano stirando.
In questo modo la bicicl! etta non sembrerebbe un veicolo se ha le stesse norme dei pedoni che camminano sui marciapiedi e che passano la strada sulle strisce. Mah!
Mi trovo spesso a Bruxelles e le loro “amministrazioni comunali” hanno creato un servizio pubblico di bici cui tutti possono accedere pagando un ticket; e le loro piste (quelle costruite appositamente sono rare) sono disegnate per terra sulla strada, imponendo agli automobilisti il rispetto dei veicoli che non sono a motore. Non solo. Le strade con accesso vietato alle automobili portano sul cartello ben visibile in doppia lingua: excepte, uitgezonderd, per le biciclette. Ma uno direbbe: quelle sono le Fiandre, il paese dei De Vlaeminck dei Merckx. E allora? Il nostro è quello dei Coppi e dei Gimondi e le loro velò (velocipede) o autocineticabirota dovrebbero avere nella “casa comune europea” lo stesso riguardo. E per prima dovrebbe provvedere la nostra Cassazione, i quali giudici avranno di certo equiparat! o la bici ad un fastidioso skate board se non hanno mai provat! o a stare in equilibrio su una sella.
Giuseppe Di Maio

giovedì 12 luglio 2012

«Tagliare i privilegi delle Regioni confinanti»

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giovedì 12 luglio 2012 – LETTERE – Pagina 50
SPENDING REVIEW
«Tagliare
i privilegi
delle Regioni
confinanti»
A proposito: tornavo ieri da una breve gita in montagna e passando dalle strade della provincia di Trento a quelle della provincia di Vicenza non potevo non notare la differente situazione, assai evidente, di tali infrastrutture. Da una parte asfaltature recenti, ricostruzioni di muri di sostegno in pietra, allargamenti recenti di tornanti, dall´altra il guardrail spostato per ridurre la carreggiata al fine di evitare che le automobili possano avvicinarsi troppo alla banchina perché semplicemente franata per lunghi tratti. Facile immaginare quale sia il tratto trentino e quale quello vicentino delle strade provinciali che collegano Tonezza del Cimone a Folgaria.
Eppure mi chiedevo: viviamo in uno stesso Paese che, ritenendosi civile, dovrebbe garantire una certa uniformità nella erogazione dei servizi pubblici essenziali oppure viviamo in un Paese (assai poco civile) che non riesce a cancellare, specie in un momento di crisi profond! a come l´attuale, le tante situazioni di rendita consolidata e di anacronistico privilegio che costituiscono, ahinoi, il tratto che più di tutti ci fa sentire italiani.
Più ancora dei gol di Balotelli.
Una seria manovra di attacco agli sprechi nella Pubblica Amministrazione dovrebbe iniziare proprio da questo: dall´eliminare rendite e privilegi che non trovano più, se mai l´avessero trovata, giustificazione alcuna.
Tale situazione porta poi alla conseguenza che i Comuni veneti di confine con le regioni e provincie a statuto speciale chiedono di passare dall´altra sponda perché si sentono, a seconda dei casi, più trentini dei trentini o più friulani dei friulani.
Anche noi vicentini (per di più del basso) ci sentiamo per le stesse ragioni “culturali e storiche” un po´ (tanto) meno veneti. Ma la soluzione non è quella votata in questi giorni dal Consiglio regionale veneto in nome dell´autodetermina! zione dei territori. Se questa vuole essere la soluzione, più! che di autodeterminazione dovremmo parlare di autodistruzione di una identità storica e culturale, che invece va rivendicata chiedendo la cancellazione di questi assurdi privilegi e non rincorrendo alle facili scorciatoie in nome di tradizioni e origini legate non alla storia o alla cultura ma alla semplice convenienza. Ed allora se proprio dobbiamo passare per questa strada, meglio le tre macroregioni di migliana memoria.
Ed a proposito di tagli agli sprechi che si vorrebbero iniziare dalla sanità mi chiedo perché nessuno non ponga l´accento sul fatto che in questo beato Paese le quattro Regioni che garantiscono il miglior servizio sanitario sono quelle che spendono meno, comprendendo fra i magnifici quattro anche il nostro Veneto.
Ed allora, se dobbiamo eliminare gli sprechi cominciamo non da queste ma da quelle che spendono di più per dare un servizio peggiore o da quella che da anni non produce, in materia, un bilancio scritto. Altrimenti sarà, l! a solita logica dei tagli più o meno lineari. A danno sempre dei cittadini più bisognosi e meno spreconi.
E, per finire, visto che dovremmo parlare di tagli agli sprechi cominciamo (con metodo) ad accertare gli sprechi e ad individuarne i responsabili. I quali dovranno rispondere degli sprechi e immediatamente dopo essere mandati a casa. Solo dopo verifichiamo l´entità dei risparmi, altrimenti il tutto rischia di essere, nel migliore dei casi, l´ulteriore taglio di spesa sociale. Con buona pace della “spending review”.
Luigi Tassoni
Sindaco di Alonte

sabato 30 giugno 2012

PISCINA

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sabato 30 giugno 2012 – LETTERE – Pagina 78
PISCINA
«Mi ha
portato via
il posto sotto
l´ombrellone»
Esperienza in piscina. Racconto questa chicca soprattutto per spronare le persone a guardarsi le spalle più di quanto già siano costretti a fare in questa giungla. Domenica mattina, ore 8.40. Faccio la mia fila per entrare in piscina in viale Ferrarin. Finalmente aprono, io e la mia famiglia paghiamo, prendiamo l´ombrellone piano vasca.
Finalmente un po´ di meritato relax dopo una settimana di lavoro con le ferie ancora lontane. Errore. Ore 11. Una tizia arriva, decide che anche lei vuole un ombrellone e piazza le sue cose sotto al nostro. Le dico che è occupato (palesemente occupato, c´eravamo noi!) ma lei niente, si consulta con la direzione in entrata, torna, piglia una sedia e si piazza lì. Da candid camera, tanto che chiedo al bagnino se fossimo su “Scherzi a parte”. No. Niente ha potuto fare l´assistente bagnante, niente le mie ormai esasperate parole, niente il direttore. Non si è spostata di! un millimetro.
Alla fine il direttore offre, a noi, un altro ombrellone. La situazione era talmente surreale che abbiamo accettato, stanchi anche di aver perso tempo in quel modo. E quindi noi, fatta la fila dalle 8.40, pagato il biglietto, preso l´ombrellone, l´abbiamo dovuto lasciare. La tizia invece si è alzata tardi, è arrivata con calma, ha scelto serenamente, deciso che voleva il nostro ombrellone e se l´è preso.
Va bene che c´è gente che entra nelle case altrui e se ne appropria, va bene che ci sono cose più gravi. Ma secondo voi è meglio il mio epilogo o quello della tizia? Cosa devo insegnare a mia figlia? Prendi quello che vuoi anche se è degli altri tanto ti andrà bene? Ci penserò.
Maria Cristina Galassini

mercoledì 20 giugno 2012

«Chi segnala i disturbatori trattato come fonte di disturbo»

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mercoledì 20 giugno 2012 – LETTERE – Pagina 62
CAMPO MARZO
«Chi segnala
i disturbatori
trattato
come fonte
di disturbo»
Vicenza centro: dopo due chiamate ai carabinieri (ore 1.27 e ore 1.52) per segnalare musica e schiamazzi provenienti chiaramente da Campo Marzo, vengo richiamata dagli stessi alle ore 1.54 per scendere da casa e farmi identificare. Da buona cittadina, mi vesto alla meglio, infilo occhiali e ciabatte e scendo. Trovo una pattuglia che, con fare seccato e intimidatorio, mi segnala il fatto che non vi è alcun disturbo della quiete pubblica in atto e mi richiede i documenti. Mentre glieli fornisco gli spiego che la mia sveglia suona ogni mattina alle 7 e che se telefono a certe ore è solo per motivi seri e fondati. Mentre mi lamento si sentono delle grida provenire dalla direzione che ho indicato, ma nulla pare intaccare la granitica convinzione delle forze dell´ordine che la fonte di disturbo sia il cittadino lavoratore che segnala, e non il segnalato. Dopo un battibecco che si risolve in un nulla di fatto, rientro a casa, da dove assisto ! impotente dal balcone al bonario “Buona serata, ragazzi” dei suddetti carabinieri ai disturbatori di Campo Marzio. Ore 2.45 e il disturbo prosegue. A chi mi dovrei rivolgere io ora? Alla Polizia? All´Esercito? Alla Protezione Civile? Il cittadino si sente solo. Ci stupiamo dell´omertà o della rassegnazione nel denunciare?
Sono indignata. Articolo 328 del codice penale: serve a qualcosa? Grazie se raccoglierete questa sentita segnalazione.
Valentina Bastiani

venerdì 1 giugno 2012

Fermate il mondo

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venerdì 01 giugno 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Fermate il mondo
Dinnanzi alle partite truccate, Mario Monti ha detto: il calcio fa schifo. Almeno per tre anni; chiudiamolo. Dinnanzi alla macerie del terremoto, ambientalisti e Sindacati hanno detto: i capannoni sono costruiti da schifo. Rifacciamoli secondo le regole antisismiche. Oppure chiudiamoli. Reazioni legittime, si dirà. Ebbene io vi dico; i ragazzi nelle scuole vengono fatti saltare per aria come palloncini. Che facciamo? Ma sì: chiudiamo le scuole. E il Parlamento? È pieno di inquisiti; roba che i Signori e i Doni sono verginelle. Via: chiudiamo il Parlamento. E il Governo? È stato trovato un sottosegretario tecnico con un sorcio, poco tecnico, in bocca. Allora chiudiamo il governo. E come dimenticarsi delle banche; quelle che c´hanno inquinato con i titoli tossici e che hanno venduto i buoni Parmalat nella lucida consapevolezza che stavano rovinando gli ignari risparmiatori? Al diavolo Draghi, Profumo, Passera e compagnia bella. Chiudiamo! tutto. Vogliamo lasciar perdere il Vaticano? Non si dica poi che siamo un paese clerico fascista; dov´è finita Emanuela Orlandi? E i documenti sottratti dal maggiordomo Gabriele che ha lo stesso nome dell´Arcangelo ma che essendo maggiordomo, come in ogni buon giallo che si rispetti, deve per forza essere l´assassino? Forza; giù anche San Pietro.
Nel “formidabile” ´68, lo slogan era: abbasso il divieto e la censura. Siamo passati dalla censura alla cesura. Recidere, amputare, chiudere. La terra trema perché non è molto diversa dal resto del Creato. Si trema per due ragioni. O per il freddo o per la paura. Visto il surriscaldamento, scartiamo la prima ipotesi. La terra trema perché ha paura. Di noi.
GIANCARLO MARINELLI