lunedì 23 aprile 2012

«Anche la Litizzetto usa le parolacce»

Il Giornale di Vicenza Clic
lunedì 23 aprile 2012 – LETTERE – Pagina 54
DUE MISURE
«Anche la
Litizzetto usa
le parolacce»
Moralisti vicentini solo per una volta Una ventata di moralismo si è diffusa nella città di Vicenza, dopo la sortita del critico d´arte Vittorio Sgarbi. Chi è a favore e chi è contro. Forse questa situazione offre invece la possibilità di iniziare a dire che un certo modo di intervenire in pubblico deve essere abolito. Pochi forse ricordano che fu Cesare Zavattini a sdoganare il turpiloquio alla radio. Da quella data vi è stato un aumento generalizzato e diffuso dell´uso di termini che un tempo non solo non convenivano alle signorine e alle signore, ma nemmeno ai Signori e soprattutto erano banditi dalla buona educazione. I termini salaci e qualche “rasìa” erano certamente utilizzati, ma servivano in genere a scaricare qualche tensione. Era indice di bassa educazione, e i genitori, i maestri, i sacerdoti, quando vestivano la talare, i vicini di casa stigmatizzavano sempre e comunque l´uso delle parolacce, che! poi magari utilizzavano, ma sempre sapendo che era una trasgressione al buon costume. Nei testi i termini “licenziosi erano aboliti”, anche se li avesse scritti un Catullo o un Dante. Si facevano edizioni “castigate” e si preferiva insegnare buone maniere accompagnate da buoni studi. Qualche licenza si concedeva ai teatranti, ai comici, purché non eccedessero. Totò, Macario, ammiccavano: si poteva comprendere con una certa malizia ciò che volevano utilizzare, ma la forma retorica della “reticenza”(non utilizzare i termini sconvenienti, ma farli comprendere) era usatissima. Oggi invece c´è chi con le parolacce fa carriera e più ne utilizza meglio è. Sovrana in questo genere di lubriche parole e ammiccamenti è la Littizzetto che nessun pio moralista ha mai contestato, anzi probabilmente si diverte, ma la Littizzetto è notoriamente politically correct e quindi… mentre Sgarbi è dall´altra parte e quindi va attaccato. Ah! imè quanta ipocrisia; avrei preferito un discorso contro tutt! i coloro che usano la porcofonia, il turpiloquio, le piene frasi di descrizione alla De Sade o alla Giorgio Baffo, ma invece si fa polemichetta a sfondo politico. Ma basta! La scuola insegni ciò che è meritevole di essere insegnato e sia quello che Leon Battista Alberti chiamava “lodati studi e buone assuetudini”. Soprattutto cessino gli adulti di dare cattivo esempio ai giovani, ma so che questo non è di moda. Meglio lo stile alla Littizzetto e alla Sgarbi.
Italo Francesco Baldo

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