Il Giornale di Vicenza Clic
mercoledì 26 settembre 2012 – SPORT – Pagina 51
CALCIO/IL GRANDE EX. Si è spento nella sua casa di Piazzola
sul Brenta il portiere che con il Lanerossi vinse lo “scudetto delle
provinciali”
Addio a Luison, il “gatto” biancorosso
Salvò la porta con una rovesciata con il Torino. Istintivo e guascone , fu amico della futura Sonia Gandhi
Per un portiere, un metro e 67 di altezza è un po´ poco.
Così, per giocare in serie A e diventarne protagonisti, è necessario
inventarsi uno stile proprio. Fatto di acrobazie, uscite folli, scontri
aerei. Per questo è stato soprannominato “il gatto”, o Momi, come i
bambini chiamano i felini. E per questo resterà sempre nel cuore dei
tifosi, con la maglia nera, in una delle foto più celebri della gloriosa
storia del Lanerossi Vicenza. È il 1964 e i biancorossi vincono lo
“scudetto delle provinciali” classificandosi al sesto posto in
campionato.Franco Luison si è spento ieri a 78 anni nella sua casa. Viveva a Piazzola sul Brenta, dov´era nato il 15 luglio 1934 e dove aveva dato quasi per caso i primi calci a un pallone, nel Plateola. Tolti guantoni e scarpini, era diventato un imprenditore di successo nel campo dei marmi e dei graniti, anche se, confidava, avrebbe voluto lavorare di meno.
Ma ! non ci riuscì. Doveva essere il numero uno. Lo stesso che portò sulla schiena per tanti anni a Vicenza, dal 1953 al 1969, con una breve parentesi al Rimini e alla Triestina.
Non è un caso che sia tornato ad abitare proprio di fronte al campo del Plateola. Lì, gli osservatori del Vicenza rimasero colpiti dal suo stile originale e se lo portarono al Viareggio. Aveva sedici anni.
Fu l´inizio di un lungo amore. L´esordio in serie B, i consigli del grande Sentimenti IV, fino alla nazionale militare, con cui vinse un Mondiale.
Non vestì mai, invece, la maglia azzurra più importante. Questo il suo rammarico principale, colpa di rapporti non proprio idilliaci con il tecnico del Vicenza Lerici, che lo costrinse a due anni di esilio.
Il ritorno, nella stagione 1961-62, fu però trionfale. Tante vittorie, tante parate spettacolari, due sesti posti e mai una retrocessione. Chiuse la carriera con 191 partite all´attivo.
Fuori dal cam! po, le amicizie con i compagni Sergio Campana e Azeglio Vicini! , gli scherzi e le cene memorabili, la passione per la caccia che lo portava in giro per il mondo.
Non aveva mai pensato di fare l´allenatore. Troppo emotivo, troppo istintivo, diceva di sé. E così era passato a un nuovo successo, quello imprenditoriale.
Accanto a lui, da tanti anni, la moglie Nora, bolognese. Con cui ancora si vergognava un po´ a ricordare un episodio della giovinezza, quando aveva sfiorato la storia con la esse maiuscola. Era il 1964 e dopo un´ottima stagione con il Lanerossi Luison si godeva il sole sulla spiaggia di Jesolo. Proprio lì accanto, assiema alla famiglia, passava le vacanze Sonia Maino, la futura Sonia Gandhi, nata a Lusiana. Ne nacque una storia d´amore. Ma quando lei mostrò il desiderio di studiare all´estero, lui le disse di andare. Sonia conobbe a Londra l´indiano Rajiv Gandhi e il resto è storia.
Il 13 ottobre 1968 è la data che consegna Franco Luison agli almanacchi del calcio. ! Durante un Torino-Vicenza, finito 0-0, si esibì in una rovesciata impossibile per salvare la propria porta. E così sarà ricordato.
Da qualche tempo era malato, ma la scomparsa ha colto di sorpresa la moglie Nora e gli amici più vicini.
Il “gatto” ha voluto andarsene così, con un colpo dei suoi, inaspettato e un po´ teatrale. E, saltando tra un palo e l´altro, ha deciso di volare via.

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