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sabato 29 dicembre 2012
lunedì 17 dicembre 2012
«Una diffida al ministero per i quiz di informatica»
Il Giornale di Vicenza Clic
domenica 16 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 78
CONCORSO
«Una diffida
al ministero
per i quiz
di informatica»
Le sottoscritte e altre 38 associazioni hanno scritto una
diffida legale al ministro Profumo per tutelare i futuri insegnanti e i
loro alunni dalle domande di informatica del Concorso Scuola 2012. al ministero
per i quiz
di informatica»
Ben lungi dal poter accertare sul serio le “competenze digitali” dei candidati, le domande sono scritte con linguaggio improprio, con numerosi errori, ma soprattutto sono discriminatorie nei confronti degli utenti di software libero.
Come spesso accade nel mondo del software libero, la lettera di diffida è stata scritta con il contributo di tutti sul web, utilizzando un editor condiviso e libero.
Renzo Davoli, professore associato di informatica all´Università di Bologna, sul suo sito ha già pubblicato un´analisi delle domande pubblicate sul sito del ministero e ha proposto anche delle domande alternative, tecnologicamente neutrali e culturalmente valide. “Che aridità e ignoranza dimostrano queste doman! de - afferma Davoli-Sembra che le ´competenze digitali´ corrispondano al ´saper usare un computer´, anzi uno specifico tipo di computer, con uno specifico sistema operativo e specifiche applicazioni.”
Le domande di informatica sono quindi da bocciare, una brutta figura del ministero che ricorda il famoso scivolone riguardo il tunnel dei neutrini. La critica di Davoli, condivisa da molti docenti, è stata più volte ripresa all´interno della vasta comunità che ruota attorno al software libero, fino alla decisione di interpellare direttamente il ministero.
È proprio l´aspetto discriminatorio che ha portato gli scriventi a trasformare la iniziale lettera aperta in una vera e propria diffida legale e istanza di accesso agli atti. Il quiz predisposto dal ministero, infatti, rischia di mettere in svantaggio gli utenti dei sistemi operativi diversi da Windows e in particolare gli utenti di software libero.
Associazione W! ikimedia Italia Wikimedia Italia, corrispondente italiana uffi! ciale di Wikimedia Foundation, Inc, è un´associazione senza fini di lucro che opera per la diffusione della conoscenza libera.Secondo alcune domande infatti sarebbe un “incompetente digitale” quel docente che non conosce il nome della porta parallela in Windows XP o come si presentano i file nel cestino di Windows 7 (magari perché utilizza correntemente distribuzioni GNU/linux o Mac).
Il test diventa così una pubblicità de facto dei prodotti di Microsoft: per riprendere l´analogia inserita nella lettera al ministro, si pensi a un quiz dell´esame di guida dove non si parli genericamente di “automobile” ma si citassero solo i modelli della Fiat.
Tra l´altro i prodotti citati nelle domande (Windows, Word, Excel), secondo l´attuale formulazione dell´articolo 68 del Codice dell´Ammnistrazione Digitale (D.Lgs 82/2010) non dovrebbero nemmeno essere acquistati dalle pubbliche amministrazioni se non in c! asi eccezionali, in quanto sofware proprietario soggetto al pagamento di una licenza d´uso.
Oltre a dare battaglia legale per tutelare gli utenti del software libero e gli interessi della collettività, AsSoLi e le altre associazioni firmatarie intendono scavare a fondo per capire come sia stato possibile arrivare ad una esposizione così maldestra delle domande e chi siano gli esperti che le hanno redatte. Se il ministero accoglierà l´istanza, la preselezione del concorso potrebbe svolgersi senza le domande incriminate (vista la difficoltà di sostituirle con domande corrette); in ogni caso, in base alla legge sul procedimento amministrativo il ministro ha l´obbligo di rispondere entro 30 giorni di tempo per fornire alle associazioni richiedenti i documenti relativi alla predisposizione dei quiz.
Associazione per il Software libero (AsSoLi), Free Software Foundation (FSFE), l´Associazione per l´Informazione Geografica Libera (GFoss! .it), Free Software Users Group Italia (FSUGItalia), talian Linux Socie! ty (ILS), LibreItalia, Wikimedia Italia.
mercoledì 12 dicembre 2012
«Sacerdozio femminile, se non l´ha deciso Cristo...»
Il Giornale di Vicenza Clic
mercoledì 12 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 62
«Sacerdozio femminile, se non l´ha deciso Cristo...»
L´idea attuabile del sacerdozio femminile, secondo il
signor Diego Bovo, opinione presente nel Giornale di Vicenza del 3
Dicembre, sorge, senza offesa, da una ignoranza teologica, storica ed
ecclesiale, retaggio di una nostra cultura pseudo - religiosa diffusa in
non pochi cristiani. Partiamo dal sacerdozio femminile, “praticato
nelle Chiese riformate” cristiane: è il primo errore storico. Se la
donna, nella Chiese riformate, ricopre ruoli mansioni ecclesiali o
“ministeri” catechistici o liturgici di “Pastore” non è un sacerdote o
prete per un sacramento ricevuto nella Tradizione apostolica continuata
dai vescovi, ma una semplice operatrice pastorale eletta da una
Comunità, come nella Chiesa Cattolica sono a migliaia.Il sacerdozio è un “dono” che la Chiesa offre, per mezzo del vescovo, a quanti ritengono di aver ricevuto questo dono e si preparano a questo ministero..
Naturalme! nte la premessa del mio discorso è che la Rivelazione cristiana sussiste pienamente solo nella Chiesa Cattolica. Se questo non viene accettato il mio discorso è inutile. Non vale la pena citare i vari documenti che precisano, dal punto di vista teologico, storico ed ecclesiale questa tradizione della Chiesa. Basterebbe che il signor Bovo leggesse il libro del giornalista tedesco Peter Seewald “Luce del mondo”, dove nell´intervista a Papa Benedetto XVI, vengono spiegati i motivi di questa Tradizione sacra delle Chiesa cattolica e ortodossa.
Per dirla in breve: Cristo che poteva benissimo scegliere donne per questo Sacramento, come avveniva per le numerose sacerdotesse pagane, in molte religioni, non ha compiuto questa scelta. Per questo la Chiesa non è autorizzata a cambiare quello che Cristo ha scelto, nonostante le aspirazioni politiche, psicologiche, sociali e psicanalitiche, come se il “sacerdozio” fosse una vetta di potere per la do! nna.
Ma il problema di questo genere , quasi sempre, sorg! e nei maschi e anche nelle donne, quando pensano al Sacerdozio come a un “potere” che i maschi possiedono e che le donne non hanno. Nella Chiesa non ci sono “poteri” per i maschi e non per le donne. Nella Chiesa Cattolica,come precisa Benedetto XVI, la vita di un cristiano è un “dono” un “servizio di amore” agli altri. Vale per il Papa, per i vescovi e per i preti.
E allora possiamo capire che al primo posto ci sono le donne che sanno amare di più e donare la vita per gli altri Nella Chiesa sono le donne a valorizzare di più questo carisma di vita, questo servire in umiltà, generosità e silenzio. Se esiste un “potere” evangelico, questo viene esercitato meglio dalle donne che dai maschi.
Del resto Anglicani, Luterani, Riformati con altre Congregazioni religiose cristiane, una volta arrivata questa decisione di affidare “ministeri ecclesiali” alle donne non hanno risolto i loro problemi co! me dimostrano le Comunità anglicane che sono ritornate alla Chiesa Cattolica proprio perché affermano che il servizio di vescovo affidato ad una donna non è conforme alla Rivelazione e alla Tradizione Apostolica.
Riconoscere Cristo come Salvatore è un atteggiamento fondamentale , ma non completo per dirsi cristiani. Con buon pace del signor Diego Bovo.
don Antonio Corrà
Cologna Veneta
martedì 4 dicembre 2012
ETIMOLOGIE
Il Giornale di Vicenza Clic
martedì 04 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 62
ETIMOLOGIE
«Veneto
e Venezia
non hanno
radici comuni»
In questi anni si sta costruendo il nuovo libro “Storia delle Venezie”, in quattro volumi. Sarebbe l´occasione per spiegare che l´etimo di Venezia non ha niente in comune con l´etimo di Veneto. Il popolo che abitava questa regione prima dell´arrivo dei Romani era degli Eneti, secondo i Greci antichi, che si poteva pronunciare come Feneti o Veneti a seconda del suono che vogliamo attribuire all´accento dolce della lingua greca antica. I Romani chiamarono perciò l´attuale Veneto e le terre intorno: “X regio: Venetia et Histria”. Quindi il nome dI qesta regione era quello del popolo corrispondente. La città di Venezia era ancora da venire. Sono stati trovati i resti di due ville o case coloniche romane, sotto il suolo dell´attuale Venezia e quindi si capisce che le isole erano abitate. Infatti sulle striscie sabbiose delle due maggiori isole crescevano bene le verdure primaticce. V! enezia prende il nome dalle Vanezze o Venezze, che sono appunto in dialetto veneto le strisce di terra per le coltivazione orticole. Il nome di Venezia nel Medioevo era: “Le Vinegie”. Ancora oggi c´è un paese che si chiama: S. Martino delle Venezze. Quindi i due nomi di Veneto e di Venezia, l´uno con accento tonico sdrucciolo, l´altro piano, hanno etimi diversi.
Circa venti anni fa è stato pubblicato il libro: “Storia della cultura veneta” e il problema dei due diversi etimi non è stato affrontato. Sarebbe bene che finalmente si facesse questa chiarificazione.
Mariano Arcaro
martedì 27 novembre 2012
«La colpa è di chi non volle la riforma del 1994»
Il Giornale di Vicenza Clic
martedì 27 novembre 2012 – CRONACA – Pagina 55
PENSIONI
«La colpa
è di chi
non volle
la riforma
del 1994»
Desidero rispondere alla signora Delia Rossi che ha scritto
il 9 novembre. Io sono del ´53 mia moglie del ´52. Siamo nelle stessa
identica situazione sua e la capisco. Ma non se la prenda con la
Fornero. Se la prenda con quei politici e sindacati di trenta, quaranta,
cinquant´anni fa che mandavano in pensione lavoratori a meno di 40 anni
di età e con 16 di contributi, con promozioni all´ultimo mese fra i
dipendenti pubblici per avere la pensione più alta per il resto della
vita. Se la prenda anche con la Cgil che nel ´94 ha portato 1 milione di
lavoratori in piazza per non toccare le pensioni: ancora adesso se ne
vantano. Se si fosse cominciato allora, diciotto anni fa, forse saremmo
messi un po´ meno peggio. Questa riforma era da fare, punto e basta. è di chi
non volle
la riforma
del 1994»
Per quel che riguarda gli scandali di alcuni politici, quelli sono scandali, ruberie, fanno gridare vendetta, ma sono un discorso a parte, non sono quei ! soldi rubati che mancano all´Italia, quelli sono una goccia nel mare.
Una società non può spravvivere mantenendo 60 milioni di cittadini per 40 anni, con i contributi o la tassazione degli unici 20 milioni di lavoratori che abbiamo in Italia. Comunque come dice lei: consoliamoci con la salute
Luigi Sperotto
domenica 18 novembre 2012
Dove sbattono le teste
Il Giornale di Vicenza Clic
domenica 18 novembre 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Dove sbattono
le teste
Negli ultimi tempi una delle frasi più frequenti colte tra i
commenti della gente è: «Non sappiamo dove sbattere la testa». A parte i
soliti idioti che periodicamente la sbattono contro i manganelli di
poliziotti e carabinieri, è una sensazione che condividono in molti.
L´orizzonte è nero non soltanto perché non si vedono spiragli di luce
nella crisi economica planetaria, ma soprattutto perché non si riescono a
individuare i soggetti che potrebbero guidare verso l´uscita. Ieri
Gianfranco Fini è venuto a Vicenza per cercare - parole sue - «candidati
riformisti». In altre parole, facce nuove e pulite che abbiano voglia
di fare politica. Lodevole intento: ma oggi chi può aver voglia di
entrare in un sistema nel quale l´incarico di preparare un piano per
tagliare i costi della politica viene affidato a Giuliano Amato, che
percepisce 31mila euro lordi di pensione al mese? Lo stesso Amato che
l´altroieri ha proposto!
di garantire un´indennità pari a due anni di stipendio ai parlamentari
che non dovessero essere rieletti. «Che cosa dovrebbero fare mentre
aspettano di compiere 65 anni? Gli esodati di Stato?», si è chiesto - e
ha chiesto agli italiani - polemicamente. E che cosa dovremmo
rispondere? Ogni parola sarebbe superflua, inutile, perché è evidente
che parliamo lingue diverse. Di fronte a questa voragine tra Paese reale
e Paese politico è inevitabile che - salvo rare e lodevoli eccezioni -
il campo venga occupato sostanzialmente da due categorie: vecchi arnesi e
giovani senza fondamentali. Se la Lega nella sua roccaforte di Treviso
non ha di meglio da proporre dell´83enne Giancarlo Gentilini, siamo a
posto. Intendiamoci: lo Sceriffo è arzillo, capace, esperto, perfino
onesto (dote non proprio diffusa, com´è noto). Ma dobbiamo costruire il
futuro o premiare il passato? Se questo è lo spazio che i giovani
trovano in un partito "rivoluzionario" come la Lega, figurarsi altrove. Così non ci si deve meravigliare se "la
meglio gioventù" se ne sta alla larga. Diverso è il discorso che
riguarda i 5 stelle di Grillo: lì i giovani ci sono, peccato che a
mancare (sempre con le lodevoli ma rare eccezioni) siano i fondamentali.
A partire da quelli democratici. È stato sufficiente andare un po´
oltre il racconto dei divertenti comizi-show del comico genovese e
approfondire la vita interna al movimento, per imbattersi in meccanismi,
dialettica, contenuti, metodi che in alcuni casi sono perfino peggiori
di quelli degli altri partiti. La migliore definizione l´ha data una
consigliera a 5 stelle (subito punita): «Sembriamo Scientology». Ecco
perché gli italiani non sanno «dove sbattere la testa». In compenso,
hanno una certezza: comunque vada, si faranno male. le teste
ARIO GERVASUTTI
sabato 10 novembre 2012
«Scuola, se non vi piace il lavoro lasciatelo a noi»
Il Giornale di Vicenza Clic
sabato 10 novembre 2012 – LETTERE – Pagina 70
«Scuola, se non vi piace il lavoro lasciatelo a noi»
Desidero rispondere alla lettera aperta della signora
Brillante, in cui viene apertamente criticato la poca comprensione che
si ha verso il mestiere degli insegnanti. Ho 26 anni, laureata quattro
anni fa in Statistica a Padova, quindi credo di poter dire di essere
uscita dall´ambiente scolastico da un tempo abbastanza ragionevole per
poter fare alcune considerazioni attuali basate anche sulla mia
esperienza. Sono d´accordo che la scuola è spesso dotata di materiali
didattici scadenti e obsoleti: basti pensare al classico esempio delle
cartine geografiche così vecchie da non poter neppure essere considerate
valide. Sono anche d´accordo che per fortuna ci sono insegnanti validi,
che svolgono il loro lavoro con passione e riescono non solo a
insegnare la materia ma anche a trasmettere dei valori importanti agli
alunni.
Mi permetto di far notare che tuttavia ci sono anche molti insegnanti, più di quanti si ammetta, la cui preparazione, l´impegno e la passione sono scadenti, molto scadenti, tanto che ci si chiede per quale motivo abbiano scelto questa professione. Insegnanti che spesso una scuola è costretta a portarsi avanti comunque, perché spesso l´unica cosa che i genitori riescono a ottenere con le loro proteste è di sballottarli ogni anno da una sezione all´altra per ridurre i danni. Certo, mi verrà fatto notare che in ogni ambiente di lavoro ci sono persone poco competenti e volenterose, e sono certamente d´accordo. Ma se un dipendente di un´azienda non svolge il suo lavoro, dubito abbia il privilegio di essere sballottato continuamente da un ufficio all´altro: dopo un periodo di tempo direi breve si vedrà consegnare la lettera di licenziamento.
Sono anche d´accordo sul far valutare e controllare da un ufficio esterno il tempo di valutazione per ogni compito da correggere: così magari finalmente si capirà perché qualcuno ci mette una settimana e qualcuno più di un mese a portarli in classe, indipendentemente dal periodo in cui ci si trova.
Come impiegata, porto a casa a fine mese circa 1.100 euro, lavorando 40 ore a settimana. Partecipo a corsi di aggiornamento che talvolta si svolgono anche il sabato, le ferie generalmente previste sono un paio di settimane ad agosto, un altro paio per le feste natalizie, alcuni giorni a Pasqua e alcuni giorni sparsi durante l´anno, sempre che non cadano di sabato o domenica. Non ho un salottino dove fare la pausa caffè durante l´orario di lavoro o riposarmi, ma una macchinetta davanti alla quale fermarmi qualche minuto per un paio di volte al giorno dove mi compro con i miei soldi il caffè, quindi niente bevande gratuite. Non ho uno studio personale, ma condivido l´ufficio con altri colleghi e tutti lavoriamo su una comune scrivania con un computer che non possiede per forza i programmi più aggiornati del mercato.
Difficilmente si può pretendere di fare il proprio lavoro in modo sempre uguale! , di non auto aggiornarsi, perché soprattutto con questa crisi chi si permette il lusso di non adeguarsi ai cambiamenti di ogni giorno rischia di restare indietro e di essere tagliato fuori.
Infine, da donna non sottovaluterei l´opportunità di avere un orario flessibile e potermi portare il lavoro a casa, così da poter decidere in quali ore svolgerlo e in quali altre poter stare con i propri figli. Polemica a parte, vorrei far notare che come tutti i lavori anche quello dell´insegnante è un mestiere con i suoi pro e i suoi contro. Mi dispiace che i trasporti pubblici siano così scadenti, ma sono gli stessi per tutta Italia: non tutti hanno una mensa , una cucina o una stanza sul posto di lavoro, molti si ritrovano a mangiare un panino su una panchina aspettando di rientrare al pomeriggio.
In generale, è troppo comodo lamentarsi e sputare continuamente nel piatto dove si mangia: oserei dire che è anche poco rispettoso per i molti che al giorno d'oggi un lavoro non ce l´hanno. Se il lavoro che si ha è così deludente e ingrato, bisogna avere anche l´onestà e il coraggio di cambiare, quantomeno per dare l´opportunità di provare a chi sta aspettando un´occasione per dimostrare quanto vale.
Eleonora Bellorio
Mi permetto di far notare che tuttavia ci sono anche molti insegnanti, più di quanti si ammetta, la cui preparazione, l´impegno e la passione sono scadenti, molto scadenti, tanto che ci si chiede per quale motivo abbiano scelto questa professione. Insegnanti che spesso una scuola è costretta a portarsi avanti comunque, perché spesso l´unica cosa che i genitori riescono a ottenere con le loro proteste è di sballottarli ogni anno da una sezione all´altra per ridurre i danni. Certo, mi verrà fatto notare che in ogni ambiente di lavoro ci sono persone poco competenti e volenterose, e sono certamente d´accordo. Ma se un dipendente di un´azienda non svolge il suo lavoro, dubito abbia il privilegio di essere sballottato continuamente da un ufficio all´altro: dopo un periodo di tempo direi breve si vedrà consegnare la lettera di licenziamento.
Sono anche d´accordo sul far valutare e controllare da un ufficio esterno il tempo di valutazione per ogni compito da correggere: così magari finalmente si capirà perché qualcuno ci mette una settimana e qualcuno più di un mese a portarli in classe, indipendentemente dal periodo in cui ci si trova.
Come impiegata, porto a casa a fine mese circa 1.100 euro, lavorando 40 ore a settimana. Partecipo a corsi di aggiornamento che talvolta si svolgono anche il sabato, le ferie generalmente previste sono un paio di settimane ad agosto, un altro paio per le feste natalizie, alcuni giorni a Pasqua e alcuni giorni sparsi durante l´anno, sempre che non cadano di sabato o domenica. Non ho un salottino dove fare la pausa caffè durante l´orario di lavoro o riposarmi, ma una macchinetta davanti alla quale fermarmi qualche minuto per un paio di volte al giorno dove mi compro con i miei soldi il caffè, quindi niente bevande gratuite. Non ho uno studio personale, ma condivido l´ufficio con altri colleghi e tutti lavoriamo su una comune scrivania con un computer che non possiede per forza i programmi più aggiornati del mercato.
Difficilmente si può pretendere di fare il proprio lavoro in modo sempre uguale! , di non auto aggiornarsi, perché soprattutto con questa crisi chi si permette il lusso di non adeguarsi ai cambiamenti di ogni giorno rischia di restare indietro e di essere tagliato fuori.
Infine, da donna non sottovaluterei l´opportunità di avere un orario flessibile e potermi portare il lavoro a casa, così da poter decidere in quali ore svolgerlo e in quali altre poter stare con i propri figli. Polemica a parte, vorrei far notare che come tutti i lavori anche quello dell´insegnante è un mestiere con i suoi pro e i suoi contro. Mi dispiace che i trasporti pubblici siano così scadenti, ma sono gli stessi per tutta Italia: non tutti hanno una mensa , una cucina o una stanza sul posto di lavoro, molti si ritrovano a mangiare un panino su una panchina aspettando di rientrare al pomeriggio.
In generale, è troppo comodo lamentarsi e sputare continuamente nel piatto dove si mangia: oserei dire che è anche poco rispettoso per i molti che al giorno d'oggi un lavoro non ce l´hanno. Se il lavoro che si ha è così deludente e ingrato, bisogna avere anche l´onestà e il coraggio di cambiare, quantomeno per dare l´opportunità di provare a chi sta aspettando un´occasione per dimostrare quanto vale.
Eleonora Bellorio
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