lunedì 24 aprile 2017

Vita naturale - RILETTURE




lunedì 17 aprile 2017

Norme intangibili.- RILETTURE

Secondo la Bibbia Dio dette a Mosè i dieci comandamenti incisi sulla pietra: una volta per tutte. Ma era Dio.
Secondo alcuni, i padri della Repubblica hanno dato all' Italia la Costituzione una volta per tutte. Ma erano uomini, umanamente imperfetti.
Coloro che insorgono e gridano allo scandalo se qualcuno parla della necessità di modificarla, con le garanzie previste dalla stessa Costituzione, dovrebbero avere l'onestà di riconoscere che in oltre 60 anni qualcosa è cambiato, che anche loro (o i loro sodali) l'hanno modificata, che prima di volerla immutabile dovrebbero volere applicate - o abolite - quelle sue norme ora disattese in tutto o in parte.
Ne riporto alcune.
"Art. 1.2 - La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Quasi sempre i referendum popolari sono stati vanificati: cito a memoria quello sulla responsabilità dei magistrati e quello sul finanziamento pubblico ai partiti.
"Art. 15 - La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge."
Sarà solo un' impressione ma mi pare che l'autorità giudiziaria si sia presa qualche licenza in merito.
"Art. 21.6 - Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."
Se i padri fondatori pensavano al "buon costume" com'era inteso nel 1946, la norma è disattesa.
"Art. 27.2 - L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva."
In teoria vale, in pratica va letta "... fino alla condanna mediatica."
"Art. 29.1 - La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio." Dico: ora molti non la pensano così.
"Art. 31.1 - La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose." Finora per gli italiani non è successo.
"Art. 39.2-3 - Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica." E' così?
"Art. 52.2 - Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici." O è stato cambiato o è superato.
"Art. 53.1 - Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva." Penso che se due coniugi percepiscono uno 50 e l'altro 100 o uno 100 e l'altro 100 o se in una famiglia di 5 persone il reddito è 500 e in una di 2 è 200, la capacità contributiva di ciascuno vada riferita a un reddito 100: così non è.(Art. 29.2 - Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.) Che "tutti" siano tenuti è vero, che tutti siano obbligati è un altro paio di maniche.
E mi fermo qui.



lunedì 10 aprile 2017

Viziosi viziati e coccolati.- RILETTURE

E' vero: i giovani o sedicenti giovani drogati o ubriachi che guidano un'auto, magari di grossa cilindrata, sono un pericolo per sé stessi e per gli altri . Se si pensa, come tanti oggi, che ognuno è libero di fare quel che vuole della propria vita, non dovrebbe nemmeno importare che siano un pericolo per sè stessi: se lo sono cercato. Resta il problema che sono un pericolo per gli altri e andrebbero fermati. Se qualcuno torna da un funerale e il treno è in ritardo e perde la coincidenza e si trova a 50 Km da casa e deve aspettare un paio d' ore o chiamare famigliari o taxi, nessuno se ne preoccupa. Se qualcuno che non ha soldi per pagare il taxi deve farsi di notte una scarpinata di tre o quattro chilometri, nessuno se ne preoccupa. Ma se uno ha soldi per auto, alcol, droga, vizi e, poverino, costituisce un pericolo per gli altri la cosa migliore da fare è fornirgli gratis il trasporto per tornare da mammina o dove meglio crede e per recuperare l'auto il giorno dopo, in modo che poi possa fare il bis. Perché dovrebbe cercare di comportarsi in modo più responsabile quando restando così è viziato e coccolato da tutti, istituzioni comprese?
Sarò il solito bastian contrario, ma penso che sarebbe un bene per lui e per gli altri se invece gli venisse sequestrata l'auto e si facesse una bella, salutare, rinfrescante passeggiata a piedi, andata e ritorno.
O, se preferite, restasse in prigione finché non ridiventa sobrio e ne uscisse solo se accompagnato da un famigliare o da un avvocato: se per qualche giorno anche l'auto restasse dove l'ha lasciata, tanto meglio per lui e per gli altri, per tutti.
In entrambi i casi avrebbe anche tempo e modo di pensare, e ragionare forse.

Mi piacerebbe che la signora Meloni, se proprio vuole offrire passaggi gratis a chi ha soldi da buttare, lo facesse a proprie spese.


domenica 2 aprile 2017

Questione di soldi.- RILETTURE

E' solo questione di soldi?
Qualunque sia il problema c'è sempre qualcuno a dire che ci vogliono più soldi. Io resto del parere che mettere acqua in un secchio bucato si spreca acqua, tempo e lavoro: ci si deve decidere a riparare o cambiare il secchio. Ci sono stupri, rapine, uccisioni? O dicono che è solo impressione, che in realtà sono in diminuizione, che siamo il Paese dove ce ne sono meno oppure che servono più soldi. Non mi sarebbe di consolazione sapermi l'unica vittima dell'unico crimine del secolo, ma capirei se gli altri non se ne preoccupassero molto.
Se quei pochi o tanti criminali che vengono scoperti e fermati dal giorno dopo sono liberi di ripetere a volontà il loro crimine, dare più soldi alle forze d'ordine sarebbero soldi sprecati. Non è giusto tenere in galera uno non ancora giudicato colpevole, come non è giusto incarcerare qualcuno senza prove o gravi indizi: ma se le prove ci sono o il colpevole liberamente confessa non vedo per quale motivo non possa essere subito giudicato, condannato o assolto. Naturalmente si dirà che è perchè ci vogliono più soldi per la Giustizia, mentre io penso che si dovrebbe cominciare a spendere meglio i pochi o tanti che ci sono, che è meglio spendere male poco che spendere male molto.
La colpa è sempre altrui: per i politici è di chi applica male le leggi, per i magistrati è di chi le fa. Magari la colpa è di entrambi e mentre le retribuzione degli uni aumentano con quella degli altri, il cittadino comune ha solo aumenti di spesa continuando ad avere cattive leggi e cattiva giustizia.
Un tempo fra i primari compiti dello Stato erano la difesa delle sue frontiere, la sicurezza interna, la giustizia; c'é stato anche il fare panettoni mentre deve occuparsi di automobili solo quando c'è da perderci.
Con l'Europa non ci sono frontiere, le altre non vanno difese, anzi, e la sicurezza è spesso vanificata dalla giustizia. Forse converrebbe abolire tutto l'apparato: se non si avessero grossi problemi occupazionali potrebbe costare meno e funzionare uguale.


domenica 19 marzo 2017

La pensione delle donne.- RILETTURE

Si discute dell'età pensionabile delle donne, sulla parità uomo-donna richiesta dall' Europa e dal bilancio statale. Sicuramente mi si taccerà di essere maschilista o antifemminista, ma non lo sono: sono per la parità. Trovo molto strano che la si sia rivendicata senza volerla: il primo articolo della legge sulla parità subordinava il lavoro notturno delle donne a vincoli e permessi che per l'uomo non esistevano, il servizio militare di leva rimaneva dovere solo maschile, la donna va in pensione cinque anni prima dell'uomo. Non sono contro le donne, ma sono convinto che uomo e donna sono diversi - o almeno così li abbia fatti la natura - ed abbiano anche "compiti" diversi. Fintanto che il lavoro dell' uomo richiedeva forza muscolare, poche donne lo preferivano o lo potevano fare. Poi l'uomo ha inventato le macchine e per fare il lavoro dell'uomo andava benissimo anche una donna e le donne hanno, giustamente, richiesto la parità di diritti. Alcuni doveri potevano però rimanere solo dell'uomo, in Italia. D' altro canto per il maschio è un po' complicato mettere al mondo dei figli e questo compito è rimasto alla donna. Contrariamente a quanto succede in gran parte del regno animale, l'uomo sente però il dovere di avere cura dei figli e della moglie: se non lo sente glielo impone la legge, almeno nelle famiglie secondo Costituzione.
Consapevoli, almeno finora, di questo fatto, le donne italiane rivendicano il diritto di anticipare di cinque anni l'età pensionabile rispetto agli uomini, il che equivale a negare agli uomini il diritto alla parità di trattamento in materia di pensione. Essi avrebbero mediamente un trattamento sfavorevole anche se andassero in pensione alla stessa età: ne godrebbero comunque per meno tempo, stante la maggiore longevità femminile.
Non tutte le donne hanno figli, non tutte ne hanno lo stesso numero, non tutte le mogli e non tutti i mariti preferiscono un lavoro esterno al lavoro domestico: quindi se la cura della famiglia è il motivo per anticpare la pensione dovrebbero esserci dei distinguo. Dato per vero che il lavoro domestico non sia una scelta ma una necessità, la pensione anticipata per le donne non mi pare la migliore compensazione.
Si dice che la donna lavora il doppio: io conosco famiglie in cui è il marito ad accudire i figli, a preparare il pranzo, a caricare la lavatrice, a stendere il bucato; forse non stira e non cuce ma magari sistema un rubinetto, aggiusta qualcosa, talvolta perché la moglie è al lavoro, talaltra perché lei deve guardare la telenovela o la partita. Se il "doppio lavoro" è la ragione dell'anticipato pensionamento allora l'anticipo dovrebbe essere calcolato anche in ragione del numero di figli e attribuito all'una o all'altro sulla base di una dichiarazione che testimoni chi ha svolto i lavori domestici, chi ne ha diritto e in quale misura: se spetta all'una non spetta all'altro e viceversa. Ovviamente in caso non ci sia un lui o una lei, non c'è concorrenza e chi c'è si prende tutto.
Se eguaglianza dev'essere, eguaglianza sia pur permanendo qualche piccola differenza: ma anche a questo c'è rimedio, pare.
Anziché alla conservazione di una disparità pensionistica si dovrebbe tendere alla promozione della parità quotidiana: ognuno fa quello che meglio gli riesce nell' interesse della famiglia: chi può guadagnare di più col lavoro esterno lo fa senza essere fiscalmente penalizzato, chi "guadagna" di più nel lavoro domestico lo fa senza penalizzazioni d'altro tipo, chi trova più vantaggioso dedicarsi a altro e pagare qualcun altro per i lavori di casa lo fa, chi preferisce curare la famiglia per il guadagno non economico che ne riceve lo fa senza subire le penalizzazioni attuali. Se entrambi devono "lavorare" le incombenze casalinghe siano equamente distribuiti, tenendo conto delle capacità e attitudini di ciascuno. Non uno o una che deve lavorare il doppio, ma due che lavorano una volta e mezzo, per il meglio di tutta la famiglia. Sempre che esista ancora la famiglia.

Volere privilegi perchè si lavora il doppio é accettare di lavorare il doppio perché si hanno privilegi. Come per l' imposte: lo stato tartassa supponendo evasione, evadono ritenendosi tartassati.
Va anche considerato che talvolta il ruolo di mamma è svolto dalla nonna; non so se sia un bene o un male ma, se parità dev'essere, si dovrebbe dire che il ruolo dei genitori è svolto dai nonni: e il discorso non cambia.
Naturalmente, potendo lavorare più a lungo, si versano più contributi e più alta sarà la pensione: questo favorirebbe quelle donne che per allevare i figli hanno potuto dedicarsi pienamente al lavoro solo dopo che erano cresciuti.
Per me l' ideale sarebbe che tutti, senza discriminazioni di sesso potessero andare in pensione quando vogliono con una pensione matematicamente calcolata: presto con pensione minore, tardi con pensione maggiore, e niente più mugugni. Se poi sei fortunato, puoi godertela più della media statistica.


domenica 12 marzo 2017

San Michele Laico - RILETTURE

Anche quest' anno, come negli ultimi cinquanta, in questi giorni dovrò pagare il canone RAI, un pagamento nuovo per cose vecchie: film, pubblicità, programmi, talvolta stupidi o faziosi; una pietanza riscaldata o già digerita. Un po' mi secca buttare per decenni parte dei miei pochi euro, per retribuire lautamente un tale del quale soffro di una sorta di allergia, che invano cerco di superare e che purtroppo mi impedisce materialmente di godere delle sue straordinarie, a quanto dicono, capacità giornalistiche. Pare sia osannato da milioni di persone e qualcuno, se non tutti, deve pur pagare il canone.
Così l'altra sera sono capitato ad Annozero nel momento in cui una ragazza israeliana, commossa e commovente, esponeva i suoi sentimenti. Mi meravigliava sentire l'altra campana, ma questo ho visto e udito, e nient'altro. Del civile confronto con la signora Annunziata, giornalista seria, grintosa ma non proprio filoisraeliana e filogovernativa ho potuto vedere e sentire il giorno dopo. Non avendo vista l'intera trasmissione non posso dire se lei avesse ragione o torto, se davvero il troppo è troppo anche per uno uso al molto; ma di quel confronto mi ha colpito la spocchia, l'arroganza, la supponenza, la presunzione di quel bravissimo giornalista, giustificando così appieno la cordiale antipatia che nutro per lui. Non ho voglia di rivedermi la scena e cito a memoria: ha cominciato col dire che nella sua trasmissione tutti possono esprimere la propria opinione - ci mancherebbe - ma appena si è accorto che l'opinione dell'ospite non coincideva perfettamente con la sua, prima si scandalizza che la signora vada lì per dire male della trasmissione (una specie di "come? io ti invito e tu mi critichi? che ospite sei?), alza la voce, si scalda sempre di più e (almeno così io ho capito e Lucia Annunziata pure) l'accusa di essersi venduta per interesse, suppongo a Berlusconi e alla sua banda. Ma il bello doveva ancora venire perché dopo le critiche di Fini (e di molte persone decenti) si proclama vittima di censura: proprio lui che palesemente e pubblicamente aveva impedito a una giornalista, neanche troppo di parte avversa, di dire il suo pensiero, tanto che lei per protestare contro quella censura non ha voluto
restare in quella bellissima trasmissione e se n'è andata. Ma milioni di persone lo osannano: santo laico subito!
(Sarà rappresentato con la spada dell' arcangelo vittorioso o sulla graticola del martire? Si vedrà.)


domenica 5 marzo 2017

Il Bel Paese - RILETTURE