lunedì 29 agosto 2011

BAGARRE PER UN FUNERALE.

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 28 Agosto 2011 BASSANO Pagina 34
BAGARRE PER UN FUNERALE. Forze dell'ordine per placare gli animi

Folla di ghanesi
in obitorio
Ed è il finimondo
In 150 arrivano quasi alla rissa perché qualcuno vuol vedere il deceduto, un connazionale morto due mesi prima, temendo uno scambio di casse
Un funerale tra il caos, con l'intervento di polizia, carabinieri e vigili urbani arrivati in forze a sedare gli animi troppo surriscaldati di un folto gruppo di ghanesi che s'erano ritrovati ieri mattina verso le 9 nel piazzale dell'obitorio di via dei Lotti per accompagnare nell'ultimo viaggio un connazionale quarantenne morto suicida lo scorso giugno a Rosà.
Fra grida, strepiti e spintoni, nella struttura sanitaria si sono verificati infatti momenti di tensione tra gli stessi extracomunitari, circa 150 persone, radunatesi per partecipare alla cerimonia funebre.
Alcuni di loro però, dopo che la bara del poveretto era stata chiusa con il consenso dei familiari del poveretto, hanno preteso di vedere la salma ritenendo, chissà per quale motivo, che potesse non essere quella ! del connazionale deceduto un paio di mesi prima. Gli altri ghanesi al contrario non nutrivano alcun dubbio sull'identità del deceduto ed erano pronti ad accodarsi al corteo funebre che doveva raggiungere Riese Pio X, il paese del Trevigiano nel quale la vittima abitava. Si è di conseguenza scatenata una bagarre, anche sotto gli occhi del dott. Maurizio Sforzi, il responsabile del dipartimento di prevenzione dell'Ulss 3, che per motivi di lavoro era all'obitorio. Vista la mal parata che ha rischiato di coinvolgere lo stesso professionista e gli addetti della struttura, sono state allertate le forze dell'ordine.
Primi ad arrivare gli agenti del Commissariato che di fronte alla folla chiassosa ma soprattutto al rischio che la disputa si tramutasse in una vera e propria rissa, incontrollabile dato il numero delle persone coinvolte, hanno preferito chiedere rinforzi. Sul piazzale dell'obitorio sono arrivate così anche pattuglie dei carabinieri di Bassano e del! la polizia locale. Le forze dell'ordine cercato di calmare le ! acque evitando che la situazione degenerasse. Alla fine è stato raggiunto un compromesso: i ghanesi che volevano vedere la salma sono stati accontentanti.
Non è stata però un'operazione semplice perché nelle celle mortuarie si trovavano altre salme pronte per essere accompagnate alle cerimonie funebri. Per evitare ulteriore confusione, il dott. Sforzi ha preso in mano la situazione e ha deciso di posizionare la bara con il corpo del ghanese nella chiesetta interna allo stesso obitorio e di far entrare i numerosi visitatori divisi per piccoli gruppo. Il corpo del povero ghanese, trasferito poco prima nella cella mortuaria dopo essere rimasto per un paio di mesi nelle stanze del servizio mortuario, al secondo piano interrato del monoblocco ospedaliero, come immaginabile, era tutt'altro che integro.
Non si conoscono i motivi che hanno indotto parte del gruppo di ghanesi a ritenere che vi fosse stato uno scambio di salme, anche perché la bara era ! stata chiusa dopo che i familiari avevano dato il benestare agli addetti dell'impresa funebre ieri mattina.
Alla fine, il corteo è partito per Riese Pio X con notevole ritardo. Nonostante il caos, tuttavia, non sono scattate denunce.

venerdì 29 luglio 2011

«Ai rifugiati mille e 200 euro Ai pensionati 450 al mese»?

IL GIORNALE DI VICENZA

Venerdì 29 Luglio 2011 LETTERE Pagina 46
EMIGRANTI

«Ai rifugiati
mille e 200 euro
Ai pensionati
450 al mese»?


Mi scuso con i lettori che non la penseranno come me, ma non posso stare zitta dopo aver letto l'ultima frase della lettera del sig. Pigatto pubblicata il 19 luglio scorso. Diceva testualmente: pensare di accogliere chi fugge per salvarsi la vita, solo se ci torna utile e obbligarlo a lavorare, alla lunga può risultare un boomerang. Intanto non capisco quale possa essere questo boomerang, poi mi sembra di capire che dovrebbe mantenerli gente come noi con le tasse e con gli aumenti della benzina, cittadini con uno stipendio di 1200 euro al mese con famiglia a carico, mutuo, bollette da pagare, oppure come me con una pensione di 450 euro circa al mese, dopo aver lavorato e pagato i contributi volontari con sacrificio per poter prendere questa misera somma. Agli extracomunitari invece 1200 euro al mese senza farli lavorare perchè sono rifugiati? Non è certo colpa nostra se i loro paesi sono in guerra, dimentichiamo forse che la guerra c'è stata per tanti anni anche in Italia?
Maria Pozzer

mercoledì 27 luglio 2011

«Su quel voto io ho qualche interrogativo»

IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 27 Luglio 2011 LETTERE Pagina 62
PARLAMENTO

«Su quel voto
io ho qualche
interrogativo»


In seguito alle polemiche per il voto più o meno segreto sull'arresto di Alfonso Papa, mi è sorto un dilemma: perché se io vado alle urne a votare non posso liberamente farmi una fotografia mentre metto la mia crocetta sul partito prescelto, mentre se alla Camera c'è una votazione segreta i burloni di turno possono palesarlo liberamente? Fini dice che la segretezza del voto non è un obbligo, bensì una facoltà alla quale un parlamentare può liberamente rinunciare; egregio Presidente della Camera, io cittadino qualunque non posso liberamente rinunciare a tenere segreto il mio voto?
Allora sconcertato concludo che chi vota per l'arresto di Alfonso Papa perché davanti alla legge siamo tutti uguali (e mi sta bene), lo fa con una modalità che rivela il contrario, ovvero che davanti alla legg! e non siamo tutti uguali (e non mi sta bene).
Alessandro Marte
Vicenza

martedì 26 luglio 2011

«La gente sceglie l'ospedale»

IL GIORNALE DI VICENZA

Martedì 26 Luglio 2011 CRONACA Pagina 18
SANITÀ. Il responsabile dei camici bianchi risponde a chi accusa i sanitari di base l'intasamento nei reparti d'emergenza

«La gente sceglie l'ospedale»
«I pazienti si sentono più sicuri in pronto soccorso, spesso ci vanno proprio durante l'orario di apertura degli ambulatori»
«Dare la colpa ai medici di famiglia per l'intasamento del pronto soccorso o per il fatto che i codici bianchi vanno in ospedale non è giusto. Non è vero che affollano l'ospedale perché non ci trovano o non hanno risposte dalla guardia medica». Michele Valente, presidente dell'Ordine dei medici e medico di medicina generale di lunga milizia, interviene sulla querelle a difesa della categoria. «Si ricorre al pronto soccorso per un problema di insicurezza, di angoscia, di ansia. La gente in ospedale si sente protetta. Chi va in pronto soccorso ha gli accertamenti garantiti in tempo reale e al di là delle liste di attese, la visita cardiologica, l'elettroencefalogramma, gli esami del sangue e dei parametri respiratori, le radiografie, per cui anche se è stato visto d! al medico di famiglia corre in ospedale perché si sente più tranquillo».
La prova ? «In Inghilterra avevano applicato un metodo diretto a ridurre gli accessi dei codici bianchi in pronto soccorso. Agli inizi ha avuto un parziale successo, ma successivamente i codici bianchi in ospedale sono aumentati. Il fenomeno non è sempre controllabile dalla pratica medica. Si è abbassata l'asticella sintomatica della popolazione, la soglia sotto la quale scatta l'allarme». Ma c'è anche una prova molto più vicina. Una ricerca condotta nel Vicentino dagli specializzandi in medicina generale sotto la supervisione di Valente. «Per 6 mesi sono stati verificati gli orari di accesso al pronto soccorso con quelli di apertura degli ambulatori dei medici di famiglia. La conclusione è stata che si va in pronto soccorso proprio durante gli orari di apertura degli studi dei medici di medicina generale o dopo essere passati da noi. Il motivo! è il solito: in ospedale si sentono più sicuri&#187! ;.
Il problema-anziani - dice Valente - ha acuito il fenomeno. «Sono persone fragili, deboli. Né sul territorio e neppure nelle case di riposo si sentono sufficientemente protetti. Appena scatta qualche insicurezza, anche se il medico di medicina generale va a visitarli a casa, i familiari li portano in pronto soccorso, magari 2-3 volte la settimana. Mettiamo che l'anziano abbia uno scompenso. Se con la terapia che gli ordino migliora, va bene, ma poi se la situazione peggiora e deve fare degli accertamenti per i quali passano dai 20 ai 30 giorni, deve aspettare ogni volta 5-6 ore, deve essere portato con la macchina su e giù, ecco che si utilizza la scorciatoia sicura del pronto soccorso».
C'è anche la mai risolta questione delle liste di attesa, e l'affollamento del pronto soccorso da parte degli stranieri, che secondo Valente ha una spiegazione logica: «La moglie non si muove senza il marito, che è libero solo al termine del lav! oro. Da noi arriva con tutta la famiglia nell'ultima mezz'ora di apertura dell'ambulatorio, ovviamente ci sono accertamenti da fare, non è contento, e allora, ecco, che la sera, ancora meglio nei fine settimana, va in pronto soccorso».
Secondo il presidente dell'ordine, occorre educare la gente: «Non è assolutamente vero che il territorio non sia coperto. Noi siamo quasi tutti organizzati in associazione: c'è sempre uno di noi al mattino e al pomeriggio, poi entra in funzione la guardia medica. La continuità assistenziale è garantita 24 ore su 24. Devono essere le Ulss a distribuire fra i cittadini le carte dei servizi perché la gente sappia come utilizzare correttamente il 118 o il pronto soccorso».

Il magnate dal nome storpiato

IL GIORNALE DI VICENZA

Martedì 26 Luglio 2011 CULTURA Pagina 39
LINGUA. Le cronache recenti portano alla ribalta un problema antico, del resto molto diffuso anche a parti invertite

Il magnate dal nome storpiato
Il “tycoon” dell'editoria diventa Màrdoc, mentre si dovrebbe dire Mê.doc. Del resto, anche gli anglofoni fanno svarioni con i nostri nomi e i francesi con tutti
Lo strazio delle pronunce inglesi si è acuito in questo scorcio d'estate. Oltre a rivelare le bassezze del suo impero giornalistico, tutte le TV - gli annunciatori in studio, ma anche i corrispondenti in loco - ci hanno ininterrottamente straziato le orecchie con la storpiatura del suo cognome, una vera tortura: sempre e dappertutto Màrdoc. Invece, secondo le regole, Murdoch si pronuncia Mê.doc, con una e chiusa e cupa, un po' alla francese, e la erre sfumata, quasi inesistente (qui e di seguito indicata dal punto fermo).
Chi può mai pensare che Churchill si pronunci Ciarcil e non Cê.cil? O dubita sulla pronuncia di nurse? Il grande attore e fine dicitore shakespeariano, oltre che cinematografico, due volte marito della bella Liz Taylo! r, Richard Burton, viene egualmente, chissà perché, chiamato Barton: una fissazione (anche lì si pronuncia Bê.ton). Idem per il frizzante Tony Curtis (Kê.tis, non Cartis), e per il magnifico compositore Henry Purcell (Pê.sel, semmai con l'accento sulla seconda): se lo pronuncio Pàrsel, corrisponde a parcel, pacco. Egualmente, il nome comune murder (assassinio) va pronunciato mê.da, non marder, quasi (scusate) come il nostro merda. Non so poi quale follia faccia diventare Eliot, Iliot, o Edward, Iduard (e infatti si sa che l'abbreviazione del nome è Ed, non Id).
Lo stesso succede ai Mondiali di calcio o alle partite di Champions League coi nomi dei calciatori britannici inesorabilmente storpiati dai supponenti cronisti televisivi anche quando si sente in sovrapposizione o in sottofondo la pronuncia corretta dei cronisti natii. Perché non ascoltarli o chiederglielo prima? Sembra quasi che alla TV ci si arroghi il diritto di! determinare la pronuncia dei nomi propri come vuole, alla fac! cia della tanto conclamata “diversità”.
QUANDO SACCHI ERA SACI. Perché non sembri un mio puntiglio o una mia insofferenza uditiva, è come se la BBC, per esempio - fatte le debite differenze sul piano istituzionale ed etico - pronunciasse il nome del nostro Presidente, per convinzione o per vezzo, Niapolitaino. Del resto, è rimasto celebre e fu uno spasso ai Mondiali di calcio americani che il nostro commissario tecnico Sacchi diventasse sempre Saci. Potere, anche lì, dell'autoconvinzione, o una licenza, diciamo, poetica?
E anche se i nomi propri e i cognomi riservano sorprese nella pronuncia, dovute all'usura dei suoni nei secoli, a cui non corrispondono modifiche della grafia (vedi Maugham pronunciato Môm), esistono dizionari della pronuncia, molti bilingui la indicano, e sull'inglese è bene sfatare una leggenda che a troppi sembra far comodo. Ha regole di pronuncia piuttosto precise - sì, precise - e da come si pron! uncia una parola dipende la sua grafia (e viceversa).
Se sento dire tim (con una i breve che sfuma in e) scriverò tim, se sento taim scriverò time (la e finale muta è di posizione, proprio per indicare il dittongamento della i); se sento tiim (con una i netta e appena più lunga) avrò il dubbio se scrivere team o teem, ma me lo risolverà il senso o il contesto della frase. Se sento la.k, sarà lark, l'allodola, se sento lê.k, sarà lurk, annidarsi. Purr (= pêr) è quello che fa il gatto, le fusa; par, detto e scritto così, è quello che sogna di fare ad ogni buca il golfista medio.
Ciò vale, si badi, per le vocali toniche, ossia accentate, che permettono di riconoscere la parola: le altre, quelle senza accento, si equivalgono e si confondono nella pronuncia, hanno un suono che è detto indistinto. E infatti shire (contea) si pronuncia shai(r) quand'è da solo, ma messo come suffisso ha la vocale ! indistinta: Yorkshire si pronuncia Yók.shi(r). Potrei fare altri e! sempi.
IL PROBLEMA DELL'ACCA. Altre note dolenti riguardano consonanti che noi ci ostiniamo a considerare inesistenti o equipariamo a vocali. Invece no, fanno un'enorme differenza. L'acca in inglese è una gutturale a pieno titolo, come la kappa o la g dura, e infatti corrisponde al c duro del latino o dell'italiano: head (caput), horn (corno), hide (cute). Allora, high è sempre meglio pronunciarlo come il glorioso nome del CAI, piuttosto che ài, come si dice quando ci pestano i piedi. Hook (uncino) si distingue pochissimo da cook (cuoco), horse (cavallo) da coarse (rozzo), hop (saltare) da cop (poliziotto). La pronuncia di Hudson - fiume di New York o nome dell'attore - si avvicina a quello di Casson, se pronunciato come fanno gli snob con l'accento sulla prima sillaba.
Se il nome dello stato americano Ohio lo pronuncio senza l'acca, forte quasi a togliere il fiato, è come se un inglese pronunciasse Liuria invece di Liguria, saltando la g dura in! termedia: chi lo capirebbe? E già che ci siamo, come l'inglese, e a differenza di altre nostre parlate, per fortuna il veneto distingue bene fra esse sonora (o dolce) e esse sorda. Se dico caso, è una cosa; se dico casso, senza la doppia, come fanno i veneti (scusate ancora), è ben altro. La confusione sarebbe nociva. Perciò, secondo le regole: se uno mi dice feizbuk (con la esse sonora o dolce) io devo scrivere phasebook; se lo pronuncia feisbuk (con la esse sorda) scriverò facebook: non c'è scampo, ma una parola significa fase, l'altra faccia.
MONOSILLABI. Come noi, l'inglese non pronuncia le doppie (tranne le poche dovute a prefissi o suffissi. dis-satisfaction). Kennedy si pronuncia Kenedy, con una enne sola, non con tre come fanno i nostri televisivi; il cognome Miller corrisponde a quello del nostro compianto Massimo Mila. Guai, inoltre, legare le parole inglesi fra loro come si fa in italiano (il tiggì): vanno anzi il più po! ssibile separate, con emissione di fiato ogni volta. Il più celebr! e verso inglese è una sequela di monosillabi (tranne l'ultimo) da separarsi nettamente fra loro: to / be / or / not / to / be: / this / is / the / question: sarebbe un disastro legarli assieme (tubbì ornot tubbì). Per converso, come ho scritto altrove, il più celebre verso italiano un inglese tende a pronunciarlo nelme-zodèl-camìn-dinòs-travìta. E data la propensione al monosillabo, massimo il bisillabo, il nome della Columbia University di New York diventa in pratica Klambia. Sono particolarità senza le quali non ci si fa capire.
Strazi di pronuncia, specie per i nomi propri, li fanno naturalmente anche le altre lingue, e non solo alla televisione. Ne abbiamo subiti dall'augusta e un po' decaduta BBC. I più incalliti e protervi, va detto, appaiono i francesi. A un convegno ho sentito pronunciare più volte Ghet - e solo alla fine ho capito che era Goethe. Melville è sempre Melvìlle. Scesp&#2! 36;r, da come lo pronunciano, sembrerebbe nato in Francia, un autore francese tout court. Non si fa, no, proprio non si fa: i nomi hanno una certa sacralità, e oggi abbiano imparato a rispettarli, anche per le lingue più lontane.
CONTROBATTERE. L'unico modo di controbattere è ripagarli della stessa moneta. Cominciate a pronunciare, come ho fatto una volta Ràsin (per Racine), Flòbert (per Flaubert), Bòdler (per Baudelaire). Strabuzzeranno gli occhi, la costernazione sarà abissale - ma sarà un modo per far risaltare gli strazi di pronuncia che hanno tormentato le mie orecchie in questo scorcio d'estate, e non solo, e che in futuro sarà meglio evitare per il bene di tutti.

lunedì 25 luglio 2011

Pensioni

IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 25 Luglio 2011 CRONACA Pagina 39
PENSIONI

«È vero che l'Inps paga anche gli stranieri?»

Mi è capitato di leggere da qualche parte che è ancora in vigore la legge n. 388 del 2000 inserita nella finanziaria 2001 dell'allora governo Amato per mezzo della quale agli stranieri extracomunitari, senza reddito, viene riconosciuta la pensione sociale di 550,50 euro mensili.
Gli stranieri residenti in Italia chiedono il ricongiungimento familiare, fanno venire nel nostro paese i parenti ultrasessantenni, fanno far loro domanda di pensione all'INPS e quando gli viene erogato l'assegno se ne tornano al loro paese d'origine nel quale con questa piccola somma vivono da nababbi. Chiedo a qualche funzionario dell'INPS di dare una spiegazione plausibile a quanto asserito poco sopra e magari se c'è qualche parlamentare vicentino che mi può dire perchè non si interviene a modificare questo stato di cose. ! Va bene che l'INPS dopo la guerra per molti anni ha erogato pensioni ad assassini ed infoibatori ma quelli erano altri tempi.
Renato Pilastro

mercoledì 29 giugno 2011

MAGISTRATI

IL GIORNALE DI VICENZA

Mercoledì 29 Giugno 2011 LETTERE Pagina 62
MAGISTRATI

«Qualcuno
dà l'idea
di essere
schierato
politicamente»


Pur non essendo un esperto di codici e di legge, ho letto con attenzione l'articolato ragionamento del dottor Dario Crestani, riportato mercoledì 25 maggio nella rubrica “Dura Lex Sed Lex” a pag. 62. Sappiamo che alcuni politici, il premier Berlusconi in testa, hanno avanzato la proposta di creare una commissione parlamentare che possa esaminare il comportamento di qualche magistrato, ritenuto a torto o a ragione non super partes: il dottor Crestani asserisce che questa proposta è incostituzionale e avvalora il suo giudizio con una serie di riferimenti alla Carta Costituzionale e di ragionamenti tecnicamente accettabili, come del resto ci si aspetta da chi ha alle spalle una lunga ed onorata carriera di uomo di legge.
Sono convinto che anche fra la gente comune (non solo fra gli uomini di leg! ge) ci sia la capacità di giudicare le cose col buonsenso. È per questo che mi permetto di fare qualche osservazione sull'impostazione data al problema dal dottor Crestani. Siamo tutti d'accordo, penso, che la Costituzione prevede un ordinamento dello Stato basato sulla separazione dei tre poteri principali: legislativo, esecutivo e giudiziario. Nello stesso tempo l'uomo di legge fa capire che solo “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Mi sembra che questa non sia una corretta interpretazione della volontà dei padri costituenti. Diciamo piuttosto che un po' alla volta è il potere giudiziario ad avere invaso il terreno degli altri due poteri, con il culmine raggiunto ai tempi di “Mani Pulite”, quando si sono eliminate alcune forze politiche, colpendo indiscriminatamente nel mucchio colpevoli e non colpevoli.
Non riesco a capire il filo logico di un ragionamento del dottor Crestani: &#1! 47;È difficile ritenere ammissibile - ha scritto - che il! potere legislativo possa indagare sul potere giudiziario. Così come sarebbe certamente inammissibile che l'autorità giudiziaria aprisse un'indagine sull'attività del parlamento o del governo come istituzioni”. Il ragionamento sottintende che governo e parlamento mirassero a processare la Magistratura come istituzione e non ad esaminare i comportamenti di alcuni singoli magistrati, che danno l'impressione di essere schierati politicamente. A me, invece, sembra difficile credere che persone esperte di legge (e sicuramente in buona fede) possano non riconoscere che, almeno in parte, ci sono alcuni magistrati arruolati “armi e bagagli” nella lotta politica; altri invece commettono mancanze gravi e non vengono puniti.
Sulla fiducia che il Consiglio Superiore della Magistratura abbia la volontà di sanzionare quei pochi magistrati che agli occhi della gente comune non hanno fatto il loro dovere, vorrei porre al dottor Crestani alcune domande ! che gli avevo posto ancora il 24 novembre 2009 (Giornale di Vicenza pag. 58) e alle quali non ho avuto risposta.
“Qualcuno ha pagato per il danno all'immagine dell'Italia procurato dall'incauto invio di un avviso di garanzia al premier nel 1994, mentre a Napoli presiedeva un convegno internazionale? Quanti sono e chi li ha pagati i miliardi spesi per risarcire le persone innocenti incarcerate per marchiani errori o dimenticanze di qualche magistrato?
Perché la classe (oppure casta) dei magistrati si considera “sopra la Legge” e non “al servizio della Legge”, nonostante un referendum popolare si sia espresso in senso contrario? Perché? Perché? Perché?”. Si potrebbe andare ancora avanti con molti altri “perché?”.
Pieraldo Ferracin
Villaverla