domenica 27 maggio 2012

Posti riservati

Il Giornale di Vicenza Clic
domenica 27 maggio 2012 – LETTERE – Pagina 70
FESTIVAL BIBLICO
«Non sono
evangelici
i posti davanti
riservati
per otto file»
Il 24 maggio mi sono recata alla chiesa cattedrale per ascoltare la lectio magistralis “La speranza dalle Scritture” con Enzo Bianchi e Ferruccio De Bortoli. Pensate alla folla che si è riversata in Cattedrale. È stata una lectio molto bella e toccante; abbiamo sentito parlare di carità e di amore di Dio che va vissuto: solo questo è testimonianza,
Padre Bianchi ha portato un esempio: si mandano i soldi lontano, anche generosamente, e non si saluta il vicino di pianerottolo. In un altro contesto Ilvo Diamanti, il valente sociologo suggeriva: quando uscite di casa dite “Buon giorno” a tutti quelli che incontrate. Sono gesti così semplici e noi andiamo alla ricerca di chissà che cosa.
Cominciamo da noi “Chiesa”: ogni anno quando ci sono avvenimenti importanti, ci sono posti riservati. Quella sera c´erano ben otto file riservate: a chi? Anche in chiesa abbiamo i posti riservati? E il “! popolo” anche quelli che sono arrivati correndo alle ore 20 stanno in piedi con le file vuote ad aspettare quelli che arriveranno alle 21, tanto il posto c´è… Vedere questo mi fa tanta amarezza, condivisa da altri: sono forse questi gli esempi di chiesa attenta ai rapporti con le persone dove dovremmo essere tutti uguali, e il più grande dovrebbe farsi servo. Direte, è banale. Ma avete sentito Diamanti, Bianchi e De Bortoli? La testimonianza è la sola cosa che conta ed allora cominciamo a mettere in pratica la saggezza del “piccolo passo”.
Nonostante questo, ai promotori del Festival Biblico, vadano la riconoscenza ed un grazie di cuore per questo immenso lavoro.
Maria Luciana Bellin

lunedì 23 aprile 2012

«Anche la Litizzetto usa le parolacce»

Il Giornale di Vicenza Clic
lunedì 23 aprile 2012 – LETTERE – Pagina 54
DUE MISURE
«Anche la
Litizzetto usa
le parolacce»
Moralisti vicentini solo per una volta Una ventata di moralismo si è diffusa nella città di Vicenza, dopo la sortita del critico d´arte Vittorio Sgarbi. Chi è a favore e chi è contro. Forse questa situazione offre invece la possibilità di iniziare a dire che un certo modo di intervenire in pubblico deve essere abolito. Pochi forse ricordano che fu Cesare Zavattini a sdoganare il turpiloquio alla radio. Da quella data vi è stato un aumento generalizzato e diffuso dell´uso di termini che un tempo non solo non convenivano alle signorine e alle signore, ma nemmeno ai Signori e soprattutto erano banditi dalla buona educazione. I termini salaci e qualche “rasìa” erano certamente utilizzati, ma servivano in genere a scaricare qualche tensione. Era indice di bassa educazione, e i genitori, i maestri, i sacerdoti, quando vestivano la talare, i vicini di casa stigmatizzavano sempre e comunque l´uso delle parolacce, che! poi magari utilizzavano, ma sempre sapendo che era una trasgressione al buon costume. Nei testi i termini “licenziosi erano aboliti”, anche se li avesse scritti un Catullo o un Dante. Si facevano edizioni “castigate” e si preferiva insegnare buone maniere accompagnate da buoni studi. Qualche licenza si concedeva ai teatranti, ai comici, purché non eccedessero. Totò, Macario, ammiccavano: si poteva comprendere con una certa malizia ciò che volevano utilizzare, ma la forma retorica della “reticenza”(non utilizzare i termini sconvenienti, ma farli comprendere) era usatissima. Oggi invece c´è chi con le parolacce fa carriera e più ne utilizza meglio è. Sovrana in questo genere di lubriche parole e ammiccamenti è la Littizzetto che nessun pio moralista ha mai contestato, anzi probabilmente si diverte, ma la Littizzetto è notoriamente politically correct e quindi… mentre Sgarbi è dall´altra parte e quindi va attaccato. Ah! imè quanta ipocrisia; avrei preferito un discorso contro tutt! i coloro che usano la porcofonia, il turpiloquio, le piene frasi di descrizione alla De Sade o alla Giorgio Baffo, ma invece si fa polemichetta a sfondo politico. Ma basta! La scuola insegni ciò che è meritevole di essere insegnato e sia quello che Leon Battista Alberti chiamava “lodati studi e buone assuetudini”. Soprattutto cessino gli adulti di dare cattivo esempio ai giovani, ma so che questo non è di moda. Meglio lo stile alla Littizzetto e alla Sgarbi.
Italo Francesco Baldo

sabato 21 aprile 2012

OT - Addio tivu'

edevils wrote:
> Voi accendete ancora il televisore regolarmente?
[...]
Non ho televisore. Per anni mi hanno mandato un avviso
minaccioso, in quanto a loro risultava che non
avessi l'abbonamento. Annuncio che mandano
d'ufficio a qualsiasi nuovo residente.
E già questo lo trovo, come dire, un comportamento
da stronzi, per parlare oxfordiano.

Fino all'anno scorso c'erano sempre le minacce
di eventuali controlli, e con la clausola per cui
era compreso qualsiasi apparecchio atto a ricevere
la TV. Facendosi scudo di un dl del 1938, mi pare.
Altra cosa che ha creato confusione e di
dubbia interpretazione; oltreché s*******a

Infatti tra questi apparecchi sarebbe compreso
il PC. Inviai una raccomandata per avere
chiarimenti, e la risposta fu quantomeno
fumosa ed incomprensibile; rimandava la patata
bollente ad altra sede, che era impossibile
raggiungere.

Dopo la mia protesta, insieme a quella di molti altri,
quest'anno il sollecito è arrivato in ritardo,
ed in una forma più soft, come se fosse la
prima richiesta, e senza minacce.

Forse qualcosa si sta muovendo.
Anche se uno non ha la TV, nella forma attuale,
dovrebbe pagare, perchè praticamente tutti
questi aggeggi moderni possono essere
adattati per ricevere la TV.
E questa mi pare una grande fesseria,
oltre ad essere ingiusto.  :-/

martedì 3 aprile 2012

Un Paese che perde i treni


Il Giornale di Vicenza Clic
martedì 03 aprile 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Un Paese che perde i treni
Un politico, spiegava il buon vecchio Kruscev, per oltre dieci anni padre-padrone dell´Urss, è uno capace di promettere di costruire un ponte anche dove non c´è un fiume. In Abruzzo sono appena riusciti a fare di meglio: costruire davvero una stazione dove non c´è un treno.
Succede a Castel di Sangro, dove fino a qualche tempo fa c´erano due linee: una gestita dalle Ferrovie dello Stato, e l´altra da Ferrovia Sangritana (società controllata al 100 per cento dalla Regione). La prima è stata chiusa nel dicembre scorso, perché costava 900mila euro l´anno senza avere un adeguato utilizzo. La seconda è stata eliminata addirittura nel 2003. Non c´è più la linea di alimentazione elettrica; e in diversi punti sono stati tolti perfino i binari.
Nonostante questo, stanno per partire i cantieri della nuova stazione ferroviaria, destinata a sostituire le due preesistenti. E questo perché in Itali! a i progetti di opere pubbliche sono lenti ma inesorabili: negli anni Novanta il Cipe aveva deliberato un finanziamento a tale scopo per un importo di 22 miliardi delle vecchie lire (una decina di milioni di euro attuali). Come spesso accade in questi casi, strada facendo la pratica era finita al Tar per un ricorso. Una volta chiusa la vertenza giudiziaria, ecco la macchina mettersi in moto: tra qualche settimana saranno appaltati i lavori. Il bello (si fa per dire) è che il Comune difende comunque l´opera, spiegando che potrebbe rappresentare un incentivo per riattivare la linea ferroviaria; cosa peraltro che comporterebbe un´ulteriore spesa di almeno 25 milioni. Ed è anche attraverso infamie del genere che si capisce come mai l´Italia abbia perso il treno.
FRANCESCO JORI

sabato 28 gennaio 2012

«Ecco il modo per fare abolire il canone Rai»

Il Giornale di Vicenza Clic
sabato 28 gennaio 2012 – REGIONE – Pagina 15
LA SFIDA A ROMA. L´eurodeputata leghista: «L´iter ha già funzionato»
«Ecco il modo
per fare abolire
il canone Rai»
Bizzotto ha preparato una “Petizione europea” «Servono firme per fare ´peso´, poi l´Ue interviene»
Piero Erle
PADOVA
Mara Bizzotto e il suo staff a Bruxelles l´hanno studiata a fondo, la mossa. E sono sicuri che arriverà al traguardo. Se così fosse, sarà un vero e proprio botto. Perché significa che saranno niente meno che l´Europarlamento e la Commissione europea a sancire che la Rai è un´azienda che «non svolge la sua missione di offrire un servizio pubblico» e quindi non ha alcun diritto di chiedere ai cittadini di pagare la tassa chiamata “canone”.
PETIZIONE ALL´UE. La mossa dell´eurodeputata vicentina della Lega nord è semplice, ma sicuramente rivoluzionaria: presentare al Parlamento di Bruxelles una “Petizione europea per chiedere l´abolizione del canone Rai”. E che la strada sia percorribile, spiega, l´ha già dimostrato un altro caso eclatante: quello dei rifiuti di Napoli. La petizione presentata in quel caso ha portato l´Europa a mettere s! palle al muro il Governo italiano. Ed è convinta che anche in questo caso si potrà arrivare allo stesso risultato per far cancellare «la tassa più odiata dagli italiani. Lo Stato italiano non abolirà mai il canone Rai, perché è una sua creatura: ci vuole un´altra strada per giungere al risultato, e noi ne abbiamo trovata una inedita che funzionerà».
VIA ALLA RACCOLTA FIRME “PESANTI”. Dal 1° febbraio inizia quindi una raccolta firme «che non è la solita banale iniziativa contro il Canone Rai, perché questa volta la procedura ha un suo sbocco preciso. I moduli si trovano anche nel sito www.marabizzotto.it e in tutte le sedi del comitato Clirt, ma poi abbiamo bisogno di firme autentiche - spiega l´eurodeputata leghista - perché saranno poi presentate a Bruxelles: devono farcele arrivare alla mia sede di Bassano o appunto al comitato. Attiveremo con il Clirt anche banchetti e gazebo di raccolta. Il nostro obiettivo è presentarci a Bru! xelles in giugno, ed è chiaro che più firme avremo raccolto ! più avremo “peso” nell´ottenere una risposta dall´Europa». All´Europarlamento esiste infatti una specifica “Commissione per le petizioni” «che sulla base di motivazioni tecnico-giuridiche decide l´ammissibilità del testo presentato. Scatta così l´iter che porta a pronunciarsi il Parlamento europeo in seduta plenaria, e poi la Commissione europea a formulare una “decisione” che apra la procedura di infrazione e porti lo Stato a rimuovere finalmente il canone Rai».
«LA RAI NON SVOLGE LA SUA MISSIONE PUBBLICA». La petizione è di sei pagine ed è stata studiata a fondo, spiega Mara Bizzotto assieme a Antonella Del Pizzo, per rispondere ai requisiti europei. In sostanza, il documento porta a Bruxelles prove concrete per sostenere che «la Rai non realizza la missione di interesse pubblico» affidatale dallo Stato italiano. Perché ora che c´è il digitale non copre fette del territorio italiano! (nell´Alto Vicentino ce ne sono prove concrete). E perché «non garantisce “libertà, pluralismo, obiettività, completezza e imparzialità di informazione»: la petizione cita casi specifici dovuti alla lottizzazione compiuta dai partiti e anche una “class action” lanciata da Federconsumi. E poi perché «non adempie alla sua missione educativa» (e i commissari europei troveranno citati altri casi specifici). Ma soprattutto la petizione punta su un tema che sta molto a cuore all´Europa: la libera concorrenza. «La Rai - è l´accusa della petizione - utilizza l´aiuto di Stato per finanziare attività che non apportano valore aggiunto in termini di soddisfacimento delle esigenze sociali, democratiche e culturali della società». E con l´operazione “Tivù Sat” «ha intrapreso attività che hanno alterato le condizioni degli scambi e della concorrenza della comunità».
«ELIMINARE TUTTO».La petizione chiede! quindi di aprire procedura di infrazione, l´abolizione del canon! e e anche «la restituzione dell´indebito finanziamento» pubblico. La sfida è lanciata.





sabato 10 dicembre 2011

Scuole materne, Veneto contro Italia

Il Giornale di Vicenza Clic
sabato 10 dicembre 2011 – REGIONE – Pagina 8
IL CASO. La Giunta regionale, su iniziativa del governatore, ha messo in mora lo Stato. La legge di stabilità configurerebbe un palese squilibrio
Scuole materne, Veneto contro Italia
Gli istituti paritari per l´infanzia ricevono la metà dei contributi delle strutture pubbliche. Zaia: «Sperequazione inaccettabile»
LUCA ZAIA
VENEZIA
Ci aveva provato quest´estate l´assessore regionale Remo Sernagiotto a mettere il dito nella piaga sulla questione delle scuole materne parificate. Numeri alla mano, Sernagiotto dimostrava, in maniera provocatoria, che sarebbe stato conveniente addirittura chiudere le materne statali. «Le paritarie autonome - spiegava - gestiscono oltre 90 mila bambini a un costo pro capite di 2.800 euro, mentre quelle comunali seguono 6.500 iscritti a 5.120 euro l´uno, e quelle statali ne hanno oltre 45 mila a 6.300 euro a testa. «Ecco perchè vorrei eliminare le statali - sparava Sernagiotto - o il ministro mi dà retta o avvierò una battaglia campale per far passare questo modello».
Il ministro Gelmini, malgrado le promesse di interessamento, non ha fatto in tempo a spingere questo concetto e adesso il Veneto mette in mora lo Stato proprio sulla questione delle scuole paritarie per l´infanzia, che costituiscono il 68 ! per cento del totale presente nel territorio regionale rispetto al 32 per cento di scuole pubbliche.
La giunta regionale, su iniziativa del presidente Luca Zaia che l´aveva preannunciata all´incontro organizzato in novembre dalla Conferenza Episcopale del Triveneto, ha infatti dato incarico alle competenti strutture dell´analisi giuridica della normativa in materia, con lo scopo di individuare eventuali profili di illegittimità costituzionale poter ricorrere avanti la Corte Costituzionale nei confronti dello Stato contro la Legge di stabilità 2012. L´eventuale ricorso alla Corte Costituzionale sarà patrocinato dal professor Mario Bertolissi dell´Università di Padova.
«La scuola dell´infanzia - ha sottolineato Zaia - costituisce una tappa fondamentale nel percorso formativo dei bambini e svolge un importante ruolo di supporto alle famiglie. In Veneto, a differenza di altre Regioni, questo ruolo essenziale è svolto da 1.183 scuo! le paritarie con ben 94.500 alunni, mentre gli istituti statal! i accolgono 45 mila frequentanti. La consistenza dei dati e il fatto che in molte zone della regione non c´è alternativa alla scuola paritaria, pone la questione del rispetto del principio di parità di trattamento delle famiglie venete in riferimento al principio sulla parità di accesso al diritto allo studio».
«Le nostre scuole dell´infanzia paritarie, inoltre, hanno registrato negli ultimi anni un grave stato di sofferenza finanziaria - ha aggiunto Luca Zaia - e denunciano evidenti sperequazioni rispetto alle scuole dell´infanzia statali: a fronte di 3.200 euro pro capite di media nazionale, il Veneto riceve solo 1.900 euro, come se il servizio garantito dalla Regione Veneto fosse erogato con un costo pari a circa la metà di quello fornito dallo Stato. Per contro, il dato contabile della quota pro capite risulta nettamente antitetico rispetto alla qualità ed efficienza del servizio erogato. A fronte di questa situazione, la Legge statale di sta! bilità autorizza "la spesa di 242 milioni di per il 2012" ma, anzichè definire le finalità dell´impegno finanziario, fa riferimento ad una norma dichiarata incostituzionale nel 2006 - ha concluso Zaia - ponendo una concreta ipoteca sull´effettiva attuabilità della disposizione di cui si tratta».

venerdì 2 dicembre 2011

Adesso basta cattivi esempi

Il Giornale di Vicenza Clic
venerdì 02 dicembre 2011 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
Adesso basta
cattivi esempi
Forse Lorsignori non hanno ancora capito che la piccola, grande questione dei vitalizi sarà l´ultimo banco di prova della loro serietà.
Non hanno capito che, a fronte dei pesanti sacrifici che si prospettano per il cittadino-comune-mortale in procinto di pensione, e che dovrà invece inseguire il sogno di anno in anno dopo aver versato decenni di contribuzione, l´annunciata modifica del trattamento riservato agli onorevoli in Parlamento appare semplicemente ridicola. Certo, finirà (finirà?) lo sconcio di periodi offensivi (un tempo bastava un giorno solo di legislatura!) previsti per guadagnarsi il diritto alla previdenza vita natural durante. Così come finirà la vergogna della soglia bassissima di età minima richiesta quale requisito per poter incassare subito l´assegno d´oro. Dal prossimo gennaio - giurano i legislatori - occorreranno almeno sessant´anni d´età e cinque di attività passata tra i ! banchi per poter invecchiare economicamente in pace. Il che resta comunque imparagonabile rispetto ai quarant´anni di lacrime e sangue prospettati per tutti gli altri italiani, e con l´ipotesi degli almeno 65 anni di fatica per tutti prima di lasciare il lavoro. L´onorevole vitalizio resterà un privilegio incomprensibile e intollerabile, nonostante le ultime rassicurazioni di cambiamento anticipate dalle presidenze di Camera e Senato. Il Parlamento avrebbe dovuto e dovrebbe fare quel che ha già fatto la regione Emilia-Romagna: abolire il vitalizio dei suoi consiglieri fin dalla prossima legislatura. Abolirlo, non decurtarlo o cercare di renderlo più soave agli occhi degli italiani. Anche perché ai 945 onorevoli (più i senatori a vita) non mancano i mezzi né le informazioni su come farsi una pensione integrativa o assicurativa. Invece assistiamo all´assurdo. Pare che un folto gruppo di parlamentari sia addirittura pronto a una sorta di disubbidi! enza di massa: dimettersi dalle Camere di appartenenze prima d! el 31 dicembre di quest´anno, in modo da poter ancora godere del generoso trattamento in vigore. Non solo. Qualcuno già azzarda un possibile ricorso contro lo Stato per il supposto «cambiamento in corsa» delle regole. Come se il diritto a fare casta fosse immutabile: poiché ieri i parlamentari andavano in pensione ancora giovani e con contributi irrisori, qualunque correzione «in peggio» sarebbe incostituzionale.
Da non credere! Si spera che deputati e senatori, i quali dovranno presto approvare col voto lo sforzo di risanamento immenso, ma necessario del governo-Monti, avranno l´accortezza di non esagerare. Di non esagerare nell´indifendibile difesa di ingiustizie sociali, di iniquità che nessuna società moderna può più tollerare. Chi si prepara a chiedere misure pesantissime, e non solo in campo previdenziale, deve dare il primo esempio.