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lunedì 31 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 46
BUROCRAZIA
«Che traversie
per una frase
in tedesco!»
Per avere informazioni su una mia pratica presso un ufficio governativo in Germania, mi è stato richiesto da detto ufficio di indicare il mio nome ed indirizzo su un modulo prestampato (da inviare per posta) sotto il quale una autorità competente deve confermare con un timbro che l´identità del richiedente è stata accertata. Ovvia richiesta per accertare che sia io e non altra persona a volere informazioni che mi riguardano.
Il modulo contiene poche parole in tedesco che io riporto tradotte in italiano a fianco (cognome, nome, indirizzo, timbro, data e firma dell´autorità che conferma i dati). Presento il modulo tradotto all´ufficio anagrafe del Comune di Vicenza. L´addetta allo sportello mi dice che non può mettere un timbro sotto parole in tedesco con una traduzione non certificata. Dopo un prolungato tentativo di spiegare la semplicità della richiesta e della traduzione delle poche parole che contiene, una ! gentile signora presente mi suggerisce di provare in Prefettura o al Tribunale. Un funzionario della Prefettura mi dice che si tratta di una competenza di un ufficio anagrafe e mi consiglia di provare ad avere maggior “fortuna” negli uffici di Caldogno o Costabissara. Un funzionario del Tribunale mi dice che l´unica soluzione è quella di avere una traduzione del modulo prestampato, da un traduttore accreditato perché la mia (sono diplomato in tedesco) non può essere ritenuta valida. Una traduzione da collegare in qualche modo inconfutabile rispetto al modulo originale. Alla fine ho capito che per ottenere la certificazione dell´identità della mia richiesta dovrò recarmi all´ufficio anagrafe del comune di Bolzano (bilingue) o ad un consolato tedesco in Italia.
Però mi chiedo: quale significato ha l´esposizione della bandiera della comunità europea di fronte ai nostri uffici pubblici se nessuno in questi uffici accetta richieste! poste in altre lingue dell´unione? Perché nei nostri u! ffici pubblici ci sono funzionari (ben pagati) che non sono in grado di verificare (con un dizionario) la traduzione di pochi sostantivi in una lingua dell´Unione? Perché le leggi sull´autocertificazione e sulle semplificazioni non vengono applicate anche per le traduzioni?
Carlo Serafin
Vicenza
lunedì 31 dicembre 2012
I “poveri” esodati del calcio
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lunedì 31 dicembre 2012 – PRIMAPAGINA – Pagina 1
I “poveri” esodati del calcio
Soli e abbandonati; sono gli esodati del calcio. Pepe, il
difensore del Real:«Mourinho e Ronaldo se ne vogliono andare perché noi
portoghesi, qui a Madrid, siamo abbandonati a noi stessi. Stampa e
tifoseria ci ghettizzano». Lo Special One guadagna 15 milioni di euro
l´anno; il bel Cristiano 16. Voglio essere abbandonato anch´io;
mettetemi subito in un ghetto.La dirigenza del Cagliari: «La società è costretta a vendere i suoi gioielli; da due mesi non possiamo più pagare gli stipendi e le istituzioni ci hanno lasciato soli». Mentre l´Italia sprofondava nella recessione, abbiamo spalmato i debiti delle società che hanno truccato bilanci e passaporti; presidenti come Cellino si sono divertiti a sostituire allenatori come birilli, tenendone fino a quattro sul libro paga in una sola stagione, senza contare le decine di “talenti" pagati milioni di euro poi parcheggiati nella serie c del campionato turco. Le istit! uzioni sbagliano a lasciarli soli. Dovrebbero scendere, anzi, (secondo il Monti pensiero), salire in campo e giocare insieme a loro; a patto che certi presidenti facciano da pallone.
Anche i tifosi del Milan si sentono un po´ orfani: «Pato e Robinho venduti? Ma noi, nel mercato di gennaio, non dovevamo comprare?». Puntuale è arrivata la risposta da Arcore: al Cavaliere l´ex moglie Veronica Lario costerà 36 milioni di euro l´anno, 3 al mese, 100 mila al giorno, 4.200 all´ora, 70 al minuto. E mentre in Svezia, in omaggio a Ibra, è stato coniato il verbo “Zlatanare", (fare qualcosa di grande), in Italia, invece, è stato appena introdotto “Lariare", che ha ben tre significati: 1) Spennare il marito 2) Spennare il Milan 3) Sputare in faccia agli italiani.
GIANCARLO MARINELLI
sabato 29 dicembre 2012
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lunedì 17 dicembre 2012
«Una diffida al ministero per i quiz di informatica»
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domenica 16 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 78
CONCORSO
«Una diffida
al ministero
per i quiz
di informatica»
Le sottoscritte e altre 38 associazioni hanno scritto una
diffida legale al ministro Profumo per tutelare i futuri insegnanti e i
loro alunni dalle domande di informatica del Concorso Scuola 2012. al ministero
per i quiz
di informatica»
Ben lungi dal poter accertare sul serio le “competenze digitali” dei candidati, le domande sono scritte con linguaggio improprio, con numerosi errori, ma soprattutto sono discriminatorie nei confronti degli utenti di software libero.
Come spesso accade nel mondo del software libero, la lettera di diffida è stata scritta con il contributo di tutti sul web, utilizzando un editor condiviso e libero.
Renzo Davoli, professore associato di informatica all´Università di Bologna, sul suo sito ha già pubblicato un´analisi delle domande pubblicate sul sito del ministero e ha proposto anche delle domande alternative, tecnologicamente neutrali e culturalmente valide. “Che aridità e ignoranza dimostrano queste doman! de - afferma Davoli-Sembra che le ´competenze digitali´ corrispondano al ´saper usare un computer´, anzi uno specifico tipo di computer, con uno specifico sistema operativo e specifiche applicazioni.”
Le domande di informatica sono quindi da bocciare, una brutta figura del ministero che ricorda il famoso scivolone riguardo il tunnel dei neutrini. La critica di Davoli, condivisa da molti docenti, è stata più volte ripresa all´interno della vasta comunità che ruota attorno al software libero, fino alla decisione di interpellare direttamente il ministero.
È proprio l´aspetto discriminatorio che ha portato gli scriventi a trasformare la iniziale lettera aperta in una vera e propria diffida legale e istanza di accesso agli atti. Il quiz predisposto dal ministero, infatti, rischia di mettere in svantaggio gli utenti dei sistemi operativi diversi da Windows e in particolare gli utenti di software libero.
Associazione W! ikimedia Italia Wikimedia Italia, corrispondente italiana uffi! ciale di Wikimedia Foundation, Inc, è un´associazione senza fini di lucro che opera per la diffusione della conoscenza libera.Secondo alcune domande infatti sarebbe un “incompetente digitale” quel docente che non conosce il nome della porta parallela in Windows XP o come si presentano i file nel cestino di Windows 7 (magari perché utilizza correntemente distribuzioni GNU/linux o Mac).
Il test diventa così una pubblicità de facto dei prodotti di Microsoft: per riprendere l´analogia inserita nella lettera al ministro, si pensi a un quiz dell´esame di guida dove non si parli genericamente di “automobile” ma si citassero solo i modelli della Fiat.
Tra l´altro i prodotti citati nelle domande (Windows, Word, Excel), secondo l´attuale formulazione dell´articolo 68 del Codice dell´Ammnistrazione Digitale (D.Lgs 82/2010) non dovrebbero nemmeno essere acquistati dalle pubbliche amministrazioni se non in c! asi eccezionali, in quanto sofware proprietario soggetto al pagamento di una licenza d´uso.
Oltre a dare battaglia legale per tutelare gli utenti del software libero e gli interessi della collettività, AsSoLi e le altre associazioni firmatarie intendono scavare a fondo per capire come sia stato possibile arrivare ad una esposizione così maldestra delle domande e chi siano gli esperti che le hanno redatte. Se il ministero accoglierà l´istanza, la preselezione del concorso potrebbe svolgersi senza le domande incriminate (vista la difficoltà di sostituirle con domande corrette); in ogni caso, in base alla legge sul procedimento amministrativo il ministro ha l´obbligo di rispondere entro 30 giorni di tempo per fornire alle associazioni richiedenti i documenti relativi alla predisposizione dei quiz.
Associazione per il Software libero (AsSoLi), Free Software Foundation (FSFE), l´Associazione per l´Informazione Geografica Libera (GFoss! .it), Free Software Users Group Italia (FSUGItalia), talian Linux Socie! ty (ILS), LibreItalia, Wikimedia Italia.
mercoledì 12 dicembre 2012
«Sacerdozio femminile, se non l´ha deciso Cristo...»
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mercoledì 12 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 62
«Sacerdozio femminile, se non l´ha deciso Cristo...»
L´idea attuabile del sacerdozio femminile, secondo il
signor Diego Bovo, opinione presente nel Giornale di Vicenza del 3
Dicembre, sorge, senza offesa, da una ignoranza teologica, storica ed
ecclesiale, retaggio di una nostra cultura pseudo - religiosa diffusa in
non pochi cristiani. Partiamo dal sacerdozio femminile, “praticato
nelle Chiese riformate” cristiane: è il primo errore storico. Se la
donna, nella Chiese riformate, ricopre ruoli mansioni ecclesiali o
“ministeri” catechistici o liturgici di “Pastore” non è un sacerdote o
prete per un sacramento ricevuto nella Tradizione apostolica continuata
dai vescovi, ma una semplice operatrice pastorale eletta da una
Comunità, come nella Chiesa Cattolica sono a migliaia.Il sacerdozio è un “dono” che la Chiesa offre, per mezzo del vescovo, a quanti ritengono di aver ricevuto questo dono e si preparano a questo ministero..
Naturalme! nte la premessa del mio discorso è che la Rivelazione cristiana sussiste pienamente solo nella Chiesa Cattolica. Se questo non viene accettato il mio discorso è inutile. Non vale la pena citare i vari documenti che precisano, dal punto di vista teologico, storico ed ecclesiale questa tradizione della Chiesa. Basterebbe che il signor Bovo leggesse il libro del giornalista tedesco Peter Seewald “Luce del mondo”, dove nell´intervista a Papa Benedetto XVI, vengono spiegati i motivi di questa Tradizione sacra delle Chiesa cattolica e ortodossa.
Per dirla in breve: Cristo che poteva benissimo scegliere donne per questo Sacramento, come avveniva per le numerose sacerdotesse pagane, in molte religioni, non ha compiuto questa scelta. Per questo la Chiesa non è autorizzata a cambiare quello che Cristo ha scelto, nonostante le aspirazioni politiche, psicologiche, sociali e psicanalitiche, come se il “sacerdozio” fosse una vetta di potere per la do! nna.
Ma il problema di questo genere , quasi sempre, sorg! e nei maschi e anche nelle donne, quando pensano al Sacerdozio come a un “potere” che i maschi possiedono e che le donne non hanno. Nella Chiesa non ci sono “poteri” per i maschi e non per le donne. Nella Chiesa Cattolica,come precisa Benedetto XVI, la vita di un cristiano è un “dono” un “servizio di amore” agli altri. Vale per il Papa, per i vescovi e per i preti.
E allora possiamo capire che al primo posto ci sono le donne che sanno amare di più e donare la vita per gli altri Nella Chiesa sono le donne a valorizzare di più questo carisma di vita, questo servire in umiltà, generosità e silenzio. Se esiste un “potere” evangelico, questo viene esercitato meglio dalle donne che dai maschi.
Del resto Anglicani, Luterani, Riformati con altre Congregazioni religiose cristiane, una volta arrivata questa decisione di affidare “ministeri ecclesiali” alle donne non hanno risolto i loro problemi co! me dimostrano le Comunità anglicane che sono ritornate alla Chiesa Cattolica proprio perché affermano che il servizio di vescovo affidato ad una donna non è conforme alla Rivelazione e alla Tradizione Apostolica.
Riconoscere Cristo come Salvatore è un atteggiamento fondamentale , ma non completo per dirsi cristiani. Con buon pace del signor Diego Bovo.
don Antonio Corrà
Cologna Veneta
martedì 4 dicembre 2012
ETIMOLOGIE
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martedì 04 dicembre 2012 – LETTERE – Pagina 62
ETIMOLOGIE
«Veneto
e Venezia
non hanno
radici comuni»
In questi anni si sta costruendo il nuovo libro “Storia delle Venezie”, in quattro volumi. Sarebbe l´occasione per spiegare che l´etimo di Venezia non ha niente in comune con l´etimo di Veneto. Il popolo che abitava questa regione prima dell´arrivo dei Romani era degli Eneti, secondo i Greci antichi, che si poteva pronunciare come Feneti o Veneti a seconda del suono che vogliamo attribuire all´accento dolce della lingua greca antica. I Romani chiamarono perciò l´attuale Veneto e le terre intorno: “X regio: Venetia et Histria”. Quindi il nome dI qesta regione era quello del popolo corrispondente. La città di Venezia era ancora da venire. Sono stati trovati i resti di due ville o case coloniche romane, sotto il suolo dell´attuale Venezia e quindi si capisce che le isole erano abitate. Infatti sulle striscie sabbiose delle due maggiori isole crescevano bene le verdure primaticce. V! enezia prende il nome dalle Vanezze o Venezze, che sono appunto in dialetto veneto le strisce di terra per le coltivazione orticole. Il nome di Venezia nel Medioevo era: “Le Vinegie”. Ancora oggi c´è un paese che si chiama: S. Martino delle Venezze. Quindi i due nomi di Veneto e di Venezia, l´uno con accento tonico sdrucciolo, l´altro piano, hanno etimi diversi.
Circa venti anni fa è stato pubblicato il libro: “Storia della cultura veneta” e il problema dei due diversi etimi non è stato affrontato. Sarebbe bene che finalmente si facesse questa chiarificazione.
Mariano Arcaro
martedì 27 novembre 2012
«La colpa è di chi non volle la riforma del 1994»
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martedì 27 novembre 2012 – CRONACA – Pagina 55
PENSIONI
«La colpa
è di chi
non volle
la riforma
del 1994»
Desidero rispondere alla signora Delia Rossi che ha scritto
il 9 novembre. Io sono del ´53 mia moglie del ´52. Siamo nelle stessa
identica situazione sua e la capisco. Ma non se la prenda con la
Fornero. Se la prenda con quei politici e sindacati di trenta, quaranta,
cinquant´anni fa che mandavano in pensione lavoratori a meno di 40 anni
di età e con 16 di contributi, con promozioni all´ultimo mese fra i
dipendenti pubblici per avere la pensione più alta per il resto della
vita. Se la prenda anche con la Cgil che nel ´94 ha portato 1 milione di
lavoratori in piazza per non toccare le pensioni: ancora adesso se ne
vantano. Se si fosse cominciato allora, diciotto anni fa, forse saremmo
messi un po´ meno peggio. Questa riforma era da fare, punto e basta. è di chi
non volle
la riforma
del 1994»
Per quel che riguarda gli scandali di alcuni politici, quelli sono scandali, ruberie, fanno gridare vendetta, ma sono un discorso a parte, non sono quei ! soldi rubati che mancano all´Italia, quelli sono una goccia nel mare.
Una società non può spravvivere mantenendo 60 milioni di cittadini per 40 anni, con i contributi o la tassazione degli unici 20 milioni di lavoratori che abbiamo in Italia. Comunque come dice lei: consoliamoci con la salute
Luigi Sperotto
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