giovedì 17 novembre 2011

«Sono ingegnere parlo sette lingue e non trovo lavoro ..»

Il Giornale di Vicenza Clic
giovedì 17 novembre 2011 – LETTERE – Pagina 54
IMMIGRATI & NOI
«Sono ingegnere
parlo sette lingue e non trovo
lavoro perché
sono... vecchio»
Ho letto attentamente l´articolo sul Giornale del 7 novembre dell´ottima Chiara Roverotto e le informazioni precise e circostanziate date. Mi permetto alcune considerazioni.
È evidente che su una popolazione di immigranti di alcune decine di migliaia di persone è possibile ci siano, anzi è sicuro, molte persone di studio e di cultura.
È anche sicuro che hanno fatto una scelta, della quale potremmo anche trarre vantaggio, loro e noi.
È sicuramente meglio, esempio, avere una badante con laurea in medicina che una mamma con esperienza di cucina o di casa.
La Roverotto si ferma sul discorso che gente con lauree faccia il portiere. Direi ringrazi il cielo di avere un lavoro, oggi come oggi.
Esamina abbondantemente il discorso del brain gain del brain losing eccetera. Forse queste persone potrebbero essere molto utili nel loro paese di origine, credo.
Non abbiamo visto la capacità educativa dell´Università di! Bujumbura o di Kigali verso la Sorbona o la Bocconi, ma sicuramente sono ottime università. Dobbiamo dire che questi immigranti parlano almeno la lingua inglese o quella francese, non è poco.
Bene, non potendo parlare di altri parlo di me, così sono sicuro di quel che dico:
Sono laureato in ingegneria elettrotecnica con varie specializzazioni, parlo sette lingue, ho esperienze di vario tipo, facilmente dimostrabili. Quando sono andato a cercare lavoro mi hanno risposto che sono vecchio. Bene loro fanno i portieri, io faccio volantinaggio a circa 4 euro l´ora senza Tfr, malattia e ammenicoli vari. Sono dispostissimo ad andare anche a Benghazi o in Ruanda così facciamo pari con il brain gain, ma nessuno mi viene a cercare.
Non ho niente contro i signori oggetto dell´articolo, anzi: però veniamo a fare un´analisi anche dei nostri, e ho portato il mio esempio, ma credo non sia difficile trovarne molti. Questo per par condicio.
Ing. Alessandro! Santini
Volantinatore
Isola Vicentina

venerdì 11 novembre 2011

«Il latino? Utilissimo»

Il Giornale di Vicenza Clic

SANDRIGO. Al via il corso ad Ancignano

«Il latino? Utilissimo»
E il parroco lo insegna

Giulia Guidi

Don Pierangelo: «Le lezioni di inglese ormai sono dappertutto La lingua antica fa capire la storia ed è una palestra della mente»

venerdì 11 novembre 2011 PROVINCIA, pagina 40
Il latino come riscoperta delle proprie radici, storiche e religiose, ma anche come eccezionale esercizio per la mente. È la proposta di don Pierangelo Rigon che ha il corso sulla lingua dei Cesari nella sua parrocchia di Ancignano. «Questo corso è una sfida e una provocazione - spiega l´intraprendente parroco - Chi può avere interesse per una lingua considerata “morta”? I corsi di inglese sono promossi    ovunque, affiancati da altre lingue europee e adesso si stanno affacciando pure l´arabo, il cinese, il russo, l´ucraino e chi più ne ha più ne metta».
«Sono scelte legate alla multiculturalità, al crogiuolo di etnie che formano ormai anche la società italiana - prosegue Rigon - Proporre il latino è certo in controtendenza, ma non significa affatto che sia una stravaganza, un´offerta per i buontemponi o per qualche nostalgico. È una lingua che aiuta a comprendersi meglio dentro questo grande flusso della storia, al quale è impossibile sfuggire. Ci riappropriamo delle nostre radici - continua - Per dialogare a pari con le civiltà che sono arrivate nei nostri territori. Difendere la propria identità non è opporsi alle altre, ma dialogare da pari a pari con chi usa altri idiomi, ha tradizioni e usanze diverse. Non c´è arricchimento reciproco se quasi ci si vergogna dei nostri valori e si tende ad esaltare gli altri semplicemente perché sono “degli altri” e, in qualche modo, rappresentano il progresso, il nuovo». Non solo: «Il latino è una palestra formidabile per la mente - sottolinea il parroco - Destreggiarsi un po´ tra declinazioni e coniugazioni, casi e complementi, tiene in esercizio il cervello e perciò fa rimanere giovani». Rigon non dimentica inoltre che il corso di latino è finalizzato anche alla crescita spirituale, il latino è la lingua delle grandi preghiere liturgiche: «Certo - argomenta - si possono recitare anche in lingua moderna, ma pronunciate nella lingua originale è tutt´altra cosa. Conoscere il latino aiuta ad avvicinarsi senza paura o preconcetti anche alla forma straordinaria del rito romano, a quella che la gente chiama comunemente “messa in latino”: una possibilità che il Papa ha dato a sacerdoti e fedeli, per attingere anche da qui l´alimento per la loro fede. Ed è giusto che un prete si preoccupi anche di questo».

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mercoledì 9 novembre 2011

Un alibi in meno

Il Giornale di Vicenza
mercoledì 09 novembre 2011 – PRIMAPAGINA – Pagina 1

Un alibi in meno
È finita come ormai tutti prevedevano, e molti speravano. Silvio Berlusconi si è arreso all´evidenza di un parlamento senza più maggioranza e di una pressione internazionale che confida nel suo abbandono per fermare la speculazione della finanza mondiale che sta dando l´assalto all´Italia. È difficile che il passo indietro del Cavaliere basti a invertire la rotta di un sistema che ha deciso di punire il nostro Paese a prescindere dal reale stato dei fondamentali economici: le dimissioni daranno un po´ di euforia alla Borsa per qualche giorno, poi la crisi mondiale ricomincerà a macinare i suoi bersagli.
Ma è comunque importante che l´“alibi Berlusconi“ venga tolto dalla scena principale. Ora, infatti, la strada è chiara ed è quella che anche ieri disegnavamo: il premier darà le dimissioni un minuto dopo aver chiesto al Senato e poi alla Camera l´approvazione della prima tranche di provvedimenti c! he l´Europa ha chiesto all´Italia (giova ripeterlo: all´Italia, non solo a Berlusconi). I partiti e i parlamentari che avevano proclamato a gran voce la propria disponibilità a votare ciò che ci viene chiesto dalla Ue a patto che il premier facesse un passo indietro, avranno l´occasione di dimostrare la loro coerenza. Ciò permetterà al Cavaliere di uscire da Palazzo Chigi dalla porta principale per consegnare la lettera di dimissioni a Napolitano forte di una maggioranza finta alla Camera, ma di una maggioranza vera al Senato. Avrà quindi ancora la forza di dettare qualche condizione in cambio della resa.
La prima: nessun governo “di larghe intese“ o tecnico. Berlusconi chiederà (lo ha già annunciato) di andare subito alle elezioni per ribadire la supremazia del bipolarismo rispetto ai giochi di palazzo.
La seconda: se, com´è probabile, Napolitano dovesse decidere di affidare un incarico esplorativo per un governo “di tregua" i! ncaricato di far approvare in pochissimi mesi le riforme impos! te dall´Europa per poi andare alle elezioni, il candidato dovrà essere quello proposto dal partito che è ancora di maggioranza relativa in questo parlamento: ovvero il Pdl. E in quel caso la scelta cadrà su Gianni Letta, l´unica persona dalla quale Berlusconi non tema uno scherzetto “alla Dini“: incarico transitorio divenuto infinito.
Ed ora, che Paese sarà senza Berlusconi al governo? Questo sarà il suo ultimo mese da presidente del Consiglio: non ci sarà un altro giro di giostra. E questa certezza toglie dalla scena il grande alibi degli ultimi quindici anni: quello che ha impedito al campo moderato di esprimere un progetto liberista e non libertino, quello che ha impedito al campo progressista di far nascere solo un progetto “anti“ qualcuno. Ma chi è convinto che il Cavaliere tolga il disturbo, commette un errore. Resterà alla guida del partito con intatte capacità di condizionamento e leadership. Per il giudizio storico, c´è ancora tempo.

martedì 25 ottobre 2011

La Tav opera strategica Manette a chi viola i cantieri

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La Stampa 25/10/2011

La Tav opera strategica Manette a chi viola i cantieri

Il sito della discordia equiparato a quelli militari: si rischia l’arresto fino a un anno

MASSIMO NUMA
TORINO

Svolta nella ventennale vicenda della linea Torino-Lione. Nel decreto sviluppo passa la linea bipartisan, sostenuta anche dal Pd e da altre forze politiche dell’opposizione, relativa all’istituzione del presidio di interesse strategico nazionale per il cantiere di Chiomonte (Torino) della linea ferroviaria Torino-Lione.

Il provvedimento, non appena sarà esecutivo, non limiterà in alcun il diritto al dissenso pacifico da parte di chi, in Val Susa, si oppone ancora alla Tav. Cambiano però le norme per chi si ostinerà a utilizzare la zona della Maddalena di Chiomonte come teatro per inscenare ulteriori episodi di guerriglia come è avvenuto dal 23 maggio al 9 settembre scorso, quando sono avvenuti gli ultimi incidenti, con 323 feriti tra le forze dell’ordine. Il cantiere Ltf diventerà intangibile, protetto da misure assai più severe, in materia di sicurezza. E anche le procedure per gli espropri dei terreni di Clarea, necessari alla fase due dei lavori, ormai imminente, saranno di fatto molto semplificate. Sarà possibile l’arresto da tre mesi fino ad un anno per chi entra abusivamente nel cantiere. Lo prevede una bozza del provvedimento sullo Sviluppo all’esame del governo. «Per assicurare la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione e garantire, a tal fine, il regolare svolgimento dei lavori del cunicolo esplorativo de La Maddalena, le aree ed i siti del Comune di Chiomonte, individuati per l’installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse strategico nazionale», si legge nel provvedimento. «Fatta salva l’ipotesi di più grave reato - recita il testo - chiunque si introduce abusivamente nelle aree di interesse strategico nazionale di cui al comma 1 ovvero impedisce o ostacola l’accesso autorizzato alle aree medesime è punito a norma dell’articolo 682 del codice penale. Nella relazione al testo si legge che «dalla dichiarazione di area di interesse strategico nazionale discende, per coloro che vi si introducono abusivamente ovvero ne impediscano o ne ostacolino l’accesso autorizzato, la stessa sanzione prevista dall’articolo 682 del codice penale - arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da 51 a 309 euro - per l’ingresso arbitrario in luoghi ove l’accesso è vietato nell’interesse militare dello Stato». Il ruolo dell’Esercito sarà molto più importante, sempre in sintonia con le forze dell’ordine. Il presidio interforze continuerà nella tutela del cantiere ma con a disposizioni norme giuridiche molto più severe.

Le reazioni. Alberto Perino, uno dei portavoce del movimento No Tav: «Hanno gettato la maschera, ma adesso non potranno più raccontare all’Unione Europea la bugia di un’opera condivisa con la popolazione, adesso il mondo capirà come l’Italia intende portare avanti le opere pubbliche. La nostra linea non cambia, porteremo avanti la lotta come abbiamo sempre fatto. E domenica, ancora una volta, abbiamo dimostrato che la Valle di Susa non è d’accordo». Stefano Esposito, parlamentare Pd: «Sia chiaro che questo provvedimento non significa che la Val Susa sia militarizzata. Le gente potrà continuare a protestare ma adesso basta con le violenze organizzate».

lunedì 17 ottobre 2011

L’impunibilità dei furbi

 L’impunibilità dei furbi

Pane al pane

LORENZO MONDO

C’ è una donna a ore, chiamiamola Rosaria, che ogni mattina prende il bus per recarsi a sbrigare i lavori di casa presso una famiglia torinese. Bisogna sentirla con quale veemenza, con quali pittoreschi improperi se la prende con i passeggeri che non pagano il biglietto, insensibili al memento della macchinetta obliteratrice (e obliterata). Rappresentano un campionario di genti arrivate da ogni dove - volti bruni o di color ocra, donne velate ma non mancano tra loro i rampolli ben vestiti e attrezzati di buone famiglie nostrane. Rosaria ha talvolta l’impressione di essere la sola a pagare il pedaggio o di appartenere a una esigua minoranza di sprovveduti, si dà della pavida e della stupida, sentendosi vittima di una iniqua sopraffazione.

Bene, da oggi nutre qualche speranza (e noi con lei) che le cose possano cambiare. Perché il Comune di Torino ha deciso di introdurre sui mezzi pubblici il bigliettaio dismesso tanti anni fa. Ed ha scelto, in via sperimentale, un tram che taglia la città da Nord a Sud centrando il quartiere topico di Porta Palazzo. In un solo giorno i controllori hanno individuato 600 persone salite senza biglietto e hanno recuperato 900 euro, nonostante il fuggi fuggi dei più lesti. Il provvedimento, promettono, sarà esteso tra sei mesi a tutte le linee della città.

Non occorreva la giustificazione delle esauste finanze comunali per adottare una simile risoluzione. Esiste innanzitutto un problema di equità, che impone un trattamento paritario per gli utenti di un mezzo per sua natura popolare (sul quale è difficile operare distinzioni di censo). Sento già montare il mugugno e la protesta di chi vorrebbe accreditare a un intangibile Welfare il diritto al tram. Mentre abbonamenti di favore e ragionevoli esenzioni possono ovviare a situazioni di particolare disagio o di penuria.

L’importante è impedire ai furbi di farla franca, di abusare delle risorse comuni, richiamandoli all’osservanza delle regole. Questa vale anche per le situazioni che possono apparire di minore entità ma assumono un significato, per così dire, germinale. Vogliamo trascurare l’educazione negativa che viene impartita da comportamenti irrispettosi del vincolo sociale, ripetuti ogni giorno davanti a una così grande platea di cittadini? Non saranno indotti, questi «piccoli» trasgressori, a concedersi più estese licenze, approfittando dell’impunità garantita dalle istituzioni? Anche sulle rotaie di un tram si misura il percorso di una crescita civile. Anche un biglietto timbrato può dare testimonianza di un’etica condivisa.


(da "La Stampa" del 16 ottobre 2011)

«L'impossibile cassonetto regalato alla vecchina»

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 16 Ottobre 2011 CRONACA Pagina 62
AIM

«L'impossibile
cassonetto
regalato
alla vecchina»


Mi è capitato di assistere a un fatto singolare. Un paio di addetti dell'Aim ha consegnato a una anziana signora il nuovo cassonetto per la raccolta delle immondizie a domicilio. Innovazione mirabile, se non fosse per qualche piccola incongruenza.
La novità, unica nel suo genere, risiede nel fatto che viene consegnato un cassonetto per ogni famiglia con tanto di codice personalizzato. Lei chiederà: anche per i singoli? Ma certamente e con le stesse identiche, mastodontiche dimensioni standard, tanto che la signora in questione ha esclamato che per riempirlo tutto ci avrebbe impiegato non meno di 50 anni, perchè quel termine residuo non comprende tutto il Secco, bensì un Secco che può essere Umido e un Umido che può essere Secco.
Sembrava di assistere alle elucubrazioni di Plotino sulla c! ostituzione dell'anima che sarebbe un corpo quasi spirito, anzi uno spirito quasi corpo. Tanto per fare un esempio: un attaccapanni (non compreso nell'elenco della Guida informativa) ricadrebbe in questa voce perchè ha l'anima di ferro.
A questo punto sarebbe necessario che l'amministrazione fornisse a ogni famiglia anche uno spettrofotometro ad assorbimento atomico in modo da poter evidenziare se sotto ogni scorza di plastica ci sia qualche metallo raro. Certo, è una faccenda molto complicata che solo intelligenze superiori possono risolvere...
La tragedia però è che quel cassonetto l'anziana non poteva lasciarlo in strada, ma doveva portarselo nell'unica stanza dove abitava, altrimenti sarebbero scattate sanzioni a ripetizione. Così mestamente se l'è preso e zoppicando ha iniziato a salire le due rampe di scale. E per fortuna che era vuoto e che, tra 50 anni, quando sarà finalmente pieno, la vecchina riposerà finalmente feli! ce tra i più.
Ho una strana sensazione, come quella a! vvertita pochi anni fa quando ho partecipato ad una assemblea che doveva trattare alcune cosuccie del quartiere Italia.
Si è presentato il solito illuminato di turno, altro colore politico, ma stessa prosopopea: bello, aitante, ben vestito, molto profumato e dal sorriso smagliante. Ha parlato per circa mezz'ora a una vasta assemblea. Un discorso forbito, solenne, quasi aulico con spunti sapienziali di elevato valore estetico, esoterico e soteriologico.
Alla fine, tra un silenzio tombale, una vecchietta osò chiedere: "Scusi, giovanotto, io ho insegnato per 40 anni al liceo, ma di ciò che ha detto non ho capito nulla!" Allora mi sono fatto avanti e ho spiegato che in poche parole il politico illuminato aveva voluto comunicare ai presenti che l'amministrazione delle loro lamentele se ne fregava.
Lei non ci crederà, ma il giovane rampante si è arrabbia-
to moltissimo e se ne è anda
to sbattendo la porta. Ora con questa faccenda de! l Resi
duo avverto la stessa sensazione.
Giorgio Rigno

martedì 11 ottobre 2011

L'ultimo italiano del palazzo

IL GIORNALE DI VICENZA






Martedì 11 Ottobre 2011 PROVINCIA Pagina 29





LA STORIA. L'esperienza di “frontiera” raccontata dall'anziano presidente del Comitato benefico di Cornedo





L'ultimo italiano del palazzo



Antonio Salmaso, 80 anni, vive in uno stabile con cinque famiglie di immigrati: «Abitudini diverse ma sempre con grande rispetto»



«A questo punto mi devo considerare io un extracomunitario». Lo dice sorridendo Antonio Salmaso, 80 anni appena festeggiati, “fotografando” la sua situazione: «È come se fossi da solo, in mezzo agli indiani». L'anziano è un autentico personaggio, molto noto in città perché è presidente del Comitato beneficio del carnevale cornedese, che da 25 anni mantiene vive le feste tradizionali e folcloristiche del paese. Abita con la moglie in via 25 Aprile, al piano terra di una palazzina di 6 appartamenti a due passi dal centro: «È come essere all'Onu: abitudini diverse ma sempre con grande rispetto, nel segno dell'integrazione», confida. In effetti, il suo è l'unico nucleo italiano: in poco meno di dieci anni, via via, le altre famigli! e “autoctone” hanno lasciato il loro posto ad altre cinque, ognuna di una nazionalità diversa.

«Sopra di me c'e una famiglia albanese, al secondo piano una ghanese; sull'altro lato, alloggiano le altre tre famiglie: una marocchina, una seconda indiana e una terza cinese».

Uno spaccato della realtà sempre più multietnica, in un paese in cui la popolazione immigrata raggiunge la soglia del 10%. Ognuna con le sue abitudini, i suoi usi ed i suoi costumi, in una convivenza «animata da scambi culturali che arricchiscono».

Dai davanzali dello stabile sono stese coperte e lenzuola e indumenti dai colori sgargianti, che indicano la provenienza dei proprietari.

«Non ci sono mai stati problemi di convivenza -aggiunge Salmaso- Del resto, conto sul mio spirito di adattamento che mi ha fatto superare ogni difficoltà. Mi sono adattato ai diversi odori delle spezie che i miei vicini utilizzano per cucinare; profumi dei ! loro Paesi, ben differenti dai nostri e in alcuni casi anche p! iù “pungenti”».

E poi non esita ad aggiungere: «I modi di fare e di comportarsi della vita privata sono diversi dai nostri: loro sono più esuberanti, più rumorosi. Ormai ho imparato a distinguere la nazionalità delle famiglie non tanto dalle lingue straniere che non conosco, ma da come salgono e scendono le scale: ad alcuni piace avere stereo al seguito con cui sentire la musica originaria del loro paese. Ma tutto prosegue secondo le regole del buon vicinato».