Scritto il 23/04/2010 - Col tempo alcune cose cambiano altre no.
Alla
mia età è un po' dura. Non mi ritengo tanto vecchio da vivere fuori dal
mondo e solo di ricordi, ma mi è sempre più difficile capire quello che
la gente dice o scrive. Non perché sia tonto, sordo o cieco (bastano
gli occhiali per leggere) ma perché ogni giorno m'imbatto in parole
sconosciute. A volte sono parole nuove per concetti nuovi, il più delle
volte però non spiegati. Chi scrive forse dà per scontato che chi legge
sappia il significato o forse non gli interessa farsi capire. Se fossero
parole italiane potrei magari trovarne uno approssimativo basandomi
sulla radice comune ad altre parole dal significato noto. Sono invece
parole angloamericane e spesso acronimi o termini composti in quella
lingua. Come Internet, ma meno male che c'è: quando leggo un termine
sconosciuto posso sempre cercarlo lì e trovarne la spiegazione. Non è
detto che se poi lo sento dire, subito lo riconosca. Abituato alla
grafia italiana, su quelle parole ho l'unica certezza che non si
pronunciano mai come sono scritte: ogni altro modo potrebbe andar bene.
Non ho studiato inglese in gioventù e dopo non mi ha mai attratto quella
lingua, parlata sì nell'intero mondo ma forse proprio per questo
imbastardita e storpiata come credo sempre sia stata una lingua franca.
Di molte parole scritte ho imparato il significato ma di nessuna sono
certo di sapere l'esatta pronuncia. Una pubblicità mostra persone
anziane che non capiscono i discorsi altrui: si suggerisce di acquistare
un apparecchio acustico, ma magari abbisognano di un traduttore
simultaneo.
I termini per nuove cose materiali o immateriali
necessariamente ci arrivano da chi per primo queste cose scopre o
inventa e per infiniti motivi chi le inventa usa la lingua inglese. Non
sarebbe male che chi scrive in italiano, per farsi capire dagli italiani
non specialisti della materia usasse termini nostrani o ne spiegasse il
significato.
Invece capita non solo che nessuno fa il minimo
sforzo in tal senso, ma l'indolenza degli scriventi è tale che - forse
per ignoranza - il più delle volte usano termini per capire i quali non è
necessaria Wikipedia ma basta benissimo un dizionario inglese-italiano.
Loro non lo usano, lo devono fare i lettori.
Così oggi tutti
parlano di welfare, di ticket o di trolley come se in italiano non
fossero mai esistite parole perfettamente idonee a significare la stessa
cosa, parole antiche in un'accezione moderna. Magari non sanno né
scriverle né pronunciarle correttamente, ma moltissimi usano solo parole
straniere e forse moltissimi, almeno fra gli anziani, faticano a
capirle e a volere cake per dolce.
Perfino in chiesa il vecchio
caro Jesus Christus è ora detto Gisas Craist: anche l'idea di rendere la
liturgia più comprensibile abolendo il latino sta andando a farsi
benedire.
Scritto il 23/04/2010
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domenica 31 dicembre 2017
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