2009
DOMENICA
31 GENNAIO 2010
Generosità
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C'è
una signora che compare spesso in TV; è una politica con un cognome
tipo "Basco" o "Svevo", un cognome che ricorda
non so quale nazione. Io la conosco come "la sbessolona",
per via di una sua caratteristica fisionomica: lo so che non è bello
identificare così una persona, ma non ho molta memoria per i nomi.
Dunque
questa signora appare sovente in TV e da moltissimo tempo e si agita
e grida e interrompe e dice più o meno sempre le solite cose, o
meglio, le urla.
Fra
queste, immancabile, la necessità di aprire le frontiere a chiunque
desideri venire a vivere da noi, con mogli, figli, padri, nonni,
parenti e affini; tanti affini: tutti i parenti delle tante mogli. La
necessità di accoglierli, di dare loro un lavoro, una casa,
assistenza medica gratuita, pensioni per i vecchi, asilo e scuola per
i piccoli: tutto e quant'altro gli italiani hanno sempre desiderato e
raramente avuto.
È
molto generosa questa signora, penso che nella sua generosità abbia
la casa (le case?) piena di queste persone, che le accolga che spenda
gran parte del suo non piccolo stipendio statale in questa sua
generosa missione e gran parte del suo tempo lo passi in mezzo a
loro, magari in vacanza nei loro paesi.
VENERDÌ
17 SETTEMBRE 2010
Integrazione
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Perché
affannarsi tanto, perché compiacerne i vizi per favorire
l'integrazione di chi non vuole integrarsi? Se fossimo meno
ossessionati dalla paura di essere razzisti, se nella nostra Patria
rifiutassimo comportamenti contrari alla nostra civiltà e alla
nostra storia, se facessimo sentire negativamente emarginato chi
persiste in tali comportamenti, penso che la maggioranza degli
stranieri cercherebbe di integrarsi evitandoli. Vale per loro quello
che varrebbe per gli evasori fiscali, i maleducati che buttano le
cicche dove capita, i possessori di cani che sporcano le città:
sentendosi moralmente condannati dalla comunità, si comporterebbero
diversamente. Se invece le loro abitudini sono accettate
continueranno a praticarle e a vivere nel loro mondo senza necessità
o desiderio di integrazione.
Comportandoci
normalmente, senza tema di essere considerati razzisti, senza paura
di offendere inesistenti obblighi religiosi, quando vediamo una
signora in burqa potremmo farci una bella risata per quel suo modo
carnevalesco di presentarsi in pubblico: se è una sua scelta forse
cercherà di apparire meno ridicola, se invece vi è costretta contro
la sua volontà allora ben venga la condanna di chi la obbliga
tenendola in soggezione o in schiavitù.
Non
costringiamo a integrarsi chi non vuole, ma sarebbe meglio per tutti
che chi non accetta i nostri valori e le nostre leggi - compresa
quella che vieta i mascheramenti nei casi non previsti - se ne
tornasse da dove è venuto, là dove sono considerati difetti quelli
che per noi sono pregi.
PRIMA DOPOTweet

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